L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

Ciao e grazie della visita.

Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:

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Monday, October 18, 2010

La pietra-fitta dei prati di San Lorenzo

http://zret.blogspot.com/2010/10/la-pietra-fitta-dei-prati-di-san.html

La pietra-fitta dei prati di San Lorenzo

La pietra-fitta dei prati di San Lorenzo è un monolite che sorge nell'entroterra ligure occidentale presso il borgo di Rezzo. Mario Codebò è autore di un'approfondita ricerca su questo manufatto, testimonianza di una cultura megalitica le cui imponenti ed enigmatiche testimonianze sono per lo più interpretate all'interno dell'archeoastronomia, riferendole a fenomeni e ad allineamenti astronomici nonché ai calendari solstiziali e precessionali. Sono tracce di un mondo perduto, avvolto nelle nebbie di tempi quasi del tutto obliati.

Nel saggio intitolato "La pietra-fitta dei prati di San Lorenzo", 1996, Codebò scrive: "Questa struttura è nota anche con altri nomi, menhir di Triora o del passo della Mezzaluna o del passo della Teglia (E. Bernardini 1975, 1981). Tuttavia la sua ubicazione esatta è sul margine occidentale della depressione dolinica detta di S. Lorenzo o prati di S. Lorenzo, non lontano dalla chiesetta omonima oggi ridotta ai soli ruderi delle fondamenta ed ubicata entro i confini comunali di Rezzo, sia pure al loro limite occidentale limitrofo a quello orientale dei comune di Molini, a quota m. 1400 s.l.m., lungo un antico sentiero forse originariamente congiungente la costa con la Pianura Padana per via transalpina, in una zona ricca di castellari (molto vicino quello di Drego; cfr. Bernardini, 1981) ed all'incrocio di altri cinque sentieri.

E' una lastra di pietra di forma sostanzialmente rettangolare, inclinata verso S di circa 40°, con due facce S-N e due spigoli E-W. Misura in altezza circa m 2.[...] Si tratta in sostanza di una lastra quadrangolare molto sottile e carenata in senso E-W quasi ad indicare una direzione. In particolare, lo spigolo E è piuttosto accuratamente appiattito come il vertice, formando all'intersezione con le due facce laterali veri e propri angoli retti, mentre lo spigolo W si assottiglia progressivamente in forma di prua di nave o di lama di coltello. L'inclinazione della pietra, come anche la sua ubicazione non esattamente sul crinale, ma alcune decine di metri più a valle verso Molini di Triora potrebbe avere, secondo L. Felolo, la funzione di renderla visibile dal basso fino dal fondovalle.

Nel complesso, la località è suggestiva e panoramica, godendovisi, per un arco di circa 150° W, un'ottima vista dell'intero sviluppo della valle dalla sua origine fino allo sbocco nel mare.

La particolare forma della pietra, così ben sagomata e carenata, identifica, di fatto, una direzione specifica verso il profilo delle Alpi Marittime ben visibili all'orizzonte occidentale; l'azimut di questa direzione può essere agevolmente rilevato, affiancando il lato rettilineo della bussola ad una delle facce larghe della lastra, parallelo all'asse E-W, identificato, come si è detto, dagli spigoli carenati e mantenendo, ciononostante, la bussola in bolla. Questo azimut magnetico oscilla intorno ai 237°, corrispondenti al tramonto del sole al solstizio invernale".

Il nostro amico e collaboratore M.B. ci fornisce le indicazioni per raggiungere la zona dove sorge il monumento litico. "L'escursione al menhir prevede un trasferimento automobilistico verso il Passo Teglia ed offre due possibili soluzioni: l'auto può essere lasciata prima del valico, dopo Drego, dove è possibile notare un sentiero identificato da un gruppo di sassi. Tale via è più breve ma ripida ed assolata. Come seconda possibilità, si può parcheggiare in prossimità del Passo Teglia, dal quale parte un sentiero C.A.I. pianeggiante ed ombroso, diretto a San Lorenzo ed al Colle della Mezzaluna. In circa mezz'ora, si giunge in una zona scoperta: alla sinistra del sentiero è visibile una conca interna piuttosto estesa. Si è in località San Lorenzo - come segnalato da un cartello divelto - e non sono presenti indicazioni per il menhir. Va quindi imboccato un sentiero ad ore 8 rispetto al senso di marcia, all'inizio non ben visibile, seppur piuttosto evidente sul crinale dalla parte opposta della conca. Toccato il crinale, da cui si scorge la valle di Drego, bisogna andare a sinistra e, dopo pochi metri di salita, si raggiunge il menhir che, però, per chi arriva da tale direzione, può essere confuso con le rocce retrostanti".



