L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

Ciao e grazie della visita.

Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:

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Monday, June 17, 2013

La pista sumera (terza ed ultima parte)

http://zret.blogspot.co.uk/2013/06/la-pista-sumera-terza-ed-ultima-parte.html

La pista sumera (terza ed ultima parte)

Leggi qui la seconda parte.

L’ufologo tedesco Michael Hesenmann, nel suo saggio “Il mistero dei cerchi nel grano”, dopo aver riportato l’episodio di Holloman, svolge alcune interessanti osservazioni: “Quando lo vidi per la prima volta (il disegno di Emmenger raffigurante gli alieni nasuti, n.d.a.) mi causò un effetto di déjà vù: da qualche parte dovevo aver visto quella fisionomia. Poi mi ricordai: a Berlino, nella sezione dell’Asia Anteriore del museo di Pergamo su un bassorilievo antico di 2800 anni, proveniente da Kalchu, città del regno assiro di Assurnasirpal II (883-859 a.C.) corrispondente all’attuale Iraq settentrionale. Vi si vede un genio – com’era denominato nel catalogo del museo – in realtà uno degli Anunnaki, cioè di 'quelli che vengono sulla Terra dal Cielo' per creare gli uomini a loro immagine e somiglianza. Lo stesso volto dal naso aquilino (sul bassorilievo guarnito, però, anche con una lunga barba), lo stesso scettro, lo stesso orecchino, lo stesso ‘elmo’ anche se, forse perché persona di rango inferiore, qui ornato con soli tre giri di nastro. Gli Egizi raffiguravano questi dei – che chiamavano Neteru, cioè ‘guardiani’ – con una pelle grigio-azzurrina e ne allungavano la parte posteriore del capo, una caratteristica che – prodotta artificialmente o geneticamente – ritroviamo nelle famiglie dei faraoni (come pure il naso adunco, indice di nobiltà) che si ritenevano diretti discendenti degli dei.”

Il presunto approdo alieno a Holloman era stato reso noto per la prima volta da Robert Emmeneger, documentarista ed esponente del Partito Repubblicano. Egli così dipinse gli ufonauti: “Erano esseri simili all’uomo, vestiti con una tuta aderente, alti circa un metro e sessanta, pelle grigio-azzurrina, grandi occhi distanziati dal taglio orientale, testa a ‘pera’ che si allunga dietro, vistoso naso adunco. In testa portavano copricapo adornati da vari giri di larghe fasce (o nastri), portavano orecchini, in mano tenevano un bastone simile ad uno scettro”.

Il musicista ed ufologo britannico Timothy Good, esprimendo le ingenuità dell'ufologia ottimista, in “Base terra”, annota: “In quegli incontri, Eisenhower si era convinto che gli alieni volevano aiutarci. Quindi, stando alle indiscrezioni, Eisenhower ed il suo staff sarebbero stati testimoni dell’atterraggio del disco volante da cui scesero i visitatori alieni, che comunque chiesero all’allora presidente di prendere in considerazione l’idea di rendere pubblica la notizia della loro presenza sul nostro pianeta […] Il nostro pianeta, avrebbero spiegato gli alieni all’ex presidente, è ciclicamente investito da grandi meteoriti, ma neppure loro sono in grado di proteggerci da quelli di mole maggiore. L’unica possibilità per la nostra specie, suggerirono i Grigi(???), potrebbe essere quella di costruire una sorta di ‘scudo spaziale o deflettore’”.

Un anno fa fu progettata la realizzazione di una saga cinematografica intitolata “Anunnaki” con la direzione affidata a Jon Grees. Erano già stati scritturati gli attori e reclutati i tecnici, ma il lungometraggio non hai mai visto la luce. Non solo, le tracce inerenti alla produzione sono quasi tutte sparite dalla Rete. Prima di svanire nel nulla, il regista rilasciò un’intervista in cui asserì: “’Anunnaki’ è il primo film in cui oggettivamente si può dimostrare quale tipo di influsso subirono i Sumeri affinché diventassero ex abrupto la cultura più avanzata del mondo antico. Molte persone ancora non sanno che esistevano macchine volanti sulla Terra, molto prima che gli Egizi avessero attinto il loro acme tecnologico. La conoscenza avanzata degli astri, l’agricoltura, la zootecnia, la struttura sociale… furono elargite al genere umano da civiltà extraterrestri…” Si può immaginare per quale ragione la scure della censura si è abbattuta sul progetto di Gress.

