L'immensa sputtanata a Zelig

Il blog che si sta visitando potrebbe utilizzare cookies, anche di terze parti, per tracciare alcune preferenze dei visitatori e per migliorare la visualizzazione. fai click qui per leggere l'informativa Navigando comunque in StrakerEnemy acconsenti all'eventuale uso dei cookies; clicka su esci se non interessato. ESCI
Cliccare per vederla

Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

Ciao e grazie della visita.

Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:

http://indipezzenti.blogspot.ch/

https://www.facebook.com/Task-Force-Butler-868476723163799/

Showing posts with label latte. Show all posts
Showing posts with label latte. Show all posts

Sunday, February 3, 2013

Ricerca scientifica collega il latte degli allevamenti industriali all'insorgenza di gravi malattieindustriale (rileggere quel che si scrive pare brutto, corroso?)

http://scienzamarcia.blogspot.it/2013/02/ricerca-scientifica-collega-il-latte.html

Ricerca scientifica collega il latte degli allevamenti industriali all'insorgenza di gravi malattieindustriale


Nel video qui sotto potete vedere una trasmissione televisiva russa in cui si da ampio spazio al resoconto di un recente studio che ha evidenziato il legame tra un ormone presente in quantità abnorme nel latte degli allevamenti industriali e certi tipi di tumore. Una fonte per verificare l'attendibilità della notizia è il sito del gazzettino dell'università di Harvard: 

Per ulteriori approfondimenti sulla questione potete leggere gli articoli:
Altre informazioni sul latte le trovate ai seguenti link:

Friday, April 6, 2012

L'immensa balla del fabbisogno di calcio

http://scienzamarcia.blogspot.it/2012/04/limmensa-balla-del-fabbisogno-di-calcio.html

L'immensa balla del fabbisogno di calcio

Per la vitamina C e la vitamina D le istituzioni sanitarie raccomandano dosi giornaliere ridicolmente basse, per il calcio invece succede l'opposto, ma abbiamo davvero bisogno di tanto calcio? E quali sono le fonti migliori? Il latte di mucca che non è certo cibo per uomini adulti (ma per dolci e piccoli vitellini) oppure le verdure a foglia verde, i fagioli, i piselli, le mandorle, il quinoa (cereale di origine sud americana)? E le mucche che mangiano solo erba hanno bisogno di calcio anche loro? 

L'immensa balla del fabbisogno di calcio 

articolo di Lorenzo Acerra autore del libro Il mal di latte

Il fabbisogno di calcio per l'essere umano... provate ad indovinare!? È stato inventato dall'industria casearia (che nel 1994 lo portò a 1000 milligrammi al giorno, nel 1997 a 1200, nel 2001 a 1500!).
Il fabbisogno reale è molto più basso di quanto si dicesse. Già nel 2007 in tutta Europa è stato riportato a 700 milligrammi al giorno per gli adulti e 400 per gli adolescenti. Ma nel 1962 le raccomandazioni per il calcio del FAO/WHO Expert Group erano per gli adolescenti di 350 milligrammi e le donne in gravidanza di 500 milligrammi al giorno. In Cina o in Zambia e in altri paesi in cui la incidenza di fratture ossee era nulla o quasi, le persone avevano un introito di calcio che andava da 250 fino a 400 milligrammi al giorno (Hunt 2007). Le ossa contengono calcio. Che cosa dobbiamo fare per curare le ossa fragili e malate? Ingerire più calcio? Ma il calcio contenuto nel latte di vacca precipita sulle ossa in modo tale da renderne la struttura rigida e particolarmente fragile.
Studi lo confermano: il calcio del latte, poiché è relativamente inassorbibile ed in eccesso, va a creare il problema delle calcificazioni inappropriate sui tessuti molli, legamenti, cuore, etc., perché è lì che quel calcio sedimenta, precipita.
Sono proprio le nazioni che consumano le maggiori quantità di prodotti caseari, gli Stati Uniti, Israele, l’Olanda, la Finlandia, che hanno le incidenze maggiori di fratture ossee. Se il consumo di prodotti caseari veramente aiutava le nostre ossa, ce ne saremmo accorti, almeno negli Stati Uniti, dove il consumo pro-capite di formaggi è passato da cinque chili nel 1970 a undici nel 1990, sedici nel 2006 e oltre diciannove chili nel 2010. E invece l’incidenza di fratture ossee è aumentata in maniera esponenziale negli ultimi quarant’anni.