Saturday, November 7, 2009

Pietre dal cielo

http://zret.blogspot.com/2009/11/pietre-dal-cielo.html

Pietre dal cielo

Vence ed i suoi dintorni sono noti tra gli ufologi per gli avvistamenti di sfere luminose e poiché si sospetta che, nella zona, sia ubicata una base militare sotterranea. Sono numerose inoltre la manifestazioni inesplicabili che si ripetono nella località francese sita all'interno del Dipartimento delle Alpi Marittime: malfunzionamenti di apparati elettrici ed elettronici, sparizioni, sincronicità, orbs, riflessi assurdi...

Tuttavia il fenomeno più inquietante è la caduta di pietre che sovente danneggiano il parabrezza e la scocca delle autovetture. A tale proposito Pierre Beake, autore del corposo saggio Les mystères du Col de Vence, 30 ans de investigations, o.v.n.i., apparitions, Poltergeist, Agnières, 2009, scrive: "Le pietre che cadono mi paiono il fenomeno più spettacolare rilevato a Col de Vence. Queste ricorrenti manifestazioni ci hanno indotto a porci domande ed a riflettere... La prima reazione, in tali circostanze, è di supporre l'intervento di persone che, in contesti propizi, lancerebbero questi sassi. [...] Nondimeno l'esame dei luoghi ci ha indotto a scartare questa eventualità. Sono eventi che si ripetono da molti anni... Le traiettorie sono incompatibili con lanci provenienti da strapiombi. In effetti, i proiettili non descrivono delle curve, ma precipitano verticalmente. Si è anche constatato che le pietre non rotolano quasi dopo l'impatto, a causa di una particolare inerzia. Ciò accredita il fatto delle traiettorie verticali, non oblique o radenti.[...] Le pietre sono di differenti dimensioni: alcune sono piccole come monete, le più grosse hanno le dimensioni di un pugno chiuso e pesano da qualche decina a qualche centinaio di grammi. I sassi provengono dall'ambiente circostante... Bisogna notare anche che in caso di impatto sulla carrozzeria, il danno non è sistematico. Abbiamo assistito, increduli, ad impatti molto violenti che non hanno lasciato ammaccature.[...] Questa fenomenologia ha conosciuto un parossismo nel corso dell'inverno del 1996."

Come talvolta avviene, la cultura antica riesce a gettare un barlume su una questione tanto enigmatica o, per lo meno, si possono trovare alcuni addentellati di fenomeni attuali in racconti appartenenti ad ere remote. Sono racconti in cui il fregio mitico pare adombrare qualche verità. Così, riflettendo sulle strane piogge di pietre che cadono a Col de Vence, viene in mente un episodio della saga eraclea. E' ricordato nel mito che, allorquando Eracle, ritornando dal paese di Gerione, attraverso il sud della Gallia, Ligi, eroe eponimo dei Liguri, tentò di impadronirsi della mandria che l'eroe conduceva con sé. Ligi ed i Liguri, suoi compagni, attaccarono Eracle cui vennero a mancare le frecce. Sul punto di essere sopraffatto dagli avversari, Eracle rivolse una preghiera al padre Zeus, che lasciò cadere una gragnola di pietre, con le quali l'eroe riuscì a sconfiggere i nemici. La pianura della Crau è testimone ancora di quell'avvenimento, attraverso la gran quantità di rocce e di pietre di cui è disseminata.

Gli eventi si riferiscono alla decima fatica con Eracle che, su ordine di Euristeo, dovette impossessarsi, riuscendo nell'impresa, dell'armento appartenente a Gerione, mostro figlio di Crisaore e Calliroe, con tre corpi dal ventre in su, ed abitante nella terra di Erizia. A questa circostanza, come ad altre, si abbinano diverse parerga (azioni collaterali), tra cui quella durante la quale il figlio di Zeus confisse le colonne nello stretto di Gibiliterra. Un altro parergon è la lotta contro i Liguri. Eracle uccise i predoni Alebione[1] e Dercino, entrambi figli di Poseidone, dopo che essi avevano tentato di sottrargli i buoi.

