L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

Ciao e grazie della visita.

Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:

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Tuesday, December 18, 2012

Templi e tempi

http://zret.blogspot.co.uk/2012/12/templi-e-tempi.html

Templi e tempi

Maestose vestigia di templi edificati da genti di cui si sono perse quasi del tutto le tracce, monumenti megalitici, mura ciclopiche di città erette su alture, statue enigmatiche dalle dimensioni colossali, miti di cui sono protagonisti dei potenti ed eroi intemerati… [anto', questa volta hai superato te stesso: sono riuscito a leggere fin qui] Che cosa accomuna tutte codeste pristine testimonianze? Quale fil rouge lega il complesso architettonico di Ankgor Wat e le cattedrali gotiche, le saghe nordiche ed il Popol Vuh?

Sono tracce di un passato venerando ed arcano in cui costruttori e rapsodi codificarono conoscenze sovente riconducibili alla precessione degli equinozi. Per quale ragioni le civiltà che precedettero le civiltà erano ossessionate da un fenomeno astronomico complesso a tal punto che bisognò attendere l’età ellenistica con lo scienziato Ipparco onde fosse riscoperto? La precessione costruisce un calendario delle ere, con le età che si avvicendano in concomitanza con la successione dei segni zodiacali. I moti apparenti del cielo muovono la ruota del tempo. L’itinerario precessionale è un movimento a ritroso e per questo avvertito come irrazionale, un viaggio che dalla meta conduce al punto di partenza.

Il firmamento per i popoli primigeni era uno specchio che riverberava l’immagine di un mondo inclinato e declinante. Si può congetturare che quelle culture si ripiegassero nostalgiche su un passato remoto orlato dal fioco barlume della lontananza. Il tempo del principio confinava nel non-tempo e tanto più era rimpianto.

La Via lattea era un fiume uranico, il Sole l’araldo del giorno e dell’anno, gli astri erano messaggeri dell’infinito. Gli edifici erano allineati con le costellazioni ed i triliti traguardavano i solstizi. Quei popoli antidiluviani avevano intuito che lo spazio ed il tempo erano sincronizzati, che il cosmo si traslava assieme alle lunghe orifiamme celesti. Non furono solo le esigenze agricole ad insegnare ad osservare la volta: fu la coscienza di una genesi siderale, ultrafanica.

Gli archeologi ortodossi ancora oggi si ostinano a “vedere” nei condotti della Grande Piramide dei pozzi di aerazione; essi, invece, puntano verso Orione e Thuban. Erano sentieri verso regioni soprannaturali. Il geologo Robert Schoch crede che le singolari sculture di Gobleki Tepe, pietre a forma di tau, raffigurino in modo stilizzato Osiride (Orione per i Greci), il dio mutilo. Se Schoch è nel giusto, il mito del Gran Cacciatore si arricchisce di un nuovo episodio illustrato.

Quanto gli antichi erano adusi a contemplare il firmamento ed a leggerne gli scintillanti geroglifici, tanto gli uomini dell’epoca attuale si disinteressano di tutto ciò che oltrepassa l’orizzonte angusto del proprio naso. Così, quando i dardi ignei solcheranno lo spazio e l’aratro del tempo scaverà solchi profondi nella Terra, l’umanità scambierà il fuoco della palingenesi per “il bagliore di un fiammifero”.

Tuesday, November 6, 2012

La visione di Ezechiele: una fenomenologia tra realismo e simbologia

http://zret.blogspot.it/2012/11/la-visione-di-ezechiele-una.html

La visione di Ezechiele: una fenomenologia tra realismo e simbologia

Ezechiele è il celebre profeta ebreo vissuto tra il VII ed il VI sec. a. C., autore dell’omonimo libro della Bibbia. La magnifica teofania con cui si apre il testo (I, 1-27) ha dato origine a differenti interpretazioni con un corollario di controversie, su cui infra. In primo luogo riportiamo il testo nella traduzione definita "Nuova Diodati".

