L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

Ciao e grazie della visita.

Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:

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Monday, January 10, 2011

Cromlech

http://zret.blogspot.com/2011/01/cromlech_07.html

Cromlech


Le più belle poesie si scrivono sopra le pietre, coi ginocchi piagati e le menti aguzzate dal silenzio. (A. Merini)

Ossa di giganti, antichi abitatori di una terra incognita, flagellata dai venti glauchi dell’oceano. Sono lì confitte nell’orizzonte, chiostra solenne nella notte su cui piove la grandine delle stelle: tracce di mondi perduti dove l’eco degli eoni corre tra i ciuffi di eriche e gli anfratti delle scogliere.

Come voci acuminate intagliano il profilo di brughiere solitarie. Sono coti donde si sprigionano le scintille della pioggia.

Forse allora il tempo era immobile, impietrito nello stupore di un mondo aurorale. Dall’alto il firmamento riversava cascate di luce che subito si cristallizzavano e la Via Lattea cingeva in un radioso abbraccio il silenzio.

Oggi, se ci aggiriamo tra questi monoliti, custodi di segreti per sempre suggellati, se penetriamo nel santuario del passato, tra ombre di druidi salmodianti, le nostre vane parole si stremano ad interrogare il buio, solcato appena da vene esangui.



Monday, October 18, 2010

La pietra-fitta dei prati di San Lorenzo

http://zret.blogspot.com/2010/10/la-pietra-fitta-dei-prati-di-san.html

La pietra-fitta dei prati di San Lorenzo

La pietra-fitta dei prati di San Lorenzo è un monolite che sorge nell'entroterra ligure occidentale presso il borgo di Rezzo. Mario Codebò è autore di un'approfondita ricerca su questo manufatto, testimonianza di una cultura megalitica le cui imponenti ed enigmatiche testimonianze sono per lo più interpretate all'interno dell'archeoastronomia, riferendole a fenomeni e ad allineamenti astronomici nonché ai calendari solstiziali e precessionali. Sono tracce di un mondo perduto, avvolto nelle nebbie di tempi quasi del tutto obliati.

Nel saggio intitolato "La pietra-fitta dei prati di San Lorenzo", 1996, Codebò scrive: "Questa struttura è nota anche con altri nomi, menhir di Triora o del passo della Mezzaluna o del passo della Teglia (E. Bernardini 1975, 1981). Tuttavia la sua ubicazione esatta è sul margine occidentale della depressione dolinica detta di S. Lorenzo o prati di S. Lorenzo, non lontano dalla chiesetta omonima oggi ridotta ai soli ruderi delle fondamenta ed ubicata entro i confini comunali di Rezzo, sia pure al loro limite occidentale limitrofo a quello orientale dei comune di Molini, a quota m. 1400 s.l.m., lungo un antico sentiero forse originariamente congiungente la costa con la Pianura Padana per via transalpina, in una zona ricca di castellari (molto vicino quello di Drego; cfr. Bernardini, 1981) ed all'incrocio di altri cinque sentieri.

E' una lastra di pietra di forma sostanzialmente rettangolare, inclinata verso S di circa 40°, con due facce S-N e due spigoli E-W. Misura in altezza circa m 2.[...] Si tratta in sostanza di una lastra quadrangolare molto sottile e carenata in senso E-W quasi ad indicare una direzione. In particolare, lo spigolo E è piuttosto accuratamente appiattito come il vertice, formando all'intersezione con le due facce laterali veri e propri angoli retti, mentre lo spigolo W si assottiglia progressivamente in forma di prua di nave o di lama di coltello. L'inclinazione della pietra, come anche la sua ubicazione non esattamente sul crinale, ma alcune decine di metri più a valle verso Molini di Triora potrebbe avere, secondo L. Felolo, la funzione di renderla visibile dal basso fino dal fondovalle.

Nel complesso, la località è suggestiva e panoramica, godendovisi, per un arco di circa 150° W, un'ottima vista dell'intero sviluppo della valle dalla sua origine fino allo sbocco nel mare.

La particolare forma della pietra, così ben sagomata e carenata, identifica, di fatto, una direzione specifica verso il profilo delle Alpi Marittime ben visibili all'orizzonte occidentale; l'azimut di questa direzione può essere agevolmente rilevato, affiancando il lato rettilineo della bussola ad una delle facce larghe della lastra, parallelo all'asse E-W, identificato, come si è detto, dagli spigoli carenati e mantenendo, ciononostante, la bussola in bolla. Questo azimut magnetico oscilla intorno ai 237°, corrispondenti al tramonto del sole al solstizio invernale".

Il nostro amico e collaboratore M.B. ci fornisce le indicazioni per raggiungere la zona dove sorge il monumento litico. "L'escursione al menhir prevede un trasferimento automobilistico verso il Passo Teglia ed offre due possibili soluzioni: l'auto può essere lasciata prima del valico, dopo Drego, dove è possibile notare un sentiero identificato da un gruppo di sassi. Tale via è più breve ma ripida ed assolata. Come seconda possibilità, si può parcheggiare in prossimità del Passo Teglia, dal quale parte un sentiero C.A.I. pianeggiante ed ombroso, diretto a San Lorenzo ed al Colle della Mezzaluna. In circa mezz'ora, si giunge in una zona scoperta: alla sinistra del sentiero è visibile una conca interna piuttosto estesa. Si è in località San Lorenzo - come segnalato da un cartello divelto - e non sono presenti indicazioni per il menhir. Va quindi imboccato un sentiero ad ore 8 rispetto al senso di marcia, all'inizio non ben visibile, seppur piuttosto evidente sul crinale dalla parte opposta della conca. Toccato il crinale, da cui si scorge la valle di Drego, bisogna andare a sinistra e, dopo pochi metri di salita, si raggiunge il menhir che, però, per chi arriva da tale direzione, può essere confuso con le rocce retrostanti".



