Scopo del Blog
Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.
Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.
Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.
Ciao e grazie della visita.
Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:
http://indipezzenti.blogspot.ch/
https://www.facebook.com/Task-Force-Butler-868476723163799/
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Friday, February 19, 2016
Saturday, February 6, 2016
Thursday, December 17, 2015
Friday, December 19, 2014
I comandamenti del commis
su alcuni punti della rosicata sarei quasi d'accordo, ma che fatica leggere 'sta roba...
http://zret.blogspot.ch/2014/12/i-comandamenti-del-commis.html

http://zret.blogspot.ch/2014/12/i-comandamenti-del-commis.html
I comandamenti del commis

Di
recente Roberto Benigni ha imbambolato un pubblico di bambocci con due
puntate sui “dieci comandamenti”. La pantomima è rivelatrice di quanto
sia radicata l’ignoranza. Per disquisire sul Decalogo e per commentarlo,
bisognerebbe conoscere il soggetto e saperlo contestualizzare. In
verità, la ciarlatanesca rassegna sulle leggi vetero-testamentarie è
stata solo un pretesto per una pseudo-analisi della “politica” attuale,
secondo criteri falsamente moralistici e pedagogici che trasudano
ipocrisia e paternalismo. Benigni è un pessimo maestro, dolciastro e
sciocco, incapace di comprendere anche solo il senso letterale dei testi
che egli profana, mentre crede di interpretarli. Famigerate furono le
sue dilettantesche e sacrileghe “lezioni” sulla Commedia dantesca.
Se solo ci si premurasse di consultare un manuale scolastico di storia, si eviterebbe di prendere certe sonore cantonate. I Comandamenti che i bambini imparano a catechismo sono il risultato di una lunga rielaborazione culminata con Agostino nel IV sec. d.C.: le regole partorite del vescovo di Ippona poco o punto c’entrano con i precetti dettati da YHWH al suo popolo. Per nessuna ragione al mondo YHWH si sarebbe sognato di stabilire l’assurda, insensata norma “Non desiderare la donna d’altri” che dapprincipio [o come direbbe strakky: d'apprincipio] doveva suonare più o meno così: “Non gettare il malocchio sulle donne e le cose altrui”.
Il comandamento più importante e disatteso oggi da quasi tutti i “cristiani” nel mondo verteva sul divieto di farsi immagini delle cose che esistono sulla terra ed in cielo e di adorarle. La chiesa nicena eluse questa proibizione per inventarsi un Decalogo a suo uso e consumo. Sull’esecrazione dell’idolatria chi oggi insiste tra gli esponenti del clero o chi soltanto vi accenna? Tra le varie norme oggi dimenticate, ma che il dio degli Ebrei riteneva significativa menzioneremmo almeno la seguente: “Non cuocerai il capretto nel latte della madre”.
Questo rapido excursus ci permette di capire che trapiantare credenze antiche nel presente, oltre a denotare crasso analfabetismo, causa danni interpretativi irreparabili. Ogni evento ed ogni fenomeno culturale devono essere collocati nel loro milieu e studiati in rapporto alle circostanze sociali, economiche, antropologiche, spirituali etc. in cui essi si situano. Diversamente si tradisce il passato e lo si strumentalizza per fini di propaganda o, nel migliore dei casi, di becero intrattenimento.
Così sbagliano coloro che credono di poter fondare la dottrina dell’immortalità dell’anima, del Paradiso e dell’Inferno, richiamandosi alla Bibbia, in special modo alla Torah. Nella Bibbia i termini “nephesh” e “ruach” che spesso sono resi con “anima” o “spirito” non designavano un’essenza individuale imperitura.
L’oltretomba biblico è lo Sheol, simile all’Ade omerico ed a quello dei Sumeri, una plaga brumosa dove i morti sono ormai privi di coscienza e di identità. Qualche breve rimando al Paradiso ed all’Inferno come luoghi, rispettivamente, di beatitudine e di dannazione si reperisce nel Nuovo Testamento, ma sono passi contraddetti da altri e di valore metaforico, insufficienti comunque a definire una topografia precisa dell’aldilà cristiano che non esiste.
Semmai lo studio comparato delle religioni ci dimostra che di solito le genti dell’antichità in origine concepirono l’oltremondo come un luogo indistinto per poi, un po’ alla volta, approdare ad una concezione in cui sono fissate per le anime immortali precise sedi dove esse dimoreranno post mortem nonché punizioni o ricompense.
Ciò precisato, è evidente che la milionaria dissertazione di Benigni sul decalogo è priva di qualsiasi valore culturale, anche soltanto divulgativo. Questo nonostante le tronfie lodi ed i lautissimi compensi con cui è stato incensato l’abominevole spettacolo.
A proposito comunque di comandamenti, ne vorremmo suggerire uno ed è questo: “Spegnete il televisore e non siate mai benigni con Benigni”.
Articolo correlato: I veri dieci comndamenti
Se solo ci si premurasse di consultare un manuale scolastico di storia, si eviterebbe di prendere certe sonore cantonate. I Comandamenti che i bambini imparano a catechismo sono il risultato di una lunga rielaborazione culminata con Agostino nel IV sec. d.C.: le regole partorite del vescovo di Ippona poco o punto c’entrano con i precetti dettati da YHWH al suo popolo. Per nessuna ragione al mondo YHWH si sarebbe sognato di stabilire l’assurda, insensata norma “Non desiderare la donna d’altri” che dapprincipio [o come direbbe strakky: d'apprincipio] doveva suonare più o meno così: “Non gettare il malocchio sulle donne e le cose altrui”.
Il comandamento più importante e disatteso oggi da quasi tutti i “cristiani” nel mondo verteva sul divieto di farsi immagini delle cose che esistono sulla terra ed in cielo e di adorarle. La chiesa nicena eluse questa proibizione per inventarsi un Decalogo a suo uso e consumo. Sull’esecrazione dell’idolatria chi oggi insiste tra gli esponenti del clero o chi soltanto vi accenna? Tra le varie norme oggi dimenticate, ma che il dio degli Ebrei riteneva significativa menzioneremmo almeno la seguente: “Non cuocerai il capretto nel latte della madre”.
Questo rapido excursus ci permette di capire che trapiantare credenze antiche nel presente, oltre a denotare crasso analfabetismo, causa danni interpretativi irreparabili. Ogni evento ed ogni fenomeno culturale devono essere collocati nel loro milieu e studiati in rapporto alle circostanze sociali, economiche, antropologiche, spirituali etc. in cui essi si situano. Diversamente si tradisce il passato e lo si strumentalizza per fini di propaganda o, nel migliore dei casi, di becero intrattenimento.
Così sbagliano coloro che credono di poter fondare la dottrina dell’immortalità dell’anima, del Paradiso e dell’Inferno, richiamandosi alla Bibbia, in special modo alla Torah. Nella Bibbia i termini “nephesh” e “ruach” che spesso sono resi con “anima” o “spirito” non designavano un’essenza individuale imperitura.
L’oltretomba biblico è lo Sheol, simile all’Ade omerico ed a quello dei Sumeri, una plaga brumosa dove i morti sono ormai privi di coscienza e di identità. Qualche breve rimando al Paradiso ed all’Inferno come luoghi, rispettivamente, di beatitudine e di dannazione si reperisce nel Nuovo Testamento, ma sono passi contraddetti da altri e di valore metaforico, insufficienti comunque a definire una topografia precisa dell’aldilà cristiano che non esiste.
Semmai lo studio comparato delle religioni ci dimostra che di solito le genti dell’antichità in origine concepirono l’oltremondo come un luogo indistinto per poi, un po’ alla volta, approdare ad una concezione in cui sono fissate per le anime immortali precise sedi dove esse dimoreranno post mortem nonché punizioni o ricompense.
Ciò precisato, è evidente che la milionaria dissertazione di Benigni sul decalogo è priva di qualsiasi valore culturale, anche soltanto divulgativo. Questo nonostante le tronfie lodi ed i lautissimi compensi con cui è stato incensato l’abominevole spettacolo.
A proposito comunque di comandamenti, ne vorremmo suggerire uno ed è questo: “Spegnete il televisore e non siate mai benigni con Benigni”.
Articolo correlato: I veri dieci comndamenti
Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati
Pubblicato da
Zret
Sunday, May 25, 2014
Dall'Eden all'Inferno
http://zret.blogspot.it/2014/05/dalleden-allinferno_24.html
Dall'Eden all'Inferno

Francesca
Stavrakopoulou, biblista ed archeologa, appartiene a quel nutrito
novero di studiosi che si approccia alla Torah secondo una rigorosa
metodologia critica. Le sue ricerche in loco l’hanno condotta a
chiedersi quale fu la vera natura dell’Eden, se gli antichi ebrei
adoravano anche una divinità femminile [zretino, anche tu dovresti adorare la divinita' femminile...], se il regno di David fu
leggendario…
Tra le varie investigazioni, quella sul giardino dell’Eden è forse la più gravida di conseguenze per una visione complessiva del testo sacro e delle interpretazioni successive. La Stavrakopoulou, comparata la cultura ebraica con le testimonianze archeologiche, storiche ed iconografiche di altri popoli medio-orientali dell’antichità, propende per l’identificazione dell’Eden con un manufatto architettonico, per la precisione con il tempio di Gerusalemme, costruito su progetto dell’architetto fenicio Hiram per volontà del re Salomone. L’ipotesi può apparire audace, soprattutto perché un tempio non è un verziere: tuttavia l’edificio era adornato con motivi vegetali (foglie di palma, melegrane etc.) e, da un punto di vista metaforico, può essere considerato il giardino di YHWH, la sua dimora.
Ha ragione la biblista, quando interpreta i Cherubini del Paradiso terrestre come ieratiche figure antropozoomorfe riconducibili a sculture simili con cui i re della Mezzaluna fertile abbellivano palazzi e templi. La Stavrakopoulou ritiene che la storia di Genesi non riguardi i progenitori di tutta l’umanità, ma solo un’etnia ed i suoi miti di fondazione. Lo stesso Adamo adombrerebbe un re giudeo detronizzato da un avversario più potente. Questa ci sembra un’esegesi forzata che soprattutto cancella lo sfondo senza dubbio sumerico di Genesi.
A ragione Zecharia Sitchin, Biagio Russo et al., come è notorio, reputano l’Eden un luogo coltivato. Il termine probabilmente origina dall'ugaritico 'dn', con il significato di "posto in cui scorre molta acqua", "luogo ben irrigato", a sua volta dall’accadico edinnu, “pianura”. La fonte è il sumero edin, eden, "steppa", "pianura". Nella Bibbia è descritto come una plaga dalla vegetazione lussureggiante e ben delimitata.
Il libro del profeta Ezechiele 28: 12- 14, ci offre una descrizione dell’Eden che taluni specialisti ritengono più antica del racconto di Genesi. YHWH si rivolge ad Ezechiele con queste parole: “Figlio dell'uomo, intona un lamento sul principe di Tiro e digli: ‘Così dice il Signore Dio, pieno di sapienza, perfetto in bellezza; in Eden, giardino di Dio, tu eri coperto d'ogni pietra preziosa, rubini, topazi, diamanti, crisoliti, onici e diaspri, zaffiri, carbonchi e smeraldi; e d'oro era il lavoro dei tuoi castoni e delle tue legature, preparato nel giorno in cui fosti creato. Eri come un cherubino ad ali spiegate a difesa; io ti posi sul monte santo di Dio e camminavi in mezzo a pietre di fuoco”.
La raffigurazione è evocativa e sembra suffragare la congettura della Stavrakopoulou, secondo cui il giardino è una sontuosa costruzione consacrata a Dio, impreziosita da gemme rutilanti e da lamine d’oro.
L’Eden era dunque a Gerusalemme? Capitale del regno ebraico dal 1070 a.C in poi, dopo la divisione della nazione in due regni, (997 a.C.), Gerusalemme continuò ad essere la capitale del regno meridionale di Giuda. Il nome più antico della città di cui si abbia memoria è “Salem” (Ge. 14:18). Il toponimo è presumibilmente da associare ad una divinità semitica occidentale chiamata Salem. Il presunto fondatore del Cristianesimo, Shaul- Paolo (Eb. 7:2) spiega che il vero significato della seconda parte del nome è “pace”, ma pare una falsa etimologia. Nei testi accadici la città era chiamata Urusalim o Ur-sa-li-im-mu. Nel toponimo si può staccare la base Ur che significa “città” nell’idioma dei Sumeri.
I primi abitanti di Gerusalemme furono i Gebusei, un gruppo di Cananei: “Urushalim”, da cui deriva “Gerusalemme”, è una parola cananea-amorrea che significa “fondato dalla divinità Shalem” e la città ha una storia che va ben oltre quella del popolo ebraico, risalendo ai Sumeri.
Gerusalemme è nota anche, per sineddoche, come Sion, toponimo dall’etimo oscuro. ll monte Sion è un'altura di 700 metri sul livello del mare. Su questo poggio si formò il nucleo originario della futura Gerusalemme.
Sitchin opina che il Monte Moriah, dove fu poi eretto il Tempio, fosse un luogo dove gli Annunaki istituirono il secondo centro di controllo della missione dopo il Diluvio universale. Prima del cataclisma, questa base era ubicata a Nippur, ma, dopo che le inondazioni sommersero la Sumeria, fu deciso di creare un altro spazio-porto proprio nel sito che in seguito ospitò Gerusalemme, città sacra per le tre religioni monoteiste medio-orientali, perché furono gli “dei” a fondarla. Sotto il basamento della Spianata delle moschee si dovrebbero trovare monoliti di eccezionali dimensioni e peso, come a Baalbek.
Che sia o no quella di Sitchin una ricostruzione fantasiosa, è incontestabile che Gerusalemme è città decisiva per Ebrei, Cristiani e Musulmani. A Gerusalemme predicarono i Messia ed il profeta Maometto fu assunto in cielo là dove oggi si staglia la scintillante Cupola della roccia.
Dante, che fu iniziato oltre che sommo poeta, riconosce il ruolo centrale della città ma – singolare scelta – vi colloca nei pressi l’ingresso dell’Inferno.
Con un volo pindarico, lungo il solco che si immerge nelle viscere del pianeta, possiamo accennare alla pellicola “Matrix” dove Zion-Sion, è l’unico centro di "Matrix” in cui gli uomini sono liberi, ma è situato (non è poi così strano) nelle profondità della Terra. Simboleggia la Terra Promessa per l'equipaggio della nave. Un simbolismo biblico ed onirico è collegato anche al nome della nave, Nebuchadnezzar (Nabucodonosor). Nebuchadnezzar, re di Babilonia, fu istruito in sogno da Dio per distruggere gli abitanti di Gerusalemme che adoravano falsi profeti.
Che Gerusalemme sia la “città della pace” donde si irradia la luce per l’umanità è forse un sogno romantico, come tutti i sogni destinati a dissiparsi con il risveglio.
Tra le varie investigazioni, quella sul giardino dell’Eden è forse la più gravida di conseguenze per una visione complessiva del testo sacro e delle interpretazioni successive. La Stavrakopoulou, comparata la cultura ebraica con le testimonianze archeologiche, storiche ed iconografiche di altri popoli medio-orientali dell’antichità, propende per l’identificazione dell’Eden con un manufatto architettonico, per la precisione con il tempio di Gerusalemme, costruito su progetto dell’architetto fenicio Hiram per volontà del re Salomone. L’ipotesi può apparire audace, soprattutto perché un tempio non è un verziere: tuttavia l’edificio era adornato con motivi vegetali (foglie di palma, melegrane etc.) e, da un punto di vista metaforico, può essere considerato il giardino di YHWH, la sua dimora.
