L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

Ciao e grazie della visita.

Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:

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Friday, March 18, 2011

Coccarde e mostarde

http://straker-61.blogspot.com/2011/03/coccarde-e-mostarde.html

Coccarde e mostarde

Festeggia, stupido omiciattolo, mentre io ti avveleno

!7 marzo 2011: si festeggiano i centocinquant’anni dall’unità d’Italia. Il ferale evento è celebrato con strade ed edifici pavesati da coccarde e bandiere tricolori, per mezzo di concioni e magniloquenti parate. Patetici festoni penzolano in ogni dove, persino dagli schermi televisivi. Occorre ricordare che codeste commemorazioni sono quanto di più lontano si possa immaginare dal genuino spirito patriottico sostanziato di identità culturale, un’identità svilita e conculcata da governi a delinquere.

Assistiamo ad un diluvio di retorica ipocrita e tronfia ed è naturale che le celebrazioni siano promosse ed enfatizzate da chi intende suscitare rigurgiti sciovinisti utili per manipolare la massa acefala, ma è sconsolante notare come persone di media cultura (si tratta probabilmente di erudizione o, meglio, di ignoranza ex cathedra) si lascino imbambolare dalla viscida propaganda. Addirittura i docenti di Lettere e di Storia, insegnanti che dovrebbero essere preparati su certi temi, si uniscono al peana, dimentichi affatto di un romanzo come “I Malavoglia” e della novella “Libertà”, in cui Giovanni Verga denuncia, tramite l’icastica tecnica dell’impersonalità, i sogni risorgimentali tramutatisi in incubi osceni.



Quanti altri esempi si potrebbero proporre! L’impietosa opera narrativa “I viceré” di De Roberto, il disincantato libro, “I Vecchi ed i giovani” di Pirandello, l'epicedio di Tommasi di Lampedusa, "Il gattopardo" nonché tutte le pagine di storici rigorosi che misero a nudo il carattere ingannevole dei panegirici in onore dell’ignominiosa dinastia sabauda e della sua feroce guerra di conquista. Problemi come la vigliacca invasione del regno borbonico, il cosiddetto brigantaggio, l’esoso fiscalismo della neonata compagine unitaria, l’asservimento dell’Italia a rapaci potenze straniere, quali il Regno Unito, la coscrizione obbligatoria con il suo strascico di miseria e di combattenti massacrati su fronti lontani… sono relegati in un censorio silenzio.

Nelle scuole, encicliche vomitate del Ministero della pubblica distruzione, esortano ad onorare la reproba ricorrenza: le nuove generazioni sono subdolamente plagiate, mentre la carcassa dei media servili ci assorda con cacofoniche riproduzioni dell’inno le cui parole furono plagiate da Goffredo Mameli. E’ inno che, tra versi di dozzinale solennità e crescendo ampollosi, mostra tutta la sua ridicola bruttezza di sinfonia abortita.

La retorica con i suoi paludamenti è sempre detestabile, anche quando è strumento per rievocare circostanze insigni; allorquando è un espediente mefistofelico per inculcare disvalori e blandire il popolo bue, si deve soltanto rigettare con vibrata ed inappellabile indignazione.



Wednesday, March 16, 2011

Unità d'Italia, niente da festeggiare

http://scienzamarcia.blogspot.com/2011/03/unita-ditalia-niente-da-festeggiare.html

Unità d'Italia, niente da festeggiare

Scuole agghindate in tricolore, strade invase da bandiere che penzolano da ogni balcone, maestri e professori che inneggiano all'unità d'Italia senza sapere di cosa parlano, dimenticando che Cavour, Mazzini e Garibaldi erano massoni, che l'unità è stata in realtà la conquista da parte del regno sabaudo, che l'unità è costata guerre sanguinose pagate con tasse salate dai sudditi dei Savoia. E cosa è successo alla fine delle guerre? Alcuni territori sono passati da un sovrano all'altro.

Libertà? I contadini di Bronte che reclamavano la libertà e che se la sono presa requisendo i terreni dei lartifondisti, furono giustiziati da Nino Bixio, luogotenente di Garibaldi.

Libertà? Dopo l'unità d'Italia i meridionali si trovarono con nuove tasse e con il servizio militare obbligatorio (assente sotto il regno borbonico), che per la prima volta li strappava alle loro terre ed all'affetto dei propri cari per farli andare a morire ammazzati per conto di un re, che loro percepivano come straniero.

