La
stazione di telecomunicazioni MUOS (Mobile User Objective System)
comporta gravi rischi per la popolazione e per l’ambiente tali da
impedirne la realizzazione in aree densamente popolate, come quella
adiacente la cittadina di Niscemi (Caltanissetta). Ad affermarlo sono
Massimo Zucchetti, professore ordinario di Impianti Nucleari del
Politecnico di Torino e research affiliate del Massachusetts Institute
of Technology (USA) e Massimo Coraddu, consulente esterno del
dipartimento di Energetica del Politecnico ed ex ricercatore
dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN).
I due
studiosi hanno analizzato i possibili rischi per la salute della
popolazione dovuti all’irraggiamento diretto del nuovo sistema di
telecomunicazioni satellitari della Marina militare USA, e i danni che
le emissioni possono provocare all’ambiente circostante. I risultati,
estremamente inquietanti, sono contenuti in un report consegnato qualche
giorno fa all’amministrazione comunale di Niscemi. Il sindaco, Giovanni
Di Martino, lo ha immediatamente inviato al presidente della Regione
Siciliana Raffaele Lombardo, chiedendogli di sospendere l’autorizzazione
concessa per installare il terminale MUOS all’interno della zona
naturalistica protetta “Sughereta di Niscemi”, inserita nella rete
Natura 2000 come sito di interesse comunitario (SIC ITA05007). La
Regione aveva autorizzato i lavori l’1 giugno scorso, basandosi su una
sommaria certificazione della sostenibilità ambientale del MUOS da parte
della facoltà d’Ingegneria dell’Università di Palermo. Ma per il
Politecnico di Torino, i rischi delle antenne satellitari “sono stati
sottovalutati, o del tutto ignorati” dai docenti siciliani (gli
ingegneri Luigi Zanforlin e Patrizia Livreri) e dagli “esperti” nominati
dalle forze armate statunitensi.
Secondo i dati tecnici forniti
dalle autorità militari, il sistema di telecomunicazione MUOS consiste
in tre grandi antenne paraboliche (due continuativamente funzionanti e
una di riserva) per le trasmissioni in banda Ka verso i satelliti
geostazionari, più due trasmettitori elicoidali in banda UHF, per il
posizionamento geografico. Le antenne paraboliche di 18,4 metri di
diametro hanno frequenze di trasmissione di 30-31 GHz e 20-21 GHz di
ricezione; la potenza è di 1600 W, mentre l’altezza del centro radiante
rispetto al suolo è di 11,2 metri. Le frequenze di trasmissione e
ricezione delle antenne elicoidali (4 metri di lunghezza e 33 cm di
diametro) vanno da i 240 ai 315 MHz, la potenza è di 105 W, mentre
l’altezza del centro radiante è di 3,7 metri. “Si tratta di informazioni
assai carenti”, affermano gli studiosi del Politecnico. “In nessuna
delle relazioni note sono indicati per le due tipologie di antenne il
tipo di trasmissione (se a onda continua o impulsata e l’eventuale forma
dell’impulso). Nel caso delle grandi antenne paraboliche non è poi
indicato il diagramma polare completo, con esatta localizzazione dei
lobi”.
“Incompleti e affetti da innumerevoli incongruenze” sono
pure i dati relativi alle emissioni del sistema MUOS e quelli riferiti
ai rischi associati all’eventuale realizzazione della stazione di
trasmissione. Nel loro studio, i professori Zucchetti e Coraddu
segnalano che nel caso dei trasmettitori con antenna parabolica, “la
maggior parte dell’energia radiante emessa è concentrata in uno stretto
fascio principale, con un’apertura angolare di qualche decimo di grado,
che in condizioni normali di funzionamento è puntato verso il cielo con
una inclinazione minima rispetto all’orizzonte di soli 17°”. Date le
caratteristiche di questi sistemi, il “limite di attenzione” per le
esposizioni prolungate deve essere calcolato in un raggio di 1,13 Km dai
trasmettitori, mentre il “limite del valore per la compatibilità
elettromagnetica” raggiunge i 6,9 Km. L’abitato di Niscemi si trova però
a distanze comprese tra 1 e 6 Km rispetto le parabole del MUOS e dunque
interamente nella zona di campo vicino delle antenne. “La realizzazione
del MUOS potrebbe portare dunque a un incremento medio dell’intensità
del campo in prossimità delle abitazioni più vicine pari a qualche V/m
rispetto al livello esistente, con la possibilità del verificarsi di
punti caldi, con un incremento del campo nettamente superiore”, scrivono
i due ricercatori.
In conseguenza sono assai gravi i rischi per
la salute umana generati dalle microonde delle antenne. “Si tratta di
effetti acuti, legati a esposizioni brevi, a campi di elevata intensità;
e di effetti dovuti a esposizioni prolungate a campi di intensità
inferiore”, spiegano Zucchetti e Coraddu. “I primi sono essenzialmente
legati all’esposizione diretta al fascio principale emesso dalle
parabole MUOS, che può avvenire in seguito a un malfunzionamento o a un
errore di puntamento. Ciò può provocare danni gravi e permanenti alle
persone accidentalmente esposte a distanze inferiori ai 20 Km., e ciò
significa che l’eventualità di una esposizione diretta al fascio
riguarda l’intera popolazione di Niscemi e va considerata come il
peggiore incidente possibile”. I danni più frequentemente riportati sono
dovuti all’ipertermia con conseguente necrosi dei tessuti e l’organo
più esposto è l’occhio (cataratta indotta da esposizione a
radiofrequenze o a microonde). “Le persone irraggiate accidentalmente
potrebbero subire danni gravi e irreversibili anche per brevi
esposizioni”, aggiungono gli studiosi.
