Scopo del Blog
Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.
Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.
Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.
Ciao e grazie della visita.
Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:
http://indipezzenti.blogspot.ch/
https://www.facebook.com/Task-Force-Butler-868476723163799/
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Wednesday, March 23, 2016
Etica e "diritto"
http://zret.blogspot.it/2016/03/etica-e-diritto.html
Zretino, ma di quale etica parli?
Della vostra, che pur sapendo PERFETTAMENTE di aver insultato, diffamato e minacciato la Bencivelli, parlate ancora di "processi farsa"?
Poi, Zretino, la solita domanda alla quale MAI dai risposta; ma se lo Stato ti fa così schifo, perché continui a percepirne lo stipendio?
https://archive.is/Rg3UM
Monday, September 30, 2013
Stato, leggi, cittadini
http://zret.blogspot.co.uk/2013/09/stato-leggi-cittadini.htm
Stato, leggi, cittadini
"Ogni stato è una dittatura". (A. Gramsci)
"Si chiama Stato il più gelido di tutti i gelidi mostri. Esso è gelido anche quando mente; e questa menzogna gli striscia fuori di bocca: “Io, lo Stato, sono il popolo”. (F. Nietzsche)
Gli uomini e le donne degni di tale nome ammettono non lo Stato, ma la società. “Società” proviene dal latino societas che vale letteralmente “alleanza”. Essa è dunque una lega tra persone che si riconoscono in un complesso di valori e che perseguono fini condivisi. Simile è il concetto aristotelico di polis che non è Stato, ma comunità di cittadini (politai).
Lo Stato, in quanto strumento di oppressione di una classe su un’altra, non può ottenere il consenso dei cittadini onesti che apprezzano le regole, ma esecrano le norme.
Nel momento in cui l’apparato statale vilipende le leggi che esso stesso ha promulgato, nel momento in cui calpesta la Costituzione di cui ipocritamente ama fregiarsi, gli uomini probi devono denunciare l’indole perversa della dittatura. E’ nel loro diritto contestare il governo che, da struttura amministrativa, sia degenerato nell’illegittimità e nella tirannide. D’altronde i ministri (dal latino minister, servo, connesso a minus, meno) sono letteralmente i “servitori del popolo”: essi dipendono dalla nazione e non viceversa.
Il celebre processo di Socrate, conclusosi con la condanna a morte del filosofo nel 399 a.C., ci è d’insegnamento. Socrate, conscio della sua rettitudine, non implora la clemenza dai giudici che si accingono a pronunciare il verdetto, ma rivendica, dichiarata senz’altro la sua innocenza, di essere mantenuto a spese della polis.
Gli uomini liberi ed intemerati, infatti, danno lustro alla collettività e la cementano. Allo stesso regime, sotto parvenze di democrazia, corre l’obbligo di proteggere e sostenere economicamente i cives esemplari. Infatti, poiché il regime perpetra, dietro il paravento della “giustizia” delitti innominabili, è destinato, prima o poi, ad essere rovesciato. Quando la tirannide sarà sovvertita, solo l’aver rispettato ed onorato i cittadini integri porrà al riparo i despoti da una punizione indiscriminata.
Infine il valore dei probi viri, essendo incommensurabile, deve essere affermato da tutti anche da chi, come gli appartenenti al sistema, non ha alcun valore.
"Si chiama Stato il più gelido di tutti i gelidi mostri. Esso è gelido anche quando mente; e questa menzogna gli striscia fuori di bocca: “Io, lo Stato, sono il popolo”. (F. Nietzsche)
Gli uomini e le donne degni di tale nome ammettono non lo Stato, ma la società. “Società” proviene dal latino societas che vale letteralmente “alleanza”. Essa è dunque una lega tra persone che si riconoscono in un complesso di valori e che perseguono fini condivisi. Simile è il concetto aristotelico di polis che non è Stato, ma comunità di cittadini (politai).
Lo Stato, in quanto strumento di oppressione di una classe su un’altra, non può ottenere il consenso dei cittadini onesti che apprezzano le regole, ma esecrano le norme.
Nel momento in cui l’apparato statale vilipende le leggi che esso stesso ha promulgato, nel momento in cui calpesta la Costituzione di cui ipocritamente ama fregiarsi, gli uomini probi devono denunciare l’indole perversa della dittatura. E’ nel loro diritto contestare il governo che, da struttura amministrativa, sia degenerato nell’illegittimità e nella tirannide. D’altronde i ministri (dal latino minister, servo, connesso a minus, meno) sono letteralmente i “servitori del popolo”: essi dipendono dalla nazione e non viceversa.
Il celebre processo di Socrate, conclusosi con la condanna a morte del filosofo nel 399 a.C., ci è d’insegnamento. Socrate, conscio della sua rettitudine, non implora la clemenza dai giudici che si accingono a pronunciare il verdetto, ma rivendica, dichiarata senz’altro la sua innocenza, di essere mantenuto a spese della polis.