Bandiera nazionale, inno nazionale, colori nazionali. Non bisogna essere anarchici per capire che "quando lo stato si prepara ad ammazzare si fa chiamare patria" (bellissima frase del commediografo Friedrich Dürrenmatt), bisogna solo essere delle persone consapevoli dello svolgimento degli eventi storici.
Per quale assurdo motivo i contadini sardi dovevano andare a morire nella guerra di Crimea, voluta dal massone Cavour (almeno ufficialmente) per portare l'Italia nel novero delle nazioni europee più prestigiose? Per quale motivo i contadini piemontesi dovevano combattere contro i contatini asburgici? Solo perché avevano la divisa di un altro colore, come cantava De André? O forse perché parlavano un'altra lingua? Far la guerra per pagare le tasse ad un sovrano piuttosto che ad un altro la chiamate libertà?
Reduci sardi della guerra di Crimea

Libertà ... sotto i Savoia, quelli che poi regalarono l'Italia al fascismo di Mussolini?

Unità, un solo stato totalitario sotto la foglia di fico della costituzione albertina. No grazie preferisco mille comunità locali autogestite.




Niente da festeggiare (tratto dall'omonimo gruppo di facebook)

120.000 soldati piemontesi impiegati per invadere il Meridione;

443 milioni di monete in metalli preziosi espropriati dal sud per evitare la bancarotta di Lombardia, Parma, Modena e Venezia;

123.860 meridionali fucilati;
...
130.364 contadini feriti, molti dei quali moriranno per le mancate cure mediche;

43.629 meridionali deportati e costretti in schiavitù;

41 paesi sparsi tra Puglia, Lucania e Calabria completamente distrutti;

10.760 briganti condannati all'ergastolo;

382.637 briganti condannati per pene varie;

30.000 soldati piemontesi morti;



ECCO I NUMERI DELLA VOSTRA UNITA' D'ITALIA !!


No, non c'è niente da fasteggiare e da ricordare di un'operazione che ha svilito un popolo, violentato le sue terre e distrutto l'identità del suo popolo...
Perchè quella spedizione non è passata fra ali di folla festante, ma lasciandosi dietro migliaia di morti, di torturati, di crimini inauditi, di razzie e violenze contro gente inerme...

IO NON FESTEGGIO, IO RICORDO!

Per chi voglia e sentisse sua questa memoria storica...
Appendete un DRAPPO NERO in segno di lutto ai vostri balconi, fate contro-informazione, non lasciate che il revisionismo sempre più dilagante infetti ancora le vostre menti.



E adesso due belle canzoni sul tema della cosiddetta unità d'Italia e la lotta contro i Savoia, seguite da alcuni link per approfondire l'argomento




Questa fantastica canzone è stata scritta da Eugenio Bennato e Carlo D'Angiò nel 1978 per lo Sceneggiato Rai "L'Eredità della Priora".

La versione di questo video è dei MusicaStoria e differisce dall'originale di Eugenio Bennato per due versi.

La storia della canzone "Briganti se more":
http://www.ilportaledelsud.org/brigantesemore.htm

I primati del Regno delle Due Sicilie:
http://www.ilportaledelsud.org/primati.htm
http://www.vocedimegaride.it/html/primatidelregno.htm

La vera storia del risorgimento italiano:
http://www.ilportaledelsud.org/rec-ressa.htm

Le scene che fanno da sfondo sono tratte dal film: "Li Chiamarono...briganti" di Pasquale Squitieri.



Vulesse Addeventare 'nu Brigante



Alla fine del video sono presenti piccole note rigurado il fenomeno del "Brigantaggio" (sono soltanto pochi cenni. Maggiori informazioni possono essere trovate su Internet).

3 Esempi delle diverse personalità dei Briganti:
Il Sergente Romano:
http://www.brigantaggio.net/Brigantaggio/Briganti/SergenteRomano.htm
Carmine Crocco:
http://www.brigantaggio.net/Brigantaggio/Briganti/Crocco.htm
Giuseppe tardio
http://www.brigantaggio.net/Brigantaggio/Briganti/Tardio.htm

Il Giuramento dei Briganti:
http://cronologia.leonardo.it/storia/a1864d.htm

Le scene che fanno da sfondo sono tratte dal film: "Li Chiamarono...briganti" di Pasquale Squitieri.

