L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

Ciao e grazie della visita.

Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:

http://indipezzenti.blogspot.ch/

https://www.facebook.com/Task-Force-Butler-868476723163799/

Friday, February 26, 2010

Jet fuel, Stadis 450, sali di bario: tossicità organica

http://www.tankerenemy.com/2010/02/jet-fuel-stadis-450-sali-di-bario.html

Jet fuel, Stadis 450, sali di bario: tossicità organica

STADIS 450: un additivo tossico e cancerogeno

In un questo articolo avevamo ampiamente discusso dello STADIS 450, uno speciale additivo antistatico per Jet-A1, carburante impiegato per aeromobili civili e per jet fuel JP-8 ad uso miltare. Lo Stadis 450 è, infatti, l’unico additivo adoperato anche nei carburanti dell'aeronautica militare. Sebbene gli ingredienti segreti siano molto ben protetti dal produttore, un recente studio dell’E.P.A. rivela che questi componenti chimici sono i sali di bario e/o il calcio.

Mentre i politici, gli scienziati ed i media di regime recitano il mantra dei cosiddetti "cambiamenti climatici" causati dal traffico automobilistico, dagli impianti di riscaldamento domestico e dalle emissioni delle industrie, nessuno osa puntare il dito contro l'aviazione (civile e militare) e ancor meno verso quelle che ormai, sotto gli occhi di tutti, sono deliberate azioni di avvelenamento dei biomi ad opera di velivoli clandestini, non identificati dai radar [ qui e qui ], la maggior parte dei quali diffonde veleni a media e bassa quota, con o senza scia al seguito. Non è un caso se sono in preoccupante aumento le patologie respiratorie, i tumori e le leucemie legate alle nanoparticelle metalliche da combustione (e da dispersione aerea deliberata), ma il silenzio è totale.

Considerando che un "normale aereo" inquina almeno quanto 300 autoveicoli non catalizzati, non si comprende per quale motivo ancora molti insistono nell'affermare che il traffico aereo (anche quello apparentemente regolare) non è responsabile dell'esponenziale incremento di serie patologie tra la popolazione. Ci si trincera dietro sterili calcoli matematici, volti a determinare la percentuale di additivi per Jet Fuel che vengono emessi nell'atmosfera e che vengono considerati quindi accettabili e non tossici. Eppure la gente muore!

Ovviamente le sostanze di ricaduta hanno un effetto devastante per la vita di piante, animali ed esseri umani. I composti diffusi avvelenano i corsi d'acqua, le falde acquifere, i frutti della terra etc., ma sembra che questo dettaglio sia ininfluente per la disinformazione.

Fulvio Turvani, tristo disinformatore ormai a tempo pieno, in questa ennesima "lettera aperta" (sic) diffamatoria, per l'occasione inviata al nostro amico Cesare dal Pont di Radio Imago, nel vano tentativo di gettare ombre sul nostro operato, tra le altre baggianate, scrive:

"[...] Tralascio poi le ridicole affermazioni sull'uso di un additivo antistatico nel carburante, lo Stadis 450, per spargere bario nel cielo e deviare le perturbazioni, far sparire o comparire nuvole nebbia e quant'altro. Tale additivo, presente al massimo 3 parti per milione per ogni kg di cherosene, contiene al massimo il 30% di un sale che potrebbe essere composto al massimo del 13% di bario metallico".

Peccato che dalle analisi delle acque "potabili", eseguite in tutto il mondo, elementi igroscopici ed elettroconduttivi come il bario siano una costante, soprattutto nelle aree in prossimità degli aeroporti e nelle zone ove l'attività aerea, regolare e no, è intensa. Ciò porta alla conclusione che questi rigorosi calcoli percentuali siano quanto meno da rivedere, esimio Turvani. In realtà, sono fumo negli occhi, poiché si deve considerare l'accumulo nel tempo di queste sostanze e non l'apporto di un solo aereo, per quanto solo due minuti al decollo di un Boeing 747 corrispondano a 2,4 milioni di decespugliatori in funzione contemporaneamente.

Considerato inoltre che l'additivo Stadis 450, per codesto signore, è un toccasana, vediamo che cosa recita il safety data sheet riguardante questo particolare composto antistatico:

"Product name: Stadis (R) 450

Use of the substance/preparation: Fuel additive. Anti-static agents

Product code: 10101

Composition/information on ingredients:

toluene
solvent naphtha (petroleum), heavy aromatic.
naphthalenesulfonic acid, dinonyl-
propan-2-ol
naphthalene
1,2,4-trimethylbenzene

Hazards identification:

The preparation is classified as dangerous according to Directive 1999/45/EC and its amendments.

These products are carbon oxides (CO, CO2), nitrogen oxides (NO, NO2 etc.), sulphur oxides (SO2, SO3 etc.)".

Interessante... i composti di scarico producono, tra gli altri, biossido di zolfo e triossido di zolfo. Il giorno 2 febbraio 2010, mattinata di pesante attività aerea su Sanremo, i valori di biossido di zolfo erano balzati da 20,5 microg/m3 delle 11:00 a 556,6 microg/m3 delle 13:00. Sarà un caso...

Il biossido di zolfo, o anidride solforosa (SO2), è un gas dall’odore pungente, la cui presenza in atmosfera deriva dalla combustione di prodotti organici di origine fossile contenenti zolfo. L’esposizione a SO2 - che peraltro è un inquinante caratterizzato da una soglia di percezione molto bassa - provoca nell’uomo irritazione e lesione al tratto superiore dell’apparato respiratorio ed aumenta la predisposizione ad episodi infettivi acuti e cronici (tracheiti, bronchiti etc.). I danni alla vegetazione (maculatura fogliare ed arresto della crescita) ed ai materiali (corrosione) sono dovuti essenzialmente alla partecipazione di questo inquinante nella formazione delle cosiddette “piogge acide”.

Proseguiamo con la lettura del safety data sheet...

"Health Hazards - Acute and Chronic

ACUTE: MODERATE TO SEVERE IRRITATION OF SKIN, EYES AND RESPIRATORY TRACT; HEADACHE, NAUSEA, VOMITING.

