L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

Ciao e grazie della visita.

Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:

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Thursday, November 10, 2011

Il grande progetto

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Il grande progetto

Wake up, before it's too late.

“Il grande progetto” è l’epilogo della serie “The secret”: la mitopoiesi di Giuseppe Di Bernardo si dipana in una storia potentemente evocativa, venata di tinte messianiche. Nell’ultimo episodio della saga, gli archetipi ed i temi disseminati nella storia (il sogno nel sogno, l’eterocromia, simbolo di una conflittualità irrisolta, eppure feconda, gli uomini dormienti, l’enigma dell’anima…), trovano la loro collocazione narrativa, persino una possibile spiegazione che è quasi una quadratura del cerchio.[1] Così manipolazioni genetiche, antichi retaggi, rapimenti, itinerari nell’ignoto, metamorfosi e nascondimenti, orizzonti sfocati di un inganno millenario, via via si precisano, illuminati da subitanei bagliori. Si chiariscono poi i ruoli dei personaggi principali, nei cui nomi (Adam, Soul, Sophia) è un destino.

Il progetto, cui si riferisce il titolo, inscena l’atto finale di un conflitto cosmico che, risalente ad età remote, si ingolfa oggi nel varco cruciale: da un lato oscure presenze dominatrici, dall’altro l’umanità in bilico tra narcosi e risveglio, tra dannazione e salvezza.

Gli ideatori della serie affidano il loro messaggio interlocutorio ad un avvincente racconto ad incastro, dove il protagonista, Adam Mack, una sorta di Eracle moderno, affronta epici cimenti, il cui successo non è scontato.

Il bravissimo Rosario Raho disegna le tavole, costruendo quasi un’iconografia religiosa nella sottolineatura del ruolo “salvifico” di Adam, mentre la sceneggiatura ed il montaggio, recuperati in analessi alcuni presupposti, ci conducono nei meandri delle avventure e nelle camere segrete della Grande Piramide.

Atttaverso la fantasia abbiamo imparato a scoprire (o a riscoprire) un potenziale sopito, forse a concepire l’inconcepibile.

Con il tramonto della quadrata ed accecante ragione, finalmente splenderanno gli astri?

[1] Il motivo dell’eterocromia di Adam Mack, che ha un occhio nero ed uno azzurro, ispira il pensoso poemetto di Giovanni Pascoli intitolato “Aléxandros”. Anche qui adombra una tensione interiore, il dualismo che dilania gli animi più sensibili, gli spiriti consapevoli della condizione umana.

Saturday, December 18, 2010

Gog e Magog (seconda parte)

http://zret.blogspot.com/2010/12/gog-e-magog-seconda-parte.html

Gog e Magog (seconda parte)

Leggi qui la prima parte.

In questo insieme di leggende si potrebbe enucleare un pur labile legame tra l’ebraismo e progetti egemonici, se si sofferma l’attenzione sul cenno di Giovanni Villani, secondo cui il figlio di Filippo II avrebbe serrato nei monti di Belgen un gruppo di Giudei. Si potrebbe pensare all’embrione da cui si formò l’etnia dei Khazari, creatori di un potente regno medievale, noto come khanato di Khazaria (652 – 1016)

I Khazari, di origine asiatica e di idioma turco, si erano insediati nelle steppe del sud-est russo a partire dal VII secolo. Il Khanato confinava a sud-ovest con l'Impero bizantino, a nord-ovest con il principato slavo normanno di Kiev, a nord con le terre abitate dai Bulgari del Volga.

Posto quindi in un punto strategico (qui passavano le rotte fluviali che dal Mar Nero conducevano sul Mar Baltico, qui arrivavano mercanti norreni, greci, arabi, bulgari, persiani diretti ad Nord e ad Ovest), il Khanato di Khazaria fu un importante centro economico e politico, luogo di incontro e di reciproco influsso tra lingue, culture e religioni diverse (Islam, Cristianesimo, Manicheismo, Animismo, Ebraismo).