Visione dei quattro esseri viventi

1 Nel trentesimo anno, il cinque del quarto mese, avvenne che, mentre mi trovavo tra i deportati presso il fiume Kebar, i cieli si aprirono ed ebbi visioni da parte di Dio. 2 Il cinque del mese (era il quinto anno della cattività del re Jehoiakin), 3 la parola dell'Eterno fu espressamente rivolta al sacerdote Ezechiele, figlio di Buzi, nel paese dei Caldei, presso il fiume Kebar; e là fu sopra di lui la mano dell'Eterno. 4 Mentre guardavo, ecco venire dal nord un vento di tempesta, una grossa nuvola con un fuoco che si avvolgeva su sé stesso; intorno ad esso e dal mezzo di esso emanava un grande splendore come il colore di bronzo incandescente in mezzo al fuoco. 5 Dal suo mezzo appariva la sembianza di quattro esseri viventi; e questo era il loro aspetto: avevano la sembianza d'uomo. 6 Ognuno di essi aveva quattro facce e ognuno quattro ali. 7 Le loro gambe erano diritte e la pianta dei loro piedi era come la pianta del piede di un vitello e sfavillavano come il bronzo lucidato. 8 Sui loro quattro lati, sotto le ali, avevano mani d'uomo; e tutti e quattro avevano le proprie facce e le proprie ali. 9 Le loro ali si toccavano l'una con l'altra; avanzando, non si voltavano, ma ciascuno andava diritto davanti a sé. 10 Quanto all'aspetto delle loro facce, avevano tutti la faccia di uomo, tutti e quattro la faccia di leone a destra, tutti e quattro la faccia di bue a sinistra e tutti e quattro la faccia di aquila. 11 Tali erano le loro facce. Le loro ali erano distese verso l'alto; ciascuno aveva due ali che si toccavano e due che coprivano il loro corpo. 12 Ciascuno andava diritto davanti a sé; andavano ovunque lo spirito voleva andare e, andando, non si voltavano. 13 Quanto all'aspetto degli esseri viventi, essi sembravano come carboni ardenti, come fiaccole. Il fuoco si muoveva in mezzo agli esseri viventi; il fuoco era risplendente e dal fuoco si sprigionavano lampi. 14 Gli esseri viventi correvano avanti e indietro, sembravano come un fulmine. 15 Come guardavo gli esseri viventi, ecco una ruota in terra accanto agli esseri viventi con le loro quattro facce. 16 L'aspetto delle ruote e la loro fattura erano come l'aspetto di colore del crisolito; tutte e quattro si somigliavano. Il loro aspetto e la loro fattura era come quella di una ruota in mezzo a un'altra ruota. 17 Quando si muovevano, andavano verso una delle loro quattro direzioni e, andando, non si voltavano. 18 Quanto ai loro cerchi, erano alti e imponenti; e i cerchi di tutti e quattro erano pieni di occhi tutt'intorno. 19 Quando gli esseri viventi si muovevano, anche le ruote si muovevano accanto a loro e quando gli esseri viventi si alzavano da terra, si alzavano anche le ruote. 20 Dovunque lo spirito voleva andare, andavano anch'essi, perché là andava lo spirito; le ruote si alzavano con essi, perché lo spirito degli esseri viventi era nelle ruote. 21 Quando essi si muovevano, anche le ruote si muovevano; quando essi si fermavano, anch'esse si fermavano, e quando essi si alzavano da terra, anche le ruote si alzavano con essi, perché lo spirito degli esseri viventi era nelle ruote.

Visione della gloria dell'Eterno

22 Sopra le teste degli esseri viventi c'era la sembianza di un firmamento, simile al colore di un maestoso cristallo, disteso sopra le loro teste. 23 Sotto il firmamento si stendevano diritte le loro ali, l'una verso l'altra; ciascuno ne aveva due che coprivano un lato e due che coprivano l'altro lato del corpo. 24 Quando essi si muovevano, io sentivo il fragore delle loro ali, come il fragore delle grandi acque, come la voce dell'Onnipotente, il rumore di un gran tumulto, come lo strepito di un esercito; quando si fermavano, abbassavano le loro ali. 25 E si udiva un rumore dal di sopra del firmamento che era sopra le loro teste; quando si fermavano, abbassavano le loro ali. 26 Al di sopra del firmamento che stava sopra le loro teste, c'era la sembianza di un trono che sembrava come una pietra di zaffiro e su questa specie di trono, in alto su di esso, stava una figura dalle sembianze di uomo. 27 Da ciò che sembravano i suoi lombi in su vidi pure come il colore di bronzo incandescente che sembrava come fuoco tutt'intorno dentro di esso; e da ciò che sembravano i suoi lombi in giù vidi qualcosa somigliante al fuoco e che emanava tutt'intorno un grande splendore. 28 Com'è l'aspetto dell'arcobaleno nella nuvola in un giorno di pioggia, così era l'aspetto di quello splendore che lo circondava. Questa era un'apparizione dell'immagine della gloria dell'Eterno. Quando la vidi, caddi sulla mia faccia e udii la voce di uno che parlava.