Symptoms of Overexposure

SIMILAR TO TOLUENE. EYE: IRRIT. SKIN: IRRIT., POSSIBLE DERMATITIS. INHALED: ANESTHESIA, HEADACHE, NAUSEA. INGESTED: G/I IRRITATION, NAUSEA, VOMITING.

Irritating to eyes. Vapours may cause drowsiness and dizziness. Toxic to aquatic organisms, may cause long-term adverse effects in the aquatic environment. Harmful: may cause lung damage if swallowed. Repeated exposure may cause skin dryness or cracking. Harmful if swallowed. Limited evidence of a carcinogenic effect. Very toxic to aquatic organisms, may cause long-term adverse effects in the aquatic environment. Not classified. Irritating to eyes and skin. Irritating to skin. Harmful: danger of serious damage to health by prolonged exposure through inhalation. Possible risk of harmto the unborn child.

Target organs:

Contains material which causes damage to the following organs: kidneys, liver, upper respiratory tract, skin, central nervous system (CNS), eye, lens or cornea".

Sarà fortuita la preoccupante casistica che vede passeggeri, personale di bordo e gli stessi piloti che manifestano sintomi di avvelenamento dovuti a sostanze neurotossiche?

Analisi di particolato atmosferico presso il sito Wytham Woods vicino ad Oxford, mostrano letture elevate per la maggior parte dei veleni associati alle chemtrails, ovviamente compresi e non limitati ai sali di bario. E' lo stesso bario che troviamo in zone non antropizzate e non industrializzate del Canada, in Australia, Svizzera, Italia, Germania, Argentina... OVUNQUE vi sia registrato traffico aereo, regolare o meno. Va qui, infatti, ancora ribadito che lo STADIS 450 viene adoperato normalmente sia per carburanti ad uso civile (Jet-A1) sia per carburanti ad uso militare (JP-8).

Per finire, è interessante notare come pure il personale adddetto allo stoccaggio e distribuzione dello Stadis 450, in seguito a problemi di salute, dovuti a contaminazione a causa di questo additivo, sta cominciando a cercare informazioni particolareggiate su quanto maneggia, ma spesso gli addetti si trovano di fronte ad un muro di gomma istituzionale, teso a non fornire ragguagli sulla tossicità di tale componente, un muro rappresentato anche dall'improvvisa irreperibilità di alcuni documenti sul Web.

Vuoi vedere che questi aerei non diffondono essenza di gelsomino?

What kinds of health effects may be occurring to the population in your neighborhood can be seen from a report, dated June 20, 1997 to the Georgetown Crime Prevention and Community Council by the Seattle-King County Department of Public Health. Georgetown is an area of Seattle, and surrounds the King County International Airport (Boeing Field), King County, in turn, surrounds greater Seattle. (The Georgetown Council is a sister organization to AReCO and member of US-CAW (United States Citizens Aviation Watch). When comparing hospitalization rates for Georgetown (Zip Code 98108) to those of King and North King Counties, the following, alarming statistics resulted:

a 57% higher asthma rate
a 28% higher pneumonia/influenza rate
a 26% higher respiratory disease rate
an 83% higher pregnancy complication rate
a 50% higher infant mortality rate genetic diseases are statistically higher mortality rates are 48% higher for all causes of death: 57% higher for heart disease, a 36% higher cancer death rate with pneumonia and influenza among the top five leading causes average life expectancy 70.4 years (the same as in many developing nations) compared to Seattle's of 76.0 years.

Did you ever wonder what blows out of a jet airplane? Here is what you'll find in the air around an airport:

Freon 11, Freon 12, Methyl Bromide, Dichloromethane, cis-l,2-Dichloroethylene, 1,1,1-Trichloro-ethane, Carbon Tetrachloride, Benzene, Trichloroethylene, Toluene, Tetrachloroethene, Ethylbenzene, m,p-Xylene, o-Xylene, Styrene, 1,3,5-Trimethyl-benzene, 1,2,4-Trimethylbenzene, o-Dichlorobenzene, Formaldehyde, Acetaldehyde, Acrolein, Acetone, Propinaldehyde, Crotonaldehyde, Isobutylaldehyde, Methyl Ethyl Ketone, Benzaldehyde, Veraldehyde, Hexanaldehyde, Ethyl Alcohol, Acetone, Isopropyl Alcohol, Methyl Ethyl Ketone, Butane, Isopentane, Pentane, Hexane, Butyl Alcohol, Methyl Isobutyl Ketone, n,n-Dimethyl Acetamide, Dimethyl Disulfide, m-Cresol, 4-Ethyl Toulene, n-Heptaldehyde, Octanal, 1,4-Dioxane, Methyl Phenyl Ketone, Vinyl Acetate, Heptane, Phenol, Octane, Anthracene, Dimethylnapthalene (isomers), Flouranthene, 1-methylnaphthalene, 2-methylnaphthalene, Naph-thalene, Phenanthrene, Pyrene , Benzo(a)pyrene, 1-nitropyrene, 1,8-dinitropyrene, 1,3-Butadiene, sulfites, nitrites, nitrogen oxide, nitrogen monoxide, nitrogen dioxide, nitrogen trioxide, nitric acid, sulfur oxides, sulfur dioxide, sulfuric acid, urea, ammonia, carbon monoxide, ozone, particulate matter (PM10, PM2.5).



Biological And Health Effects Of Exposure To Kerosene-Based Jet Fuels And Performance Additives

Authors: Glenn Ritchie; Kenneth Still; John Rossi III; Marni Bekkedal; Andrew Bobb; Darryl Arfsten
Affiliations: a Geo-Centers, Inc., Wright-Patterson Air Force Base, Ohio, USA. Naval Health Research Center Detachment-Toxicology, Wright-Patterson Air Force Base, Ohio, USA.


Abstract

Over 2 million military and civilian personnel per year (over 1 million in the United States) are occupationally exposed, respectively, to jet propulsion fuel-8 (JP-8), JP-8 +100 or JP-5, or to the civil aviation equivalents Jet A or Jet A-1. Approximately 60 billion gallons of these kerosene-based jet fuels are annually consumed worldwide (26 billion gallons in the United States), including over 5 billion gallons of JP-8 by the militaries of the United States and other NATO countries.