Tra l'VIII secolo ed il IX secolo, consistenti nuclei di Ebrei, dopo aver attraversato il Caucaso entrarono in contatto con i Khazari. I sovrani di quest'ultimo popolo imposero, per motivi poco chiari, la conversione del Khanato alla religione ebraica. Questo fatto è stato alla base dell'elaborazione di diverse teorie, la più nota delle quali vuole gli Ebrei Ashkenaziti discendere direttamente dai Khazari (il romanziere ebreo Arthur Koestler sostenne in modo particolare questa tesi). Recenti studi genetici sembrano, però, dimostrare che elementi genetici originari del Medio Oriente dominano la linea maschile degli Ashkenazi (il cosiddetto cromosoma Y Aaron), ma la linea muliebre potrebbe avere una storia diversa. Da ciò alcuni hanno dedotto che uomini del Medio Oriente abbiano sposato donne locali[1]
, il che significa che gli Ashkenazi non sono imparentati con i Khazari o che questi rappresentano solo una parte degli antenati degli attuali Ashkenaziti. Ciò comferma la tesi del professor Gumilev esposta nel libro "From ancient Russia to Imperial Russia”, secondo cui gli attuali ebrei ashkenaziti non sono khazari di stirpe, perché discenderebbero da un gruppo di ebrei armeni (“ashkenaz” sta per “armeno”) mescolati alla nobiltà khazara. In effetti, solo una piccola parte dei Khazari si convertì realmente all'ebraismo, mentre il resto continuò a professare il proprio credo animistico e pagano, con una piccola minoranza di cristiani e musulmani.

Nell'anno 965 il principe di Novgorod e Kiev, il variago (normanno) Svjatoslav, in alleanza con la tribù dei Peceneghi, invase il corso meridionale del Don, provocando il collasso del Khanato e la diaspora dei superstiti Ebrei Khazari nella Russia occidentale ed in Polonia.




Wednesday, November 24, 2010

Gog e Magog (prima parte)

http://zret.blogspot.com/2010/11/gog-e-magog-prima-parte.html

Gog e Magog (prima parte)

Gog e Magog sono leggendarie popolazioni dell'Asia centrale, citate nella tradizione biblica e poi in quella coranica, quali genti selvagge e sanguinarie, fonte di incombente e terribile minaccia.

In varie epoche furono identificati con Sciti, Goti, Mongoli, Tartari, Ungari o Khazari.

La tradizione di Gog e Magog (ebraico גוג ומגוג; arabo يأجوج و مأجوج) trova la sua scaturigine nella Bibbia ebraica (Genesi 10: qui Magog è il capostipite di un popolo, ma può anche essere il nome della nazione oppure la terra di Gog) con riferimento a Magog, figlio di Jafet, e prosegue con una serie di oscure profezie nel Libro di Ezechiele, i cui echi si avvertono nell'Apocalisse detta di Giovanni e nel Corano. La tradizione è fumosa e l'identità dei personaggi differisce da una fonte all'altra. Essi vengono descritti ora come uomini, ora come esseri soprannaturali, giganti o demoni, gruppi etnici o abbinati a territori. In modo piuttosto strano, Gog e Magog approdano in Britannia, nella mitologia tardo antica e medievale: in terra d’Albione essi diventano due giganti, unici sopravvissuti di una mostruosa figliolanza nata dalle trentatré figlie dell’imperatore Diocleziano.

Giovanni Pascoli, nei “Poemi conviviali”, rispolvera il mito di Gog e Magog, fondendo diverse leggende. L’antico racconto biblico, per un curioso sincretismo s’intreccia con le saghe fiorite sulle imprese di Alessandro Magno: il particolare della porta di bronzo fatta erigere dal Macedone per sbarrare il passo ai popoli selvaggi del Caucaso deriva dalla “Storia favolosa” dello Pseudo-Callistene, dalle Revelationes dette di Metodio e dal Corano, nel quale si narra che Zul Karmein (ossia il Bicorne, nome con cui il libro sacro dell’Islam designa Alessandro, identificato nel figlio di Olimpia e di Ammone, raffigurato con corna d’ariete) per bloccare la furia belluina degli immondi popoli antropofagi di Gog e Magog, eresse una grande porta. Secondo il Corano, la porta sarà scardinata solo alla fine dei tempi.

Nel Medioevo la leggenda si arricchì grazie a poeti islamici per prendere “nuova vita nel secolo XII, quando la sùbita irruzione dei Mongoli commosse ed atterrì violentemente il mondo. Era facile pensare che si trattasse proprio delle genti di Gog e Magog il cui traboccare sul mondo era tanto temuto. Il nome di Magog suonava abbastanza vicino a quello di Mongoli” (Valli). Giovanni Villani nella sua Cronica (V, 29) accolse una versione secondo cui Alessandro Magno aveva rinchiuso nei monti di Belgen una tribù ebraica dai turpi costumi. Questa tribù, mischiatasi con altre popolazioni, rimase colà confinata perché credeva che l’esercito del Macedone fosse acquartierato lì vicino all’interno di una roccaforte imprendibile. Alessandro, infatti, era ricorso ad un artificio per simulare il suono di trombe, traendolo dalla terra concava. Gog e Magog dilagheranno, una volta in cui si saranno accorti dello stratagemma.