Ha ragione la biblista, quando interpreta i Cherubini del Paradiso terrestre come ieratiche figure antropozoomorfe riconducibili a sculture simili con cui i re della Mezzaluna fertile abbellivano palazzi e templi. La Stavrakopoulou ritiene che la storia di Genesi non riguardi i progenitori di tutta l’umanità, ma solo un’etnia ed i suoi miti di fondazione. Lo stesso Adamo adombrerebbe un re giudeo detronizzato da un avversario più potente. Questa ci sembra un’esegesi forzata che soprattutto cancella lo sfondo senza dubbio sumerico di Genesi.
A ragione Zecharia Sitchin, Biagio Russo et al., come è notorio, reputano l’Eden un luogo coltivato. Il termine probabilmente origina dall'ugaritico 'dn', con il significato di "posto in cui scorre molta acqua", "luogo ben irrigato", a sua volta dall’accadico edinnu, “pianura”. La fonte è il sumero edin, eden, "steppa", "pianura". Nella Bibbia è descritto come una plaga dalla vegetazione lussureggiante e ben delimitata.
Il libro del profeta Ezechiele 28: 12- 14, ci offre una descrizione dell’Eden che taluni specialisti ritengono più antica del racconto di Genesi. YHWH si rivolge ad Ezechiele con queste parole: “Figlio dell'uomo, intona un lamento sul principe di Tiro e digli: ‘Così dice il Signore Dio, pieno di sapienza, perfetto in bellezza; in Eden, giardino di Dio, tu eri coperto d'ogni pietra preziosa, rubini, topazi, diamanti, crisoliti, onici e diaspri, zaffiri, carbonchi e smeraldi; e d'oro era il lavoro dei tuoi castoni e delle tue legature, preparato nel giorno in cui fosti creato. Eri come un cherubino ad ali spiegate a difesa; io ti posi sul monte santo di Dio e camminavi in mezzo a pietre di fuoco”.
La raffigurazione è evocativa e sembra suffragare la congettura della Stavrakopoulou, secondo cui il giardino è una sontuosa costruzione consacrata a Dio, impreziosita da gemme rutilanti e da lamine d’oro.
L’Eden era dunque a Gerusalemme? Capitale del regno ebraico dal 1070 a.C in poi, dopo la divisione della nazione in due regni, (997 a.C.), Gerusalemme continuò ad essere la capitale del regno meridionale di Giuda. Il nome più antico della città di cui si abbia memoria è “Salem” (Ge. 14:18). Il toponimo è presumibilmente da associare ad una divinità semitica occidentale chiamata Salem. Il presunto fondatore del Cristianesimo, Shaul- Paolo (Eb. 7:2) spiega che il vero significato della seconda parte del nome è “pace”, ma pare una falsa etimologia. Nei testi accadici la città era chiamata Urusalim o Ur-sa-li-im-mu. Nel toponimo si può staccare la base Ur che significa “città” nell’idioma dei Sumeri.
I primi abitanti di Gerusalemme furono i Gebusei, un gruppo di Cananei: “Urushalim”, da cui deriva “Gerusalemme”, è una parola cananea-amorrea che significa “fondato dalla divinità Shalem” e la città ha una storia che va ben oltre quella del popolo ebraico, risalendo ai Sumeri.
Gerusalemme è nota anche, per sineddoche, come Sion, toponimo dall’etimo oscuro. ll monte Sion è un'altura di 700 metri sul livello del mare. Su questo poggio si formò il nucleo originario della futura Gerusalemme.
Sitchin opina che il Monte Moriah, dove fu poi eretto il Tempio, fosse un luogo dove gli Annunaki istituirono il secondo centro di controllo della missione dopo il Diluvio universale. Prima del cataclisma, questa base era ubicata a Nippur, ma, dopo che le inondazioni sommersero la Sumeria, fu deciso di creare un altro spazio-porto proprio nel sito che in seguito ospitò Gerusalemme, città sacra per le tre religioni monoteiste medio-orientali, perché furono gli “dei” a fondarla. Sotto il basamento della Spianata delle moschee si dovrebbero trovare monoliti di eccezionali dimensioni e peso, come a Baalbek.
Che sia o no quella di Sitchin una ricostruzione fantasiosa, è incontestabile che Gerusalemme è città decisiva per Ebrei, Cristiani e Musulmani. A Gerusalemme predicarono i Messia ed il profeta Maometto fu assunto in cielo là dove oggi si staglia la scintillante Cupola della roccia.
Dante, che fu iniziato oltre che sommo poeta, riconosce il ruolo centrale della città ma – singolare scelta – vi colloca nei pressi l’ingresso dell’Inferno.
Con un volo pindarico, lungo il solco che si immerge nelle viscere del pianeta, possiamo accennare alla pellicola “Matrix” dove Zion-Sion, è l’unico centro di "Matrix” in cui gli uomini sono liberi, ma è situato (non è poi così strano) nelle profondità della Terra. Simboleggia la Terra Promessa per l'equipaggio della nave. Un simbolismo biblico ed onirico è collegato anche al nome della nave, Nebuchadnezzar (Nabucodonosor). Nebuchadnezzar, re di Babilonia, fu istruito in sogno da Dio per distruggere gli abitanti di Gerusalemme che adoravano falsi profeti.
Che Gerusalemme sia la “città della pace” donde si irradia la luce per l’umanità è forse un sogno romantico, come tutti i sogni destinati a dissiparsi con il risveglio.
Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati
Pubblicato da
Zret
Monday, January 13, 2014
Extraterrestri, le radici occulte di un mito moderno
http://zret.blogspot.co.uk/2014/01/extraterrestri-le-radici-occulte-di-un.html
Extraterrestri, le radici occulte di un mito moderno
Gianluca Marletta ed Enzo Pennetta sono autori di un libricino intitolato “Extraterrestri, le radici occulte di un mito moderno”,
2011. Il testo si situa nel solco della saggistica xenologica che
ascrive in toto il fenomeno U.F.O. a dimensioni occulte di natura non
fisica. Tempo fa, esprimemmo un giudizio severo che oggi ci sentiamo
globalmente di confermare. Quali sono le ragioni di tale valutazione?
In primo luogo, nel già ripetitivo panorama della letteratura ufologica, il titolo dei due autori non aggiunge alcunché di nuovo: numerosi studiosi, troppo celebri per essere menzionati, già formularono ed esplorarono l’ipotesi parafisica. Transeat: è possibile comunque che si intenda proporre un taglio personale all’interpretazione in esame.
Ciò che non convince è l’approccio riduzionista a causa del quale tutti gli aspetti hard dell’Ufologia sono ignorati a favore di una lettura che, pur legittima, è opinabile quando diventa esclusiva, apodittica. Il rigetto delle caratteristiche materiali elimina ipso facto il problema del terraforming, dell’ibridazione genetica, delle misteriose mutilazioni animali, dalla retroingegneria (si pensi alla notevole testimonianza del Tenente Colonnello Philip J. Corso). Sono questioni che è arduo negare, ma pure facile omettere per non essere accusati di essere dei visionari.
E’ questo il limite maggiore: la tesi è enunciata, senza avvertire la necessità in qualche modo di dimostrarla. E’ così che si getta tutto nello stesso calderone: lo spiritismo ottocentesco, il contattismo, l’archeologia spaziale, gli oggetti volanti non identificati...
Se cardine della ricerca è il discernimento, allora il testo in oggetto non è una ricerca. Si consideri solo il caso del contattismo, molto più complesso di com’è presentato, non riconducibile sic et simpliciter all’occultismo. Vero è che gli ufonauti incontrati da Adamski e dai numerosi epigoni lasciano intuire, di là dai mirabilia tecnologici e dalle apparenze angelicate, obiettivi, se non malevoli, ambigui, ma sarebbe auspicabile adottare criteri più duttili. Quando si affrontano temi controversi, come quelli connessi alla Xenologia, occorre affinare e calibrare gli strumenti interpretativi: è come se un orefice usasse pinze e tenaglie per lavorare l’oro.
Un altro aspetto ci sembra minare la fatica di Marletta e Pennetta: l’opposizione, ormai obsoleta e rude, tra ipotesi parafisica ed ipotesi extraterrestre. A ben vedere, i due orizzonti non sono così lontani: è possibile che una civiltà, dopo aver toccato il culmine del “progresso” tecnologico, abbandoni la tecnica per procedere lungo la via dei poteri psichici, del dominio della materia e dello spazio-tempo attraverso il pensiero. Ad esempio, nell’India vedica dèi, semidei ed eroi ora impiegano la tecnologia ora ne sono svincolati. Lo stesso termine “loka”, in sanscrito, designa sia il pianeta fisico sia un mondo sovradimensionale: invero, realtà fisica ed iperfisica coesistono e si compenetrano, anche se, quasi sempre noi percepiamo solo la prima, anzi una sua piccola frazione. Un Venusiano non deve per forza provenire dal pianeta materiale che chiamiamo Venere.
Pertanto se nella Bibbia ed in altri libri tradizionali alcuni specialisti scorgono “angeli” in carne ed ossa nonché macchine volanti, mentre altri ricercatori vedono immagini sciamaniche e fenomeni eterici, probabilmente hanno ragione entrambe le categorie di studiosi. Si tratta di stabilire dove il testo o l’esperienza descrivono un referente concreto e dove, invece, un simbolo, pur nella consapevolezza che tale distinzione può essere sfumata. Lo stesso vale per la fenomenologia ufologica, il cui versante tecnologico (viti e bulloni), sebbene sia da ridimensionare, non può essere escluso del tutto, pena la creazione di una grisaille in cui si confonde tutto ed il contrario di tutto: esoterismo, occultismo, New age, scienza di frontiera…
Occorre provare a superare la tradizionale separazione tra empirico e meta-empirico. La scienza ortodossa si ostina ad ignorare le cosiddette energie sottili nonché la sfera metafisica: in questo modo si preclude dogmaticamente una visione più ampia ed approfondita. La vera ricerca, però, non può prescindere dalla ricognizione, sempre critica e prudente, di territori liminali. In molti casi l’osservazione del “fatto concreto” dà l’impulso per un’indagine che, un po’ alla volta, travalica i confini dell’empiria, lasciando intravedere inattesi paesaggi.
Dunque la visione dei due scrittori è poco aggiornata e rischia di appiattirsi su un’esegesi dicotomica, anzi manichea dove il bene coincide con il Cattolicesimo ed il male con tutto il resto.
Le ambizioni antropologiche degli autori, cioè dimostrare che le manifestazioni ufologiche nascondono il fine delle élites di creare il terreno adatto ad una pseudo-religione mondialista, si diluiscono nella brevità (brevis laboro esse, obscurus fio...) dell’opuscolo, ma soprattutto sono quasi vanificate dall’impostazione confessionale.
Condividiamo, pur con alcuni distinguo, l’assunto centrale dell’opuscolo, ossia dietro gli Altri (tutti?) opera un agente pericoloso, ma se il fine è portare i lettori nell’ovile della Chiesa cattolica, come tante docili pecorelle bianche, allora preferiamo rimanere pecore nere.
Siamo concordi con altre tesi degli autori, ostili al riduzionismo scientifico, al darwinismo, alla teoria dei cambiamenti climatici dovuti al biossido di carbonio etc. Perciò, visto che le premesse sono buone, auspichiamo che “Extraterrestri, le radici occulte di un mito moderno” sia solo un primo passo di un lungo cammino verso mete più originali, specialmente verso concezioni emancipate dal dualismo interpretativo cui si è accennato sopra.
In primo luogo, nel già ripetitivo panorama della letteratura ufologica, il titolo dei due autori non aggiunge alcunché di nuovo: numerosi studiosi, troppo celebri per essere menzionati, già formularono ed esplorarono l’ipotesi parafisica. Transeat: è possibile comunque che si intenda proporre un taglio personale all’interpretazione in esame.
Ciò che non convince è l’approccio riduzionista a causa del quale tutti gli aspetti hard dell’Ufologia sono ignorati a favore di una lettura che, pur legittima, è opinabile quando diventa esclusiva, apodittica. Il rigetto delle caratteristiche materiali elimina ipso facto il problema del terraforming, dell’ibridazione genetica, delle misteriose mutilazioni animali, dalla retroingegneria (si pensi alla notevole testimonianza del Tenente Colonnello Philip J. Corso). Sono questioni che è arduo negare, ma pure facile omettere per non essere accusati di essere dei visionari.
E’ questo il limite maggiore: la tesi è enunciata, senza avvertire la necessità in qualche modo di dimostrarla. E’ così che si getta tutto nello stesso calderone: lo spiritismo ottocentesco, il contattismo, l’archeologia spaziale, gli oggetti volanti non identificati...
Se cardine della ricerca è il discernimento, allora il testo in oggetto non è una ricerca. Si consideri solo il caso del contattismo, molto più complesso di com’è presentato, non riconducibile sic et simpliciter all’occultismo. Vero è che gli ufonauti incontrati da Adamski e dai numerosi epigoni lasciano intuire, di là dai mirabilia tecnologici e dalle apparenze angelicate, obiettivi, se non malevoli, ambigui, ma sarebbe auspicabile adottare criteri più duttili. Quando si affrontano temi controversi, come quelli connessi alla Xenologia, occorre affinare e calibrare gli strumenti interpretativi: è come se un orefice usasse pinze e tenaglie per lavorare l’oro.
Un altro aspetto ci sembra minare la fatica di Marletta e Pennetta: l’opposizione, ormai obsoleta e rude, tra ipotesi parafisica ed ipotesi extraterrestre. A ben vedere, i due orizzonti non sono così lontani: è possibile che una civiltà, dopo aver toccato il culmine del “progresso” tecnologico, abbandoni la tecnica per procedere lungo la via dei poteri psichici, del dominio della materia e dello spazio-tempo attraverso il pensiero. Ad esempio, nell’India vedica dèi, semidei ed eroi ora impiegano la tecnologia ora ne sono svincolati. Lo stesso termine “loka”, in sanscrito, designa sia il pianeta fisico sia un mondo sovradimensionale: invero, realtà fisica ed iperfisica coesistono e si compenetrano, anche se, quasi sempre noi percepiamo solo la prima, anzi una sua piccola frazione. Un Venusiano non deve per forza provenire dal pianeta materiale che chiamiamo Venere.
Pertanto se nella Bibbia ed in altri libri tradizionali alcuni specialisti scorgono “angeli” in carne ed ossa nonché macchine volanti, mentre altri ricercatori vedono immagini sciamaniche e fenomeni eterici, probabilmente hanno ragione entrambe le categorie di studiosi. Si tratta di stabilire dove il testo o l’esperienza descrivono un referente concreto e dove, invece, un simbolo, pur nella consapevolezza che tale distinzione può essere sfumata. Lo stesso vale per la fenomenologia ufologica, il cui versante tecnologico (viti e bulloni), sebbene sia da ridimensionare, non può essere escluso del tutto, pena la creazione di una grisaille in cui si confonde tutto ed il contrario di tutto: esoterismo, occultismo, New age, scienza di frontiera…
Occorre provare a superare la tradizionale separazione tra empirico e meta-empirico. La scienza ortodossa si ostina ad ignorare le cosiddette energie sottili nonché la sfera metafisica: in questo modo si preclude dogmaticamente una visione più ampia ed approfondita. La vera ricerca, però, non può prescindere dalla ricognizione, sempre critica e prudente, di territori liminali. In molti casi l’osservazione del “fatto concreto” dà l’impulso per un’indagine che, un po’ alla volta, travalica i confini dell’empiria, lasciando intravedere inattesi paesaggi.
Dunque la visione dei due scrittori è poco aggiornata e rischia di appiattirsi su un’esegesi dicotomica, anzi manichea dove il bene coincide con il Cattolicesimo ed il male con tutto il resto.
Le ambizioni antropologiche degli autori, cioè dimostrare che le manifestazioni ufologiche nascondono il fine delle élites di creare il terreno adatto ad una pseudo-religione mondialista, si diluiscono nella brevità (brevis laboro esse, obscurus fio...) dell’opuscolo, ma soprattutto sono quasi vanificate dall’impostazione confessionale.