JP-8, for example, represents the largest single chemical exposure in the U.S. military (2.53 billion gallons in 2000), while Jet A and A-1 are among the most common sources of nonmilitary occupational chemical exposure. Although more recent figures were not available, approximately 4.06 billion gallons of kerosene per se were consumed in the United States in 1990 (IARC, 1992). These exposures may occur repeatedly to raw fuel, vapor phase, aerosol phase, or fuel combustion exhaust by dermal absorption, pulmonary inhalation, or oral ingestion routes. Additionally, the public may be repeatedly exposed to lower levels of jet fuel vapor/aerosol or to fuel combustion products through atmospheric contamination, or to raw fuel constituents by contact with contaminated groundwater or soil. Kerosene-based hydrocarbon fuels are complex mixtures of up to 260+ aliphatic and aromatic hydrocarbon compounds (C 6 -C 17+ ; possibly 2000+ isomeric forms), including varying concentrations of potential toxicants such as benzene, n-hexane, toluene, xylenes, trimethylpentane, methoxyethanol, naphthalenes (including polycyclic aromatic hydrocarbons [PAHs], and certain other C 9 -C 12 fractions (i.e., n-propylbenzene, trimethylbenzene isomers).

While hydrocarbon fuel exposures occur typically at concentrations below current permissible exposure limits (PELs) for the parent fuel or its constituent chemicals, it is unknown whether additive or synergistic interactions among hydrocarbon constituents, up to six performance additives, and other environmental exposure factors may result in unpredicted toxicity. While there is little epidemiological evidence for fuel-induced death, cancer, or other serious organic disease in fuel-exposed workers, large numbers of self-reported health complaints in this cohort appear to justify study of more subtle health consequences. A number of recently published studies reported acute or persisting biological or health effects from acute, subchronic, or chronic exposure of humans or animals to kerosene-based hydrocarbon fuels, toconstituent chemicals of these fuels, or to fuel combustion products. This review provides an in-depth summary of human, animal, and in vitro studies of biological or health effects from exposure to JP-8, JP-8 +100, JP-5, Jet A, Jet A-1, or kerosene.


Vaccino per l'influenza suina, la Novartis minaccia la Francia (ci sarà una nuova pandemia!)

http://scienzamarcia.blogspot.com/2010/02/vaccino-per-linfluenza-suina-la.html

Vaccino per l'influenza suina, la Novartis minaccia la Francia (ci sarà una nuova pandemia!)

Articolo tratto dall'ottimo sito www.saluteme.it ove è stato pubblicato il 12/10/2009 (qui il link originale).

Alla casa farmaceutica svizzera Novartis non è andata proprio giù la decisione del governo francese di disdire 7 milioni di dosi di vaccino che aveva ordinato contro l'influenza A (H1N1) e di cui una parte era già stata prodotta. "Il governo francese non ha rispettato i propri impegni", ha detto al quotidiano Le Monde, Daniel Vasella, l'amministratore delegato di Novartis. E ha aggiunto: "Alla prossima pandemia - perché ci sarà una nuova pandemia - serviremo prioritariamente gli Stati 'affidabili'".

L'eurodeputata verde di Europe Ecologie, Michele Rivasi, ha chiesto che venga istituita una comissione d'inchiesta parlamentare sulla gestione da parte dell'Unione europea della pandemia dell'influenza A.

Un'inchiesta del quotidiano francese Le Parisien, giorni fa ha parlato di "relazioni di interesse tra sei esperti dell'Oms e alcune case farmaceutiche". Nei giorni scorsi, anche la stessa Oms ha ammesso davanti all'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa (Apce), l'organismo di 47 Stati membri con sede a Strasburgo, di essere stata influenzata dai laboratori farmaceutici quando ha dichiarato lo stato di pandemia per il virus dell'H1N1.

L'influenza A, le cui conseguenze per settimane hanno tenuto in allarme milioni di persone, in realtà era una "falsa pandemia" orchestrata dalle case farmaceutiche pronte a fare miliardi di euro con la vendita del vaccino: l'accusa tardiva arriva da Wolfang Wodarg, il presidente tedesco della commissione Sanità del Consiglio d'Europa.

Wodarg ha anche accusato esplicitamente le industrie farmaceutiche di aver influenzato la decisione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità di dichiarare la pandemia.

Secondo Wodarg, il caso dell'influenza suina è stato "uno dei più grandi scandali sanitari" del secolo. Le maggiori aziende farmaceutiche, secondo Wodarg, sono riuscite a piazzare "i propri uomini" negli "ingranaggi" dell'Oms e di altre influenti organizzazioni; e in tal modo potrebbero aver persino convinto l'organizzazione Onu ad ammorbidire la definizione di pandemia, il che poi portò, nel giugno scorso, alla dichiarazione di pandemia in tutto il mondo.

"Per promuovere i loro farmaci brevettati e i vaccini contro l'influenza, le case farmaceutiche hanno influenzato scienziati e organismi ufficiali, competenti in materia sanitaria, e così allarmato i governi di tutto il mondo: li hanno spinti a sperperare le ristrette risorse finanziari per strategie di vaccinazione inefficaci e hanno esposto inutilmente milioni di persone al rischio di effetti collaterali sconosciuti per vaccini non sufficientemente testati".

E' tutto il sistema che è marcio, tutto deve essere rivisto, Big Pharma controlla tutti, dalle riviste scientifiche, ai finanziamenti alle ricerche, ha rapporti con gran parte di chi ricopre funzioni di controllo ed indirizzo, le stessa sperimentazioni dei farmaci è alquanto preoccupante, sono svolte dalle stesse case farmaceutiche e l'efficacia non può essere mai certa. In Italia, ovviamente, non c'è alcuna polemica... E come dimenticare quando si insinuava che il Ministro Ewa Kopacz dicesse stupidaggini?

La Polonia rifiuta i vaccini per influenza A H1N1 perchè sono una truffa!