Una navicella spaziale?

Gli studiosi di archeologia spaziale considerano l’icastica descrizione di Ezechiele una delle prove più nitide dei contatti intercorsi tra i terrestri ed esseri provenienti da altri pianeti. Secondo tale supposizione, gli incontri ravvicinati del profeta con gli occupanti di navicelle extraterrestri sarebbero almeno quattro: uno nel 593, due nel 592 e l’ultimo nel 572 a.C. Come altri profeti, Ezechiele avvrebbe ricevuto messaggi e direttive.

Di recente l’esegesi clipeologica del passo è stata rinverdita dal semitista Mauro Biglino che, basandosi su una traduzione letterale del testo biblico, ritiene di riconoscere nel grandioso spettacolo la raffigurazione di un velivolo. Annota lo specialista: “Abbiamo la descrizione di quello che potrebbe essere un vero e proprio incontro ravvicinato con un U.F.O.: una nube tempestosa che proviene da nord, nel mezzo il fuoco dei sistemi di propulsione che ruota su sé stesso, la radiazione luminosa attorno e, al centro, un che di splendente come l’elettro! … Un particolare importante è il disegno della ruota dentro la ruota che ci ricorda molti dischi volanti raffigurati con una cupola che appare proprio come una ruota nel mezzo di una ruota”. (Biglino, 2011) Il suono udito dall’autore biblico è il rombo di un motore.

E’ arcinoto che trent’anni or sono Joseph F. Blumrich, all'epoca ingegnere presso la N.A.S.A., fra i principali progettisti dei modulo di atterraggio lunare LEM, volle dimostrare che l’oggetto dipinto da Ezechiele non era un’astronave, ma smentì sé stesso, allorquando pubblicò quella che riteneva essere la ricostruzione del ‘carro celeste’ visto da Ezechiele. Si trattava di una specie di shuttle, caratterizzato da quattro rotori e da un corpo centrale, sulla cui sommità doveva trovare posto la cabina di comando con il relativo equipaggio. Anche per quanto riguarda "le ruote" del carro celeste che "ruotando, non si giravano", Blumrich giunse ad una sua interpretazione, che in seguito propose con successo in un brevetto. Era tecnologia extraterrestre risalente a 2.500 anni prima, brevettata negli U.S.A. nel 1972! Ezechiele racconta nel suo libro dei ripetuti incontri che ebbe con tale veicolo spaziale ed il suo equipaggio. Per due volte egli venne preso a bordo della nave, per essere portato in un luogo lontano. (J. Fiebag, 1998)

Un'esperienza sciamanica?

Altri studiosi sono proclivi ad interpretare la visione del profeta, richiamandosi alle esperienze sciamaniche: gli animali, i teriantropi (esseri metà uomo e metà animale), le ali, la ruota etc. sarebbero altrettante immagini percepite in uno stato di estasi. Scrive Corrado Penna in una sua ricerca: “Nel libro del profeta Ezechiele, troviamo le tipiche descrizioni visionarie di chi entra in uno stato di trance ovvero di coscienza alterata. Anche le sensazioni uditive sono caratteristiche di quegli stati. […] In effetti il ronzio, fruscio o un altro rumore (in questo caso un fragore prodotto dallo sbattere delle ali di esseri teriantropi) appartiene alle sensazioni che accompagnano chi accede ad una condizione di percezione modificata”. (Penna, 2012).

Un’aurora boreale?