Gli uomini liberi ed intemerati, infatti, danno lustro alla collettività e la cementano. Allo stesso regime, sotto parvenze di democrazia, corre l’obbligo di proteggere e sostenere economicamente i cives esemplari. Infatti, poiché il regime perpetra, dietro il paravento della “giustizia” delitti innominabili, è destinato, prima o poi, ad essere rovesciato. Quando la tirannide sarà sovvertita, solo l’aver rispettato ed onorato i cittadini integri porrà al riparo i despoti da una punizione indiscriminata.
Infine il valore dei probi viri, essendo incommensurabile, deve essere affermato da tutti anche da chi, come gli appartenenti al sistema, non ha alcun valore.
Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati
Pubblicato da
Zret
Tuesday, February 16, 2010
Step by step: dai Borboni alla moneta unica mondiale
http://zret.blogspot.com/2010/02/step-by-step-dai-borboni-alla-moneta.html
Step by step: dai Borboni alla moneta unica mondiale
La storia è costellata di stereotipi interpretativi, se non di vere menzogne. Così, se sfrondiamo la storia risorgimentale della reboante e zuccherosa retorica, ci accorgiamo che il processo che portò all'unità d'Italia fu una spregiudicata guerra di conquista voluta dalle élites massoniche europee. Fortunatamente alcuni storici ed intellettuali (ad esempio, Gramsci) l'hanno compreso, senza inquadrare, però, gli eventi all'interno di un criminale progetto a lungo termine, teso a calpestare le tradizioni regionali e nazionali per costruire, passo dopo passo, una compagine planetaria di tipo tirannico. Gli Oscurati non hanno fretta e perseguono un piano le cui tappe di attuazione coincidono spesso con date simboliche. Dopo l’unità d’Italia è stata perseguita la creazione di un superstato europeo, presupposto di un'ulteriore semplificazione geo-politica del quadro internazionale, a sua volta base per l’instaurazione di un governo unico mondiale.Se isoliamo il caso relativo al Regno delle due Sicilie, ci imbattiamo in una serie di rimozioni e pregiudizi duri da spezzare. Di solito la monarchia dei Borboni che regnò sull'Italia meridionale e la Sicilia sino al 1861, viene dipinta come una dinastia retriva, nell'ambito di uno stato “feudale” ed arretrato. Ora, nel Regno delle due Sicilie esistevano delle sperequazioni sociali ed economiche, ma la situazione degenerò, quando lo stato meridionale fu annesso all'Italia. Miseria, emigrazione e brigantaggio furono le inevitabili e tragiche conseguenze di una scellerata invasione, perpetrata da massacratori “idealisti” (Nino Bixio) e da scaltri avventurieri (Giuseppe Garibaldi), al servizio dei Savoia.
Basti ricordare che fu introdotto il servizio militare obbligatorio, causa di infiniti mali tra le classi meno abbienti (si rilegga l'implicita, ma implacabile denuncia contenuta nel romanzo "I Malavoglia"). Basti ricordare che, mentre lo stato borbonico contemplava cinque tributi, il Regno d'Italia moltiplicò gabelle ed imposte. Non solo, scrive Vitale Onorato in "Atto finale, atto di forza": "Nel Regno delle due Sicile operava una bella zecca che coniava bei ducati d'argento e d'oro, applicando ante-litteram le regole del credito sociale di Douglas, sistema che nacque un secolo dopo. La zecca dei Borboni era così rinomata che altri governi ne desideravano le monete. Anche il Regno Unito apprezzava molto quella zecca, come molte altre cose: infatti ne sfruttava le miniere di zolfo, il vino di Marsala etc."
Un florido settore manifatturiero e la costruzione di infrastrutture (si pensi, ad esempio, alla ferrovia Napoli-Portici) stavano lentamente promuovendo lo sviluppo nel regno borbonico, uno sviluppo strozzato dalla dominazione sabauda. Gli stessi Savoia furono carnefici e vittime: la cricca mondialista abbatté, ad una ad una, le monarchie europee o le corruppe. Oggi persevera con la distruzione delle culture nazionali e locali (lingua, retaggio, struttura produttiva...), usando come arma, in primo luogo, il controllo del denaro, trasformato da moneta sonante in carta ed in numerario virtuale, elettronico. Non siamo cittadini e nemmeno numeri, ma codici a barre. L'usura legalizzata, attraverso il signoraggio, stritola le economie, affama i cittadini, cagiona lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali. Ezra Pound vide giusto. Gli Oscurati, pur ciechi, guardano lontano, alla moneta unica mondiale: "Unity in diversity" è il motto scritto sulla moneta che la Cabala intende introdurre, obtorto collo. "Unity", l'unità acquisisce il suono sinistro di una realtà totalitaria. "Diversity"? Dove sopravviva questa diversità non è dato sapere: l'omologazione regna incontrastata. Della sovranità nazionale e delle memorie patrie restano solo le macerie.
Dopo che si sono impadroniti dei paesi indipendenti, i tagliagole e le sanguisughe si intrudono oggi nella mente, con i loro orridi tentacoli tecnologici.
Questa tecnologia, volta esclusivamente al dominio, è la pietra tombale di una “civiltà” senz'anima.
Pubblicato da Zret
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