
La scienza, le conoscenze dell'antico Egitto sono state in gran parte perdute, a causa del supporto sul quale esse erano state riportate: il papiro, una materia deteriorabile e combustibile, che veniva utilizzata come supporto per la scrittura in un paese dove non c'è disponibilità di legno.
Così i documenti che riguardavano la medicina, la matematica, ecc. sono rarissimi, resta solo qualche papiro miracolosamente preservato. Al contrario, grazie alle, quasi indistruttibili, tavolette cuneiformi di terracotta noi conosciamo tante cose sulla civiltà babilonese (esempio i metri cubi della biblioteca di Ninive).
Inoltre, purtroppo, moltissime conoscenze di queste civiltà erano appannaggio delle caste sacerdotali, che le custodivano gelosamente al loro interno tenendole segrete e tramandandole di bocca in bocca,.
Non possiamo pretendere di scoprire sulle mura di un tempio o di una piramide i dettagli sul metodo che fu usato per costruirla, sarebbe come se in futuro delle persone volessero decriptare la nostra epoca decifrando dei pannelli pubblicitari, o cose simili.
Ci sono numerosi misteri da chiarire.
Ecco ad esempio una coppa in gneiss (1) esposta al museo del Louvre,. Essa fa parte dell'immensa collezione di "vasi in pietra dura" trovati nelle tombe di Saqqarah in Egitto (Anziano Impero).
Coppa in gneiss, n° 99. Catalogo dell'Esposizione dell'Arte Egiziana all'Epoca delle Piramidi. Museo Nazionale del Louvre, Foto del 1999, estratta dal libro "La nouvelle histoire des piramides"
Nessuno sa, al giorno d'oggi, tagliare una coppa come quella della foto, soprattutto utilizzando gli attrezzi dell'epoca. Al contrario questa coppa sembra essere stata fatta ripiegando la materia, come se fosse plastica!
Ma come hanno fatto gli antichi egiziani? Sapevano realizzare una pietra ricostituita talmente così dura? Impossibile!?
No, Joseph Davidovits ha dimostrato che è possibile ri-costituire la pietra.
Ecco in questo filmato un esperimento condotto da Davidovits, realizzato con i materiali e gli utensili simili a quelli utilizzati all'epoca:
Ricostruire la pietra è altrettatanto facile che utilizzare i nostri cementi, anche se purtroppo con questi ultimi noi siamo ancora allo stadio primitivo. Infatti la longevità dei nostri cementi è molto limitata, 50 anni circa. Inoltre essi perdono, col tempo, le loro caratteristiche meccaniche. I nostri cementi sono porosi e subiscono una degradazione chimica esterna ed interna. Così che i nostri "monumenti", i grattaceli, ponti, porti, ecc. sono delle costruzioni con una data di scadenza. Ed abbiamo la tendenza a dimenticarlo.
Finalmente ora possiamo ricreare le pietre e le rocce copiando il (lungo) lavoro della natura.
La pietrificazione è un fenomeno di metamorfosi. Le conchiglie (calcare) formano dei sedimenti, che subiscono durante dei periodi lunghissimi una enorme pressione e si trasformano. Esistono vari stadi di trasformazione che dipendono dal tempo trascorso. Inversamente, il calcare è solubile nell'acqua, e questo fatto crea dei fiumi sotterranei, e rilievi carsici, i quali che si formano non solo per erosione, ma principalmente per dissoluzione.
Sulla pianura di Giza esistono differenti filoni di minerali calcarei, corrispondenti a differenti stadi di trasformazione. Davidovits ha dimostrato che uno di questi si presta facilmente ad una degradazione in elemento acquoso. Da qui la sua tesi.
Davidovits, nella video e nei suoi libri, dimostra l'affidabilità di questa operazione.
Estratto del suo libro " Ils ont bâti les pyramides "
Tutto questo funziona tanto bene che i geologi sono d'accordo nel dire che questo calcare di sintesi è totalmente identico al calcare naturale.
Davidovits ammette che delle pietre ricostituite, con questo metodo, di dimensione superiore a 1,50 metri cubi, si fessurano. Questo vuol dire semplicemente che manca un ingrediente, che gli egiziani sicuramente adoperavano. Un sapere perduto...
Per capirci, prendiamo ad esempio il cemento Portland, ed un cemento a presa rapida. Il primo è identico al secondo ma con un "rallentatore di presa". Se noi conoscessimo solo il cemento a presa rapida, saremmo incapaci di creare dei blocchi di grandi dimensioni, missione impossibile.
Nella Grande Galleria della piramide di Cheope si possono vedere dei blocchi di venti tonnellate che combaciano talmente bene fra i piani di giunzione che non ci si può infilare una lima per le unghie. L'assemblaggio (sia nel piano orizzontale che verticale) è dell'ordine di un decimo di millimetro! Perché? Meccanicamente non vi è nessun interesse.
Inoltre vi sono enormi blocchi che riposano uno sull'altro seguendo dei piani di giunzione che non sono orizzontali.
Qui di seguito altri misteri, cosa ci fa un'inclusione in una pietra massiccia?
E questa traccia "di corda" all'interno di un vaso in pietra massiccia? E' stata usata la tecnica detta "con la corda" usata per realizzare giare di argilla?
Inclusione calcarea nella piramide di Chefren (foto del 1999)