Vedi anche:

Fake-blog "undicisettembre": "La patata bollente!"

http://debunkerfakeblog.blogspot.com/2010/02/fake-blog-undicisettembre-la-patata.html

Fake-blog "undicisettembre": "La patata bollente!"

Che cos’è il fallimento?!

Dal dizionario Devoto-Oli, tra le varie definizioni si legge:

Senso figurato: esito negativo, clamoroso insuccesso, dissesto irrimediabile...

In questo caso mi riferisco distintamente al clamoroso insuccesso ottenuto dal “gruppo undicisettembre” nell’espletamento del presunto “debunking” attuato in questi anni nei confronti delle cosiddette “teorie alternative” che ruotano intorno al 11 settembre 2001.

Se andiamo a vedere la presentazione pubblicata sul loro spazio, si legge:



[…]ci sono senz'altro delle zone grigie e degli aspetti ancora da chiarire intorno agli attentati dell'11 settembre 2001[…]

…i “debunker”, riconoscono l’esistenza di falle nelle spiegazioni governative, e attraverso Attivissimo ne individuerebbero alcune, secondo loro presunte tali, ma presuntuosamente e arrogantemente ritengono, pur non avendo chiaro cosa sia successo esattamente quel giorno, di poter formulare e poi offrire al pubblico delle conferme in riferimento a queste spiegazioni.

Loro, non hanno dubbi su quanto sia successo il 9/11.
Come affermano, se li sono levati tutti…

Premesso che la strategia del “debunking” si incentri principalmente sulla decontestualizzazione dei vari dettagli che ruotano intorno agli sviluppi degli eventi di quel giorno, e premesso che al lettore accorto tale decontestualizzazione non sfugge, a ricamare ulteriormente l’esito negativo che ne scaturisce da tale atteggiamento irriguardoso, è la costante contraddizione di fondo dei concetti da loro presentati.

Ultimamente i “debunker” hanno mostrato la testimonianza di Lenny Curcio, al 9/11, tenente del dipartimento antincendio di New York(FDNY).

Ricordo al pubblico quale fosse l’agognato fine dei “debunker” di questa divulgazione:

"...smonta senza ogni dubbio le tesi cospirazioniste che vorrebbero, tra altre assurdità, il World Trade Center 7 demolito con esplosivi."

Nel ringraziare Lenny per lo sforzo, qui di seguito riporto invece un estratto della sua testimonianza:



La parte sottolineata in rosso è la nostra “patata bollente” che ustiona le manine dei “debunker”:

“L'incendio andava da un lato all'altro dell'edificio ed era estremamente intenso; una cosa del genere poteva essere stata causata solo da una sostanza accelerante, come del carburante.
Questo tipo di incendi ha conseguenze molto negative su strutture come quella degli edifici del WTC.”

In questo modo, l’estratto potrebbe apparire decontestualizzato e fine a se stesso, ma a ben vedere, di fatto rimarrebbe comunque tale, anche se reinserito nel contenuto dell’intera testimonianza…

Anzi, in essa appare del tutto secondario, anche se pur sempre in sostegno del “debunking” del momento!

Se però cominciassimo a confrontarlo con quanto scritto sui rapporti del NIST, o della FEMA, noteremmo subito che l’affermazione di Lenny è in netta contraddizione con le “versioni ufficiali”.

Senza andare a spulciare i capitoli “tecnici” sviluppati dal NIST nei suoi rapporti, è sufficiente leggersi una delle FAQ riguardanti il WTC7 direttamente dal sito internet del NIST per rendersi conto immediatamente che questa affermazione non sarebbe soltanto una misera “zona grigia”, ma un annullamento vicendevole dei due concetti espressi da Lenny Curcio e dal NIST stessi:
Did fuel oil systems in WTC 7 contribute to its collapse?

No. The building had three separate emergency power systems, all of which ran on diesel fuel. The worst-case scenarios associated with fires being fed by ruptured fuel lines—or from fuel stored in day tanks on the lower floors—could not have been sustained long enough, could not have generated sufficient heat to weaken critical interior columns, and/or would have produced large amounts of visible smoke from the lower floors, which were not observed.

As background information, the three systems contained two 12,000 gallon fuel tanks, and two 6,000 gallon tanks beneath the building’s loading docks, and a single 6,000 gallon tank on the 1st floor. In addition one system used a 275 gallon tank on the 5th floor, a 275 gallon tank on the 8th floor, and a 50 gallon tank on the 9th floor. Another system used a 275 gallon day tank on the 7th floor.

Several months after the WTC 7 collapse, a contractor recovered an estimated 23,000 gallons of fuel from these tanks. NIST estimated that the unaccounted fuel totaled 1,000 ±1,000 gallons of fuel (in other words, somewhere between 0 and 2,000 gallons, with 1,000 gallons the most likely figure). The fate of the fuel in the day tanks was unknown, so NIST assumed the worst-case scenario, namely that they were full on Sept. 11, 2001. The fate of the fuel of two 6,000 gallon tanks was also unknown. Therefore, NIST also assumed the worst-case scenario for these tanks, namely that all of the fuel would have been available to feed fires either at ground level or on the 5th floor.


Vien da chiedersi molto semplicemente, apprendendo il contenuto della FAQ, chi abbia ragione: il NIST, attraverso il fior fiore di simulazioni effettuate da esperti vari, o l’esperienza di Lenny, maturata sul campo in anni e anni d’incendi domati?

C’è da chiedersi anche: “Ma, e i “debunker” non sapevano di questa FAQ del NIST?”

Per la prima domanda non saprei rispondere con certezza per la seconda credo di potermi arrischiare a rispondere che i “debunker” sapevano e sapevano bene dell'esistenza di questa FAQ, visto che l’hanno pure tradotta e pubblicata!

I sistemi che utilizzavano carburante nel WTC7 contribuirono al suo collasso?