Ancora cinema tra finzione e realtà. In “Prometheus”, per la regia di Ridley Scott, i creatori dell’umanità, una razza esterna descritta come ‘gli ingegneri’, ha intenzione di tornare sulla Terra per introdurre una nuova forma di vita atta a sostituire l’umanità. La 'missione Prometheus' compie la sconvolgente scoperta che gli ingegneri sono i progenitori di Homo sapiens sapiens.

Sebbene l’opera di Scott non indichi espressamente i Sumeri, li introduce in modo obliquo, insistendo sul loro ruolo di creatori del genere umano. La fisionomia degli alieni evocati nella pellicola è piuttosto distante dalla sembianze degli astronauti nasuti protagonisti dell’abboccamento a Holloman, poiché semmai aderisce al testo biblico per lo meno per quanto attiene alla statura ed all’aspetto che incute timore. Siamo in presenza di diversi gruppi appartenenti ad uno stesso popolo o al cospetto di due razze distinte? Questa domanda è forse oziosa, rispetto ad altri quesiti: gli antenati dei Sumeri erano e sono scaltri imbonitori? Esistevano ed esistono varie fazioni? Sono a ancora oggi i supervisori dei principali eventi, di là dalle loro dichiarazioni improntate a sollecitudine?

La pista sumera somiglia spesso ad un campo minato…

Fonti:

M. Biglino, Il dio alieno della Bibbia, 2011
G. Casale, Atterraggio a Holloman, 2007
T. Good, Base Terra, Milano, 1998
M. Hesenmann, Il mistero dei cerchi nel grano, Roma, 1994, ristampa del 2002
A. Marcianò, La lingua dei visitatori, in X Times n. 39

Sunday, May 16, 2010

Incontro con i visitatori in Sud America?

http://zret.blogspot.com/2010/05/incontro-con-i-visitatori-in-sud.html

Incontro con i visitatori in Sud America?

Enrique Castillo Rincon è un ingegnere venezuelano che vive in Costa Rica. E’ un uomo ordinario coinvolto in circostanze straordinarie.

Dopo il suo primo avvistamento di un U.F.O. sulla cima di un vulcano nel 1963, divenne un investigatore dilettante, alla ricerca di una spiegazione logica per la sua esperienza. Tra il 1973 e il 1975, Enrique fu portato su diverse navi stellari in cinque diverse occasioni. Da quel momento, ha partecipato a numerose conferenze internazionali di argomento ufologico e si è incontrato con funzionari governativi.

Castillo Rincon è autore di OVNI, Gran alborada humana (in inglese il titolo è stato tradotto letteralmente con UFOs: a great new dawn for Humanity). Nell'opera, che ha riscosso un lusinghiero successo soprattutto in America meridionale e centrale, il contattato racconta le sue sorprendenti esperienze: agli inizi degli anni '70 del XX secolo, l'autore incontrò un "uomo" in un cinema a Caracas ed allacciò con lui un'amicizia durata quattro mesi. Tre anni dopo, questo stesso "uomo", rivelatosi un Pleiadiano, lo ospitò per cinque volte a bordo di un disco volante.

Nel libro sono descritti ordigni che affiorano dalle acque di un lago ed una rutilante astronave madre. E' anche ripercorsa la visita di Castillo Rincon ad una comunità autosufficiente che vive nascosta tra alte ed impervie montagne. Secondo l'autore, l'universo pullula di vita intelligente, di esseri coscienti che sono in grado di trascendere il tempo e lo spazio, di attraversare la nostra "realtà" per entrarvi ed uscirne.

I visitatori incontrati dal contattista hanno spiegato all'ingegnere:
"Siamo qui per compiere una missione molto speciale. Apparteniamo ad una civiltà molto sviluppata, sorella di altre, da cui abbiamo ricevuto ordini specifici per quanto riguarda il Pianeta Terra. Contattiamo gli uomini di diversi popoli sin dall'antichità. Abbiamo inoltre plasmato il pensiero di molte civiltà attraverso quelli che voi chiamate 'Maestri'. Tuttavia non abbiamo agito solo sulla Terra, ma anche su molti altri: abbiamo contribuito al loro progresso scientifico, culturale ed alla loro elevazione spirituale".

Nell'articolo “Appuntamento con l'alieno”, Umberto Visani esamina, con obiettività e prudenza, il caso Castillo Rincon, confrontandolo con altre esperienze simili. Il vissuto dell'ingegnere compone i vocaboli di una sorta di esperanto del contattismo: extraterrestri provenienti dalle Pleiadi, dalla fisionomia tipica dei Nordici,
basi sotterranee e sottomarine, nello specifico nelle Ande e nella Fossa delle Marianne, messaggi incentrati su un monito ad un"cambio di rotta nelle coscienze" per evitare guerre e cataclismi, insistenza sui pericoli insiti nell'energia nucleare... [1]

Come Visani, chi scrive, anche per aver passato in rassegna decine di testimonianze dovute a contattati, contattisti e rapiti, propende a considerare Castillo Ricon fededegno ed il suo racconto complessivamente genuino. Innumerevoli sono i riscontri con altri episodi un po' in tutto il mondo: talvolta addirittura si possono rilevare delle perfette coincidenze, come se i contatti con i Nordici seguissero un copione preciso.