Condividiamo, pur con alcuni distinguo, l’assunto centrale dell’opuscolo, ossia dietro gli Altri (tutti?) opera un agente pericoloso, ma se il fine è portare i lettori nell’ovile della Chiesa cattolica, come tante docili pecorelle bianche, allora preferiamo rimanere pecore nere.
Siamo concordi con altre tesi degli autori, ostili al riduzionismo scientifico, al darwinismo, alla teoria dei cambiamenti climatici dovuti al biossido di carbonio etc. Perciò, visto che le premesse sono buone, auspichiamo che “Extraterrestri, le radici occulte di un mito moderno” sia solo un primo passo di un lungo cammino verso mete più originali, specialmente verso concezioni emancipate dal dualismo interpretativo cui si è accennato sopra.
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Monday, June 17, 2013
La pista sumera (terza ed ultima parte)
http://zret.blogspot.co.uk/2013/06/la-pista-sumera-terza-ed-ultima-parte.html
La pista sumera (terza ed ultima parte)

Leggi qui la seconda parte.
L’ufologo tedesco Michael Hesenmann, nel suo saggio “Il mistero dei cerchi nel grano”, dopo aver riportato l’episodio di Holloman, svolge alcune interessanti osservazioni: “Quando lo vidi per la prima volta (il disegno di Emmenger raffigurante gli alieni nasuti, n.d.a.) mi causò un effetto di déjà vù: da qualche parte dovevo aver visto quella fisionomia. Poi mi ricordai: a Berlino, nella sezione dell’Asia Anteriore del museo di Pergamo su un bassorilievo antico di 2800 anni, proveniente da Kalchu, città del regno assiro di Assurnasirpal II (883-859 a.C.) corrispondente all’attuale Iraq settentrionale. Vi si vede un genio – com’era denominato nel catalogo del museo – in realtà uno degli Anunnaki, cioè di 'quelli che vengono sulla Terra dal Cielo' per creare gli uomini a loro immagine e somiglianza. Lo stesso volto dal naso aquilino (sul bassorilievo guarnito, però, anche con una lunga barba), lo stesso scettro, lo stesso orecchino, lo stesso ‘elmo’ anche se, forse perché persona di rango inferiore, qui ornato con soli tre giri di nastro. Gli Egizi raffiguravano questi dei – che chiamavano Neteru, cioè ‘guardiani’ – con una pelle grigio-azzurrina e ne allungavano la parte posteriore del capo, una caratteristica che – prodotta artificialmente o geneticamente – ritroviamo nelle famiglie dei faraoni (come pure il naso adunco, indice di nobiltà) che si ritenevano diretti discendenti degli dei.”
Il presunto approdo alieno a Holloman era stato reso noto per la prima volta da Robert Emmeneger, documentarista ed esponente del Partito Repubblicano. Egli così dipinse gli ufonauti: “Erano esseri simili all’uomo, vestiti con una tuta aderente, alti circa un metro e sessanta, pelle grigio-azzurrina, grandi occhi distanziati dal taglio orientale, testa a ‘pera’ che si allunga dietro, vistoso naso adunco. In testa portavano copricapo adornati da vari giri di larghe fasce (o nastri), portavano orecchini, in mano tenevano un bastone simile ad uno scettro”.
Il musicista ed ufologo britannico Timothy Good, esprimendo le ingenuità dell'ufologia ottimista, in “Base terra”, annota: “In quegli incontri, Eisenhower si era convinto che gli alieni volevano aiutarci. Quindi, stando alle indiscrezioni, Eisenhower ed il suo staff sarebbero stati testimoni dell’atterraggio del disco volante da cui scesero i visitatori alieni, che comunque chiesero all’allora presidente di prendere in considerazione l’idea di rendere pubblica la notizia della loro presenza sul nostro pianeta […] Il nostro pianeta, avrebbero spiegato gli alieni all’ex presidente, è ciclicamente investito da grandi meteoriti, ma neppure loro sono in grado di proteggerci da quelli di mole maggiore. L’unica possibilità per la nostra specie, suggerirono i Grigi(???), potrebbe essere quella di costruire una sorta di ‘scudo spaziale o deflettore’”.
Un anno fa fu progettata la realizzazione di una saga cinematografica intitolata “Anunnaki” con la direzione affidata a Jon Grees. Erano già stati scritturati gli attori e reclutati i tecnici, ma il lungometraggio non hai mai visto la luce. Non solo, le tracce inerenti alla produzione sono quasi tutte sparite dalla Rete. Prima di svanire nel nulla, il regista rilasciò un’intervista in cui asserì: “’Anunnaki’ è il primo film in cui oggettivamente si può dimostrare quale tipo di influsso subirono i Sumeri affinché diventassero ex abrupto la cultura più avanzata del mondo antico. Molte persone ancora non sanno che esistevano macchine volanti sulla Terra, molto prima che gli Egizi avessero attinto il loro acme tecnologico. La conoscenza avanzata degli astri, l’agricoltura, la zootecnia, la struttura sociale… furono elargite al genere umano da civiltà extraterrestri…” Si può immaginare per quale ragione la scure della censura si è abbattuta sul progetto di Gress.
Ancora cinema tra finzione e realtà. In “Prometheus”, per la regia di Ridley Scott, i creatori dell’umanità, una razza esterna descritta come ‘gli ingegneri’, ha intenzione di tornare sulla Terra per introdurre una nuova forma di vita atta a sostituire l’umanità. La 'missione Prometheus' compie la sconvolgente scoperta che gli ingegneri sono i progenitori di Homo sapiens sapiens.
Sebbene l’opera di Scott non indichi espressamente i Sumeri, li introduce in modo obliquo, insistendo sul loro ruolo di creatori del genere umano. La fisionomia degli alieni evocati nella pellicola è piuttosto distante dalla sembianze degli astronauti nasuti protagonisti dell’abboccamento a Holloman, poiché semmai aderisce al testo biblico per lo meno per quanto attiene alla statura ed all’aspetto che incute timore. Siamo in presenza di diversi gruppi appartenenti ad uno stesso popolo o al cospetto di due razze distinte? Questa domanda è forse oziosa, rispetto ad altri quesiti: gli antenati dei Sumeri erano e sono scaltri imbonitori? Esistevano ed esistono varie fazioni? Sono a ancora oggi i supervisori dei principali eventi, di là dalle loro dichiarazioni improntate a sollecitudine?
La pista sumera somiglia spesso ad un campo minato…
Fonti:
M. Biglino, Il dio alieno della Bibbia, 2011
G. Casale, Atterraggio a Holloman, 2007
T. Good, Base Terra, Milano, 1998
M. Hesenmann, Il mistero dei cerchi nel grano, Roma, 1994, ristampa del 2002
A. Marcianò, La lingua dei visitatori, in X Times n. 39
L’ufologo tedesco Michael Hesenmann, nel suo saggio “Il mistero dei cerchi nel grano”, dopo aver riportato l’episodio di Holloman, svolge alcune interessanti osservazioni: “Quando lo vidi per la prima volta (il disegno di Emmenger raffigurante gli alieni nasuti, n.d.a.) mi causò un effetto di déjà vù: da qualche parte dovevo aver visto quella fisionomia. Poi mi ricordai: a Berlino, nella sezione dell’Asia Anteriore del museo di Pergamo su un bassorilievo antico di 2800 anni, proveniente da Kalchu, città del regno assiro di Assurnasirpal II (883-859 a.C.) corrispondente all’attuale Iraq settentrionale. Vi si vede un genio – com’era denominato nel catalogo del museo – in realtà uno degli Anunnaki, cioè di 'quelli che vengono sulla Terra dal Cielo' per creare gli uomini a loro immagine e somiglianza. Lo stesso volto dal naso aquilino (sul bassorilievo guarnito, però, anche con una lunga barba), lo stesso scettro, lo stesso orecchino, lo stesso ‘elmo’ anche se, forse perché persona di rango inferiore, qui ornato con soli tre giri di nastro. Gli Egizi raffiguravano questi dei – che chiamavano Neteru, cioè ‘guardiani’ – con una pelle grigio-azzurrina e ne allungavano la parte posteriore del capo, una caratteristica che – prodotta artificialmente o geneticamente – ritroviamo nelle famiglie dei faraoni (come pure il naso adunco, indice di nobiltà) che si ritenevano diretti discendenti degli dei.”
Il presunto approdo alieno a Holloman era stato reso noto per la prima volta da Robert Emmeneger, documentarista ed esponente del Partito Repubblicano. Egli così dipinse gli ufonauti: “Erano esseri simili all’uomo, vestiti con una tuta aderente, alti circa un metro e sessanta, pelle grigio-azzurrina, grandi occhi distanziati dal taglio orientale, testa a ‘pera’ che si allunga dietro, vistoso naso adunco. In testa portavano copricapo adornati da vari giri di larghe fasce (o nastri), portavano orecchini, in mano tenevano un bastone simile ad uno scettro”.
Il musicista ed ufologo britannico Timothy Good, esprimendo le ingenuità dell'ufologia ottimista, in “Base terra”, annota: “In quegli incontri, Eisenhower si era convinto che gli alieni volevano aiutarci. Quindi, stando alle indiscrezioni, Eisenhower ed il suo staff sarebbero stati testimoni dell’atterraggio del disco volante da cui scesero i visitatori alieni, che comunque chiesero all’allora presidente di prendere in considerazione l’idea di rendere pubblica la notizia della loro presenza sul nostro pianeta […] Il nostro pianeta, avrebbero spiegato gli alieni all’ex presidente, è ciclicamente investito da grandi meteoriti, ma neppure loro sono in grado di proteggerci da quelli di mole maggiore. L’unica possibilità per la nostra specie, suggerirono i Grigi(???), potrebbe essere quella di costruire una sorta di ‘scudo spaziale o deflettore’”.
Un anno fa fu progettata la realizzazione di una saga cinematografica intitolata “Anunnaki” con la direzione affidata a Jon Grees. Erano già stati scritturati gli attori e reclutati i tecnici, ma il lungometraggio non hai mai visto la luce. Non solo, le tracce inerenti alla produzione sono quasi tutte sparite dalla Rete. Prima di svanire nel nulla, il regista rilasciò un’intervista in cui asserì: “’Anunnaki’ è il primo film in cui oggettivamente si può dimostrare quale tipo di influsso subirono i Sumeri affinché diventassero ex abrupto la cultura più avanzata del mondo antico. Molte persone ancora non sanno che esistevano macchine volanti sulla Terra, molto prima che gli Egizi avessero attinto il loro acme tecnologico. La conoscenza avanzata degli astri, l’agricoltura, la zootecnia, la struttura sociale… furono elargite al genere umano da civiltà extraterrestri…” Si può immaginare per quale ragione la scure della censura si è abbattuta sul progetto di Gress.
Ancora cinema tra finzione e realtà. In “Prometheus”, per la regia di Ridley Scott, i creatori dell’umanità, una razza esterna descritta come ‘gli ingegneri’, ha intenzione di tornare sulla Terra per introdurre una nuova forma di vita atta a sostituire l’umanità. La 'missione Prometheus' compie la sconvolgente scoperta che gli ingegneri sono i progenitori di Homo sapiens sapiens.
Sebbene l’opera di Scott non indichi espressamente i Sumeri, li introduce in modo obliquo, insistendo sul loro ruolo di creatori del genere umano. La fisionomia degli alieni evocati nella pellicola è piuttosto distante dalla sembianze degli astronauti nasuti protagonisti dell’abboccamento a Holloman, poiché semmai aderisce al testo biblico per lo meno per quanto attiene alla statura ed all’aspetto che incute timore. Siamo in presenza di diversi gruppi appartenenti ad uno stesso popolo o al cospetto di due razze distinte? Questa domanda è forse oziosa, rispetto ad altri quesiti: gli antenati dei Sumeri erano e sono scaltri imbonitori? Esistevano ed esistono varie fazioni? Sono a ancora oggi i supervisori dei principali eventi, di là dalle loro dichiarazioni improntate a sollecitudine?
La pista sumera somiglia spesso ad un campo minato…
Fonti:
M. Biglino, Il dio alieno della Bibbia, 2011
G. Casale, Atterraggio a Holloman, 2007
T. Good, Base Terra, Milano, 1998
M. Hesenmann, Il mistero dei cerchi nel grano, Roma, 1994, ristampa del 2002
A. Marcianò, La lingua dei visitatori, in X Times n. 39
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Monday, June 10, 2013
La pista sumera (seconda parte)
http://zret.blogspot.co.uk/2013/06/la-pista-sumera-seconda-parte.html
La pista sumera (seconda parte)
Leggi qui la prima parte.
Mauro
Biglino, insieme con qualche altro esperto, ha cominciato a concatenare
gli Ebrei ai Sumeri. E’ noto che Shinaar nella Bibbia indica la terra
di Shumer, ma anche gli Anakiti evocano gli Anunnaki. Il professor
Biglino in particolare enuclea un passo del Deuteronomio (7,6) in cui è
precisato che gli Ebrei, come popolo, sono proprietà di YHWH ed è a lui
“consacrato”, cioè a lui riservato in via esclusiva. Questo brano della
Torah ricorda un documento cuneiforme conosciuto con il titolo “Enki e
l’ordine del mondo”. Come Kramer e Poebel, Biglino scorge un filo
sottile che lega Giudei e Sumeri. Egli così riassume l’ipotesi: "Da Noè
nasce Sem/Shem; l’accadico Shum di Shumer corrisponde(?) allo Shem di
Genesi 10, 21; i figli di Shem, cioè i Semiti possono quindi essere in
realtà i figli di Shum, cioè i Sumeri; da Shem deriva Eber, dunque gli
Ebrei; da Eber discendono sia Pele (ed Abramo) sia Ioktan, con i popoli
da lui generati e spostatisi verso oriente; al tempo di Peleg fu
eseguita la divisione tra i vari 'signori dell’alto': YHWH ottiene il
territorio in cui si insediarono Abramo e la sua discendenza.
Gli Anakiti sono descritti come giganti in alcuni passi della Torah.
“Salirono
attraverso il Negheb e andarono fino a Ebron, dove erano Achiman, Sesai
e Talmai, figli di Anak. Ora Ebron era stata edificata sette anni prima
di Tanis in Egitto.” (Nm. 13,22)
“Vi
abbiamo visto i giganti, figli di Anak, della razza dei giganti, di
fronte ai quali ci sembrava di essere come locuste e così dovevamo
sembrare a loro. ”(Nm. 13,33)
“Di
un popolo grande ed alto di statura, dei figli degli Anakiti che tu
conosci e dei quali hai sentito dire: ‘Chi mai può resistere ai figli di
Anak?”(Dt. 9,2)
“Per
questo Caleb, figlio di Iefunne, il Kenizzita, ebbe in eredità Ebron
fino ad oggi, perché pienamente fedele al Signore, Dio di Israele. Ebron
si chiamava prima Kiriat-Arba: Arba era stato l’uomo più grande tra gli
Anakiti. Poi il paese non ebbe più la guerra”. (Gs. 14,14)
“A
Caleb, figlio di Iefunne, fu data una parte in mezzo ai figli di Giuda,
secondo l’ordine del Signore a Giosuè: fu data Kiriat-Arba, padre di
Anak, cioè Ebron.” (Gs. 15,33)
Gli
Anunnaki ed i Sumeri continuano a perseguitarci e ad incuriosirci: il
loro sistema linguistico ci appare allotrio, non sappiamo donde
provenissero. Furono capostipiti di una tra le prime e più progredite
civiltà del pianeta, eppure sospettati di annoverare fra loro degli
astuti manipolatori, degli scienziati opportunisti.