Un’altra ipotesi è stata formulata a proposito della pagina in esame: Robert Schoch opina che la rappresentazione in oggetto sia riconducibile ad una serie di fenomeni causati da una tempesta geomagnetica: un’aurora boreale dai colori cangianti, con tipici drappi e configurazioni dall’aspetto zoomorfo ed antropomorfo. Schoch crede che la visione sia compatibile con uno spettacolo aurorale che, originatosi nel nord, fu osservabile sopra Nippur nel 593 a.C. in un periodo di forte attività solare. Il geologo, insieme con Perratt et al., riconosce in alcune incisioni rupestri di nativi nordamericani e nella scrittura Rongorongo dell’Isola di Pasqua rappresentazioni di forme aurorali. Gli resta da spiegare il rumore abbinato all’”oggetto” di Ezechiele: lo scienziato menziona suoni (fischi, fruscii, sibili) che talora si odono in concomitanza di fenomeni boreali. La causa di tali suoni è incerta: potrebbero essere dovuti all’aumento ed allo scarico dell’elettricità statica in prossimità del suolo o ad una trasduzione elettrofonica legata ad una frequenza molto bassa (VLF) di onde radio associate all’aurora. Ci sembra una lettura forzata, sebbene l'autore sia spesso molto acuto. (Schoch, 2012)

Qualche nota conclusiva

Per concludere questa carrellata, ricorderemo che l’iconografia della visione di Ezechiele si presta pure ad un’esegesi emblematica. Gli animali tratteggiati dal profeta, oltre ad adombrare presumibilmente valenze astrologiche ed astronomiche (ere zodiacali, precessione degli equinozi…), anticipano i simboli dei quattro evangelisti, spaziando fino all’orizzonte esoterico di tali segni. L’uomo è Matteo; il leone è Marco; il bue è Luca; l’aquila è Giovanni.

E’ evidente che è difficile pronunciarsi in modo definitivo ed apodittico sull’epifania di Ezechiele, non solo per il linguaggio metaforico, ma soprattutto per via delle stratificazioni testuali. Sono necessari altri studi di tipo interdisciplinare per tentare di chiarire la questione. Non dimentichiamo infine che un’analisi plausibile richiede una conoscenza accurata della lingua originale, ma è dottrina che è privilegio di pochi semitisti. Costoro, tra cui il Professor Biglino, ammettono, però, che resta sembra un quid irriducibile, refrattario ad una traslazione immune da perdita di significati primigeni. Questo “rumore”, che interferisce con ogni attività di transcodificazione, è ancora più forte nel caso si debbano rendere idiomi antichi e complessi quali l’ebraico e l’aramaico. Dunque tutte le traduzioni sono approssimazioni, se non più o meno deliberati travisamenti.

A proposito di contraffazioni, si pensi, a titolo di esempio, a come è tradotto Matteo 11: 12.

“Dai giorni di Giovanni il Battista fino a ora, il regno dei cieli è preso a forza e i violenti se ne impadroniscono”. (C.E.I.)

“Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono”. (Nuova Diodati)

“E dai giorni di Giovanni Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti lo rapiscono”. (Riveduta)

“Ora, da' giorni di Giovanni Battista infino ad ora, il regno de'cieli è sforzato ed i violenti lo rapiscono”. (Diodati)

Nessuna versione è aderente all’archetipo greco(?)in cui è scritto: “Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli è dei violenti (nel senso di appartiene loro) ed i violenti se ne impadroniscono”.

Thursday, May 5, 2011

Carahunge

http://zret.blogspot.com/2011/05/carahunge.html

Carahunge

Tra le montagne dell'attuale Armenia (nella parte meridionale, vicino alla città di Gori), sorge il sito megalitico di Carahunge (da "cara", pietra e "hunge", voce, suono, eco). Il luogo ha una storia di 7.500 anni: gli archeologi ritengono che intercorra uno stretto legame tra il complesso monumentale armeno e Stonehenge, datato per lo più al III millennio a.C. E' significativo che i due nomi si assomiglino.

Il libro "Armenians and old Armenia" del professor Paris Herouni spiega le caratteristiche di Carahunge. L'autore, che nel suo saggio indugia sulla storia dell'antica Armenia, l'Urartu, reputa di aver stabilito in modo sicuro l'epoca in cui Carahunge fu costruito come osservatorio astronomico usato da una civiltà avanzata.