La vera storia del risorgimento italiano:
http://www.ilportaledelsud.org/rec-ressa.htm

Tuesday, February 22, 2011

San Remo 2011, indottrinamento mediatico sull'unità d'Italia e non solo

http://scienzamarcia.blogspot.com/2011/02/san-remo-2011-indottrinamento-mediatico.html

San Remo 2011, indottrinamento mediatico sull'unità d'Italia e non solo


Questo festival di San Remo del 2011 è stato davvero nauseante, e non dico per le canzoni, alcune delle quali sono state persino interpretate da voci abbastanza valide e supportate dalla musica di un'orchestra di tutto rispetto (certo non era un concerto di musica classica, ma nessuno pretendeva questo).

La cosa nauseante è stata vedere un indottrinamento a 360 gradi su questioni quali l'inquinamento, lo sfruttamento delle popolazioni africane (i comportamenti illegali e criminali delle multinazionali trasformati in comportamento rispettoso delle popolazioni locali), l'unità d'Italia (trasformata nelle parole di Benigni da annessione sabauda a gloriosa epopea di libertà), l'inno di Mameli (di cui Benigni avrebbe spiegato il vero significato, dice qualcuno, peccato che ha tralasciato le valenze massoniche del del testo di quell'inno).

Ma andiamo con ordine ed iniziamo dalla sponsorizzazione del festival di San Remo da parte dell'Eni, che evidentemente ha pagato dei bei soldoni per far si che il festival fosse intramezzato da una lunga performance pubblicitaria del conduttore del Festival (Morandi). In questa lunga adulazione pubblicitaria si parla tanto bene di quello che fa l'Eni quando lavora nei paesi esteri, del rispetto per la gente locale ... insomma sembra proprio di ascoltare una bella favola, ma la realtà è molto diversa, ed è una realtà fatta di oleodotti che perdono continuamente petrolio e avvelenano l'ambiente, l'acqua, il cibo della popolazione indigena, fatta di gas flaring, ovvero della pratica (illegale) di bruciare alcuni gas che provengono dalle zone di estrazione del petrolio, una pratica di fumigazione e avvelenamento della povera gente che già beve acqua al petrolio e mangia pesce al petrolio (dato che non può permettersi altro), sviluppando di conseguenza tutta una serie di malattie che non si erano mai viste prima dell'inizio delle attività di estrazione del petrolio.



Insomma una storia orrida, e che da sola potrebbe servire a convincere la gente come sia normale, orrendamente normale che i governi concorrano quotidianamente all'avvelenamento delle popolazioni da essi governate, un esempio che dovrebbe fare riflettere la gente che non vuole, che non riesce a credere all'esistenza delle scie chimiche.

I video qui sotto raccontano tutto questo in maniera molto dettagliata (se non avete il tempo di guardare i due video potete guardarne uno più breve che riassume egregiamente la questione). Ulteriori approfondimenti sono disponibili su un articolo dal titolo esplicativo pubblicato sul sito quinews: Eni - etica di stato gli affari sono affari (alcuni stralci significativi dell'articolo sono riportati in appendice).

Primo video.




Secondo video



A questo punto cosa possiamo aspettarci quando una serata del festival della canzone viene dedicata alla ricorrenza dell'unità d'Italia con la partecipazione di Benigni? Quattro risate, direte voi, e sicuramente lui è bravo nel suo settore, è un comico di talento, ma nello show business vai avanti non solo se hai talento, ma se obbedisci a delle regole, ovvero se nei tuoi spettacoli, nella tua musica, nei tuoi concerti (magari anche tramite messaggi subliminali) acconsenti a veicolare i messaggi che il potere vuole che vengano trasmessi. E se ti rifiuti e ti ribelli possono pure ucciderti.

A questo punto se qualcuno non ha ancora letto come Saviano abbia reinventato la storia d'Italia in un programma prodotto da un'azienda di Silvio Berlusconi, credo sia meglio che si legga l'articolo appena citato, magari assieme a quello sulla cosiddetta unità d'Italia, che in realtà fu un'annessione, a volte sanguinosissima (vedi le stragi del primo conflitto mondiale) al regno sabaudo, annessione per altro condotto sotto l'egida della massoneria (Cavour, Mazzini, Garibaldi erano "casualmente" tutti massoni).

Vedere quindi Benigni che sventola il tricolore e dice viva l'Italia, tra una battuta e l'altra sul "cavaliere Berlusconi" (battute finalizzate a concorrere ad un progetto dai sinistri risvolti, come descritto nel precedente articolo), che ricorda le grandezze del passato italiano, che canta l'inno massonico di Mameli, è poco più che un bis di quanto fatto da Saviano poco tempo prima (nel corso di una trasmissione che, guarda casa, ha visto anche Benigni come ospite).