25
aprile 1964. Stati Uniti. Un ufficiale dei Servizi d’informazione
dell’Aeronautica militare s’incontrò con due extraterrestri in un luogo
stabilito nel deserto del New Mexico, a Holloman. Il contatto durò quasi
due ore e, durante l’incontro, l’ufficiale dell’Aeronautica poté
scambiare con gli extraterrestri informazioni di fondamentale
importanza. Il rendez-vous fu il coronamento del Progetto Sigma che
risale al 1954. Il suo obiettivo era quello di stabilire un'interazione
con le civiltà stellari.
In
un’intervista concessa alla giornalista investigativa Linda Moulton
Howe il 20 febbraio 1989 il rivelatore William Cooper dichiarò:
“Holloman è reale. Gli extraterrestri sbarcarono. Essi furono in
contatto con noi per diversi giorni e soggiornarono negli edifici della
base. Asserirono che esistevano altri alieni che visitavano la Terra, ma
non sapevano né chi fossero né da dove provenissero”.
La
descrizione degli alieni (con tanto di disegno esplicativo) realizzata
da Cooper alla Howe è la seguente: “Cinque piedi di altezza, pelle
bluastra, nastri attorno alla testa con appendici che terminavano dietro
le orecchie: queste appendici sono in realtà dispositivi di traduzione
dell’inglese e di altre lingue. Un qualche tipo di ‘schermatura’ sugli
occhi. Gli occhi hanno pupille verticali, come i gatti. Il naso è
aquilino, molto pronunciato; la bocca è una semplice fessura ed il mento
è sfuggente. Il viso è piatto ed inespressivo. La testa non è grande,
in proporzione, quanto quella dei 'piccoli Grigi',
ma è più grande di quella degli esseri umani e nella parte posteriore è
molto pronunciata come quella di alcune antiche immagini dei faraoni
egizi.”
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Il finto progresso dell'uomo e la punizione di Adamo
http://scienzamarcia.blogspot.co.uk/2013/06/il-finto-progresso-delluomo-e-la.html
Il finto progresso dell'uomo e la punizione di Adamo
In un vecchio articolo ho già discusso del cosiddetto albero della conoscenza del bene e del male; nel presente articolo invece vado avanti a considerare alcuni aspetti della genesi biblica che sono in relazione con la manifestazione del così detto progresso e con la così detta punizione divina (nel fare questa analisi mi riferisco alla traduzione della genesi reperibile sul sito http://www.maranatha.it della quale riporto alcuni versetti).
Quando Adamo ed Eva colgono e mangiano i frutti del così detto albero della conoscenza del bene e del male, si legge nella Genesi che:
[6]Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne mangiò. [7]Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.Quando poi il Signore si accorse della disobbedienza umana, arrabbiato decretò:
[16]Alla donna disse: «Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà». [17]All'uomo disse: (...) Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. (...) [19]Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finchè tornerai alla terra, perchè da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!». (...) [23]Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto.Detto questo poniamo che effettivamente gli uomini primitivi entrarono in contatto con certe entità tramite l'uso si allucinogeni (ed eventualmente anche tramite altre tecniche sciamaniche come ad esempio la trance), come ignorare il fatto che non solo gli uomini in stati alterati di coscienza si percepiscono spesso come teriantropi (metà uomini e metà animali), ma anche le entità con cui essi entrano in contatto in quell'altra dimensione sono esseri sfuggenti dalla forme cangianti che spesso si presentano sotto forma di serpenti (vedi il libro "Sciamani" di Graham Hancock)?
Forse
furono davvero allora dei "serpenti" a tentare gli uomini primitivi per
indurli ad aprire delle strade di comunicazione con la propria
dimensione? Furono allora davvero certe entità a fornire agli uomini
alcune informazioni "utili" al progresso umano? Furono sempre loro a far
degenerare lo stato idilliaco in cui potevano vivere gli uomini
primitivi ("paradiso terrestre") portandoli a diventare schiavi di un
malinteso senso del progresso? Un progresso che è sempre stato sinonimo
di schiavitù, di accentramento di potere, di perdita della sovranità,
dalla sovranità sulla propria persona che diventa soggetta al dominio
del "capo" del re, del governo, fino ad arrivare ai tempi moderni in cui
l'uomo ha perso ogni sovranità, comprese quella alimentare e monetaria.
Progresso,
lavoro, civiltà ... tante parole apparentemente belle, ma in realtà
infide, subdole; parole che ci hanno fatto idolatrare nel corso degli
anni di indottrinamento scolastico e che nascondono un segreto tanto nascosto quanto banale a chi ha ormai aperto gli occhi: i le popolazioni (cosiddette primitivi)
di cacciatori-raccoglitori "lavorano" 6 ore al giorno, vivendo in mezzo
alla natura, senza dovere utilizzare "mezzi di trasporto", senza dover
"cercare lavoro", "inventarsi un lavoro", e senza imparare un mestiere
che non sia quello di vivere in mezzo alla natura procacciandosi da essa
il cibo quotidiano. Tali esseri umani vivono sostanzialmente senza
inquinare, senza modificare gli ecosistemi, senza conoscere il denaro né
il cosiddetto lavoro (che specie di questi tempi ben lungi dal
nobilitare serve solo ad incatenare l'uomo alle logiche insensate del
neoliberismo imperante).
Crisi
economica, crisi ecologica, crisi finanziaria crisi generazionale ...
non c'è crisi che abbia motivo di esistere in un mondo in cui l'uomo
vive secondo natura. Mentre i nostri politicanti spendono fiumi di
parole insulse per farci confondere la sola verità è che le élite
occulte, che da millenni cospirano contro la libertà del genere umano,
ci hanno fatto dimenticare che solo ritornando alla nostra natura
potremmo ritrovare noi stessi.
Il
"progresso" ha invece fatto di noi "esseri civilizzati" delle persone
sommamente schiave, infelici, sempre più lontane dai suoni, dagli odori
e dalle vibrazioni della natura. Adesso abbiamo suole delle scarpe,
muri di cemento e strade di asfalto che si pongono come barriere tra noi
e la natura, e tutto quanto può esistere di bello (come il potere del canto) ci viene rubato, espropriato. Come se ciò non bastasse ha fatto di noi delle persone per di più malate. Il lavoro della dottoressa Campbell, così come le testimonianze di guarigione con la dieta crudista mostrano infatti che una dieta crudista o "paleolitica" (ovvero il più possibile naturale) è risolutiva di gran parte delle cosiddette incurabili afflizioni moderne.
I
libri di storia (e persino i primi miti messi per iscritto sulle
tavolette mesopotamiche come quello di Gilgamesh) parlano in termini
positivi del passaggio dell'uomo dallo stato "selvaggio" a quello della
civiltà agricola (la "rivoluzione neolitica").
Ma quale vantaggio è stato poi quello di iniziare a mangiare cibo
innaturale (i chicchi dei cereali sono sostanzialmente cibo per uccelli
granivori) e innaturalmente processato? Quale animale mangia mai del
cibo cucinato se non vi è costretto? Certamente il passaggio
all'agricoltura e pastorizia stanziale ha permesso una grande espansione
della popolazione umana che da allora è riuscita a modificare a suo
piacimento gli ecosistemi, ma è questo un bene?
Dall'agricoltura
e dalla vita sociale stanziale si è passati in tempi relativamente
rapidi alle grandi monarchie che pianificavano lavori di canalizzazione e
di bonifica del terreno irregimentando la società e creando di fatto la
schiavitù. Prima ogni uomo era padrone di se stesso e godeva di una
totale (sebbene a volte difficile) autonomia alimentare, dopo egli è
diventato una pedina nelle mani di re e dittatori senza scrupoli, un
semi-schiavo costretto a curvare la schiena per una ben misera
ricompensa, alla mercé di regnanti assetati di potere e di sangue che
portavano i propri paesi a combattere inutili guerre.
Non è un caso allora il fatto che nella Genesi il Signore adirato dice adirato ad Adamo "Con il sudore del tuo volto mangerai il pane;
finchè tornerai alla terra,
perchè da essa sei stato tratto:
polvere tu sei e in polvere tornerai!". La condizione dell'uomo
costretto non più a nutrirsi dei frutti dell'Eden, ma a guadagnarsi il
pane da mangiare con un duro lavoro, è descritta correttamente nella
Genesi come una punizione.
Purtroppo
adesso sembra che siamo andati un po' troppo in là per potere tornare
indietro, e per sbarrarci definitivamente la strada sono arrivati a
spargere scie chimiche
per avvelenare la terra, oltre a combattere una guerra non dichiarata
contro tutti i nativi che, in diversi parti del pianeta, cercano ancora
di conservare una condizione di vita la più naturale possibile.
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corrado
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Saturday, March 9, 2013
Dei, legislatori ed impostori
http://zret.blogspot.it/2013/03/dei-legislatori-ed-impostori.html
Dei, legislatori ed impostori

Dei, legislatori ed impostori
La quintessenza del potere pare essere il sadismo.
Premessa
Nella recensione all’ultimo saggio del Professor Biglino, avevo accennato al fatto che la Torah è soprattutto un libro storico e come tale va interpretato. Avevo anche portato come campione di testi caratterizzati in senso prevalentemente denotativo i poemi omerici. Riconosco che l’esempio non è del tutto calzante: avrei dovuto citare i "Commentari di Cesare", libri che interpretare in modo esoterico è del tutto illegittimo. In verità, per quanto attiene all’Iliade e all’Odissea, un’esegesi simbolica è possibile, ma purché i capolavori omerici siano collocati nel loro originario contesto storico-geografico, il mondo nordico, ed a condizione che i valori reconditi siano enucleati là dove essi sostanziano l’ispirazione dell’autore (o degli autori). Ad esempio, è palese che Calipso è la dea che allude alla morte, anzi ad una dimensione di confine tra la vita e l’oltremondo. Calipso, il cui nome significa “Nasconditrice”, offre ad Odisseo l’immortalità, ossia la possibilità di trascendere i limiti spazio-temporali, rinunciando al nòstos ed all’esistenza terrena. Anche la gara dell’arco, con Odisseo (o Filottete?) che scocca un dardo che passa attraverso i fori di dodici scuri, ha una valenza emblematica, adombrando il percorso del Sole nei dodici segni dello Zodiaco nonché l’itinerario umano lungo i cicli temporali. In quanto opere letterarie, Iliade ed Odissea, manifestano una sostanza simbolica, purché per simbolo non si intenda una fantasia etimologica né un significato che ad ogni costo vogliamo attribuire al testo. D’altronde l’essenza della poesia è nel suono e nel ritmo, ancora prima che essi si addensino in significati. Affermare che Itaca vale “teca dell’io” è un modo brillante per applicare un’idea che mi pare estranea al testo, considerando pure che gli Achei avevano una concezione dell’io diversa dalla nostra. Naturalmente potrei sbagliarmi e forse l’ingegner Chiarini ha ragione, ma, fino a quando si useranno para-etimologie per interpretare le saghe antiche, mi atterrò ad una concezione antropologica e non esoterica.
Il libro “Non c’è creazione nella Bibbia” ha suscitato, com’era prevedibile, un vespaio. Quello che si contesta all’autore del saggio è soprattutto la sua sostanziale adesione alle ipotesi di Sitchin, quindi degli studiosi di archeologia spaziale, secondo i quali in un lontano passato esseri di altri pianeti sarebbero approdati sulla Terra ed avrebbero contribuito a fondare antiche civiltà. E’ un’ipotesi e tale resta per chi scrive. Ulteriori acquisizioni nell’ambito della Paleontologia, della Glottologia, della Biologia, dall’Archeologia etc. la verificheranno o falsificheranno del tutto o in parte. [1]
La controversia si appunta per lo più su problemi linguistici, sulla vexata quaestio “Elohim”: sono dispute molto sottili e spesso ostiche su cui non intendiamo indugiare, rimandando a studi settoriali. Accenniamo solo alla traduzione proposta dagli esperti del forum “Consulenza ebraica”: essi sostengono che “Elohim” vale “Legislatori”. In particolare costoro controbattono, affermando che gli extraterrestri non c’entrano alcunché con la Bibbia, in quanto gli Habiru furono discendenti degli Atlantidei. Il Legislatore dell’universo è YHWH, il Pentateuco è una summa di eccelse verità che vanno colte sia in senso letterale sia metaforico, l’ingegneria genetica ed altre conoscenze scientifiche sono contenute nella Torah: queste, per sommi capi, le idee propugnate dagli specialisti di cui sopra. [2]
Ora, prescindendo dai termini di una diatriba spinosa, riteniamo che il merito maggiore del Professor Biglino e di ricercatori in sintonia con lui, sia l’aver contribuito a superare la visione edulcorata tipica della Paleoastronautica in voga nei decenni passati. Kolosimo et al. dipingevano progrediti e benevoli popoli delle stelle che elargirono gratis et amore Dei ad orde di trogloditi il dono prezioso della cultura. Tale concezione si sposa con la rosea pittura del mondo medio-orientale dove un’etnia attinse mirabili vette culturali e spirituali sì da elaborare un credo sublime. Ci pare che la storia fornisca qualche esempio in grado di dimostrare che il passato non fu tutto rose e fiori, non in ogni luogo, non sempre. Se veramente la religione degli Habiru promana da saggissimi legislatori ed intemerati profeti (abbiamo buone ragioni per dubitarne), non si comprende per quale motivo i frutti di cotanti Maestri furono e sono tanto amari. Tale fiduciosa interpretazione collide con quella di chi vede nelle chiese di ieri e di oggi per lo più degli apparati di potere, pur nella consapevolezza che alcune scuole esoteriche svilupparono concetti purissimi inerenti alla trascendenza, impegnandosi a trasmetterli ad una catena di iniziati. Si ha l’impressione, però, che già pristine confraternite poco custodissero degli ancestrali segreti. Le religioni comunque sono soffi spirituali cristallizzati o, peggio, nelle loro varianti exoteriche, dei sistemi per controllare le coscienze. [3]
Ben venga dunque chi concorre a demolire ingenui miti, oggi concretatisi nello stereotipo dei “fratelli dello spazio” intenti a prodigarsi per avvertire gli uomini che se continueranno ad inquinare il pianeta (sic), saranno dolori. D’altronde il canestro della frutta può nascondere una serpe: i Sumeri, diffondendo la coltivazione dei cereali, portarono più danni che benefici. Inoltre, se i loro antenati (supposizione in gran parte ancora da dimostrare) crearono la specie homo sapiens, siamo inclini a vedere in questo intervento una decisione dissennata, un’interferenza, poiché in contrasto con i processi naturali ed in quanto volte a creare una popolazione di servitori.
Nessuno ha mai osservato che gli Anunna plasmarono il lulu amelu (se il mito sumero codifica questa vicenda, ossia la creazione del Sapiens attraverso l’ibridazione genetica) non tanto per la necessità di usufruire di manodopera nelle miniere, ma per essere ossequiati, per una volontà di supremazia fine a sé stessa. Il potere non corrompe: è già corruzione. D’altronde le infami élites attuali (discendono da primitive dinastie di dominatori?) vessano i popoli non perché intendano spillare loro altro denaro che possiedono già in gran copia, ma talora per mera crudeltà, per ridurli alla fame e godere di tale spettacolo. Per quali ragioni alcune classi dirigenti dell’antichità (re, governatori, sacerdoti...) dovrebbero essere state tanto diverse, pur con luminose eccezioni? Si pensi agli Assiri ed al loro impero fondato sul terrore. [4]
Dunque, a nostro parere, è il declassamento di presunti “stranieri” il merito maggiore di Biglino. Tale declassamento è in atto pure nella pregevole serie “Ancient aliens”, documentario prodotto negli Stati Uniti dal canale “History channel”. Mentre le prime stagioni del prodotto privilegiavano l’immagine degli antichi astronauti latori di conoscenze e progresso, le ultime insinuano sempre più spesso che essi furono talora all’origine di conflitti, pestilenze e persino calamità “naturali”.
E’ una bella differenza. Tra un becero ottimismo ed un atteggiamento guardingo, saremmo proclivi ad alimentare il secondo.