Il Pascoli compone un poemetto di respiro epico, animato da immagini grandiose ed apocalittiche: le steppe imbevute di porpora al tramonto e calcinate dalla luce lunare, sono percorse da echi sinistri: grida di nomadi, scalpitii di branchi, fischi di tormente, soffi di gufi… Ancora più inquietanti sono i nomi dei popoli che impazienti s’ammassano presso la porta bronzea. Metodio ne cita ventidue ed il poeta affastella quei nomi simili a lugubri formule di un grimorio: Alan, Aneg, Ageg, Assur, Thubal, Cephar, Mong, Mosach, Pothim, Thubal.



Monday, June 21, 2010

Un’antica cultura indoeuropea in Carelia?

http://zret.blogspot.com/2010/06/unantica-cultura-indoeuropea-in-carelia.html

Un’antica cultura indoeuropea in Carelia?

Recenti spedizioni archeologiche in Carelia rinfocolano il dibattito sulla regione di provenienza degli Indoeuropei: alcuni storici ritengono che gli Arii siano di origine orientale (discendenti dei Sumeri?), altri, invece, propendono per una matrice nordica (progenie degli Atlantidei?). E’ una vexata quaestio su cui si pronunceranno glottologi, archeologi e paleontologi: resta il fatto che alcune civiltà si svilupparono nel Nord Europa, benché sia arduo stabilire donde antiche genti provenissero e quali furono le direttrici delle loro migrazioni. Il testo che propongo, non scevro di contenuti discutibili, pare interessante soprattutto per il passaggio su Febo (vero è che Febo non coincide del tutto con Apollo, ma una tradizione ellenica collega il dio della profezia alle terre settentrionali) e per la descrizione di un manufatto che ricorda il Colosso di Memnone, una delle gigantesche statue innalzate dal faraone Amenofis IV. Si raccontava che, quando i primi raggi dell’Aurora colpivano il simulacro, esso emettesse una musica melodiosa.

La Repubblica di Carelia, che celebra quest’anno il novantesimo anniversario come unità amministrativa, è famosa non solo per le sue leggende, ma anche per gli interessanti reperti archeologici scoperti nella zona settentrionale. Nei primi anni del XX secolo, vari eruditi discussero ed analizzarono antichi petroglifi, incisioni trovate dal poeta russo Nikolai Gumilèv, in Carelia.

Come molti rappresentanti dell'intellighenzia russa, Gumilèv era interessato alla storia ed alla geografia ed amava viaggiare. Nel 1904 esplorò Kuzovsky, nell’arcipelago nel Mar Bianco. Aveva sentito accennare allo Stone Book che presumibilmente conteneva informazioni su tempi remoti ed indizi per la localizzazione del paese misterioso, da dove provenivano i discendenti settentrionali di Mu e, probabilmente, gli Slavi.

La prima menzione di Mu risale al IV secolo a.C. I testi riferiscono che era situata nella parte occidentale del regno egizio. Nel luogo sorgeva un santuario di Ra, il dio del sole. Alcune fonti riferiscono che Alessandro il Macedone si recò nella terra di Mu per ottenere una conoscenza sacra. Il generale macedone si diresse nell'attuale Pamir, dove vivevano tribù scite. Secondo una ricerca contemporanea, gli Sciti erano gli antenati degli Arii che popolavano la maggior parte delle terre slave. Secondo una teoria, gli Indoeuropei provenivano dall'Africa e popolarono il Nord, un'altra ipotesi indica la Siberia come luogo d’origine, ma essi dovettero trasferirsi a sud a causa del clima avverso. Gli Arii rappresentarono una civiltà altamente sviluppata. Alcuni credono che costruirono le famose piramidi egiziane. Strutture piramidali si possono trovare in Russia, in Crimea, Siberia e negli Urali. I ricercatori affermano che sono antecedenti alle piramidi egizie.

Nikolai Roerich pensò che la terra misteriosa di Mu fosse ubicata nel nord della Russia. Ritenne che il "grande lago" descritto negli scritti potesse essere il Ladoga. Gli Indogermanici erano giunti in Russia con navi, attraverso il Mar Mediterraneo (Mar Nero, n.d.t.). La fonte scoperta da Roerich accenna a Febo, il capo degli Arii. Febo (Sole in greco) era considerato un dio. Secondo una leggenda, fu l'antenato di tutti gli Arii ed aveva il dono della vita eterna. Febo ed i suoi seguaci stavano cercando l'ingresso di Shambala, una dimora sotterranea degli dei, dove è custodito il Libro di Pietra, una raccolta di saggezza spirituale di popoli ancestrali. Gli Arii, sotto la guida di Febo, incisero gigantesche epigrafi su un muro per continuare il testo inciso sul Libro di Pietra.