Certo, Benigni fa ridere, è un comico di talento, ma per chi è pienamente cosciente del vero significato di certe performance le risate sono amare. E quando lo sentiamo cantare (con)fratelli d'Italia ci viene anche un po' di disgusto. Gli inni nazionali sono nutrimento per il nazionalismo, ed il nazionalismo è lo strumento psicologico utilizzato da chi vuole fare propaganda alla guerra; quando lo stato si prepara a far la guerra si fa chiamare patria, diceva un famoso commediografo.

Ed ecco due righe sull'inno d'Italia tratte dal sito radiomarconi:

L'inno "Fratelli d'Italia" o " INNO DI MAMELI" è diventato dopo il 1946 l' "inno nazionale", anche se nessuno (fino ad oggi) lo ha reso tale con un decreto.


L'inno essendo "repubblicano" ("fratelli" è appunto in nome che si danno tra di loro i massoni), nell'intero periodo Sabaudo (compreso quello fascista) fu ovviamente mai eseguito.


"Con la proclamazione della Repubblica nel 1946, il 12 ottobre dello stesso anno, in vista dell'imminente giuramento delle Nuove Forze Armate (in programma per il IV novembre) il Governo De Gasperi su proposta del Ministro della Guerra (!) il massone repubblicano Cipriano Facchinetti, propose di adottare come "inno militare" "Fratelli d'Italia".

Qui sotto la prima parte della performance di Benigni, giudicate con la vostra mente adesso che avete letto le mie parole.


E qui sotto i link a tutte e quattro le parti

1) http://www.youtube.com/watch?v=zLs-HEYZpZA





Appendice: stralci dell'articolo: Eni - etica di stato gli affari sono affari (dal sito quinews)

L’Eni è presente in Nigeria sin dal 1962. Tramite l’AGIP, l’Eni partecipa allo sfruttamento di diversi giacimenti petroliferi nella regione del Delta del Niger, dove uno dei fenomeni più nocivi per l’ambiente e le popolazioni locali è quello del gas flaring: bruciare a cielo aperto il gas naturale collegato con l’estrazione del greggio. Con il gas flaring si disperdono nell’aria tossine inquinanti, come il benzene, che sono accusate di provocare tra le popolazioni locali l’aumento di tumori e di malattie respiratorie quali la bronchite e l’asma. Ma oltre a questo c’é anche il problema delle piogge acide, susseguenti proprio al gas flaring, che contribuisce in maniera massiccia ai cambiamenti climatici.

La regione del Delta del Niger; da sola, produce 70 milioni di tonnellate di C02 all’anno, ovvero più delle emissioni di Norvegia, Portogallo e Svezia messe insieme, o più di tutti i Paesi dell’Africa sub-sahariana. La cosa preoccupante è che il gas flaring in realtà è illegale. La Nigeria ha dichiarato ufficialmente illegale la pratica del gas flaring sin dal lontano 1979, concedendo un periodo di cinque anni alle imprese per mettersi in regola. Di anni ne sono passati quasi trenta, e il gas flaring continua ad essere prodotto da tutte le compagnie. Ad aprile del 2006, l’Alta Corte di Giustizia della Nigeria ha dichiarato che il gas flaring “va contro il diritto alla vita, alla salute e alla dignità”. Nel novembre del 2007, un giudice dell’Alta Corte federale nigeriana ha stabilito che il gas flaring viola i diritti umani delle popolazioni locali e che la joint venture alla quale partecipa anche Agip, responsabile del fenomeno, deve immediatamente cessare di farvi ricorso.

Ad aprile del 2008, è stato presentato alla Corte Federale di Abuja un esposto contro sei compagnie petrolifere, tra cui la Nigeria Agip Oil Company Ltd, accusandole di avere sfruttato il gas flaring e di avere liberato per circa cinquant’anni sostanze chimiche nocive nell’atmosfera, nella regione del Delta dei Niger, chiedendo il risarcimento di 5 trilioni di naira nigeriani, pari a oltre 26 milioni di €uro, per i danni subiti. L’attenzione e la pressione internazionale, ma anche le azioni legali legate al fenomeno del gas flaring, sono aumentate rapidamente negli ultimi anni. Secondo il sito della stessa Eni “i progetti di valorizzazione del gas prevedono l’eliminazione della pratica del gas flaring entro maggio 2012 in Congo ed entro il 2011 in Nigeria”.