Se è comunque lecito nutrire dubbi circa la credibilità di questi abboccamenti con ufonauti saggi, appare forse più impellente domandarsi che cosa si celi dietro tali resoconti: è in atto una subdola operazione psicologica attuata dal governo segreto in combutta con un'astuta razza extraterrestre? Veramente alcune nazioni delle stelle stanno adoperandosi per attutire i tragici contraccolpi dei cambiamenti futuri? Va rilevato che un fil rouge unisce le rivelazioni dei contattisti alle dichiarazioni di presunti sequestrati: il carattere epocale e catastrofico dello snodo temporale cui ci stiamo avvicinando a grandi falcate. Le ricerche scientifiche, i miti, le tradizioni e quello che si respira nell'aria paiono convergere verso un punto focale, verso un metamorfico orizzonte degli eventi.

Sagacemente Castillo Rincon ha titolato il suo libro, OVNI, Gran alborada humana: infatti è certo che una fulgida alba sta per sorgere. Resta da capire chi potrà ammirarla ed a quale prezzo.

[1] Solo a titolo di esempio, ricorderei che le affermazioni dell’ingegnere richiamano da vicino la casistica indagata dall’ufologo britannico Timothy Good. Vedi T. Good, Base Terra, Milano, 1998, passim.

Fonti:

E. Castillo Rincon,
UFOs, a great new dawn for Humanity
U. Visani, Appuntamento con l’alieno, in X Times, maggio 2010

Wednesday, July 22, 2009

Gli esseri esadattili di Akakor

http://zret.blogspot.com/2009/07/gli-esseri-esadattili-di-akakor.html

Gli esseri esadattili di Akakor

Akakor è una città ricordata nei miti di alcune tribù brasiliane, gli Ugha-Mongulala, i Dacca e gli Haiscia. Il giornalista Karl Brugger, entrato in contatto nel 1972 con queste etnie amazzoniche, riferì per la prima volta le loro saghe che abbracciano il periodo dalla creazione del mondo ai nostri giorni. Le leggende ricordano scintillanti vascelli scese dal cielo sulla terra, accompagnate ad suoni fragorosi e da fiamme, e di potenti visitatori venuti da un sistema stellare chiamato Schwerta. Questi visitatori portarono agli uomini le loro conoscenze e si allontanarono prima che si abbattesse un cataclisma.

Brugger collocò Akakor tra Brasile e Perù, nelle profondità della selva amazzonica, presso le sorgenti del Purus, uno degli affluenti del Rio delle Amazzoni.

Secondo Tatunca Nara, sovrano degli Ugha-Mongulala, Akakor avrebbe prosperato fin dal XII millennio a.C., e da Akakor sarebbe originata la cultura di Tiahuanaco e la cultura Inca. Inoltre Tatunca Nara riferì a Brugger che un gruppo di S.S. aveva raggiunto in sommergibile Akakor alla fine della seconda guerra mondiale: i Tedeschi si integrarono nella vita della tribù.

Brugger scrisse di aver viaggiato nell'alto Purus insieme a Tatunca Nara, ma non di aver mai raggiunto la mitica Akakor. La sua canoa si rovesciò e, persi viveri e medicinali, non se la sentì di proseguire a piedi.

Scrive Dino Vitagliano nell'articolo intitolato Il regno di Akakor: "Nel 13.000 a.C. brillanti navi dorate scesero nelle giungle lussureggianti del Sud America guidate da maestosi stranieri con la carnagione bianca, il volto contornato dalla barba, folta chioma nera con riflessi blu, sei dita alle mani e ai piedi. Affermarono di provenire da Schwerta, una costellazione lontanissima con innumerevoli pianeti, che incrocia la Terra ogni 6.000 anni. Sconosciuta la tecnologia in loro possesso: pietre magiche per guardare ovunque nel mondo, arnesi che scagliano fulmini e incidono le rocce, la capacità di aprire il corpo dei malati senza toccarlo.

