http://zret.blogspot.ch/2014/10/fare.html
Fare
Mi
è stato chiesto per quale ragione sia preferibile non eccedere,
soprattutto negli scritti, con il verbo “fare”. Non è solo una questione
lessicale. È pacifico che un testo in cui al verbo in questione si
sostituisce una voce appropriata risulta più bello e più efficace sotto
il profilo semantico. Non si deve generalizzare: in molte espressioni
“fare” è non solo ammesso, ma pure auspicabile. “Far fagotto”, “fare le
viste”, “strada facendo” etc. sono espressioni sapide che possono
conferire a certi discorsi una vena fresca, un sano brio popolaresco.

Sono ben altre le ragioni che sconsigliano di depauperare la lingua, riducendone il repertorio a pochi consunti vocaboli, sempre gli stessi. In “1984” di George Orwell il sistema mira a dissanguare sempre più l’idioma, regolarizzandone le strutture e con una drastica semplificazione del lessico. La lingua, che rispecchia la Weltanschauung, è soprattutto un potente strumento di conoscenza. Quanti più termini si conoscono e si adoperano, tanto più si creano sinapsi, nessi cognitivi ed emotivi: ampliare il proprio vocabolario significa rinvigorire l’intelligenza, affinare la specillo dell’introspezione.
Per questo motivo si deve combattere l’omologazione che tende ad imporre l’inglese come codice internazionale, costringendo già i bambini a studiare la lingua della perfida Albione, nella sua versione, per così dire, commerciale. Quali mirabili orizzonti si staglierebbero, quali sublimi vette si potrebbero intravedere, se si avvezzassero gli studenti a cimentarsi nello studio di parlate antiche o contemporanee, ma eccentriche!
Non è casuale: gli apparati perseguono con scientifica tenacia la distruzione della cultura. Essi lottano contro la sagacia, l’intuizione e la creatività, armi più potenti di mille ordigni nucleari. Sono armi che il potere non può consentire gli uomini usino per conquistare la libertà, per rivendicare la loro natura di esseri spirituali. I governi agiscono con feroce ipocrisia ovunque si palesi lo spirito critico, frutto della sapienza linguistica.
Lasciamo che a ricorrere al verbo “fare” ed all’ancora più abominevole “effettuare” sia la stirpe decaduta dei “politici”, dei pennivendoli, dei disinformatori, dei sindacalisti, degli psicopatici normalizzatori…
Che Matteo Renzi ripeta pure “fare la legge”, “fare le riforme”, “fare la riunione”…
Lasciamo l’anodino verbo “fare” a gente completamente… fatta.

Sono ben altre le ragioni che sconsigliano di depauperare la lingua, riducendone il repertorio a pochi consunti vocaboli, sempre gli stessi. In “1984” di George Orwell il sistema mira a dissanguare sempre più l’idioma, regolarizzandone le strutture e con una drastica semplificazione del lessico. La lingua, che rispecchia la Weltanschauung, è soprattutto un potente strumento di conoscenza. Quanti più termini si conoscono e si adoperano, tanto più si creano sinapsi, nessi cognitivi ed emotivi: ampliare il proprio vocabolario significa rinvigorire l’intelligenza, affinare la specillo dell’introspezione.
Per questo motivo si deve combattere l’omologazione che tende ad imporre l’inglese come codice internazionale, costringendo già i bambini a studiare la lingua della perfida Albione, nella sua versione, per così dire, commerciale. Quali mirabili orizzonti si staglierebbero, quali sublimi vette si potrebbero intravedere, se si avvezzassero gli studenti a cimentarsi nello studio di parlate antiche o contemporanee, ma eccentriche!
Non è casuale: gli apparati perseguono con scientifica tenacia la distruzione della cultura. Essi lottano contro la sagacia, l’intuizione e la creatività, armi più potenti di mille ordigni nucleari. Sono armi che il potere non può consentire gli uomini usino per conquistare la libertà, per rivendicare la loro natura di esseri spirituali. I governi agiscono con feroce ipocrisia ovunque si palesi lo spirito critico, frutto della sapienza linguistica.
Lasciamo che a ricorrere al verbo “fare” ed all’ancora più abominevole “effettuare” sia la stirpe decaduta dei “politici”, dei pennivendoli, dei disinformatori, dei sindacalisti, degli psicopatici normalizzatori…
Che Matteo Renzi ripeta pure “fare la legge”, “fare le riforme”, “fare la riunione”…
Lasciamo l’anodino verbo “fare” a gente completamente… fatta.
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La parola "uomo" è legata alla famiglia del latino "humus", terra, fango e lo definisce come la creatura terrena, in opposizione alle creature celesti, gli dei(?). E' un'interpretazione delle aree nord-occidentali all'interno del mondo indo-europeo, comprendente l'Italia, le regioni celtiche e germaniche. Una visione parallela o forse l'origine dell'idea è in 


Nel passo sopra riportato, Anassimandro, il filosofo dell’apeiron (lo si traduca con “indeterminato” e non con “infinito”) sembra rispecchiare il concetto orfico di colpa originaria. Il frammento, giuntoci per tradizione indiretta, è oscuro ed involuto, ma decisivo nel suo nucleo semantico che definisce un errore primigenio. Se l’errore è letteralmente errare, ossia movimento, si comprende la sua consustanzialità all’essere, allorquando si manifesta nel cerchio spazio-temporale.