Il monumento preistorico è costituito da centinaia di pietre disposte in cerchi su una superficie di circa sette ettari. Molte di queste lastre basaltiche (per la precisione 84 su 223) presentano dei fori levigati, dai 4 a 5 cm di diametro: i pertugi traguardavano precisi punti dell'orizzonte 7.500 anni addietro. Il periodo di costruzione è stato accertato, studiando il moto del Sole, della Luna e delle stelle: sono stati indagati gli spostamenti apparenti degli astri dovuti all'inclinazione dell'asse terrestre in rapporto al fenomeno noto come precessione degli equinozi.

Herouni asserisce che Carahunge prova come l'Armenia sia la regione in cui sbocciò la più antica civiltà del pianeta, culla delle lingue indo-europee. Una primigenia popolazione concepì il complesso come specola per stabilire la levata, il tramonto e la culminazione dei corpi celesti, ma Carahunge fu anche centro cultuale in onore di Ar, il dio del Sole, e di Tir, il dio della conoscenza. L’allineamento delle pietre corrisponde alla costellazione del Cigno, in cui alcuni popoli scorsero, però, un avvoltoio.

Se certe affermazioni di Herouni vanno rigettate (lo Stonehenge armeno non è il complesso architettonico più antico del mondo: almeno le piramidi di Visoko lo precedono), è indubbio che l'Armenia è terra legata ad una cultura primigenia ed enigmatica, collegabile al fenomeno delle costruzioni megalitiche che, con dolmen, menhir e cromlech, punteggiano un'amplissima regione euro-asiatica e non solo.

Nella stessa area medio-orientale, poi, è stato portato alla luce, in questi ultimi anni, l'enigmatico sito di Gobekli Tepe nell'attuale Turchia. Gli scavi hanno dissepolto colossali pilastri a forma di tau (alti fino a sei metri e del peso di parecchie tonnellate) ed altre vestigia che compongono un'enigmatica testimonianza lapidea. Se a Gobekli Tepe molti manufatti litici sono decorati con rilievi di animali (cinghiali, manzi, leoni, volpi, leopardi, avvoltoi… ) il cui significato non è chiaro, quantunque gli antropologi vi vedano evocazioni di esperienze sciamaniche, su alcune pietre armene sono effigiate creature molto simili ai classici Grigi.

Il mistero si… ingrigisce.

Fonti:

Enigmi alieni: strutture inspiegabili, 2011, documentario di History channel
P. Herouni, Armenians and old Armenia, 2009



Monday, May 24, 2010

L'uovo delle piramidi

http://zret.blogspot.com/2010/05/luovo-delle-piramidi.html

L'uovo delle piramidi

Nell'articolo "Viaggio alla scoperta della mysteriosa Nubia egiziana: l’uovo delle piramidi", Stefano Panizza, esamina un singolare oggetto egizio risalente con ogni probabilità al V millennio a. C. e rinvenuto a Saqqara tra il 1909 ed il 1910. Si tratta di un uovo di struzzo custodito nel Nubian museum di Assuan, su cui sono effigiate tre figure triangolari accostate e percorse da sottili linee parallele. Sulla destra è rappresentato, stando agli archeologi ortodossi uno struzzo stilizzato. Sulla parte posteriore dell'uovo, sono replicati i tre triangoli affiancati da una linea seghettata, quasi serpeggiante.

L'autore si cimenta in un'interpretazione del significato attribuibile alle effigi, chiedendosi se siano rappresentazioni realistiche o simboliche. Passa quindi in rassegna alcune ipotesi interpretative: i triangoli potrebbero essere l'icona di montagne; i poligoni sarebbero una forma di scrittura geroglifica designante il referente "montagne"; le cuspidi potrebbero ritrarre delle vele.