Con infinito amore donarono agli Indios il lume della civiltà e gettarono le basi di un impero vastissimo che comprendeva Akakor, l’imprendibile fortezza di pietra nella vallata sui monti al confine tra Perù e Brasile, Akanis in Messico e Akahim in Venezuela, le grandiose città di Humbaya e Patite in Bolivia, Cadira, Emin sul Grande Fiume e maestosi luoghi sacri: Salazare, Tiahuanaco e Manoa sull’altopiano a sud.

Sotto Akakor, una rete vastissima di tredici città sotterranee, nascoste alla vista degli intrusi, come arterie invisibili percorrono le millenarie foreste brasiliane. La loro pianta riproduce fedelmente Schwerta, la dimora cosmica degli Antichi Padri. Una luce innaturale le illumina all'interno, mentre un ingegnoso complesso di canalizzazioni porta aria ed acqua sin nelle sue profondità.

Il potente dominio, che contava sotto di sé trecentosessantadue milioni di individui, durò tremila anni quando nell'Ora Zero, il 10.481 a.C., gli Antichi Padri ripresero la via del cielo con la promessa di ritornare".

Si tratta di una tradizione notevole e che si correla a varie notizie ed ipotesi inerenti alla paleontologia, alla paleoastronautica ed all'ufologia: in primo luogo i viaggiatori delle stelle erano esadattili (si ricordino testimonianze analoghe circa questo particolare anatomico). Il toponimo Akakor evoca la città cambogiana Angkor, i cui magnifici templi sono disposti in modo da riprodurre la costellazione del Drago.

Tra i vari autori, in particolar modo, è stato Timothy Good in Base Terra a soffermarsi su una comunità di visitatori che si nasconderebbero nella foresta pluviale brasiliana. Qui nel 1964 l'uomo d'affari tedesco Ludwig F. Pallmann, stando alla sua testimonianza, incontrò dei sedicenti extraterrestri provenienti dal pianeta Itibi Ra. Pallmann fu condotto in una piantagione a sud ovest di Iquitos, vicino al confine peruviano con il Brasile, dove gli abitanti di Itibi Ra si sarebbero insediati nel 1946 per dedicarsi a ricerche sulla flora e ad esperimenti di ibridazione. Di questi cosmonauti Pallmann descrive le mani: "Non hanno unghie e la carne particolarmente rosea, sottile e morbida arriva fino all'estremità di ciascun dito. [...] Sembra che siano in grado di analizzare il suono e forse anche di sentire attraverso i nervi sensori delle punte delle loro dita. Più tardi, ebbi anche la certezza che usano le dita come noi usiamo la lingua, per assaggiare ed esplorare, specialmente quando svolgono lavori di ricerca biologica". E’ una "fotografia" molto accurata delle mani, ma l’autore non nota l’esadattilia, evidentemente perché i suoi ospiti non avevano mani con sei dita. Eppure esiste forse un collegamento tra gli ufonauti stanziatisi recentemente nell’Amazzonia e gli antichi uomini delle stelle.

Infatti, stando a Pallmann, "gli alieni avevano localizzato i resti di un’immensa città dimenticata da tempo immemorabile a cui fu dato il nome di Linislam, sepolta sotto uno strato di undici metri di vegetazione tropicale. Laggiù, all’interno di un tempio, scoprirono un enorme simbolo precolombiano che, a quanto dissero, dimostrava che migliaia di anni prima un’altra civiltà extraterrestre era sbarcata per prima sulla Terra. Xiti (donna proveniente da Itibi Ra, n.d.r.) mostrò a Pallmann un simbolo analogo su uno dei pannelli di controllo dell’astronave". (T. Good, op. cit.. p. 433)

Pallmann dunque, con il suo incredibile resoconto, sembra suffragare le leggende riguardanti Akakor, sebbene non si sappia se egli fosse a conoscenza delle tradizioni relative alla fantastica città che non è l’unica struttura sotterranea costruita da misteriose creature di cui si favoleggia.

Meravigliosi insediamenti ipogei scavati da esseri di altri mondi, si troverebbero anche negli Stati Uniti, nelle Isole Salomone, in Romania, in Tibet etc.

Fonti:

K. Brugger, La cronaca di Akakor: mito e saga di un antico popolo dell’Amazzonia, Roma, 1996
T. Good, Base Terra, Milano, 1998
L. Pallmann, Cancer planet mission, London, 1970
G. Pastore, Akakor, un mondo sotterraneo in Amazzonia, 2006
Id., Dei del cielo, Dei della terra, 2006
E. Perrucchietti, P. Battistel, Basi aliene in Romania, in X Times, n. 9, luglio 2009
D, Vitagliano, Il regno di Akakor, 2006
U.F.O., il dizionario enciclopedico, a cura di R. Malini, Firenze-Milano, 2005 s.v. Akakor