Friday, October 1, 2010

Mondi (prima parte)

http://zret.blogspot.com/2010/09/mondi-prima-parte.html

Mondi (prima parte)

Secondo alcuni glottologi, il termine "mondo" (dal latino "mundus") potrebbe dipendere da una base con il significato di "bocca": si dovrebbe dunque collegare alla radice delle lingue germaniche *munthaz (da cui, ad esempio, il tedesco Mund e l'inglese mouth). La saggezza linguistica degli antichi ci conduce ad esplorare mondi enigmatici. Erano e sono bocche, orifizi quei luoghi della Terra, attraverso i quali si entrava in comunicazione con il divino ed il divino per certe remote culture era ctonio, non celeste.

La città greca di Delfi, resa celebre dal tempio e dall’oracolo di Apollo, era uno dei luoghi sacri per eccellenza. Alla pòlis, che sorgeva nella Focide, si attribuì, sin da epoca arcaica, un carattere venerando, forse a motivo dei frequenti movimenti tellurici nella zona, delle esalazioni e delle numerosi sorgenti che inducevano a pensare ad una vita sotterranea e di conseguenza a divinità infere. Agli inizi, infatti, non vi era onorato Apollo, ma Gea, la Terra, e in seguito Poseidone, il quale, prima di essere nume del mare, era un dio ctonio, quindi collegato con Gea.

Nel nome Delfi è contenuto un significato di generazione (Delfi vale letteralmente “matrice”): è un valore che si associa a quello di centro. Delfi era per gli Elleni il centro del mondo, l’onfalo (greco òmphalos, “ombelico”): dalle descrizioni, dalle figurazioni vascolari e da un modello rinvenuto nella città, si ricava che l’onfalo era una pietra conica, dalla sommità ricoperta di lana intrecciata; due aquile d’oro le stavano a lato. L’onfalo – pietra su una tomba? – ricorda il betel, “la casa del dio” nelle lingue semitiche, una pietra rituale alta fino ad un metro e di forma conica. E’ possibile che queste pietre fossero, in alcuni casi, dei meteoriti, considerati doni del cielo? I betel si vedono ancora oggi confitti nel terreno in Medio Oriente ed in Sardegna. Assimilabili in parte a questi sono i menhir, le pietre conficcate nel terreno ed appartenenti alla cultura megalitica: la funzione dei menhir non è chiara, ma è probabile che essi fossero eretti in siti di particolare significato energetico e come segnacoli astronomici per solstizi, equinozi e soprattutto per la precessione.

Nella famosa "stele della vittoria" il re degli Accadi, Naram-sin, (2250-2218 a.c. ca) è rappresentato mentre troneggia, con sprezzo ed arroganza, sui nemici vinti. Di fronte al sovrano, che porta sul capo un elmo cornigero e che è armato di lancia ed arco, svetta un oggetto conico (un betel?) sormontato da due astri: sono due soli che la raggiera rende simili a ruote celesti. Difficile stabilire per quale motivo l’ignoto artista scolpì questo sole doppio o quale costellazione intendesse effigiare. E' possibile che sia raffigurata la congiunzione Giove-Saturno, occorsa nel periodo in cui regnò Naram-Sin? Se così fosse, circa duemila anni prima delle attese esseniche, un monarca intese riunire nella sua figura il ruolo sacerdotale e quello regale. Il superbo nipote di Sargon I il Grande, con questo monumento, volle eternare la sua gloria di signore delle “quattro parti del mondo” e sancire il legame con gli dei.

In Genesi 28, 11-19, si legge:

Giacobbe capitò in un luogo, dove passò la notte, perché il sole era tramontato; prese una pietra, se la pose come guanciale e si coricò in quel luogo. Fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa. Ecco il Signore gli stava davanti e disse: "Io sono il Signore, il Dio di Abramo tuo padre e il Dio di Isacco. La terra sulla quale tu sei coricato la darò a te e alla tua discendenza. La tua discendenza sarà come la polvere della terra e ti estenderai a occidente e ad oriente, a settentrione ed a mezzogiorno. E saranno benedette per te e per la tua discendenza tutte le nazioni della terra. Ecco io sono con te e ti proteggerò dovunque tu andrai; poi ti farò ritornare in questo paese, perché non ti abbandonerò senza aver fatto tutto quello che t'ho detto". Allora Giacobbe si svegliò dal sonno e disse: "Certo, il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo". Ebbe timore e disse: "Quanto è terribile questo luogo! Questa è proprio la casa di Dio, questa è la porta del cielo". Alla mattina presto Giacobbe si alzò, prese la pietra che si era posta come guanciale, la eresse come una stele e versò olio sulla sua sommità. E chiamò quel luogo Betel, mentre, prima di allora, la città si chiamava Luz”. [1]

[1] Luz fu forse centro fondato dagli Hittiti.