Considerando che questa pratica è illegale da quasi 25 anni in Nigeria, l’Eni dovrebbe adottare dei passi concreti per garantire la fine di ogni operazione di gas flaring nel più breve tempo possibile per motivi umanitari e ambientali.

Friday, November 12, 2010

La spedizione dei mille, le truffe, i massoni e la conquista sabauda

http://scienzamarcia.blogspot.com/2010/11/la-spedizione-dei-mille-le-truffe-i.html

La spedizione dei mille, le truffe, i massoni e la conquista sabauda


RISORGIMENTO. L’ALTRA VERITA’

tratto da www.veja.it ove potete leggere il resto dell'articolo ed altre storie consimili

I Mille che partirono da Quarto erano il triplo (abbondante) dei 300 “giovani e forti che sono morti” al seguito di Carlo Pisacane ma ugualmente male in arnese. Non vinsero per la forza del loro spirito, non per la loro capacità di usare le armi, non per una strategia tattica sopraffina e nemmeno per l’audacia delle loro azioni.

Testimonianza di parte piemontese, quella che ha vinto. «Quando si vede un regno di sei milioni di abitanti e un’armata di 100mila uomini, vinto con la perdita di 8 morti e 18 storpiati…chi vuol capire…capisca…..» I numeri che Massimo d’Azeglio comunicò per lettera al nipote Emanuele erano approssimativi per difetto ma, quali che fossero le esatte statistiche belliche, gli risultava chiara che una battaglia vera non c’era stata.

SI RITIRARONO PER L’ORO
Testimonianza di parte borbonica, quella che ha perso: «Scrivo perché mi sdegna vedere travisato il vero». Un affidale napoletano che restò a Messina durante i nove mesi d’assedio, poco dopo la fine delle ostilità, nel 1862, pubblicò un diario di ricordi firmandosi, prudentemente, con le sole iniziali: G.L. « I napoletani si sono ritirati davanti a Garibaldi non per magia ma per l’oro. E questo perché mille non possono batterne l00mila e uno non può batterne cento».

Apparve evidente – fin dall’ inizio e a chiunque – che esisteva una storia letteraria accreditata dall’intellighenzia – alla quale bisognava far mostra di credere – cui se ne contrapponeva un’altra che ribaltava completamente valori e giudizi ma che non era nelle condizioni di lambire le carte ufficiali per correggerne i contenuti più vistosamente retorici.

Come sarebbe finita la spedizione di Garibaldi era chiaro fin dal momento della partenza. Non lo sapeva la maggior parte degli uomini in camicia rossa. Loro credevano di partecipare a un’azione di “commando”, destinata a suscitare una rivolta popolare. Fra tutti, erano intellettualmente onesti – questo sì – perché pensavano che si trattasse di un’iniziativa pericolosa e mettevano in conto che avrebbe potuto anche finire male. Però, chi riteneva che per un ideale valesse la pena rischiare qualche cosa, si rendeva conto che quello era il momento di giocarsi tutto il coraggio che era rimasto. Potevano anche sembrare incoscienti, ma era, impossibile non riconoscergli le stimmate dei patrioti veri.

UN GRAN NUMERO DI MASSONI
Vi partecipò Giuseppe La Masa, 35 anni, veterano dell’ insurrezione del 1848-1849, quando girava con un elmo d’argento e il pennacchio bianco. C’era Gerolamo Bixio, genovese, che tutti chiamavano “Nino” e che il Padreterno aveva dotato del cuore di un leone. Durante la difesa della “Repubblica Romana”, aveva fatto prigioniero un ufficiale francese, rincorrendolo a cavallo e agguantandolo per i capelli. Era un pezzo grosso della loggia massonica “Trionfo Ligure” dove era iscritto con tessera numero 105. Si trovava in buona compagnia di “fratelli”.

C’era Francesco Crispi, avvocato con studi in cospirazione. repubblicano inquieto con gli ideali roventi ma poi, sempre più conservatore, fino a diventare primo ministro (colonialista e un po’ forcaiolo) con la monarchia. Crispi s’era portato anche la quasi moglie Rosalie Montmasson: «Fiera savoiarda e disinteressata, piena di coraggio, ardita più di quanto in femmina possa accadere, dall’animo vivace, anzi, di fuoco, dalla parola pronta, nata alla libertà e all’indipendenza». Faceva la stiratrice, a Torino, ma sentiva la vocazione della rivoluzionaria.