Considerate questo: 100 grammi di latte materno, destinati alla rapida mineralizzazione dei tessuti del neonato, contengono 33 milligrammi di calcio, mentre la stessa quantità di latte vaccino ne contiene 118 milligrammi, quindi quasi quattro volte tanto. Se accettiamo l’idea che la natura fa tutto per dei buoni motivi, dobbiamo pensare che il latte di mucca dispone di troppo calcio per gli esseri umani.
Quali sono gli effetti negativi di un eccesso di calcio? Ebbene sappiamo che le difficoltà causate dall’uso di carbonato di calcio (usato per svariati anni come antiacido) consistevano in affaticamento, cefalea, nausea senza vomito, scintigrafie ossee anormali, anormali livelli di ormone paratiroideo e insufficienza renale.
L’integrazione di calcio oltre i 2.500 milligrammi al giorno ha importanti effetti negativi sull’equilibrio dei minerali nel corpo (Kato 2004). Uno studio pubblicato sull’American Journal of Medicine descriveva un uomo che aveva accettato di prendere come trattamento per i dolori allo stomaco un antiacido a base di carbonato di calcio. Nonostante lo avesse preso tutti i giorni per oltre quattro anni, sul paziente furono riscontrati successivamente numerosi episodi di fratture. La cosa strana era che il grado di mineralizzazione ossea era davvero soddisfacente. Una Tac però aveva rivelato calcificazioni ai reni (Carmichael 1984).
Aumentando negli anni l’utilizzo di carbonato di calcio contro l’acidità di stomaco, i ricoveri ospedalieri per l’ipercalcemia sono passati da un tasso inferiore al 2% nel 1990 a quello del 1993 che era del 12%. Secondo Beall e Scoheld (1995), la condizione di ipercalcemia è reversibile se diagnosticata precocemente. Ma le persone spesso prendono gli antiacidi a base di carbonato di calcio regolarmente per anni, senza considerare i possibili effetti collaterali, come per esempio artriti o danni renali permanenti. Dopo aver riportato tutti questi dati scientifici di cui ci si dimentica spesso, non mi rimane che ribadire che il modello di guarigione più accurato e che ottiene risultati migliori è quello naturale, che si basa sulla fiducia nella natura e che s’interroga sui possibili problemi metabolici o sui sovraccarichi tossici.


============
- FAO/WHO Expert Group. 1962. Calcium Requirements. Rome, FAO.
- FAO. 1974. Handbook on Human Nutritional Requirements. Rome, FAO.
- Truswell, S. 1983. Recommended dietary intakes around the world. Report by Committee 1/5 of the International Union of Nutritional Sciences. Nutr. Abstracts Revs., 53: 939-1119.



Leggi anche:

Sunday, August 21, 2011

Allattare più al lungo al seno invece che utilizzare latte artificiale aiuta a prevenire il diabete nei bambini

http://scienzamarcia.blogspot.com/2011/08/allattare-piu-al-lungo-al-seno-invece.html

Allattare più al lungo al seno invece che utilizzare latte artificiale aiuta a prevenire il diabete nei bambini

quadro su legno dell’artista carpigiano Alberto Rustichelli

Dalla lettura dell'articolo scientifico di cui qui sotto compare la traduzione risulta evidente che allattare al seno il più a lungo possibile sembra la maniera migliore per evitare la comparsa di diabete mellito nei bambini; in ogni caso lo svezzamento con latte di mucca viene indicato da questo studio come fattore di rischio per l'insorgenza del diabete di tipo e viene suggerita una innovativa formula di latte artificiale con caseina altamente idrolizzata.

Chi considera il latte un alimento poco salutare può prendere in considerazione le alternative vegetali (dipende ovviamente dall'età del bambino e dalla valutazione del pediatra), ma attenzione alla soia.