[1] Basti qui un cenno glottologico che avvalora l’assunto di una genesi concreta della lingua: il sumero originariamente esprimeva solo referenti concreti. Per produrre termini astratti si aggiungeva l’affisso nam-. Ad esempio, lugal (re) --> nam-lugal: "regalità", dingir (dio) --> nam-dingir: "divinità".
[2] Invero, gli indizi atti a suffragare tale modello esegetico non sono pochi. Inoltre, con il passare del tempo, se ne raccolgono sempre di nuovi.
[3] Il vituperato Sitchin potrebbe essere stato nel giusto quando concepì, interpretando le tavolette fittili ed i poemi sumeri, un sistema solare dinamico, come d’altronde Velikovskij: si susseguono notizie di strane anomalie che stanno investendo il Sole ed i pianeti. Nibiru o no, qualcosa di aberrante pare agire ai confini del sistema solare. L’intensificazione dell’attività tettonica è probabilmente anche la conseguenza di influssi cosmici su cui i media di regime tacciono.
[4] Il classico di Nietzsche “La genealogia della morale” ci squaderna, pur nel taglio polemico ed infocato dell’autore, l’ipocrisia e l’opportunismo delle caste sacerdotali, ma siamo noi che non sappiamo apprezzare il sommo valore di sacrifici umani ed animali, di guerre, di stragi, di vendette, di ladrocinii e consimili delicatezze… Sono delicatezze che naturalmente si spiegano, chiamando in causa il contesto storico, la proiezione delle imperfezioni umane sul divino ed adducendo altri persuasivi argomenti. La Bibbia lascerebbe affiorare due orientamenti, uno nobile ed un altro meno. Sono riconducibili a due differenti entità poi fuse in una sola, come ritiene Friedman?
La quintessenza del potere pare essere il sadismo.
Premessa
Nella recensione all’ultimo saggio del Professor Biglino, avevo accennato al fatto che la Torah è soprattutto un libro storico e come tale va interpretato. Avevo anche portato come campione di testi caratterizzati in senso prevalentemente denotativo i poemi omerici. Riconosco che l’esempio non è del tutto calzante: avrei dovuto citare i "Commentari di Cesare", libri che interpretare in modo esoterico è del tutto illegittimo. In verità, per quanto attiene all’Iliade e all’Odissea, un’esegesi simbolica è possibile, ma purché i capolavori omerici siano collocati nel loro originario contesto storico-geografico, il mondo nordico, ed a condizione che i valori reconditi siano enucleati là dove essi sostanziano l’ispirazione dell’autore (o degli autori). Ad esempio, è palese che Calipso è la dea che allude alla morte, anzi ad una dimensione di confine tra la vita e l’oltremondo. Calipso, il cui nome significa “Nasconditrice”, offre ad Odisseo l’immortalità, ossia la possibilità di trascendere i limiti spazio-temporali, rinunciando al nòstos ed all’esistenza terrena. Anche la gara dell’arco, con Odisseo (o Filottete?) che scocca un dardo che passa attraverso i fori di dodici scuri, ha una valenza emblematica, adombrando il percorso del Sole nei dodici segni dello Zodiaco nonché l’itinerario umano lungo i cicli temporali. In quanto opere letterarie, Iliade ed Odissea, manifestano una sostanza simbolica, purché per simbolo non si intenda una fantasia etimologica né un significato che ad ogni costo vogliamo attribuire al testo. D’altronde l’essenza della poesia è nel suono e nel ritmo, ancora prima che essi si addensino in significati. Affermare che Itaca vale “teca dell’io” è un modo brillante per applicare un’idea che mi pare estranea al testo, considerando pure che gli Achei avevano una concezione dell’io diversa dalla nostra. Naturalmente potrei sbagliarmi e forse l’ingegner Chiarini ha ragione, ma, fino a quando si useranno para-etimologie per interpretare le saghe antiche, mi atterrò ad una concezione antropologica e non esoterica.
Il libro “Non c’è creazione nella Bibbia” ha suscitato, com’era prevedibile, un vespaio. Quello che si contesta all’autore del saggio è soprattutto la sua sostanziale adesione alle ipotesi di Sitchin, quindi degli studiosi di archeologia spaziale, secondo i quali in un lontano passato esseri di altri pianeti sarebbero approdati sulla Terra ed avrebbero contribuito a fondare antiche civiltà. E’ un’ipotesi e tale resta per chi scrive. Ulteriori acquisizioni nell’ambito della Paleontologia, della Glottologia, della Biologia, dall’Archeologia etc. la verificheranno o falsificheranno del tutto o in parte. [1]
La controversia si appunta per lo più su problemi linguistici, sulla vexata quaestio “Elohim”: sono dispute molto sottili e spesso ostiche su cui non intendiamo indugiare, rimandando a studi settoriali. Accenniamo solo alla traduzione proposta dagli esperti del forum “Consulenza ebraica”: essi sostengono che “Elohim” vale “Legislatori”. In particolare costoro controbattono, affermando che gli extraterrestri non c’entrano alcunché con la Bibbia, in quanto gli Habiru furono discendenti degli Atlantidei. Il Legislatore dell’universo è YHWH, il Pentateuco è una summa di eccelse verità che vanno colte sia in senso letterale sia metaforico, l’ingegneria genetica ed altre conoscenze scientifiche sono contenute nella Torah: queste, per sommi capi, le idee propugnate dagli specialisti di cui sopra. [2]
Ora, prescindendo dai termini di una diatriba spinosa, riteniamo che il merito maggiore del Professor Biglino e di ricercatori in sintonia con lui, sia l’aver contribuito a superare la visione edulcorata tipica della Paleoastronautica in voga nei decenni passati. Kolosimo et al. dipingevano progrediti e benevoli popoli delle stelle che elargirono gratis et amore Dei ad orde di trogloditi il dono prezioso della cultura. Tale concezione si sposa con la rosea pittura del mondo medio-orientale dove un’etnia attinse mirabili vette culturali e spirituali sì da elaborare un credo sublime. Ci pare che la storia fornisca qualche esempio in grado di dimostrare che il passato non fu tutto rose e fiori, non in ogni luogo, non sempre. Se veramente la religione degli Habiru promana da saggissimi legislatori ed intemerati profeti (abbiamo buone ragioni per dubitarne), non si comprende per quale motivo i frutti di cotanti Maestri furono e sono tanto amari. Tale fiduciosa interpretazione collide con quella di chi vede nelle chiese di ieri e di oggi per lo più degli apparati di potere, pur nella consapevolezza che alcune scuole esoteriche svilupparono concetti purissimi inerenti alla trascendenza, impegnandosi a trasmetterli ad una catena di iniziati. Si ha l’impressione, però, che già pristine confraternite poco custodissero degli ancestrali segreti. Le religioni comunque sono soffi spirituali cristallizzati o, peggio, nelle loro varianti exoteriche, dei sistemi per controllare le coscienze. [3]
Ben venga dunque chi concorre a demolire ingenui miti, oggi concretatisi nello stereotipo dei “fratelli dello spazio” intenti a prodigarsi per avvertire gli uomini che se continueranno ad inquinare il pianeta (sic), saranno dolori. D’altronde il canestro della frutta può nascondere una serpe: i Sumeri, diffondendo la coltivazione dei cereali, portarono più danni che benefici. Inoltre, se i loro antenati (supposizione in gran parte ancora da dimostrare) crearono la specie homo sapiens, siamo inclini a vedere in questo intervento una decisione dissennata, un’interferenza, poiché in contrasto con i processi naturali ed in quanto volte a creare una popolazione di servitori.
Nessuno ha mai osservato che gli Anunna plasmarono il lulu amelu (se il mito sumero codifica questa vicenda, ossia la creazione del Sapiens attraverso l’ibridazione genetica) non tanto per la necessità di usufruire di manodopera nelle miniere, ma per essere ossequiati, per una volontà di supremazia fine a sé stessa. Il potere non corrompe: è già corruzione. D’altronde le infami élites attuali (discendono da primitive dinastie di dominatori?) vessano i popoli non perché intendano spillare loro altro denaro che possiedono già in gran copia, ma talora per mera crudeltà, per ridurli alla fame e godere di tale spettacolo. Per quali ragioni alcune classi dirigenti dell’antichità (re, governatori, sacerdoti...) dovrebbero essere state tanto diverse, pur con luminose eccezioni? Si pensi agli Assiri ed al loro impero fondato sul terrore. [4]
Dunque, a nostro parere, è il declassamento di presunti “stranieri” il merito maggiore di Biglino. Tale declassamento è in atto pure nella pregevole serie “Ancient aliens”, documentario prodotto negli Stati Uniti dal canale “History channel”. Mentre le prime stagioni del prodotto privilegiavano l’immagine degli antichi astronauti latori di conoscenze e progresso, le ultime insinuano sempre più spesso che essi furono talora all’origine di conflitti, pestilenze e persino calamità “naturali”.
E’ una bella differenza. Tra un becero ottimismo ed un atteggiamento guardingo, saremmo proclivi ad alimentare il secondo.
[1] Basti qui un cenno glottologico che avvalora l’assunto di una genesi concreta della lingua: il sumero originariamente esprimeva solo referenti concreti. Per produrre termini astratti si aggiungeva l’affisso nam-. Ad esempio, lugal (re) --> nam-lugal: "regalità", dingir (dio) --> nam-dingir: "divinità".
[2] Invero, gli indizi atti a suffragare tale modello esegetico non sono pochi. Inoltre, con il passare del tempo, se ne raccolgono sempre di nuovi.
[3] Il vituperato Sitchin potrebbe essere stato nel giusto quando concepì, interpretando le tavolette fittili ed i poemi sumeri, un sistema solare dinamico, come d’altronde Velikovskij: si susseguono notizie di strane anomalie che stanno investendo il Sole ed i pianeti. Nibiru o no, qualcosa di aberrante pare agire ai confini del sistema solare. L’intensificazione dell’attività tettonica è probabilmente anche la conseguenza di influssi cosmici su cui i media di regime tacciono.
[4] Il classico di Nietzsche “La genealogia della morale” ci squaderna, pur nel taglio polemico ed infocato dell’autore, l’ipocrisia e l’opportunismo delle caste sacerdotali, ma siamo noi che non sappiamo apprezzare il sommo valore di sacrifici umani ed animali, di guerre, di stragi, di vendette, di ladrocinii e consimili delicatezze… Sono delicatezze che naturalmente si spiegano, chiamando in causa il contesto storico, la proiezione delle imperfezioni umane sul divino ed adducendo altri persuasivi argomenti. La Bibbia lascerebbe affiorare due orientamenti, uno nobile ed un altro meno. Sono riconducibili a due differenti entità poi fuse in una sola, come ritiene Friedman?
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Zret
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Sunday, January 20, 2013
Non c’è creazione nella Bibbia: la Genesi ci racconta un’altra storia e tu innumerevoli vaccate in un italiano a esser buoni pessimo
http://zret.blogspot.com/2013/01/non-ce-creazione-nella-bibbia-la-genesi.html
Non c’è creazione nella Bibbia: la Genesi ci racconta un’altra storia
L’ultima fatica [facile parlare di chi lavora, eh Zret?] di Mauro Biglino, “Non c’è creazione nella Bibbia: la Genesi ci racconta un’altra storia”, implica una radicale rivisitazione di consolidati criteri interpretativi. L’autore, nella restituzione della Bibbia al contesto storico e sociale in cui nacque e si formò, disconosce che la Torah includa un livello simbolico. [1] Ha ragione? Crediamo proprio di sì. I significati esoterici e cabalistici scaturiscono da successivi interventi: sono ingegnosi e persino mirabili, ma estranei al testo. Sono simili alle decorazioni barocche con cui si nasconde la sobria architettura di una chiesa romanica: potranno pure essere pregevoli, ma non appartengono al manufatto originario.Ammiriamo coloro che si industriano nell’invenzione di sensi reconditi, di inediti accostamenti, di fantasiose etimologie: essi, però, sono degli artisti, non degli storici. E’ credibile che un rozzo popolo di pastori creò un’opera plurivoca e non piuttosto un resoconto volto a mettere in risalto la propria identità etnico-culturale? Sarebbe come pensare che l’Iliade e l’Odissea codifichino chissà quali valori ermetici, invece di essere l’espressione letteraria di una società aristocratica tra il II millennio a.C. e Medioevo ellenico. Ciò non toglie che nell’épos greco non enuclereemo alcune immagini simboliche, ma sono circoscritte a pochi versi e talora sono idee posteriori. Quando si menziona l’ethos omerico, si sottolinea proprio la sostanziale oggettività con cui il rapsodo ripercorre le vicende e delinea personaggi e luoghi.
Sappiamo che il letteralismo non piace. Non piace soprattutto poiché rompe la magia, dissolve un alone incantevole: la verità nuda e disadorna è poco attraente. Bisogna, però, essere onesti e discernere le situazioni in cui un’interpretazione emblematica è non solo legittima, ma persino doverosa (si pensi all’Apocallise [correttori automatici fuori uso?] di Cerinto o alle Metamorfosi di Apuleio), e quei casi dove è, invece, arbitraria. Il letteralismo suscita tante scomposte reazioni, ma pochissimi tentativi di confutazione. Ecco allora la levata di scudi contro chi vede nell’arca dell’Alleanza un oggetto tecnologico. Ecco allora una pioggia di dardi infuocati contro i traduttori che scorgono nel termine Elohim un plurale. Ecco allora una scarica di tronitruanti cornigere allotrie ed esecrande puttanate.
Ci sia permessa qui una breve digressione linguistica [oddìo...]: Elohim è un plurale, ma non un pluralis maiestatis che fu introdotto dalla Chiesa nicena nel IV secolo d.C. Ci si rassegni, evitando di alambiccarsi per tentare di dimostrare ciò che dimostrabile non è. Agli esperti l’onere di giustificare il numero plurale all’interno del Pentateuco prodotto da una gente che, a torto, è ritenuta da molti monoteista ab origine. Noi possiamo solo constatare il dato morfologico. [2]
E’ naturale: i simboli esistono, ma in precisi campi. [3] Gran parte dei libri biblici più antichi ne è priva. Questa è la premessa, a nostro [nostro DI CHI?] modesto parere corretta, da cui è scaturita la ricerca rigorosa ed onesta di Mauro Biglino. E’ pacifico che tale approccio non esaurisce le indagini né scioglie tutti gli enigmi: ad esempio, la cultura ebraica conserva, anche se in modo confuso e grossolano, antiche conoscenze sumeriche ed egizie già criptate nell’alfabeto. Come motivarle nel quadro di un discorso circa le origini dell’umanità? Veramente meritorio è stato Luca Bitondi che, in un articolo pubblicato su "X Times" di dicembre, ha rispolverato
Insomma, Peter Kolosimo ha trovato un continuatore che, a differenza dell’archegeta, offre un cospicuo equipaggiamento di dati linguistici e filologici tali da avvalorare congetture ieri come oggi disdegnate, perché ritenute fantasie fanciullesche. [PK, pur essendo stato un discreto fuffaro, era un 10 volte premio Nobel, in confronto a te, STRACCIONE] E’, infatti, sempre più veemente la polemica di chi rifiuta di prendere in considerazione l’ipotesi extraterrestre in ordine al passato dell’umanità, arrocandosi nell’interpretazione parafisica, come se le due teorie fossero incompatibili. [5]
Si accennava al substrato glottologico su cui Biglino può fondare certe affermazioni: ha ragione Alessandro Demontis, di cui è riportato lo stralcio di uno studio, quando scrive: “A mano a mano che si va avanti nel tempo, nelle derivazioni di una lingua all’altra, i significati perdono di specificità materiale ed acquistano generalizzazione ed estensione”. Anche in questo modo, rammentando che i significati concreti precedono quelli traslati, si ridimensionano pristine civiltà. E’ un ridimensionamento che consuona con una visione disincantata a proposito di “dei” per nulla divini, fossero visitatori interstellari, discendenti degli Atlantidei o chissà chi… In particolare gli Israeliti sono declassati ad uno dei tanti popoli medio-orientali - non certo tra i più raffinati - la cui lingua fu un dialetto assurto ad idioma importante, per una serie di circostanze fortuite.