L'autore scarta, ad una ad una, queste ipotesi: la prima poiché le formazioni orografiche egizie non si adergono in vette aguzze e con declivi così precipiti; la seconda è esclusa, in quanto occorrerebbe retrodatare l'elaborazione della scrittura geroglifica. Anche la terza congettura è accantonata: infatti le antiche imbarcazioni egizie erano dotate di vele quadrate. Chiosa Panizza, a tale proposito: "Le antiche imbarcazioni egiziane avevano una sola vela, quadrata o rettangolare (non tre e triangolari), stesa fra una o due travi di legno. Lo sappiamo con certezza dalle pitture tombali e dai modellini ritrovati".

Panizza ritiene che sia possibile attribuire una valenza simbolica alla "sinopia", ricordando che il triangolo, l'uovo e lo struzzo sono emblemi della fertilità.

Ricusate le prime tre supposizioni e messa tra parentesi l'ultima di carattere simbolico, lo studioso, conclude pur in maniera dubitativa, che i triangoli potrebbero essere la rappresentazione delle piramidi di Gizah. Scrive l'autore: "A suggerirlo sono alcune cose. Primo, ci sono tre triangoli ravvicinati come le tre piramidi sono poste le une accanto alle altre. Secondo, il triangolo centrale e quello posto a destra di chi guarda sono nelle giuste proporzioni “piramidali”, mentre il terzo no. Terzo, le righe parallele potrebbero richiamare le file di pietre prima che l’intera struttura venisse ricoperta di calcare bianco. L'ignoto artista potrebbe cioè aver visto il cantiere dell’ultima piramide, quella di Macerino (Menkara), ed aver esteso alle altre due piramidi la medesima logica costruttiva. Quarto, il rettangolo sottostante alle tre figure potrebbe essere il basamento roccioso del Mokattam sul quale poggiano le pesantissime strutture. Quinto, ma non meno importante, nella parte dell’uovo non visibile al pubblico, e mostrata anni fa da Roberto Giacobbo nella sua Voyager, vi sono altri tre triangoli fiancheggiati da una linea serpentiforme che potrebbe rappresentare il fiume Nilo".

La conclusione pare suffragata dalle osservazioni riportate: saremmo al cospetto di una "pittura" non piattamente veristica, ma capace di evocare con immagini araldiche il complesso monumentale di Gizah, con il fiume Nilo. Ulteriori ricerche potranno smentire o convalidare questa esegesi che, se confermata, porterebbe a retrodatare di un paio di millenni le piramidi ascritte dagli egittologi ufficiali alla IV dinastia (2500 a.C).

Credo che almeno un altro aspetto meriti attenzione: i lati dei tre triangoli sono inclinati di circa 23 gradi. Vi sono stati codificati l'inclinazione dell'asse terrestre e indirettamente è adombrato un riferimento al fenomeno della precessione degli equinozi? Questo fenomeno è criptato in numerose tradizioni mitologiche ed opere d'arte (templi, chiese, dipinti...): l'ignoto artista egizio lo ha incluso in questo curioso manufatto?

Fonti e testi per approfondire:

G. De Santillana, E. Von Echend, Il mulino di Amleto, 1983
J. Friedrich. Le scritture scomparse, a cura di P. Fronzaroli, Firenze, 1989, pp. 13-34
S. Panizza, Viaggio alla scoperta della mysteriosa Nubia egiziana: l’uovo delle piramidi, 2010



Saturday, April 24, 2010

Scie chimiche, ley lines, campi di torsione

http://www.tankerenemy.com/2010/04/scie-chimiche-ley-lines-campi-di.html

Scie chimiche, ley lines, campi di torsione

Una domanda che viene spesso posta è la seguente: per quale motivo alcune regioni sono bersagliate più di altre dagli aerei chimici? Premesso che le operazioni chimico-biologiche riguardano ormai quasi tutto il pianeta, è vero che certe aree sono maggiormente colpite. Sono le zone più densamente abitate e quelle in cui si formano i fronti delle perturbazioni: qui appunto le attività sono spesso molto intense e quotidiane. Tuttavia, se si considerano soltanto i fattori empirici nonché i fini economici e militari delle élites, sfuggono aspetti che non sono meno importanti, sebbene avulsi dalla scienza accademica.