La piana della Crau, non distante da Arles, è una landa punteggiata di massi e, come si accennava, la sua particolare morfologia è associata al mito.[2] La costa meridionale della Gallia è regione eraclea: vi si snodava appunto la Via Eraclea e vi sorgeva Portus Herculis Monoeci, l’attuale Monaco, originariamente scalo fenicio, poi incorporato nel dominio di Massalia (Marsiglia). Fu centro fondato, secondo la tradizione, da Eracle.

E’ vero che Col de Vence non è ubicata in area vicina alla Piana di Crau, ma la manifestazione delle pietre che cadono dal cielo si riferisce comunque al litorale meridionale della Gallia, con una parziale coincidenza topografica. E’ possibile che antiche narrazioni trasfigurino e tramandino un singolare fenomeno che, a tutt’oggi, sfida ogni tentativo di spiegazione?


[1] A proposito di Alebione, rammento en passant che il nome di questo personaggio è stato collegato da alcuni paletnologi ad Albione, ossia la Britannia, intesa come terra da cui proverrebbero i Liguri. E' ipotesi tutta da verificare, ma è assodato che Albione nulla c'entra con le "bianche (in latino albus) scogliere di Dover", poiché nella radice alp-alp, diffusa in molti toponimi, bisogna semmai vedere un antichissimo vestigio di una lingua pre-indoeuropea. La matrice alp-alb significa "monte, altura, poggio".

[2] Arles è sita nella regione Provenza, Alpi, Costa azzurra. E’ prossima alla foce del Rodano ed è celebre per i monumenti romani e medievali.


Riferimenti bibliografici:

P. Beake, Les mystères du Col de Vence, 30 ans de investigations, o.v.n.i. apparitions, Poltergeist, Agnières, 2009, pp. 132-164
R. Da Ponte, I Liguri. Etnogenesi di un popolo. Dalle origini alla conquista romana
Enciclopedia della Mitologia, Milano, 2006, s.v. Alebione, Dercino, Eracle, Ligi

Fonti classiche:

Apd. Bibli. 2, 5, 10
Eust. a Dion. Per. 76
Pomp. Mela, 2, 5, 78
Tzet. Chil. 2, 340 ss.


Ringrazio il gentilissimo Dottor Gianni Ginatta per la segnalazione del libro scritto da Pierre Beake.




Sunday, September 27, 2009

Un tour a Village Negro (articolo di M.B.)

Cosa mi sono perso. Ho vissuto da quelle parti per 9 anni e non mai visto un UFO.

http://zret.blogspot.com/2009/09/un-tour-village-negro-articolo-di-mb.html

Un tour a Village Negro (articolo di M.B.)

Pubblico le efficaci note di viaggio stilate da un sodale che si è recato, insieme con altri due amici, nella contrada Village Negro, non distante da Col de Vence, dipartimento delle Alpi Marittime. Vence ed i suoi dintorni sono noti tra gli ufologi per gli avvistamenti di sfere luminose e poiché si sospetta che, nella zona, sia ubicata una base militare sotterranea. La ricognizione in loco si è conclusa, senza aver potuto immortalare globi o rilevare particolari anomalie, ma l’escursione si è rivelata comunque proficua, in quanto è stato possibile osservare e fotografare alcuni manufatti che sono forse le vestigia di castellieri liguri o di più recenti attività agricole e pastorali. Circa i megaliti di Village Negro, è possibile che, se non si tratta di formazioni naturali, siano le vestigia di antiche tribù celto-liguri che furono sottomesse da Augusto verso la fine del I sec. a.C. Di là dai misteri reali o presunti di Vence e plaghe circostanti, resta l’aspra, selvaggia bellezza di un paesaggio incastonato tra monti e mare.


Uscendo dall’autostrada a Cagnes sur Mer si segue l’indicazione per Vence. Si oltrepassa il paese, dopodichè il paesaggio si fa pietroso e privo di alberi. Si raggiungono quindi i 960 m circa del Col de Vence. Nei pressi di un maneggio, ove chiediamo indicazioni, si devia a sinistra per S. Bernabè. Poco prima del villaggio, a sinistra, si lascia l’auto in un’ampia area picnic. Si riconoscono subito gli scenari del DVD prodotto dall’associazione ufologica di Vence; siamo, infatti, in presenza di un vasto altopiano interno pietroso, scenario del "duello" fra l’elicottero militare e la sfera luminosa, punto saliente del filmato.