E’ assodato che, una volta compiute investigazioni in àmbito storico, archeologico, paleontologico etc., resta la dimensione metafisica dove il Professor Biglino non vuole addentrarsi. Si leggano dunque gli autori che si avventurano in territori liminali, se si intende definire un disegno più ampio.
Con queste note metodologiche, affidiamo a lettori dalla mentalità aperta il saggio del Nostro. Siamo consci che tutto si ha da guadagnare da un incremento della conoscenza, pure qualora sia una conoscenza che dapprincipio sovverte convincimenti inveterati. Con la nuova resa della parte iniziale del Genesi l’autore demolisce uno dei pregiudizi più radicati: è emozionante scoprire che cosa si cela dietro il racconto della “creazione ex nihilo”…
Ammettiamo che il titolo del volume è un po’ brusco, ma il libro di Biglino merita una fruizione spassionata, emancipata dalle illusioni pseudo-esoteriche e soprattutto da ogni cieco fideismo.
[1] Il simbolo (Σύμβολον) per gli Elleni era una "tessera di riconoscimento" o "tessera ospitale": l'usanza voleva che due individui, due famiglie o anche due città spezzasero una tessera, di solito fittile, per conservare una delle due parti a conclusione di un accordo o di un'alleanza. Nel linguaggio comune e nella retorica, il simbolo è un’icona cui si associa un particolare significato. Di solito è bivalente, talvolta polisemico. [brematuratamente come fosse antani]
[2] Sulla vexata quaestio del singolare o plurale, si veda qui.
[3] Semplificando, si potrebbe distinguere tra simboli elementari (i segni, volgarmente "parole") ed i simboli complessi: se l'origine dei primi è difficile da conoscere, il discorso vale ancora di più per i simboli complessi, ossia le immagini stratificate, plurivoche, dense, gli archetipi sedimentati nel superconscio e che si palesano nell'arte, nelle esperienze oniriche, nei disegni dei bambini…
[4] Cfr L. Bitondi, “Adamo, il primo ibrido”, 2012. La corrispondenza numerica tra le lettere e gli amminoacidisi si realizza, aggiungendo alla ventunesima macromolecola l’immagine del D.N.A. adombrata dall’alef. Lo studio di Bitondi indugia pure sui Rossi per cui si veda il datato ma non irrilevante [NO. E' rilevante quanto una mia verruca al mignolo del piede sinistro]“Alla ricerca del sigillo reale”.
[5] Vedi Zeit und Geist, 2012
Antonio Marcianò (Tutti i diritti riservati di sparare puttanate in un italiano scandaloso)
Pubblicato da Zret rimbambito come e più di corrado
Tuesday, November 6, 2012
La visione di Ezechiele: una fenomenologia tra realismo e simbologia
http://zret.blogspot.it/2012/11/la-visione-di-ezechiele-una.html
La visione di Ezechiele: una fenomenologia tra realismo e simbologia
Ezechiele
è il celebre profeta ebreo vissuto tra il VII ed il VI sec. a. C.,
autore dell’omonimo libro della Bibbia. La magnifica teofania con cui si
apre il testo (I, 1-27) ha dato origine a differenti interpretazioni
con un corollario di controversie, su cui infra. In primo luogo riportiamo il testo nella traduzione definita "Nuova Diodati".
Visione dei quattro esseri viventi
1 Nel trentesimo anno, il cinque del quarto mese, avvenne che, mentre mi trovavo tra i deportati presso il fiume Kebar, i cieli si aprirono ed ebbi visioni da parte di Dio. 2 Il cinque del mese (era il quinto anno della cattività del re Jehoiakin), 3 la parola dell'Eterno fu espressamente rivolta al sacerdote Ezechiele, figlio di Buzi, nel paese dei Caldei, presso il fiume Kebar; e là fu sopra di lui la mano dell'Eterno. 4 Mentre guardavo, ecco venire dal nord un vento di tempesta, una grossa nuvola con un fuoco che si avvolgeva su sé stesso; intorno ad esso e dal mezzo di esso emanava un grande splendore come il colore di bronzo incandescente in mezzo al fuoco. 5 Dal suo mezzo appariva la sembianza di quattro esseri viventi; e questo era il loro aspetto: avevano la sembianza d'uomo. 6 Ognuno di essi aveva quattro facce e ognuno quattro ali. 7 Le loro gambe erano diritte e la pianta dei loro piedi era come la pianta del piede di un vitello e sfavillavano come il bronzo lucidato. 8 Sui loro quattro lati, sotto le ali, avevano mani d'uomo; e tutti e quattro avevano le proprie facce e le proprie ali. 9 Le loro ali si toccavano l'una con l'altra; avanzando, non si voltavano, ma ciascuno andava diritto davanti a sé. 10 Quanto all'aspetto delle loro facce, avevano tutti la faccia di uomo, tutti e quattro la faccia di leone a destra, tutti e quattro la faccia di bue a sinistra e tutti e quattro la faccia di aquila. 11 Tali erano le loro facce. Le loro ali erano distese verso l'alto; ciascuno aveva due ali che si toccavano e due che coprivano il loro corpo. 12 Ciascuno andava diritto davanti a sé; andavano ovunque lo spirito voleva andare e, andando, non si voltavano. 13 Quanto all'aspetto degli esseri viventi, essi sembravano come carboni ardenti, come fiaccole. Il fuoco si muoveva in mezzo agli esseri viventi; il fuoco era risplendente e dal fuoco si sprigionavano lampi. 14 Gli esseri viventi correvano avanti e indietro, sembravano come un fulmine. 15 Come guardavo gli esseri viventi, ecco una ruota in terra accanto agli esseri viventi con le loro quattro facce. 16 L'aspetto delle ruote e la loro fattura erano come l'aspetto di colore del crisolito; tutte e quattro si somigliavano. Il loro aspetto e la loro fattura era come quella di una ruota in mezzo a un'altra ruota. 17 Quando si muovevano, andavano verso una delle loro quattro direzioni e, andando, non si voltavano. 18 Quanto ai loro cerchi, erano alti e imponenti; e i cerchi di tutti e quattro erano pieni di occhi tutt'intorno. 19 Quando gli esseri viventi si muovevano, anche le ruote si muovevano accanto a loro e quando gli esseri viventi si alzavano da terra, si alzavano anche le ruote. 20 Dovunque lo spirito voleva andare, andavano anch'essi, perché là andava lo spirito; le ruote si alzavano con essi, perché lo spirito degli esseri viventi era nelle ruote. 21 Quando essi si muovevano, anche le ruote si muovevano; quando essi si fermavano, anch'esse si fermavano, e quando essi si alzavano da terra, anche le ruote si alzavano con essi, perché lo spirito degli esseri viventi era nelle ruote.
Visione della gloria dell'Eterno
22 Sopra le teste degli esseri viventi c'era la sembianza di un firmamento, simile al colore di un maestoso cristallo, disteso sopra le loro teste. 23 Sotto il firmamento si stendevano diritte le loro ali, l'una verso l'altra; ciascuno ne aveva due che coprivano un lato e due che coprivano l'altro lato del corpo. 24 Quando essi si muovevano, io sentivo il fragore delle loro ali, come il fragore delle grandi acque, come la voce dell'Onnipotente, il rumore di un gran tumulto, come lo strepito di un esercito; quando si fermavano, abbassavano le loro ali. 25 E si udiva un rumore dal di sopra del firmamento che era sopra le loro teste; quando si fermavano, abbassavano le loro ali. 26 Al di sopra del firmamento che stava sopra le loro teste, c'era la sembianza di un trono che sembrava come una pietra di zaffiro e su questa specie di trono, in alto su di esso, stava una figura dalle sembianze di uomo. 27 Da ciò che sembravano i suoi lombi in su vidi pure come il colore di bronzo incandescente che sembrava come fuoco tutt'intorno dentro di esso; e da ciò che sembravano i suoi lombi in giù vidi qualcosa somigliante al fuoco e che emanava tutt'intorno un grande splendore. 28 Com'è l'aspetto dell'arcobaleno nella nuvola in un giorno di pioggia, così era l'aspetto di quello splendore che lo circondava. Questa era un'apparizione dell'immagine della gloria dell'Eterno. Quando la vidi, caddi sulla mia faccia e udii la voce di uno che parlava.
Una navicella spaziale?
Gli studiosi di archeologia spaziale considerano l’icastica descrizione di Ezechiele una delle prove più nitide dei contatti intercorsi tra i terrestri ed esseri provenienti da altri pianeti. Secondo tale supposizione, gli incontri ravvicinati del profeta con gli occupanti di navicelle extraterrestri sarebbero almeno quattro: uno nel 593, due nel 592 e l’ultimo nel 572 a.C. Come altri profeti, Ezechiele avvrebbe ricevuto messaggi e direttive.
Di recente l’esegesi clipeologica del passo è stata rinverdita dal semitista Mauro Biglino che, basandosi su una traduzione letterale del testo biblico, ritiene di riconoscere nel grandioso spettacolo la raffigurazione di un velivolo. Annota lo specialista: “Abbiamo la descrizione di quello che potrebbe essere un vero e proprio incontro ravvicinato con un U.F.O.: una nube tempestosa che proviene da nord, nel mezzo il fuoco dei sistemi di propulsione che ruota su sé stesso, la radiazione luminosa attorno e, al centro, un che di splendente come l’elettro! … Un particolare importante è il disegno della ruota dentro la ruota che ci ricorda molti dischi volanti raffigurati con una cupola che appare proprio come una ruota nel mezzo di una ruota”. (Biglino, 2011) Il suono udito dall’autore biblico è il rombo di un motore.
E’ arcinoto che trent’anni or sono Joseph F. Blumrich, all'epoca ingegnere presso la N.A.S.A., fra i principali progettisti dei modulo di atterraggio lunare LEM, volle dimostrare che l’oggetto dipinto da Ezechiele non era un’astronave, ma smentì sé stesso, allorquando pubblicò quella che riteneva essere la ricostruzione del ‘carro celeste’ visto da Ezechiele. Si trattava di una specie di shuttle, caratterizzato da quattro rotori e da un corpo centrale, sulla cui sommità doveva trovare posto la cabina di comando con il relativo equipaggio. Anche per quanto riguarda "le ruote" del carro celeste che "ruotando, non si giravano", Blumrich giunse ad una sua interpretazione, che in seguito propose con successo in un brevetto. Era tecnologia extraterrestre risalente a 2.500 anni prima, brevettata negli U.S.A. nel 1972! Ezechiele racconta nel suo libro dei ripetuti incontri che ebbe con tale veicolo spaziale ed il suo equipaggio. Per due volte egli venne preso a bordo della nave, per essere portato in un luogo lontano. (J. Fiebag, 1998)
Un'esperienza sciamanica?
Altri studiosi sono proclivi ad interpretare la visione del profeta, richiamandosi alle esperienze sciamaniche: gli animali, i teriantropi (esseri metà uomo e metà animale), le ali, la ruota etc. sarebbero altrettante immagini percepite in uno stato di estasi. Scrive Corrado Penna in una sua ricerca: “Nel libro del profeta Ezechiele, troviamo le tipiche descrizioni visionarie di chi entra in uno stato di trance ovvero di coscienza alterata. Anche le sensazioni uditive sono caratteristiche di quegli stati. […] In effetti il ronzio, fruscio o un altro rumore (in questo caso un fragore prodotto dallo sbattere delle ali di esseri teriantropi) appartiene alle sensazioni che accompagnano chi accede ad una condizione di percezione modificata”. (Penna, 2012).
Un’aurora boreale?
Un’altra ipotesi è stata formulata a proposito della pagina in esame: Robert Schoch opina che la rappresentazione in oggetto sia riconducibile ad una serie di fenomeni causati da una tempesta geomagnetica: un’aurora boreale dai colori cangianti, con tipici drappi e configurazioni dall’aspetto zoomorfo ed antropomorfo. Schoch crede che la visione sia compatibile con uno spettacolo aurorale che, originatosi nel nord, fu osservabile sopra Nippur nel 593 a.C. in un periodo di forte attività solare. Il geologo, insieme con Perratt et al., riconosce in alcune incisioni rupestri di nativi nordamericani e nella scrittura Rongorongo dell’Isola di Pasqua rappresentazioni di forme aurorali. Gli resta da spiegare il rumore abbinato all’”oggetto” di Ezechiele: lo scienziato menziona suoni (fischi, fruscii, sibili) che talora si odono in concomitanza di fenomeni boreali. La causa di tali suoni è incerta: potrebbero essere dovuti all’aumento ed allo scarico dell’elettricità statica in prossimità del suolo o ad una trasduzione elettrofonica legata ad una frequenza molto bassa (VLF) di onde radio associate all’aurora. Ci sembra una lettura forzata, sebbene l'autore sia spesso molto acuto. (Schoch, 2012)
Qualche nota conclusiva
Per concludere questa carrellata, ricorderemo che l’iconografia della visione di Ezechiele si presta pure ad un’esegesi emblematica. Gli animali tratteggiati dal profeta, oltre ad adombrare presumibilmente valenze astrologiche ed astronomiche (ere zodiacali, precessione degli equinozi…), anticipano i simboli dei quattro evangelisti, spaziando fino all’orizzonte esoterico di tali segni. L’uomo è Matteo; il leone è Marco; il bue è Luca; l’aquila è Giovanni.
E’ evidente che è difficile pronunciarsi in modo definitivo ed apodittico sull’epifania di Ezechiele, non solo per il linguaggio metaforico, ma soprattutto per via delle stratificazioni testuali. Sono necessari altri studi di tipo interdisciplinare per tentare di chiarire la questione. Non dimentichiamo infine che un’analisi plausibile richiede una conoscenza accurata della lingua originale, ma è dottrina che è privilegio di pochi semitisti. Costoro, tra cui il Professor Biglino, ammettono, però, che resta sembra un quid irriducibile, refrattario ad una traslazione immune da perdita di significati primigeni. Questo “rumore”, che interferisce con ogni attività di transcodificazione, è ancora più forte nel caso si debbano rendere idiomi antichi e complessi quali l’ebraico e l’aramaico. Dunque tutte le traduzioni sono approssimazioni, se non più o meno deliberati travisamenti.
A proposito di contraffazioni, si pensi, a titolo di esempio, a come è tradotto Matteo 11: 12.
“Dai giorni di Giovanni il Battista fino a ora, il regno dei cieli è preso a forza e i violenti se ne impadroniscono”. (C.E.I.)
“Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono”. (Nuova Diodati)
“E dai giorni di Giovanni Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti lo rapiscono”. (Riveduta)
“Ora, da' giorni di Giovanni Battista infino ad ora, il regno de'cieli è sforzato ed i violenti lo rapiscono”. (Diodati)
Nessuna versione è aderente all’archetipo greco(?)in cui è scritto: “Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli è dei violenti (nel senso di appartiene loro) ed i violenti se ne impadroniscono”.