Rammentiamo che i vertici mondialisti detengono un sapere segreto ufficialmente screditato o negato da
patetici comitati creati ad hoc dal sistema stesso, affinché l'uomo comune resti imprigionato in un razionalismo ed in un empirismo che gli precludono orizzonti inimmaginabili di conoscenza. Tra i vari argomenti censurati o ridicolizzati si possono annoverare le ley lines (letteralmente "linee della prateria"), ossia i meridiani energetici del pianeta: lungo queste linee ed in corrispondenza dei nodi in cui si intersecano, i popoli preistorici, le civiltà antiche ed i costruttori del Medioevo erigevano osservatori precessionali, templi, maestose cattedrali... Le ley lines, individuate dal britannico Alfred Watkins alla fine del XIX secolo, si allungano al di sopra di falde freatiche e di filoni metalliferi.

Questi meridiani ed i nodi della rete che essi disegnano sulla Terra, sprigionano campi di torsione benefici per gli esseri viventi [1]
: si è scoperto che l'alluminio li distrugge. Alcuni ricercatori hanno anche appurato che gli esperimenti per la produzione di energia tramite la fusione fredda falliscono, se vengono compiuti in assenza di onde di torsione.

Dopo che Cinesi e Statunitensi ebbero portato dei semi nello spazio per studiarne lo sviluppo in assenza di gravità, i primi rilevarono che ne nascevano piante e frutti enormi (fino a 400 volte più grossi del normale!), mentre i secondi non ebbero gli stessi risultati. La causa? Le navicelle a stelle e strisce avevano un'intelaiatura di alluminio, metallo che danneggia o neutralizza i campi di torsione. Vari ricercatori, soprattutto russi, collegano i campi di torsione alla coscienza: ne consegue che l'alluminio, oltre ad essere neuro-tossico, deteriora le abilità cognitive, sopprime l'immaginazione e l'intuizione. Non ci si riferisce solo a danni cerebrali, comunque gravissimi, ma anche all’obnubilamento della dimensione percettiva, ideativa e della coscienza, la cui attività pur mediata dall'encefalo, non coincide con il cervello.

Si comprende quindi perché l'alluminio è uno dei principali ingredienti delle scie chimiche: il vero scopo non è il controllo del tempo e del clima. Così suscita perplessità che David Wilcock, il più insigne esperto di scienza russa, individui nella massiccia dispersione di alluminio nell'atmosfera solo un fine di manipolazione meteorologica.

Una corrispondenza tra scie chimiche lunghe decine o centinaia di chilometri e linee energetiche si può osservare per mezzo delle immagini satellitari: si tratterà di una combinazione?


[1] I campi di torsione oppure onde di torsione si riferiscono al flusso spiraliforme di energia-tempo scoperto da Kozyrev. Molti scienziati occidentali che hanno esplorato questo argomento, in particolare il tenente colonnello Tom Bearden, definiscono tali campi onde scalari. Bisogna anche tenere presente che ciò di cui ci occupiamo è un impulso di momentum che viaggia attraverso il medium dell’etere/Z.P.E./”vacuum” fisico e non possiede qualità elettromagnetiche. La teoria Einstein-Cartan fu la prima a porre le basi teoretiche per l’esistenza dei campi di torsione, nel 1913. La teoria predice che, a seconda della dislocazione, saranno rilevate torsioni orarie o antiorarie nello spazio. Le successive scoperte nella fisica dei quanti relative alla nozione di spin hanno confermato che anche gli elettroni possono avere rotazione destrorsa o sinistrorsa, il che equivale a parlare di movimento orario/antiorario. Tutti gli atomi e le molecole mantengono vari gradi di bilanciamento fra spin destro e sinistro. Kozyrev determinò che molecole fortemente destrorse, come lo zucchero, possono schermare gli effetti della torsione, mentre quelle fortemente sinistrorse, come la trementina, li rinforzano. Successive indagini russe hanno stabilito che la comune pellicola di polietilene agisce come potente schermatura per le onde di torsione, pertanto essa viene usata in molti e diversi esperimenti, come quelli eseguiti dal Dottor Alexander Frolov.