Trattandosi di week end, si incontrano escursionisti a cavallo, famiglie a piedi o in bicicletta, campeggiatori, ma, appena si abbandona la strada asfaltata di qualche centinaio di metri, si è da soli fra le pietraie. In particolare vogliamo raggiungere alcuni megaliti illustrati nel libro degli ufologi francesi. Grazie alla gentilezza di un’anziana coppia di campeggiatori, apprendiamo di essere sulla strada giusta per quello che scopriamo essere denominato “Village Negro”, ammasso megalitico naturale per alcuni, artificiale per altri.

La zona è piena di muretti a secco e di cumuli conici costituiti da pietrame piccolo. Le scritte “privè” ed i cartelli di divieto d’accesso sono frequentissimi ed altrettanto frequentemente vengono disattesi da ciclisti ed escursionisti. Ci spiegano che i muretti servivano per terrazzare e coltivare, ma il terreno è arido, sassoso e scarsamente coltivabile! I muretti servirebbero a dividere gli appezzamenti. Forse alcuni manufatti definiscono allineamenti astronomici.

Village Negro. Dal parcheggio si percorrono 1.200 metri di saliscendi in un paesaggio quasi lunare, accompagnati dai soliti muretti che in un punto sembrano delimitare una strada molto larga, forse un tratturo, ma non terrazzamenti. Sullo sfondo è visibile una specola: pensiamo sia raggiungibile da altri luoghi, perché piuttosto lontana da dove siamo. Notiamo una casa semiabbandonata alla quale è allacciata una linea telefonica che attraversiamo, come suggeritoci dagli anziani. Poco prima dell’elettrodotto, in prossimità dell’ennesimo divieto, abbandoniamo il sentiero e deviamo a sinistra: "Village Negro" è già visibile a 300 metri. I massi più interessanti sono quelli che, impilati, sagomano quasi una sfinge, oltre si vedono altri macigni sovrapposti. Per raggiungerli, bisogna passare sotto un elettrodotto.

L’elettrodotto è potentissimo: passandoci sotto, si ode un ronzio molto forte. Perché costruirlo proprio vicino ai megaliti con tutta l'altopiano a disposizione?

Il paesaggio è interessante, disseminato di muretti a secco e punteggiato da megaliti imponenti su cui domina l’elettrodotto.

Nella zona del “Village Negro” non abbiamo incontrato escursionisti. Non sono presenti cartelli che sottolineino l’importanza del luogo sotto il profilo archeologico, ma solo divieti d’accesso ufficialmente agricoli.

Scendendo dal versante di Nizza il panorama è suggestivo, pur nella sua desolazione. Nei pressi di Nizza, sulla sommità di un colle aguzzo è visibile una coppia di specole. Da notare che, nonostante l’aspetto tecnologico, paiono ergersi su un’antica cittadella fortificata: sembra quella del Deserto dei Tartari.




Thursday, June 4, 2009

Il numero 8 di Fenix ed X Times in edicola

http://zret.blogspot.com/2009/06/il-numero-8-di-fenix-ed-x-times-in.html

Il numero 8 di Fenix ed X Times in edicola

Nelle edicole si troveranno nei prossimi giorni le riviste "Fenix" n. 7 ed "X Times" n. 7. Nel nuovo numero di "Fenix", la pubblicazione diretta dal Dottor Adriano Forgione, segnalo in particolar modo gli articoli sulle pietre di Ica e sugli antichi Liguri, mentre "X Times", la cui direzione è passata alla Dottoressa Lavinia Pallotta, dedica spazio a temi quali il conflitto con i padroni del mondo e le scie chimiche. Il testo sulle chemtrails è stato curato dalla redazione di Tanker Enemy.


Leggi qui il sommario degli articoli pubblicati su Fenix.




APOCALISSI ALIENE: il libro
TANKER ENEMY TV: i filmati del Comitato Nazionale
Trattato di Lisbona: firma per chiedere il referendum