Visione dei quattro esseri viventi
1 Nel trentesimo anno, il cinque del quarto mese, avvenne che, mentre mi trovavo tra i deportati presso il fiume Kebar, i cieli si aprirono ed ebbi visioni da parte di Dio. 2 Il cinque del mese (era il quinto anno della cattività del re Jehoiakin), 3 la parola dell'Eterno fu espressamente rivolta al sacerdote Ezechiele, figlio di Buzi, nel paese dei Caldei, presso il fiume Kebar; e là fu sopra di lui la mano dell'Eterno. 4 Mentre guardavo, ecco venire dal nord un vento di tempesta, una grossa nuvola con un fuoco che si avvolgeva su sé stesso; intorno ad esso e dal mezzo di esso emanava un grande splendore come il colore di bronzo incandescente in mezzo al fuoco. 5 Dal suo mezzo appariva la sembianza di quattro esseri viventi; e questo era il loro aspetto: avevano la sembianza d'uomo. 6 Ognuno di essi aveva quattro facce e ognuno quattro ali. 7 Le loro gambe erano diritte e la pianta dei loro piedi era come la pianta del piede di un vitello e sfavillavano come il bronzo lucidato. 8 Sui loro quattro lati, sotto le ali, avevano mani d'uomo; e tutti e quattro avevano le proprie facce e le proprie ali. 9 Le loro ali si toccavano l'una con l'altra; avanzando, non si voltavano, ma ciascuno andava diritto davanti a sé. 10 Quanto all'aspetto delle loro facce, avevano tutti la faccia di uomo, tutti e quattro la faccia di leone a destra, tutti e quattro la faccia di bue a sinistra e tutti e quattro la faccia di aquila. 11 Tali erano le loro facce. Le loro ali erano distese verso l'alto; ciascuno aveva due ali che si toccavano e due che coprivano il loro corpo. 12 Ciascuno andava diritto davanti a sé; andavano ovunque lo spirito voleva andare e, andando, non si voltavano. 13 Quanto all'aspetto degli esseri viventi, essi sembravano come carboni ardenti, come fiaccole. Il fuoco si muoveva in mezzo agli esseri viventi; il fuoco era risplendente e dal fuoco si sprigionavano lampi. 14 Gli esseri viventi correvano avanti e indietro, sembravano come un fulmine. 15 Come guardavo gli esseri viventi, ecco una ruota in terra accanto agli esseri viventi con le loro quattro facce. 16 L'aspetto delle ruote e la loro fattura erano come l'aspetto di colore del crisolito; tutte e quattro si somigliavano. Il loro aspetto e la loro fattura era come quella di una ruota in mezzo a un'altra ruota. 17 Quando si muovevano, andavano verso una delle loro quattro direzioni e, andando, non si voltavano. 18 Quanto ai loro cerchi, erano alti e imponenti; e i cerchi di tutti e quattro erano pieni di occhi tutt'intorno. 19 Quando gli esseri viventi si muovevano, anche le ruote si muovevano accanto a loro e quando gli esseri viventi si alzavano da terra, si alzavano anche le ruote. 20 Dovunque lo spirito voleva andare, andavano anch'essi, perché là andava lo spirito; le ruote si alzavano con essi, perché lo spirito degli esseri viventi era nelle ruote. 21 Quando essi si muovevano, anche le ruote si muovevano; quando essi si fermavano, anch'esse si fermavano, e quando essi si alzavano da terra, anche le ruote si alzavano con essi, perché lo spirito degli esseri viventi era nelle ruote.
Visione della gloria dell'Eterno
22 Sopra le teste degli esseri viventi c'era la sembianza di un firmamento, simile al colore di un maestoso cristallo, disteso sopra le loro teste. 23 Sotto il firmamento si stendevano diritte le loro ali, l'una verso l'altra; ciascuno ne aveva due che coprivano un lato e due che coprivano l'altro lato del corpo. 24 Quando essi si muovevano, io sentivo il fragore delle loro ali, come il fragore delle grandi acque, come la voce dell'Onnipotente, il rumore di un gran tumulto, come lo strepito di un esercito; quando si fermavano, abbassavano le loro ali. 25 E si udiva un rumore dal di sopra del firmamento che era sopra le loro teste; quando si fermavano, abbassavano le loro ali. 26 Al di sopra del firmamento che stava sopra le loro teste, c'era la sembianza di un trono che sembrava come una pietra di zaffiro e su questa specie di trono, in alto su di esso, stava una figura dalle sembianze di uomo. 27 Da ciò che sembravano i suoi lombi in su vidi pure come il colore di bronzo incandescente che sembrava come fuoco tutt'intorno dentro di esso; e da ciò che sembravano i suoi lombi in giù vidi qualcosa somigliante al fuoco e che emanava tutt'intorno un grande splendore. 28 Com'è l'aspetto dell'arcobaleno nella nuvola in un giorno di pioggia, così era l'aspetto di quello splendore che lo circondava. Questa era un'apparizione dell'immagine della gloria dell'Eterno. Quando la vidi, caddi sulla mia faccia e udii la voce di uno che parlava.
Una navicella spaziale?
Gli studiosi di archeologia spaziale considerano l’icastica descrizione di Ezechiele una delle prove più nitide dei contatti intercorsi tra i terrestri ed esseri provenienti da altri pianeti. Secondo tale supposizione, gli incontri ravvicinati del profeta con gli occupanti di navicelle extraterrestri sarebbero almeno quattro: uno nel 593, due nel 592 e l’ultimo nel 572 a.C. Come altri profeti, Ezechiele avvrebbe ricevuto messaggi e direttive.
Di recente l’esegesi clipeologica del passo è stata rinverdita dal semitista Mauro Biglino che, basandosi su una traduzione letterale del testo biblico, ritiene di riconoscere nel grandioso spettacolo la raffigurazione di un velivolo. Annota lo specialista: “Abbiamo la descrizione di quello che potrebbe essere un vero e proprio incontro ravvicinato con un U.F.O.: una nube tempestosa che proviene da nord, nel mezzo il fuoco dei sistemi di propulsione che ruota su sé stesso, la radiazione luminosa attorno e, al centro, un che di splendente come l’elettro! … Un particolare importante è il disegno della ruota dentro la ruota che ci ricorda molti dischi volanti raffigurati con una cupola che appare proprio come una ruota nel mezzo di una ruota”. (Biglino, 2011) Il suono udito dall’autore biblico è il rombo di un motore.
E’ arcinoto che trent’anni or sono Joseph F. Blumrich, all'epoca ingegnere presso la N.A.S.A., fra i principali progettisti dei modulo di atterraggio lunare LEM, volle dimostrare che l’oggetto dipinto da Ezechiele non era un’astronave, ma smentì sé stesso, allorquando pubblicò quella che riteneva essere la ricostruzione del ‘carro celeste’ visto da Ezechiele. Si trattava di una specie di shuttle, caratterizzato da quattro rotori e da un corpo centrale, sulla cui sommità doveva trovare posto la cabina di comando con il relativo equipaggio. Anche per quanto riguarda "le ruote" del carro celeste che "ruotando, non si giravano", Blumrich giunse ad una sua interpretazione, che in seguito propose con successo in un brevetto. Era tecnologia extraterrestre risalente a 2.500 anni prima, brevettata negli U.S.A. nel 1972! Ezechiele racconta nel suo libro dei ripetuti incontri che ebbe con tale veicolo spaziale ed il suo equipaggio. Per due volte egli venne preso a bordo della nave, per essere portato in un luogo lontano. (J. Fiebag, 1998)
Un'esperienza sciamanica?
Altri studiosi sono proclivi ad interpretare la visione del profeta, richiamandosi alle esperienze sciamaniche: gli animali, i teriantropi (esseri metà uomo e metà animale), le ali, la ruota etc. sarebbero altrettante immagini percepite in uno stato di estasi. Scrive Corrado Penna in una sua ricerca: “Nel libro del profeta Ezechiele, troviamo le tipiche descrizioni visionarie di chi entra in uno stato di trance ovvero di coscienza alterata. Anche le sensazioni uditive sono caratteristiche di quegli stati. […] In effetti il ronzio, fruscio o un altro rumore (in questo caso un fragore prodotto dallo sbattere delle ali di esseri teriantropi) appartiene alle sensazioni che accompagnano chi accede ad una condizione di percezione modificata”. (Penna, 2012).
Un’aurora boreale?
Un’altra ipotesi è stata formulata a proposito della pagina in esame: Robert Schoch opina che la rappresentazione in oggetto sia riconducibile ad una serie di fenomeni causati da una tempesta geomagnetica: un’aurora boreale dai colori cangianti, con tipici drappi e configurazioni dall’aspetto zoomorfo ed antropomorfo. Schoch crede che la visione sia compatibile con uno spettacolo aurorale che, originatosi nel nord, fu osservabile sopra Nippur nel 593 a.C. in un periodo di forte attività solare. Il geologo, insieme con Perratt et al., riconosce in alcune incisioni rupestri di nativi nordamericani e nella scrittura Rongorongo dell’Isola di Pasqua rappresentazioni di forme aurorali. Gli resta da spiegare il rumore abbinato all’”oggetto” di Ezechiele: lo scienziato menziona suoni (fischi, fruscii, sibili) che talora si odono in concomitanza di fenomeni boreali. La causa di tali suoni è incerta: potrebbero essere dovuti all’aumento ed allo scarico dell’elettricità statica in prossimità del suolo o ad una trasduzione elettrofonica legata ad una frequenza molto bassa (VLF) di onde radio associate all’aurora. Ci sembra una lettura forzata, sebbene l'autore sia spesso molto acuto. (Schoch, 2012)
Qualche nota conclusiva
Per concludere questa carrellata, ricorderemo che l’iconografia della visione di Ezechiele si presta pure ad un’esegesi emblematica. Gli animali tratteggiati dal profeta, oltre ad adombrare presumibilmente valenze astrologiche ed astronomiche (ere zodiacali, precessione degli equinozi…), anticipano i simboli dei quattro evangelisti, spaziando fino all’orizzonte esoterico di tali segni. L’uomo è Matteo; il leone è Marco; il bue è Luca; l’aquila è Giovanni.
E’ evidente che è difficile pronunciarsi in modo definitivo ed apodittico sull’epifania di Ezechiele, non solo per il linguaggio metaforico, ma soprattutto per via delle stratificazioni testuali. Sono necessari altri studi di tipo interdisciplinare per tentare di chiarire la questione. Non dimentichiamo infine che un’analisi plausibile richiede una conoscenza accurata della lingua originale, ma è dottrina che è privilegio di pochi semitisti. Costoro, tra cui il Professor Biglino, ammettono, però, che resta sembra un quid irriducibile, refrattario ad una traslazione immune da perdita di significati primigeni. Questo “rumore”, che interferisce con ogni attività di transcodificazione, è ancora più forte nel caso si debbano rendere idiomi antichi e complessi quali l’ebraico e l’aramaico. Dunque tutte le traduzioni sono approssimazioni, se non più o meno deliberati travisamenti.
A proposito di contraffazioni, si pensi, a titolo di esempio, a come è tradotto Matteo 11: 12.
“Dai giorni di Giovanni il Battista fino a ora, il regno dei cieli è preso a forza e i violenti se ne impadroniscono”. (C.E.I.)
“Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono”. (Nuova Diodati)
“E dai giorni di Giovanni Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti lo rapiscono”. (Riveduta)
“Ora, da' giorni di Giovanni Battista infino ad ora, il regno de'cieli è sforzato ed i violenti lo rapiscono”. (Diodati)
Nessuna versione è aderente all’archetipo greco(?)in cui è scritto: “Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli è dei violenti (nel senso di appartiene loro) ed i violenti se ne impadroniscono”.
Pubblicato da
Zret
Friday, November 2, 2012
Il cantico dei cantici
http://scienzamarcia.blogspot.it/2012/11/il-cantico-dei-cantici.html
Il cantico dei cantici
Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come la morte è l'amore,
tenace come gli inferi è la passione:
le sue vampe son vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!
Le grandi acque non possono spegnere l'amore
né i fiumi travolgerlo.
Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa
in cambio dell'amore, non ne avrebbe che dispregio.
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come la morte è l'amore,
tenace come gli inferi è la passione:
le sue vampe son vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!
Le grandi acque non possono spegnere l'amore
né i fiumi travolgerlo.
Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa
in cambio dell'amore, non ne avrebbe che dispregio.
Sono questi alcuni versi del capitolo 8 del Cantico dei Cantici,
poema in cui si trovano grande lirismo, poesia, passione e sensualità
... e anche difficoltà interpretative dovute alla solita sovrapposizione
di interventi di autori diversi in tempi successivi.
Alcuni versi di questo immortale poema sono stati musicati in tempi più recenti e cantati da Ofra Haza, cantante morta in seguito all'assunzione delle pericolosissime terapie per contrastare il mitico virus dell'AIDS.
Per ammettere il Cantico dei Cantici tra i libri sacri di ebrei e cristiani se ne è dovuta dare ovviamente una interpretazione allegorica (sposalizio come unione mistica tra Dio e gli uomini).
Ognuno è libero ovviamente di interpretarlo come vuole, ma c'è da chiedersi davvero perché mai un Dio debba sempre cercare di fornire messaggi cifrati e allegorici resi noti a parte dell'umanità attraverso un testo fornito a un piccolo popolo, invece che offire un chiaro messaggio letterale ad ogni uomo nato su questa terra.
Per altro sull'accoglimento del Cantico dei Cantici nel canone della Bibbia Ebraica c'è stata una lunga discussione che mostra come persino tra i sacerdoti sia regnata l'incertezza riguardo all' interpretazione dell'antico poema.
Sarà davvero allegoria quanto leggiamo nel cantico?
Chi volesse approfondire la questione delle interpretazioni allegoriche del cantico può seguire i seguenti link:
http://www.parodos.it/books/religione/origene.htm
http://www.ibs.it/code/9788810205570/ravasi-gianfranco/cantico-dei-cantici.html
PS: Chiedo scusa ai miei affezionati lettori se non ho avuto il tempo di occuparmi dell'uragano Sandy, ma come già specificato un paio di anni fa, la coincidenza di tutte queste calamità è troppo inquietante perché si possa credere al caso. Ormai chi ha preso coscienza della guerra ambientale comprende, e chi non vuole credere alla scie chimiche non capirà mai. Più importante forse è fornire prove , dati e documentari da mettere ancora una volta sotto il naso degli increduli e dei dubbiosi.
Anche a tal proposito consiglio caldamente la lettura dell'ultimo articolo di tanker enemy meteo e la visione/diffusione degli allegati.
Alcuni versi di questo immortale poema sono stati musicati in tempi più recenti e cantati da Ofra Haza, cantante morta in seguito all'assunzione delle pericolosissime terapie per contrastare il mitico virus dell'AIDS.
Per ammettere il Cantico dei Cantici tra i libri sacri di ebrei e cristiani se ne è dovuta dare ovviamente una interpretazione allegorica (sposalizio come unione mistica tra Dio e gli uomini).
Ognuno è libero ovviamente di interpretarlo come vuole, ma c'è da chiedersi davvero perché mai un Dio debba sempre cercare di fornire messaggi cifrati e allegorici resi noti a parte dell'umanità attraverso un testo fornito a un piccolo popolo, invece che offire un chiaro messaggio letterale ad ogni uomo nato su questa terra.
Per altro sull'accoglimento del Cantico dei Cantici nel canone della Bibbia Ebraica c'è stata una lunga discussione che mostra come persino tra i sacerdoti sia regnata l'incertezza riguardo all' interpretazione dell'antico poema.
Sarà davvero allegoria quanto leggiamo nel cantico?
Come un nastro di porpora le tue labbra
e la tua bocca è soffusa di grazia;
come spicchio di melagrana la tua gota
attraverso il tuo velo.
(...)
I tuoi seni sono come due cerbiatti,
gemelli di una gazzella,
che pascolano fra i gigli.
Chi volesse approfondire la questione delle interpretazioni allegoriche del cantico può seguire i seguenti link:
http://www.parodos.it/books/religione/origene.htm
http://www.ibs.it/code/9788810205570/ravasi-gianfranco/cantico-dei-cantici.html
PS: Chiedo scusa ai miei affezionati lettori se non ho avuto il tempo di occuparmi dell'uragano Sandy, ma come già specificato un paio di anni fa, la coincidenza di tutte queste calamità è troppo inquietante perché si possa credere al caso. Ormai chi ha preso coscienza della guerra ambientale comprende, e chi non vuole credere alla scie chimiche non capirà mai. Più importante forse è fornire prove , dati e documentari da mettere ancora una volta sotto il naso degli increduli e dei dubbiosi.