Fonti:

Autore non indicato, Misteri del mondo, ley lines, 2006
Id., Leylines, chemtrails, aluminium, torsion fields and consciousness, 2008
Zret, Etere o non etere?, 2009




Sunday, August 23, 2009

432

http://zret.blogspot.com/2009/08/432.html

432

L'articolo Il progetto musicale di Gizah di Adriano Forgione, riporta la nuova teoria del ricercatore statunitense Edward Nightingale, secondo il quale il complesso monumentale di Gizah includerebbe, nei suoi rapporti geometrici, un codice musicale. Questa codificazione adombra le relazioni del mondo naturale. In particolar modo, tralasciando qui osservazioni complesse, Nightingale individua nelle piramidi il numero 432 che, come è noto, è una frequenza originaria, su cui erano accordati il La di Mozart e di Verdi, prima che, nella seconda metà del XIX secolo, si decidesse di innalzare gli accordi fino al La di 440 hz. Anche i flauti dei nativi americani si basano su accordi di 432 hz; la nota La di tale frequenza è il suono sacro dell'OM.

La proporzione 432 soggiace a vari fenomeni naturali: 432 al quadrato dà la velocità della luce (186, 624 miglia il secondo). Inoltre: " Uno degli ammassi di stelle più vicini alla Terra è quello delle Pleiadi, le Sette sorelle. Le ultime misurazioni indicano 432 anni luce di distanza; il raggio del nostro Sole è di 432.000 miglia di diametro; la Luna è di 2.160 miglia in diametro, metà di 4.320. Infine la precessione del Grande anno è di 25.920 anni, ossia 432 per 60".

L'autore della ricerca afferma che il Fa diesis è pari a 11, 39063 hz, un valore, secondo Nightingale, vicino al parametro della "Risonanza Schumann che stiamo attualmente sperimentando."

Se si divide 25.920, il numero corrispondente all'anno platonico (o grande anno), ossia il periodo di tempo che il sole impiega per compiere un giro nel suo moto precessionale, per 60, il numero peculiare dell'astronomia e della matematica mesopotamica, come quoziente si ottiene 432. E' numero "magico" che, moltiplicato per 1.000 dà il Kaliyuga, per 10.000 il Mahayuga, per 10 milioni un kalpa o giorno di Brahman. Ora, in un individuo sano, il cuore batte mediamente 60 volte in un'ora, 3.600 volte all'ora, 43.200 volte nelle dodici ore.[1]

A proposito delle Pleiadi, esse sono state in tutte le culture sempre considerate sette, nonostante ad occhio nudo se ne vedano sei, perché sette sono le note? Come valutare la teoria elaborata da Nightingale? Essa si sovrappone a molte altre più o meno simili: di per sé è una speculazione suggestiva, ma mi chiedo se, in una certa misura, non sia possibile rintracciare cifre significative in molti manufatti che obbediscono a consce ed inconsce armonie compositive. Occorrono quindi altre acquisizioni per avvalorarla. Non convince molto il riferimento, non documentato da misurazioni, alla Risonanza di cavità Schumann la cui frequenza non pare essere variata negli ultimi decenni, se non in modo non stabile, ma per effetto di perniciosi interventi artificiali, come sostiene il Professor Alessio di Benedetto. E' indubbio che assistiamo ad una costante alterazione degli equilibri naturali, anche sotto la forma di operazioni nascoste e non solo con le varie forme di inquinamento che già costituiscono un grave attacco al pianeta.

E' palese che le élites stigie stanno tentando in ogni modo di soggiogare la natura e di stravolgere i ritmi della creazione. E' inquietante constatare che i militari posseggono la tecnologia per dominare il clima ed i fenomeni tellurici. Tecnologia, natura: 1 a 0, almeno per ora, si potrebbe amaramente commentare, parafrasando Giulio Carlo Argan.

Non vorrei che i messaggi codificati in antichi testi e venerande tradizioni restassero una voce muta: l'innalzamento oltre i 440 hz, attuato in questi ultimi decenni, è solo uno dei tanti strumenti usati per generare quelle profonde discrasie che stanno conducendo l'umanità verso lo strappo finale.

Fonti:

G. Conte, Il sonno degli dei, Milano, 1999
A. Forgione, Il progetto musicale di Gizah, 2009


[1] Un'altra dimostrazione del principio "come è in alto, così è in basso", è data dal numero 72.