No. L'edificio era dotato di tre gruppi elettrogeni d'emergenza separati, tutti alimentati da carburante diesel. Gli scenari che considerano il caso peggiore, in cui gli incendi venivano alimentati dalle linee di alimentazione del carburante tranciate, o dal carburante immagazzinato nei serbatoi secondari ai piani inferiori, non sarebbero stati sostenibili per un periodo di tempo sufficiente, non avrebbero potuto generare calore sufficiente a indebolire le colonne interne vitali, e/o avrebbero prodotto grandi quantità di fumo visibile dai piani inferiori, che non furono osservate.

A titolo d'informazione supplementare, i tre gruppi elettrogeni contenevano due serbatoi di carburante da 45.000 litri e due da 22.700 litri sotto gli accessi per carico merci dell'edificio, nonché un singolo serbatoio da 22.700 litri al piano terra ["first floor" in originale, secondo l'uso americano]. Inoltre uno dei gruppi utilizzava un serbatoio da 1040 litri al quinto piano, un serbatoio da 1040 litri all'ottavo piano, e un serbatoio da 190 litri al nono piano. Un altro gruppo utilizzava un serbatoio secondario da 1040 litri al settimo piano.

Vari mesi dopo il crollo del WTC7, un'impresa recuperò circa 87.000 litri di carburante da questi serbatoi. Il NIST ha stimato che il carburante mancante ammontava in totale a 3700 ±3700 litri (in altre parole, da 0 a 7500 litri, con 3700 litri come valore più probabile). La sorte del carburante nei serbatoi secondari è ignota, per cui il NIST ha considerato il caso peggiore, ossia che fossero pieni l'11 settembre 2001. Anche la sorte del carburante dei due serbatoi da 22,700 litri è ignota. Pertanto, il NIST ha considerato il caso peggiore anche per questi serbatoi, ossia che tutto il carburante sarebbe stato disponibile per alimentare incendi al livello del suolo oppure al quinto piano.


I “debunker” non sembrano interessati a questa incongruenza, infatti, fraudolentemente, non hanno proferito nulla in riguardo, probabilmente perché, siccome entrambe le spiegazioni, sia quella del NIST, sia quella di Lenny, sostengono, anche se in maniera diversa, la versione comunemente conosciuta dei fatti, a loro va bene così…

Per i “debunker”, la testimonianza di Lenny Curcio è come un soprammobile da spolverare ogni tanto, allorquando si presenti lo sprovveduto di turno a cui sbatterla in faccia arrogantemente…

Idem la FAQ del NIST.

Ma entrambe devono essere necessariamente decontestualizzate per ottenere l’effetto agognato ottenuto dalla loro strumentalizzazione!

Sennò, guai...!



Purtroppo per i “debunker”, il fallimento è inevitabile essendo l’approccio verso la storia e verso la scienza così di basso profilo, così come mostrato ancora oggi per l’ennesima volta.

Non c’è onestà intellettuale nel "debunking", quindi:

disonestà intellettuale = fallimento di credibilità

sempre

N.B.
Per chi volesse seguire la discussione seriamente può farlo nel topic apposito aperto su “luogocomune”.

Thursday, February 25, 2010

Dal Molin, in pericolo la falda acquifera vicentina

http://capitanharlock78.blogspot.com/2010/02/dal-molin-in-pericolo-la-falda.html

Dal Molin, in pericolo la falda acquifera vicentina



Secondo la documentazione prodotta dal Cnr e dall’Enea, l’Italia è il quarto Paese al mondo per risorse idriche dopo Canada, Stati Uniti e Norvegia e Vicenza è una delle città italiane più ricche di acqua.
A sua volta, l’area sulla quale sorgerà la nuova base statunitense, ubicata sul confine tra i comuni di Vicenza e Caldogno e attraversata dal fiume Bacchiglione, è una zona ricchissima in questo senso: nel suo sottosuolo è presente una delle maggiori falde acquifere di tutto il nord Italia.
Si tratta di un bacino da oltre 3 miliardi di metri cubi che fornisce acqua potabile a Vicenza e ad una trentina di comuni limitrofi, per un totale di circa 270.000 abitanti e di 28 milioni di metri cubi d’acqua erogati all’anno.
La Regione Veneto, inoltre, nell’ambito della pianificazione degli acquedotti regionali, ha deciso che parte dell’acqua vicentina va destinata anche a parte delle provincie di Rovigo, Padova e Venezia. La costruzione della nuova base militare, però, costituirebbe un altissimo fattore di rischio per le falde sotterranee vicentine, già minacciate dall’inquinamento causato dalle industrie e dall’agricoltura locali.
Fin dal 2007 alcuni tecnici indipendenti e il Comitato No Dal Molin hanno individuato diversi fattori di rischio che potrebbero creare danni strutturali alla falda acquifera e compromettere in modo irreversibile le riserve d'acqua presenti nel sottosuolo.
Il primo fattore è dato dalla piezometria del terreno: in una relazione del prof. Ricciardi, consulente di Paolo Costa (il Commissario straordinario del Governo per la realizzazione degli interventi necessari all’ampliamento dell’insediamento militare U.S.A.) si legge che l’area Dal Molin raggiunge una quota media di 1 metro sotto il piano campagna.
Questo cosa significa? In parole semplici: che scavando poco più di 1 metro sotto terra, si trova l’acqua. Anche nella Relazione Descrittiva del Progetto della nuova base la piezometria viene indicata a circa 2 metri sotto il piano campagna, ma, al tempo stesso, si dichiara che per i fabbricati multipiano (alti più di 20 mt) verranno adottate fondazioni su pali a scostamento, in cemento armato, di una lunghezza tale da attestarsi a circa 25 metri sotto il piano campagna.
Gli edifici di nuova costruzione poggerebbero su migliaia di pali impermeabili all’acqua conficcati nella falda, formando così una “diga” che impedirebbe all’acqua di defluire in modo naturale, costringendola a risalire verso la superficie.