C’era il sottotenente Giuseppe Bandi, che si era guadagnato un posto nell’esercito piemontese di Alessandria per aver partecipato all’insurrezione che portò il Granducato di Toscana ai Savoia. Allora, studente di giurisprudenza all’università di Pisa, portava il cappello “alla come mi pare” e scriveva versi taglienti di ispirazione foscoliana con i quali voleva dare fuoco alla dinastia di Leopoldo. Non c’era Luigi Càroli: non per mancanza di coraggio ne perché ritenesse quell’impresa povera di gloria. Si trattava – come dire? – di sensibilità. Meglio saltare un giro, per quella volta. Assente giustificato.

La compagnia che, il 5 maggio 1860, si imbarcò a Quarto per scendere verso la Sicilia, poteva sembrare folkloristica: 150 avvocati, 100 medici, 20 farmacisti, 50 ingegneri. Sessanta vennero definiti “possidenti” ma non fu possibile trovare un solo contadino. Ovidio Sermone, fuoriuscito da Salerno, compariva come “prete”; Luigi Gusmaroli come “ex prete”; Giuseppe Sirtori come “prete spretato”. In Sicilia si aggiunse frate Giovanni Pantaleo. Non era difficile morire in pace.



Fonte: srs di Lorenzo Del Bocca; da La Padania di sabato 17 ottobre 2009, pag. 12 – 13 -14.

NB: Per quanto poca sia la simpatia del curatore di questo blog per il quotidiano in questione, questo articolo indica dei dati storici molto interessanti che permettono di comprendere meglio la questione della cosiddetta "unità d'Italia" (ovvero della conquista sabauda del resto d'Italia) di cui adesso si celebra la ricorrenza.

Una conquista militare riuscita grazie anche a manovre occulte e ad una serie di guerre sanguinose quanto assurde, dalla guerra di Crimea (qualcuno forse ricorderà la politica delle "mani nette" di quel triste figuro di Cavour, ovvero il partecipare ad una guerra solo per acquisire uno status di nazione di un certo peso nelle realazioni diplomatiche) fino alla prima guerra mondiale, conflitto al quale l'Italia partecipò con la motivazione ufficiale della "liberazione" del lembo nord-orientale dello stivale ancora sotto dominazione austriaca. Pochi sanno però che l'Austria aveva intavolato trattative con lo stato italiano promettendo alcuni di quei territori in cambio della neutralità italiana.

Riporto qui dal sito brigantaggio una nota particolarmente rilevante sulla questione:

San Giovanni Bosco ebbe a dire che ".. qui in Piemonte, Cavour fu uno dei capi della massoneria" (1) Detto questo venrgono a cadere le doti di grande statista attribuite al primo ministro piemontese visto che tutta la politica savoiarda veniva decisa a Londra da Mr. Pike e da Lord Palmerston. Camillo Cavour, figlio di un Vicario di polizia piemontese, crebbe a Ginevra impregnandosi di mentalità calvinista e venne formato in Inghilterra dove aderì entusiasticamente al pensiero liberale che riservava alla Chiesa una funzione marginale, prettamente teorica, assoggettata completamente allo Stato. Li fu iniziato alla massoneria. Secondo l'Acacia Massonica del febbraio - marzo del 1949, a pag. 81 Camillo Cavour, ministro e Capo del governo Piemontese era l'ispiratore della massoneria nazionale e prendeva ordini da quella internazionale.

La partecipazione savoiarda in Crimea a fianco di inglesi e francesi non era quindi un lungimirante intuito per sedere al fianco delle potenze europee, nel congresso di Parigi del 1856 per sollevare la questione romana ed italiana, come ci è stato inculcato a scuola. Questa strategia venne studiata nelle stanze segrete della Gran Loggia londinese. Anche Napoleone III, era affiliato a Roma alla Carboneria (2). Nell'Histoire Politique de la Franc Maçonnerie, dell'aprile 1958, a pag. 15 leggiamo: "...Il secondo impero... pratica la politica estera sostenuta dalle logge: sistematicamente antiaustriaco e perfidamente antipapale, esso sfocia nella distruzione degli Stati Pontifici. Non si dimentichi che Napoleone III era carbonaro e che l'attentato di Orsini gli ricordò un pò bruscamente il suo giuramento prima della campagna d'italia".

1) Memorie biografiche di Don Giovanni Bosco a cura di Lemoyne-Amadei-Ceria, 19 Volumi, Torino 1898-1939; pag.313, vol. XI
2) M. FERDINAND BAC, "Miroir de l'Histoire" n. 19 agosto 1951, pag. 61.

da: "I Savoia e il Massacro del Sud", Grandmelò, 1996.