Tracce di calco alla corda all'interno di un vaso di pietra "dura".


La tecnica della corda: Questa tecnica permette di realizzare grandi giare con l'aiuto di una sagoma di legno intorno la quale si avvolge una fune di canapa.

La sagoma è in seguito ricoperta di uno strato d'argilla. L'operazione terminata la superficie della giara è lisciata con una stecca di legno.
La giara viene poi messa a cuocere in forno e poi messa a raffreddare. Quando è fredda si smonta e si ritira la sagoma di legno. Infine la corda può essere tolta. Essa lascerà un'impronta all'interno della giara, la stessa traccia che si nota nell'antica giara egiziana.
Come è possibile, a partire di blocchi di pietra estremamente dura, realizzare migliaia di oggetti ritrovati nei siti di Saqqara come quelli della foto qui di seguito:

Foto estratta dal libro di Davidovits. Vasi in pietra dura 3500 av. GC, museo del Louvre. Queste "anomalie" non sono le sole. Esistono statue di quarzite, una pietra talmente dura, che non si sa come come avrebbero potuto essere realizzate con scalpelli in rame!
E i giganteschi colossi di Memnon, che pesano molte centinaia di tonnellate. Come sono statei trasportati e messi in loco? Perché non si riesce a trovare la cava, vicina o lontana, dalla quale questi blocchi sono stati estratti?
Nessun archeologo "ufficiale" è riuscito a spiegare questo mistero, anzi essi preferiscono "dimenticare" il problema. I "geopolimeri" scoperti da Davidovits all'inizio degli anni '70 risolvono qualsiasi problema. La cosa che gli scienziati contemporanei non riescono ad ingoiare è il fatto che tali realizzazioni possano fondarsi su delle tecniche "futuriste" vecchie di 5000 anni (minimo), e che non sono stati essi stessi a scoprirne il segreto.
Nord Antico Regno, le Piramidi e il dio Khnum dalla testa d'ariete detto anche Vasaio Divino (2): tecnica della pietra agglomerata. Sud Nuovo Regno, la Valle dei Re e il dio Amon (3): tecnica della pietra lavorata.
Un nuovo punto di vista sulle piramidi.
Il famoso MIT, Massachusetts Institute of Technology, Boston, USA, ha compreso l'importanza della teoria del professor Davidovits, sulla fabbricazione delle pietre delle piramidi in calcare ri-agglomerato. Il prof. Hobbs e due colleghi del MIT, e alcuni studenti, hanno costruito una mini- piramide utilizzando i metodi del prof. Davidovits.
Per saperne di più leggere l'articolo del Boston Globe del 22 aprile 2008:
A new angle on pyramids(1) Lo
gneiss (si pronuncia gnaiss con la "g" dura) è una delle più comuni [rocce metamorfiche] costituenti la
crosta continentale. È il risultato del
metamorfismo regionale dinamotermico di rocce originarie (
protoliti) di composizione
sialica, ovvero ricche di
quarzo e
feldspati e povere di
silicati ferro-magnesiaci. Si forma a grande profondità, per effetto delle mutate condizioni di pressione e temperatura, nelle zone di convergenza di due placche, durante la fase di
subduzione e in quella successiva di
collisione continentale, che danno origine alle catene montuose.
(2) Khnum (
ẖnmw) è una divinità della
mitologia egizia, particolarmente venerata ad
Assuan, in
Egitto. Si considera protettore delle sorgenti del
Nilo e della potenza creatrice delle inondazioni; viene raffigurato come un
uomo con la testa di
ariete, a volte sormontata da una
croce, mentre tiene in mano l'
ankh. Secondo il mito plasmò l'
uovo della creazione, e viene considerato il vasaio divino, che dona la vita alle sue creazioni modellandole al tornio con il
limo del fiume egizio.
(3) Amon (
'Imn, in
italiano anche
Ammone; letteralmente
il misterioso o
il nascosto) è una delle principali divinità della
mitologia egizia.
continua...