Altro fattore di rischio è la permeabilità del terreno, che è ben evidenziata dalle mappe del Cnr. L’insediamento militare sta sorgendo proprio su una delle aree a maggiore penetrabilità e, quindi, qualsiasi perdita all’interno della base, anche di semplice combustibile, potrebbe costituire un danno irreversibile per la falda acquifera.
Secondo Eugenio Viviani, ingegnere civile, “nella zona delle officine sono previsti due separatori acqua-olio, senza specificare dove finisca l’olio. E non si può non considerare l’ipotesi di incidenti con materiali pericolosi".
Grande preoccupazione desta anche l’enorme richiesta di acqua fatta dalla SETAF (South European Task Force) alla AIM-Aziende Industriali Municipali Vicenza S.p.A di 60 litri al secondo e, per il periodo di picco, addirittura di 260 litri al secondo.
Richiesta, quest’ultima, respinta dalla AIM perché equivalente al consumo di acqua pari ad un quarto di quello della città. Secondo il Comitato No Dal Molin, all’enorme richiesta di acqua si aggiunge il fatto che nulla impedirebbe ai militari americani di scavare un pozzo autonomo all’interno della base, come peraltro sarebbe già stato fatto per la Caserma Ederle.
Da un’interrogazione fatta a gennaio 2009 al sindaco di Vicenza, Achille Variati, emerge anche il rischio di esondazione del fiume Bacchiglione. Pare che il Genio Civile abbia alzato l'argine sinistro del Bacchiglione (cioè verso l'area Dal Molin), lasciando più basso quello destro (oltre il quale si trova una zona residenziale).
A Variati viene chiesto di fare chiarezza sui lavori in corso lungo l'argine sinistro del fiume Bacchiglione, a ridosso della nuova base U.S.A. e di attivarsi al fine di scongiurare l’alto rischio di allagamento. In caso di piena, infatti, il fiume esonderebbe solamente dalla riva destra del fiume, allagando le case dei vicentini.
Ma il timore dei comitati cittadini e degli esperti, però, è che alcuni di questi rischi si siano già verificati e che la falda acquifera vicentina sia in serio pericolo. Il Comitato No Dal Molin ha documentato come il cantiere sia diventato un acquitrino e come l’acqua che emerge in superficie venga scaricata nel Bacchiglione insieme alle acque reflue del cantiere, quando le prescrizioni prevedono che le acque reflue debbano essere trattate e scaricate nella fognatura.
Domenica 31 gennaio 2009 gli attivisti hanno anche fotografato la presenza di particolari idrovore che la V.INC.A. (la Valutazione d’Incidenza Ambientale) aveva tassativamente vietato per i danni che potrebbero provocare al delicato assetto idrogeologico dell’area.


Contemporaneamente, dai pozzi artesiani dei residenti sta uscendo acqua di colore scuro e il Comitato dichiara: “Abbiamo fondati sospetti che i pericoli da noi paventati stiano diventando realtà”.
L’ipotesi degli esperti è che i pali per le fondamenta stiano facendo da diga e che abbiano provocato il fenomeno del drenaggio, come sottolinea l’ingegnere Guglielmo Vernau “la palificazione realizzata per le fondamenta degli edifici sta impedendo il regolare deflusso dell’acqua”.
Anche Lorenzo Altissimo, direttore del Consorzio Idrico Novoledo (che ha il compito di rilevare i parametri del sistema idrologico "Astico-Bacchiglione", utilizzato per l'approvvigionamento idropotabile dagli acquedotti di Vicenza e Padova) conferma, in qualità di tecnico, le preoccupazioni dei vicentini: “Se è stata colpita la falda i danni saranno irreparabili”.
Da mesi i vicentini chiedono delucidazioni sullo stato della loro falda acquifera e, finalmente, il prossimo 26 febbraio, per la prima volta dall’inizio dei lavori, è stato predisposto un tavolo tecnico sull’andamento del cantiere, al quale saranno presenti il commissario Costa, il sindaco Variati e i tecnici che stanno seguendo i lavori.
Oltre a chiedere un aggiornamento sull’evoluzione del cantiere e sulle tappe previste per il prossimo trimestre, il sindaco rivolgerà ai committenti della base una serie di domande formulate sia dai comitati cittadini che dalle istituzioni locali e alle quali nessuno ha ancora dato risposte.
Da parte loro, i committenti della base si sono impegnati ad aprire le porte del cantiere una volta al mese ad una commissione di tecnici indipendenti. Dall’altra, il giorno prima del tavolo tecnico, il Comitato NO Dal Molin terrà un convegno pubblico nel quale presenterà le foto e i dati tecnici raccolti in queste settimane e che portano qualsiasi tecnico indipendente ad un’unica conclusione oggettiva: la falda è a rischio.
Ma le preoccupazioni dei vicentini non si fermano qui. Oltre al prezioso bacino di acqua potabile, ci sono forti preoccupazioni su altri potenziali effetti collaterali del cantiere.


Innanzitutto quelli sulle due aree protette che si trovano a meno di 5 km dall’area in costruzione: la SIC (Sito di Interesse Comunitario) “Bosco di Dueville e Risorgive Limitrofe”, che confina con il limite ovest dell’area Dal Molin, e la ZPS (Zona Speciale Protetta) “Bosco di Dueville” che si trova a circa 3 Km di distanza.
Poi c’è l’impatto visivo che gli edifici militari, soprattutto quelli alti più di 20 mt, avranno sulle viste panoramiche e prospettiche della zona e che difficilmente si potranno integrare in un contesto di case rurali sparse e di edilizia residenziale.
E, infine, vanno considerati i potenziali effetti negativi sul patrimonio archeologico vicentino, dal momento che il cantiere insiste sui resti dell’acquedotto romano e di un’importante struttura insediativa dello stesso periodo, e su di un villaggio paleo veneto databile all’ 8.000 a.C. - scoperta quest’ultima di grande interesse, che farebbe retrodatare di molti secoli le origini della città.
Se a giugno 2009 la Soprintendenza aveva scavato delle trincee e iniziato ad indagare la zona senza problemi, a dicembre 2009 ha dovuto sospendere i lavori perché le trincee si sono allagate. Anche questo sarebbe dovuto ad un pericoloso innalzamento della falda acquifera, che, a causa della palificazione in cemento, sarebbe arrivata a 50 cm. sotto il piano campagna in soli 6 mesi.
Da tutto ciò si evince che l’area interessata dal cantiere militare è un territorio di valore inestimabile per la comunità locale e che i vicentini hanno diritto a risposte immediate, chiare ed esaurienti a tutte le loro richieste. Si tratta di domande che non possono rimanere inascoltate, perché da esse dipendono il presente e il futuro di 270.00 vicentini e di altre migliaia di residenti nelle provincie di Rovigo, Padova e Venezia.
Fonte:Terranauta