Anche a tal proposito consiglio caldamente la lettura dell'ultimo articolo di tanker enemy meteo e la visione/diffusione degli allegati.
Monday, October 29, 2012
Dall'Esodo alla conquista della Terra Promessa
http://scienzamarcia.blogspot.co.uk/2012/10/dallesodo-alla-conquista-della-terra.html
Dall'Esodo alla conquista della Terra Promessa
Molti conoscono le vicende di Mosè, o quantomeno conoscono ciò che la
Bibbia racconta di tale mitico personaggio, ma non so quanti riflettono
sull’assurda, crudele e inusitata violenza che il cosiddetto “Dio di
Israele” avrebbe esercitato sulla popolazione egiziana per piegare la
volontà del faraone egizio. Secondo il racconto biblico (narrato
nell’Esodo) per punire il faraone che opprimeva gli Ebrei il Dio di
Israele avrebbe punito non il solo faraone, bensì tutto il popolo
egizio. Se dovessimo credere al racconto letterale della Bibbia dovremmo
di conseguenza credere che centinaia di migliaia di persone sarebbero
state colpite da ogni sorta di avversità, che la morte morte e la
desolazione avrebbero afflitto un’intera nazione, solo perché la
“giustizia” divina potesse manifestarsi in tutta la sua potenza … contro
gli innocenti, contro un popolo di umili contadini che niente hanno a
che vedere con le decisioni regali, umili persone che non hanno scelto
di essere governate dal faraone, che non hanno altra scelta che obbedire
ai suoi ordini.
Nella Bibbia è scritto che “Dio indurì il cuore del faraone”, ovvero che
prima lo avrebbe indotto a peccare e dopo lo avrebbe punito (e con lui
tutto il suo popolo). Una interpretazione letterale del racconto Biblico
ci fa quindi vedere in questo Signore degli Ebrei una irascibile e
violenta entità impegnata a seminare odio e a esercitare vendetta, una
vendetta che per altro è trasversale, come nelle faide della mafia: il
popolo egizio viene costretto a subire atroci punizioni a causa delle
colpe del faraone.
Come strenuo difensore della pace e fiero avversario di ogni guerra e di
ogni violenza ho considerato inaccettabile la guerra mossa al popolo
iracheno a causa delle colpe di cui si era macchiato il leader iracheno
Saddam Hussein. Ma anche se qualcuno avrebbe potuto considerare giusto
l’attacco militare contro l’Iraq allo scopo di ottenere la liberazione
del Kuwait, come giustificare il successivo embargo contro l’Iraq che
pesò esclusivamente sulla popolazione civile?
L’ONU, che impose quell’embargo su pressione degli USA, volle far
credere alla popolazione mondiale che fosse necessario far pressione su
Saddam Hussein affinché quel dittatore lasciasse il potere, ma la realtà
fu ben diversa; non fu Saddam Hussein ad essere colpito dall’embargo,
bensì la gente comune, il popolo iracheno, reo solo di essere comandato
da un crudele dittatore. Dittatore che, per ironia della sorte, era
stato imposto diversi anni prima dagli stessi Stati Uniti, i quali hanno
armato e sostenuto Saddam Hussein fornendo tecnologia militare al suo
paese. Il parallelismo col Faraone che viene messo contro gli ebrei dal
volere divino e poi per questo viene punito è quindi perfettamente
calzante.
Dopo l’invasione irakena del Kuwait gli USA hanno fatto un clamoroso
voltafaccia, hanno definito Saddam Hussein “il nuovo Hitler” ed hanno
imposto prima la guerra e poi l’embargo contro l’Iraq. Mezzo milione di
bambini sono morti per la mancanza di cibo e medicine causata da quel
crudele embargo, come ha confermato implicitamente il Segretario di
Stato Madeleine Arbright.
Le due storie, quella recente dell’Iraq e quella antica (mitica e
avvolta nella leggenda) degli egiziani ai tempi di Mosè, sono due storie
del tutto equivalenti, e l’orrore che si prova per la crudeltà cui è
stato sottoposto il popolo dell’Iraq si dovrebbe provare per la crudeltà
cui è stato sottoposto il popolo egiziano. D’altronde la storia
racconta sempre vicende di popoli innocenti travolti dalla guerra, di re
e governi colpevoli di incredibili massacri, mentre miti e leggende
narrano di dei che incitano i popoli alla guerra.
A questo punto qualcuno potrebbe eccepire che la storia di Mosè non vada
letta in senso letterale, ma in senso allegorico, ovvero che si tratti
di una maniera una storia volta a mostrare come Dio mantenga le promesse
fatte nei confronti di chi gli obbedisce e gli è fedele, una storia
volta ad indicare indica come Dio punisca chi osa disobbedirgli o chi
pretende di ostacolare i Suoi disegni.
Ma davvero il popolo ebraico (il destinatario diretto di quelle
scritture) intendeva la storia di Mosè in quella maniera puramente
allegorica? Non solo non c’è niente che lo faccia pensare, ma ci sarebbe
da chiedersi inoltre come mai un Dio buono e onnipotente (così come ci
viene presentato da chi per noi interpreta le scritture, ovvero dai
ministri del culto) non sappia trovare miti, leggende o allegorie di
diverso tipo: come si può insegnare ad una persona l’importanza della
pace e far capire l’orrore della guerra per mezzo di un racconto nel
quale la crudeltà e la guerra sono visti come manifestazione della
potenza e della giustizia divina? In questo caso se i mezzi non si
adeguano al fine il messaggio si corrompe immediatamente.
Eppure nella storia descritto nell’Esodo la violenza e la crudeltà sono
tutto sommato sporadiche e limitate, specie se messe a confronto con
quanto viene narrato nel libro di Giosuè, il libro “storico” che
descrive la conquista ebraica della Terra Promessa, una conquista
avvenuta sterminando (su incitazione divina) quasi tutte le popolazioni
che l’abitavano, rubando loro le terre e talora le donne (quando non
venivano passate anch’esse a fil di spada).
Si legge ad esempio nel capitolo 6 del libro di Giosué (questa ed altre citazioni sono tratte dal una traduzione della Bibbia della Cei)
[17]La città con quanto vi è in essa sarà votata allo sterminio per il Signore; soltanto Raab, la prostituta, vivrà e chiunque è con lei nella casa, perché ha nascosto i messaggeri che noi avevamo inviati. [18]Solo guardatevi da ciò che è votato allo sterminio, perché, mentre eseguite la distruzione, non prendiate qualche cosa di ciò che è votato allo sterminio e rendiate così votato allo sterminio l'accampamento di Israele e gli portiate disgrazia. [19]Tutto l'argento, l'oro e gli oggetti di rame e di ferro sono cosa sacra per il Signore, devono entrare nel tesoro del Signore». [20]Allora il popolo lanciò il grido di guerra e si suonarono le trombe. Come il popolo udì il suono della tromba ed ebbe lanciato un grande grido di guerra, le mura della città crollarono; il popolo allora salì verso la città, ciascuno diritto davanti a sé, e occuparono la città. [21]Votarono poi allo sterminio, passando a fil di spada, ogni essere che era nella città, dall'uomo alla donna, dal giovane al vecchio, e perfino il bue, l'ariete e l'asino.
Ciò che si legge nel capitolo 7 è per alcuni versi ancora più
disgustoso; infatti quando un ebreo viola gli ordini divini non viene
punito soltanto lui, ma vengono lapidati e bruciati i suoi figli, le sue figlie, il suo bue, il suo asino, le sue pecore.
[1]Gli Israeliti si resero colpevoli di violazione quanto allo sterminio: Acan, figlio di Carmi, figlio di Zabdi, figlio di Zerach, della tribù di Giuda, si impadronì di quanto era votato allo sterminio e allora la collera del Signore si accese contro gli Israeliti.(…)[24]Giosuè allora prese Acan di Zerach e l'argento, il mantello, il lingotto d'oro, i suoi figli, le sue figlie, il suo bue, il suo asino, le sue pecore, la sua tenda e quanto gli apparteneva. Tutto Israele lo seguiva ed egli li condusse alla valle di Acor. [25]Giosuè disse: «Come tu hai portato sventura a noi, così il Signore oggi la porti a te!». Tutto Israele lo lapidò, li bruciarono tutti e li uccisero tutti a sassate. [26]Eressero poi sul posto un gran mucchio di pietre, che esiste fino ad oggi. Il Signore allora desistette dal suo tremendo sdegno. Per questo quel luogo si chiama fino ad oggi Valle di Acor.
Il resto del libro di Giosuè è tanto monotono quanto disgustoso: una
serie di assalti e assedi a città nemiche con tutta la popolazione
passata a fil di spada, e con Dio che aiuta gli ebrei nella loro sporca
conquista, una volta fermando il sole affinché essi terminasse la loro
conquista militare, un’altra volta facendo rotolare enormi macigni sul
popolo avversario (in appendice all’articolo alcuni passaggi salienti
del libro in questione).
Si narra che i conquistadores cristiani al seguito di Cortez rimanessero
orripilati e disgustati al vedere i sacrifici umani degli aztechi, ma
forse erano da meno i ferventi adoratori del Dio della Bibbia che
spargevano sangue umano in segno di obbedienza al proprio Dio? Che
differenza c’è tra un sacrificio per propiziarsi il Dio del Sole ed un
massacro compiuto per obbedire al Dio di Israele?
Secondo quanto ci viene tramandato da antichi documenti Maya e Aztechi
ci fu un tempo antico in cui la terra subì una grande distruzione, e per
alcuni giorni il sole rimase nascosto; solo il sacrificio di alcuni dei
che si votarono al suicidio permise il ripristino del normale stato
delle cose col sole che donava la sua benefica energia a tutto il mondo.
Secondo quanto ci viene tramandato da antichi documenti ebraici il Dio
che loro veneravano regalò loro una meravigliosa terra se solo avessero
continuato ad offrire sacrifici a lui e soltanto a lui (gli ebrei
praticavano regolarmente sacrifici animali) e se avessero adempiuto alla
promessa di sterminare i precedenti abitanti di quella regione. La
Bibbia testimonia infatti come per gli Ebrei antichi fosse considerato
abominevole offrire sacrifici animali agli dei stranieri (quali ad
esempio Baal e Astarte) mentre fosse considerata espressione di pietà
religiosa l’offerta degli stessi sacrifici al Dio di Israele.
A questo punto la maniera più semplice per comprendere simili
comportamenti consiste nell’ipotizzare che popoli barbari ed ignoranti
avessero inventato tutto ciò, che spinti da paure superstiziose abbiano
pensato che gli dei avessero bisogno di essere onorati con l’offerta di
sangue animale e/o di sangue umano.
La diffusione di queste barbare pratiche
in quasi tutto il mondo (anche nell’antica Roma, nell’antica Grecia,
presso i Germani, e come testimonia la Bibbia presso i popoli del medio
oriente) ingenera però il sospetto che ci sia dietro qualcosa di più.
Sebbene sia difficile in questo ambito avere una qualche certezza, non
va scartata l’ipotesi che realmente ci siano entità non appartenenti al nostro mondo fisico
(che forse andrebbero chiamate entità “demoniache” piuttosto che
“divine”) che abbiano ispirato agli uomini l’idea che il sacrificio, in
pace ed in guerra, potesse essere utilizzato come “moneta di scambio”
per ottenere favori.
La terrificante situazione del nostro pianeta, ormai morente a causa della cosiddetta “geoingegneria clandestina”,
forse è la prova dell’esistenza di simili entità affamate di morte e
ghiotte dell’altrui sofferenza, entità che però, per quanto possano
compiere talora "miracoli" (mirati interventi sul piano del mondo
fisico), non riescono ad esercitare il proprio dominio se non per mezzo e
per opera dell’uomo.
La loro forza sembra sia nella capacità di corrompere gli animi umani e
di adescare una genìa di servitori, la loro debolezza sta nel fatto che
hanno bisogno di un tramite umano per esercitare il loro predominio.
Sta in noi staccare la spina che fornisce energia a questi orribili
demoni, smettendo di credere alle loro menzogne, ed esponendo come
nemici dell’umanità tutti quei loschi figuri che agiscono in politica,
nell’economia e nell’informazione per portare a compimento i Loro piani
infernali.
Ma per fare questo occorre liberarsi da tutti i condizionamenti del
sistema di potere, prendere coscienza in tempi rapidi del fatto che la cospirazione agisce ad ogni livello
(politico, economico, sanitario, religioso etc.) e che ogni realtà
istituzionale, su questo mondo, è marcia fino al midollo (malgrado la
buona volontà di tanti uomini che la servono con ingenua fiducia).
Molti si chiedono (e mi chiedono) cosa si possa fare per contrastare
questo orrido sistema che ci avvelena con le scie chimiche. La risposta è
che trattandosi di un progetto segreto occorre mostrarne a tutti la
tangibile realtà (se tutti ne venissero a conoscenza ci potrebbe essere
finalmente qualche speranza di bloccare queste venefiche operazioni) ma
soprattutto che è inutile rendersi conto dell’esistenza delle scie chimiche se non ci si sforza di comprendere il quadro complessivo della cospirazione che vi sta dietro e non si cambia la propria visione del mondo.
Appendice:
Capitolo 8
[8]Come l'avrete in potere, appiccherete il fuoco alla città: farete secondo il comando del Signore.[Poi, una volta finito lo sterminio degli uomini inizia quello degli animali]
(…)
[24]Quando Israele ebbe finito di uccidere tutti i combattenti di Ai nella campagna, nel deserto, dove quelli li avevano inseguiti, e tutti fino all'ultimo furono caduti sotto i colpi della sIsraeliti si riversarono in massa in Ai e la colpirono a fil di spada. [25]Tutti i caduti in quel giorno, uomini e donne, furono dodicimila, tutti di Ai.
[30]In quell'occasione Giosuè costruì un altare al Signore, Dio di Israele, sul monte Ebal, [31]secondo quanto aveva ordinato Mosè, servo del Signore, agli Israeliti, come è scritto nel libro della legge di Mosè, un altare di pietre intatte, non toccate dal ferro; vi si sacrificarono sopra olocausti e si offrirono sacrifici di comunione.
Capitolo 10
[10]Il Signore mise lo scompiglio in mezzo a loro dinanzi ad Israele, che inflisse loro in Gàbaon una grande disfatta, li inseguì verso la salita di Bet-Coron e li battè fino ad Azeka e fino a Makkeda. [11]Mentre essi fuggivano dinanzi ad Israele ed erano alla discesa di Bet-Coron, il Signore lanciò dal cielo su di essi come grosse pietre fino ad Azeka e molti morirono. Coloro che morirono per le pietre della grandine furono più di quanti ne uccidessero gli Israeliti con la spada. [12]Allora, quando il Signore mise gli Amorrei nelle mani degli Israeliti, Giosuè disse al Signore sotto gli occhi di Israele:
«Sole, fèrmati in Gàbaon e tu, luna, sulla valle di Aialon».
[13]Si fermò il sole e la luna rimase immobile finché il popolo non si vendicò dei nemici.
(…)
[34]Poi Giosuè, e con lui tutto Israele, passò da Lachis ad Eglon, si accamparono contro di essa e le mossero guerra. [35]In quel giorno la presero e la passarono a fil di spada e votarono allo sterminio, in quel giorno, ogni essere vivente che era in essa, come aveva fatto a Lachis. [36]Giosuè poi, e con lui tutto Israele, salì da Eglon ad Ebron e le mossero guerra. [37]La presero e la passarono a fil di spada con il suo re, tutti i suoi villaggi e ogni essere vivente che era in essa; non lasciò alcun superstite; come aveva fatto ad Eglon, la votò allo sterminio con ogni essere vivente che era in essa.
Pubblicato da
don corrado teologo
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