Per il Politecnico di
Torino, la realizzazione del sistema MUOS “incrementerà necessariamente
le emissioni esistenti” a Niscemi. “Nel valutare gli effetti dovuti a
esposizioni prolungate occorre tener conto che l’abitato già ora è
investito dalle emissioni prodotte dalla stazione Naval Radio
Transmitter Facility (NRTF), in una misura superiore ai limiti di
sicurezza previsti dalla legislazione italiana”. Il sito prescelto per
il terminale terrestre del nuovo sistema satellitare si trova infatti
all’interno di uno dei maggiori centri di telecomunicazioni della US
Navy nel Mediterraneo, attivo da più di vent’anni e caratterizzato da
intenso elettromagnetismo. Nella stazione sorgono 41 antenne radiatori
verticali, 27 delle quali attualmente in funzione, operanti nella banda
HF (High Frequency, frequenza 3-30 MHz e lunghezza d’onda 10-100 mt),
per le comunicazioni di superficie; più un’antenna in banda LF (Low
Frequency, frequenza 43 KHz e lunghezza d’onda di 6,98 Km), per le
comunicazioni sotto la superficie del mare. “Le rilevazioni delle
emissioni elettromagnetiche generate dalla stazione NRTF – scrivono
Zucchetti e Coraddu - effettuate dall’ARPA Sicilia con strumentazione e
procedure non del tutto adeguate, in un periodo compreso tra il dicembre
2008 e l’aprile 2010, hanno evidenziato un sicuro raggiungimento dei
limiti di sicurezza per la popolazione ed anzi un loro probabile
superamento”.
Per gli studiosi, la situazione reale delle
emissioni elettromagnetiche sarebbe ancora peggiore di quella
evidenziata dall’agenzia siciliana per la protezione dell’ambiente. “I
misuratori utilizzati dall’ARPA (centraline PMM 8055S, banda passante
100 Khz - 3 GHz in modalità Wide Band, 100 KHz-860 MHz in modalità Low
Band) non sono sensibili alle emissioni dell’antenna in banda LF alla
frequenza di 43 Khz (quasi 7 Km di lunghezza d’onda)”, scrivono
Zucchetti e Coraddu. “La potenza di picco del trasmettitore VERDIN (VLF
Digital Information Network per le comunicazioni con i sommergibili in
immersione) dell’NRTF di Niscemi, può variare infatti da 500 a 2000 KW.
Valori estremamente elevati che non consentono certo di trascurare o
sottostimare sistematicamente questa componente nella valutazione
complessiva”.
Sempre secondo i due ricercatori, le misurazioni
dell’agenzia siciliana per l’ambiente non sarebbero state “neppure del
tutto conformi” alla procedura prevista dalla legislazione che prevede
di effettuare le rilevazioni quando tutte le sorgenti siano in funzione
alla potenza massima. Ciò non è stato possibile a Niscemi dato che quasi
la metà delle antenne, come ammesso dalle autorità militari USA, erano
spente al momento delle rilevazioni.
“L’incremento del livello
di campo emesso nella stazione NRTF con l’entrata in funzione dei
trasmettitori del MUOS avrà come conseguenza un incremento di rischio,
per la popolazione residente nella zona, di contrarre vari tipi di
disturbi e malattie, tra cui alcuni tumori del sistema emolinfatico,
come evidenziato in numerosi studi epidemiologici”, affermano Zucchetti e
Coraddu. A ciò si aggiungeranno tutta una serie di effetti negativi
sull’ambiente circostante, del tutto trascurati dalle valutazioni della
facoltà d’Ingegneria di Palermo e dai tecnici statunitensi. “La stazione
del sistema satellitare è stata progettata all’interno di un’area
protetta e occorre quindi valutare le conseguenze dell’irraggiamento
sulle specie tutelate. Si può evidenziare un rischio elevato per
l’esposizione degli uccelli al fascio principale emesso dalle antenne
paraboliche, che può risultare anche fatale, in quanto essi hanno una
maggiore vulnerabilità agli effetti acuti delle microonde rispetto agli
esseri umani”. Altri esseri viventi fortemente vulnerabili alle
microonde sono gli insetti impollinatori, le api in particolare, che
vengono disturbate da livelli di campo dell’ordine di -1 V/m. “I
disturbi indotti dalle microonde impediscono alle api di sciamare
regolarmente e costruire il nido, portando così a una grave riduzione
della popolazione, con ripercussioni a catena sulla flora e sull’intera
catena alimentare”, scrivono i due ricercatori.
“Per un
principio di salvaguardia della salute della popolazione e dell’ambiente
- concludono Zucchetti e Coraddu - non dovrebbe essere permessa alcuna
installazione di ulteriori sorgenti di campi elettromagnetici presso la
stazione NRTF di Niscemi, e anzi occorre approfondire lo studio delle
emissioni già esistenti e pianificarne una rapida riduzione, secondo la
procedura a conformità prevista dalla legislazione italiana”. Una copia
del rapporto del Politecnico di Torino sul pericolo MUOS sarebbe già sul
tavolo del neo ministro dell’Ambiente. I tempi stringono. Le antenne
potrebbero essere montate già nei prossimi giorni…
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