Cenni di Numerologia

http://aliceoltrelospecchio.blogspot.com/2010/02/cenni-di-numerologia.html

Cenni di Numerologia

Qui sotto troverete un articolo tratto dal blog di Santaruina (Tra Cielo e Terra), intitolato "Cenni di Numerologia".
(Link originale: http://santaruina.splinder.com/post/22121122/Cenni+di+Numerologia )

Nel post vengono spiegate in modo conciso e sempolice le basi della numerologia, ovvero dell'interpretazione simbolico-esoterica dei numeri; soprattutto in rete è possibile trovare svariate interpretazioni, più o meno autorevoli e più o meno corrette, della numerologia che si rifanno ai Tarocchi alla Quabbalah ecc, io ho scelto questa poichè mi sembra che si rifaccia a fonti autorevoli ed è insolitamente chiara e lineare.
Qui verranno trattati solo i numeri da 1 a 13, poichè sono i più significativi e poichè i numeri superiori spesso rappresentano loro derivazioni simboliche; le immagini usate dall'autore per esemplificare ogni numero hanno precisi significati che si estendono anche oltre il numero stesso (discussioni e approfondimenti su ciò si possono trovare fra i commenti al post originale).
Al fine di non appesantire il post mi asterrò da fare aggiunte o commenti all'articolo originale.

Con questo post darò il via a una nuova "sezione" del blog (ritrovabile fra le "etichette", visibili nel margine destro del blog) intitolata "Pillole Esoteriche", avente lo scopo di fornire ai lettori le informazioni base sull'Esoterismo e sull'interpretazione dei Simboli, indispensabili per comprendere molti dei miei articoli (e non solo dei miei..).

L'esoterismo viene tramandato attraverso un linguaggio allegorico fatto di metafore e simboli: quando non li si sa decifrare essi appaiono come storielle insensate e disegni fatti a caso, ma quando si comincia a comprenderlo diviene un vero e proprio linguaggio che parla sia alla parte conscia che a quella inconscia dell'uomo.


Buona lettura:

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Nel seguente articolo sono presentate alcune considerazioni di base riguardanti il complesso tema della numerologia: di conseguenza, la trattazione non ha la pretesa di essere esaustiva, ma offre solamente alcune indicazioni introduttive all'argomento.


1 . Il principio



Il numero uno rappresenta l’unità, il principio originario.
Nell’ uno le visioni tradizionali hanno sintetizzato l’idea dell’unità primordiale, la divinità prima della creazione, comprendente ogni realtà in potenza ed ogni idea che potesse essere pensata.
Il concetto dell’uno è a-temporale.
Nello stesso momento, il numero uno evoca l’unità primordiale verso cui ogni cosa tende, è l’alfa e l’omega verso cui ogni cosa creata è destinata a ritornare.


2 . Dio e l'altro da sé





Il numero due è il simbolo della dualità, e in esso è racchiuso il mistero della creazione.
Se nel numero uno troviamo il principio creatore che comprende ogni aspetto del reale, presente passato e futuro, il due racconta l’atto creativo, il momento in cui la divinità primordiale genera l’altro da sé, dando forma alla materia che non ha ancora preso forma.
Nel due avviene quel processo di scissione necessario per l’origine del creato, ad un livello macro-cosmico.
Ad un livello inferiore, micro-cosmico, questa stessa dualità si rispecchia nella contrapposizione degli opposti: caldo e freddo, alto e basso, bene e male, maschio e femmina; la loro opposizione riflette ad un livello materiale la prima grande divisione, una separazione che è tale solo in apparenza.


3 . La Trinità



Nel numero tre è sintetizzato il completamento stesso della creazione, e l’origine della vita.
L’atto creativo non è infatti completo con la scissione dualistica.
Dopo che il principio si è separato da sé generando il creato, infatti, compare un terzo elemento atto a completare l’opera: si tratta della forza o essenza che mette in collegamento le prime due realtà, il creatore e il creato.
Immaginando il principio primordiale come la realtà che crea, e il creato come la sua opera, il terzo elemento è rappresentato proprio dallo sguardo del creatore, dall'atto di guardare.
Questo è il fondamento di ogni trinità: il creatore, il creato, e ciò che unisce i due.

Nella più antica cosmogonia della mitologia greca i tre elementi vengono identificati in Caos, Gea ed Eros.
Caos è lo spazio indistinto, l’infinito che tutto contiene (l’uno).
Gea (o Gaia) è la materia prima di assumere forma, compresa in Caos (Caos e Gea, la dualità).
Eros è la forza di attrazione che fa convergere la materia e con un atto di amore dà vita ad ogni cosa.

Ciò che unisce, il terzo elemento, è propriamente l’amore.
Nello stesso modo la Tradizione cristiana racchiude il mistero del creato nella Sacra Trinità Padre (creatore), Figlio (generato) e Spirito Santo (la forza di unione che lega ogni aspetto del visibile e del non visibile).


4 . Il Mondo



Con il quattro si passa da un livello metafisico ad un livello propriamente terreno: il quattro è infatti il numero per eccellenza della realtà plasmata.
Per questo motivo quattro sono i punti cardinali che delimitano i confini del mondo creato, e quattro sono le stagioni, che scandiscono lo scorrere del tempo.
Il quadrato nel suo significato primordiale è il simbolo della terra, della realtà racchiusa sotto il cielo, come quattro erano i fiumi che sorgevano nel paradiso terrestre e in quattro parti venivano suddivise le città degli uomini (da cui quartiere), per ribadire la loro realtà materiale.
Il quattro può anche essere letto come 3+1, e l’unità che si aggiunge è proprio la materia che prende forma, passando dallo stato in potenza a quello in atto.