Alcuni graffiti rupestri mostrano animali, volatili, pesci e cacciatori. Altri mostrano figure che gli scienziati pensano possano rappresentare corpi celesti. Alcune immagini effigiano strane creature. I ricercatori ritengono che i petroglifi rappresentino molti simboli sacri legati alle culture del passato, ma sono ancora da decodificare. Nikolai Roerich opinava che la terra di Mu coincidesse con la sacra terra di Shambala. L'esploratore non ebbe fortuna, cercando l'ingresso di Shambala nell’isola Valaam in Carelia.

Alexei Popov, storico russo, così si esprime a proposito delle scoperte archeologiche in Carelia: “La Carelia è famosa per la sue 'seitas'. Questa parola significa 'divinità' e, secondo i geografi e gli etnologi, le 'seitas' rappresentano un culto delle rocce: anche le piramidi di pietra testimoniano questa tradizione cultuale. I Lapponi della Carelia credevano che le anime dei morti albergassero nelle rocce. Le rocce potrebbero anche servire come indicatori o separatori. Durante una spedizione, abbiamo scoperto un’enorme statua a trenta miglia dalla città di Kem. Il manufatto è posto su un podio litico. Tra la statua ed il basamento si apre una fessura: il vento che soffia attraverso l’interstizio emette suoni simili ad una melodia. La tonalità del suono cambiano a seconda della forza del vento. Questa 'roccia che canta' potrebbe essere stata un santuario pagano degli antichi Lapponi”.

Fonte: Pravda.ru





Sunday, December 27, 2009

War flames

http://zret.blogspot.com/2009/12/war-flames.html

War flames

In Afghanistan abbiamo compiuto dei sacrifici umani.(?) (S. Berlusconi)

Gli analisti oggi discutono di guerra "asimmetrica", un conflitto contro un nemico inafferrabile, subdolo: ma la definizione di "guerra asimmetrica" è solo un'altra ipocrita menzogna dei burattini che hanno appreso perfettamente la retorica orwelliana della "guerra è pace" giù giù fino alla "guerra giusta" propugnata dal lussurioso ladro di pere.

Com' è possibile confidare anche solo per un istante in queste classi dirigenti composte, nel migliore dei casi da ignavi e, quasi sempre, da satrapi sanguinari? In verità, i mercanti di morte, tutti uniti ed affiatati, hanno inventato i nemici per trascinare il pianeta nell'abisso della distruzione. Nessuno studente islamico in Afghanistan combatte le forze della coalizione: sterminata da tempo la resistenza ora, soldati innocentemente feroci, massacrano i loro commilitoni, senza saperlo. Oggi non si combattono guerre civili, ma guerre contro i civili: i loro corpi dilaniati da bombe "intelligenti", da ordigni di candidati manciuriani, giacciono nelle strade tra nugoli di mosche, in stagni di putridume. Il grido muto delle madri si schianta contro un cielo di piombo.

Chi arma i belligeranti? Banchieri in doppio petto, pingui porporati, presidenti "patrioti"... Nel mondo si dilapida un milione di dollari al minuto in spese militari: ecco perché tutti quelli che (politici, economisti, papi...) ciarlano di pace non sono credibili e suscitano solo infinito disgusto per la loro zuccherosa affettazione.

Guerra elettronica, guerra codarda combattuta da vigliacchi con i loro aerei radar e strumentazioni sofisticate per trucidare bambini inermi.

Ogni conflitto ne genera altri in una sequela infinita. Le superpotenze non mirano a vincere le guerre (come si potrebbe poi vincere, se l'avversario non esiste?), ma a straziare intere nazioni, a distruggere, ad atterrire le popolazioni. "Hanno fatto un deserto e lo chiamano pace".

La retorica bellicista esercita sempre il suo fascino sinistro sul filisteo geloso del suo unto benessere. Questa retorica martellante, ammantata di orpelli, ritmata da marce marziali, è il basso fondamentale del nostro mondo, l'unica tragica certezza in una selva di dubbi.

Alessandro Magno mise a repentaglio la sua stessa vita, pugnando in prima fila, con eroismo ed intrepidezza. Oggi i guerrafondai mandano al fronte giovani disoccupati: tornano storpi e pazzi, se tornano...

Quando l'ultimo taliban sarà snidato dalla sua grotta tra gli aridi monti afghani, allora i missili saranno puntati contro le stelle.

Fino a quando non sarà annientata questa genia di guerrafondai, avidi e crudeli, sulla Terra non si potrà costruire una società fondata sulla libertà e sulla rettitudine.

Intanto, si insegni a scuola, la fucina dei valori, il patriottismo: "Il libro in una mano, la bomba nell'altra".