Il consiglio che sicuramente si può dare è che se ci si impegna e se lo si vuole fortemente è difficile non allattare un bambino per un anno o due. Ciò che impedisce o fa interrompere l'allattamento materno sono a volte dei blocchi psicologici, a volte l'impreparazione della madri nel gestire alcune naturali "crisi" durante le quali il bambino si attacca con maggior frequenza (non perché il latte materno non basta ma per stimolarne la produzione in momenti in cui ne ha maggior bisogno per crescere). Altra causa di interruzione dell'allattamento materno è spesso un immotivato pregiudizio secondo il quale 6 mesi di allattamento potrebbero bastare, poi ci sono le difficoltà e la scomodità di conciliare allattamento e lavoro, ma incidono anche il riscorso immotivato al taglio cesareo (quando ci vuole ci vuole, ma in questi anni si registra un uso spropositato di tale tecnica) e all'epidurale (una forma di anestesia durante il parto, generalmente evitabile a meno che non serva appunto per un intervento come il taglio cesareo, ma adesso sempre più utilizzata per la paura delle madri di non saper sopportare quel dolore che hanno sopportato naturalmente tutte le nostre antenate).

Un aiuto a tutte le mamme che hanno qualsiasi tipo di difficoltà ad allattare può venire dai consigli e dalle consulenze della lega del latte.

Ed ecco la traduzione dell'articolo Early feeding and risk of type 1 diabetes: experiences from the Trial to Reduce Insulin-dependent diabetes mellitus in the Genetically at Risk (TRIGR) pubblicato sul sito scientifico governativo statunitense pubmed nonché sul giornale specialistico American Journal of Clinical Nutrition dell' 8 giugno 2011.

Autori Knip M, Virtanen SM, Becker D, Dupré J, Krischer JP, Akerblom HK; per conto del gruppo di studio TRIGR (Trial to Reduce Insulin-dependent diabetes mellitus in the Genetically at Risk, ovvero Esperimento per ridurre il diabete mellito insulino-dipendente nelle persone geneticamente a rischio)

Studio realizzato nelle strutture dell'Ospedale per bambini e adolescenti, dell'Università di Helsinki, dell'unità di ricerca ospedaliera dell'Università di Tampere, dell'unità nutrizionale dell'Istituto nazionale della sanità di Helsinki.





Alimentazione dell'infanzia e rischio di sviluppare il diabete di tipo 1: studi del gruppo Esperimento per ridurre il diabete mellito insulino-dipendente nelle persone geneticamente a rischio (TRIGR)
Riassunto (Abstract)



L'allattamento al seno di breve durata e la precoce esposizione alla presenza di proteine complesse nella dieta, come proteine del latte di mucca e dei cereali, o alla frutta, ai frutti di bosco, e alle radici o tuberi, è stato implicato come fattore di rischio per l'autoimmunità delle cellule β, per il diabete del tipo clinico 1, or per entrambi. Il Trial to Reduce Insulin-dependent diabetes mellitus in the Genetically at Risk (TRIGR, ovvero Esperimento per ridurre il diabete mellito insulino-dipendente nelle persone geneticamente a rischio) è un esperimento internazionale randomizzato in doppio cieco col quale si interviene in maniera controllata per rispondere alla seguente domanda: effettuare lo svezzamento degli infanti con una formula notevolmente idrolizzata può diminuire il rischio futuro per il bambino di sviluppare un diabete di tipo 1?

Nel nostro studio pilota lo svezzamento con una formula altamente idrolizzata ha diminuito di circa il 50% l'incidenza cumulativa dell'occorrenza di uno o più auto-anticorpi associati col diabete ad un'età media di 4,7 anni. Questo risultato è stato confermato in una recente analisi di controllo proseguito fino a 10 anni di età. Al momento il progetto TRIGR viene portato avanti in 77 centri in 15 nazioni. Il TRIGR inizialmente ha preso in considerazione 5606 neonati con un membro della famiglia affetto da diabete di tipo 1 ed ha arruolato 2159 soggetti idonei che portavano un genotipo HLA che conferisce un rischio [sulla correlazione tra rischio di diabete e genotipo HLA vedi questo link - N.d.T.].

Tutte le madri reclutate sono state incoraggiate ad allattare al seno. L'intervento è durato per 6-8 mesi con un minimo tempo di esposizione alla speciale formula di due mesi, e sono state confrontate le formule di svezzamento: quella con la caseina idrolizzata e quella standard basata sul latte di mucca. L'otto per cento dei partecipanti allo studio sono stati esposti alla formula idrolizzata. La percentuale totale di conservazione nei primi 5 anni di vita è stata dell' 87%, ed il grado di conformità dell'esperimento col protocollo messo a punto è stato del 94%. La codifica randomizzata sarà aperta quando l'ultimo bambino raggiungerà i dieci anni di vita, ovvero nel 2017.