5 . Il Microcosmo e l'Uomo



Il cinque è il simbolo del microcosmo e dell’essere umano.
Va letto come 4+1, ovvero come la realtà materiale in cui trova posto una creatura ad immagine e somiglianza di Dio, che riporta in basso una scheggia dell’unità primordiale celeste.
La stella a cinque punte con la punta rivolta verso l’alto sintetizza graficamente la realtà microcosmica dell’uomo, lo scopo della sua esistenza nel mondo materiale e la sua naturale predisposizione verso il ricongiungimento con il principio creatore.
Nello stesso modo sono cinque i sensi per mezzo dei quali l’uomo può entrare in contatto e conoscere il mondo materiale.


6 . La Parodia




Il sei è un numero conflittuale.
Nel sei, letto come due volte tre, si ritrova la trinità con un suo doppio, di matrice opposta.
Il sei può essere visto come la parodia della trinità che si contrappone alla creazione primordiale, il rifacimento terreno di ciò che ebbe luogo ad un livello superiore all’inizio dei tempi.
Così come tre volte sei, ovvero il compimento dell'inganno, è il numero della bestia secondo l’Apocalisse di Giovanni.
Il numero sei trova perfetta rappresentazione nel cosiddetto Sigillo di Salomone, raffigurante due triangoli equilateri dai versi opposti che si intrecciano: sono così raffigurate la forza primordiale della creazione e la sua parodia nella loro contrapposizione terrena, simbolo della lotta che si svolge a livello materiale tra le forze della creazione e quelle della dissoluzione.


7 . L'armonia




Il sette è il numero dell’armonia e del compimento.
Da leggersi come 3+4, porta in sé l’essenza del processo creativo intrinseco nella trinità (il 3) con la sua attuazione terrena (il 4).
Sette di conseguenza sono i giorni necessari a Dio per la creazione, come ancora oggi i giorni in cui è suddivisa la settimana (il piccolo ciclo).
Sette sono le note con le quali si possono comporre le armonie e le melodie in musica, e sette i colori dell’arcobaleno in cui la luce stessa si scompone
Il numero sette rappresenta di conseguenza il raggiungimento supremo dell’armonia nel mondo sensoriale.
Così Roma, Costantinopoli e Mosca, le tre Rome, sorgono su sette colli, a ricordare la funzione della polis quale luogo civilizzante in cui l’essere umano ricrea l’armonia della natura rendendola docile alle sue esigenze.


8 . L'Elevazione



Il numero otto rappresenta il superamento dell’armonia terrena e l’ elevazione verso la realtà celeste.
Nella Tradizione cristiana l’otto è associato alla Madonna, la Madre di Dio, tramite tra l’uomo e la realtà divina.
Per lo stesso motivo, nel medioevo europeo i battisteri venivano costruiti su pianta ottagonale, dal momento che per mezzo del battesimo l’uomo rientrava in contatto con il creatore e recuperava la sua ascendenza divina.
L’ottagono, inoltre, era considerato quale la figura geometrica intermedia tra il quadrato (simbolo del mondo materiale) e il cerchio, rappresentante l’universo superiore.


9 . Tre volte Tre



Il numero nove si ottiene moltiplicando per tre volte il tre, risulta quindi rappresentazione di una perfezione superiore, posta ad un livello maggiore rispetto a quello secolare.
Inteso come 8+1 indica il passo successivo all’elevazione terrena, verso uno stato dell’essere inconoscibile per l’uomo ancorato nell’universo sensoriale.


10 . Tetraktys




Il numero dieci è composto dalla somma dei primi quattro numeri (1+2+3+4), e deve la sua importanza prevalentemente all’uso del sistema di numerazione decimale.
In tale sistema, il dieci rappresenta la conclusione della prima decade, (essendo lo zero non contemplato), l’ultimo gradino di una scala posta al primo livello della serie numerica.
Occorre però ricordare che la valenza e il simbolismo dei numeri è in parte indipendente dal sistema numerale in uso: come si vedrà, la conclusione del ciclo in numerologia è più propriamente rappresentata dal numero dodici.


11 . Il Doppio




Il numero undici ha una doppia valenza.
Visto in ottica del sistema di numerazione decimale rappresenta il primo passo compiuto a seguito della conclusione di un primo ciclo, e quindi sinteticamente evoca un nuovo inizio.
Considerato però il numero dodici quale più appropriato per la definizione di un ciclo ultimato, il numero undici assume la valenza dell’opera incompleta, la perfezione non ancora raggiunta.


12 . Il Ciclo



Il numero dodici rappresenta propriamente il ciclo compiuto.
Per tale motivo in antichità l’anello del cielo che circonda la terra venne diviso in dodici settori, giunti ai nostri giorni all’interno della ruota dello Zodiaco.
Il dodici era il numero che sommava l’armonia del creato (il 7) con il microcosmo dell’uomo (il 5), e veniva inoltre ottenuto moltiplicando il numero della materia e del mondo (il 4) con la perfezione della creazione (il 3).
Così 12 erano gli Apostoli di Cristo, e dodici sono ancora oggi i mesi di un anno (il ciclo maggiore di base, quello intorno al Sole).


13 . La rottura dell'ordine




Il numero 13 va letto quale 12+1, ed evoca l’uscita dal ciclo, la rottura del compimento e l’inizio di un processo nuovo ed ignoto.
Per tale motivo ricorre spesso nel simbolismo delle società iniziatiche che si prepongono una ristrutturazione dell’ordine esistente, volendo esse in tale modo ribadire la loro volontà di dare inizio ad un nuovo ciclo che superi e rimodelli il ciclo precedente.

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Bibliografia utile di base:

- Biedermann Hans, Enciclopedia dei simboli, Garzanti, 1999
- Beigbeder Olivier, Lessico dei simboli medievali, Jaca Book, Milano, 1997
- Guénon René, Simboli della Scienza Sacra, Adelphi, Milano, 2000
- Schwaller de Lubicz Rene, Il Tempio dell'Uomo, Edizioni Mediterranee, 2000
- Tresoldi R, La Qabbalah, De Vecchi Editore, 2002

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@lice (Oltre lo Specchio)