L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

Ciao e grazie della visita.

Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:

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Wednesday, November 14, 2012

Reliquie del QI a una cifra di Zret


http://zret.blogspot.it/2012/11/reliquie.html

Reliquie

Quante volte ci scopriamo a rincorrrere coincidenze, sincronismi, ombre di sensi, pensando che la misera vita umana, con tutto i suoi insostenibili fardelli, sia la linea, per quanto breve e tenue, di un disegno più vasto, persino di una composizione grandiosa. Alcuni affermano, però, che la verità, è un’altra: tutto è casuale, siamo alla mercé di una sorte assurda che mena fendenti alla cieca. Dio, il senso, il fine non esistono.

Gianfranco De Turris, nella prefazione all’incolore libro di Walter Kafton-Minkel, “Mondi sotterranei Il mito della Terra cava”, riporta una riflessione del saggista che pontifica: “Gli scienziati ci spiegano com’è fatto l’universo, indipendentemente dai bisogni e dai disegni umani e ci insegnano i segreti della natura (sic). I creatori di miti ci dicono come noi, con bisogni e desideri ben definiti, reagiamo al mondo e quindi ci parlano di noi stessi”.

Codesta visione così ingenuamente dicotomica ed antiquata lascia il tempo che trova. Anzi, la scienza accademica non ha neppure sfiorato gli enigmi dell’universo, ammanendoci, nel migliore dei casi, spiegazioni che sono mappe semplificate e bidimensionali di un territorio multiforme. Per gli scientisti la natura è un cadavere da anatomizzare, qualcosa di morto e di estraneo al soggetto che la seziona, come se l’uomo medesimo non fosse parte della natura che è molto più di quel che appare.

Vero è che nel deserto dell’assurdo si può solo raccogliere qualche reliquia di significato: un legame tra visioni oniriche di due sognatori, un nome o un numero che ci perseguitano come per comunicarci una verità ulteriore, un brandello d’intonaco, ultima traccia di un mirabile affresco…

E’ vero: ci aggiriamo in un paesaggio di rovine, ma tra questi ruderi, sotto un cielo desolato, si ostina a crescere qualche ciuffo d’erba. Anche il vento grigio, che risucchia in mulinelli la polvere ed i detriti, per un istante porta l’eco radiosa di un futuro magnifico… Si spera.



Wednesday, August 15, 2012

Professione fede

http://zret.blogspot.it/2012/08/professione-fede.html

Professione fede

Nel paese dei sogni

E’ nella cultura popolare che sopravvive oggi una fede ingenua nell’alterità e nel significato. Si pensi a quelle persone, di solito donne anziane, che ricordano perfettamente i sogni: di fronte ad un uditorio formato per lo più da increduli, non solo li raccontano, ma li interpretano, con un’istintiva conoscenza degli archetipi degna di un antropologo. Non di rado i sogni sono profetici e riguardano i defunti da cui si ricevono comunicazioni destinate ai “vivi”. I cosiddetti scettici obiettano che sono coincidenze: alcuni eventi sognati si sono adempiuti, ma molti altri no. Altri astanti, però, sono incuriositi ed inclini a ritenere che queste donne abbiano qualche dote: le ascoltano attenti, come si ascolta un oracolo.

E’ una realtà paesana di credenze e di corrispondenze, in cui la morte è addomesticata, esorcizzata ed il caso costretto a seguire un percorso, dove la magia coesiste con un cattolicesimo popolato di santi, madonne ed angeli custodi. In questo mondo agricolo-pastorale, ormai quasi del tutto scomparso, non si avverte alcuna incongruenza tra riti paganeggianti ed i dogmi della religione, poiché le contraddizioni non vi trovano cittadinanza. Così gli eventi obbediscono ad una ratio. Non ci si accorge che gli avvenimenti non paiono ottemperare ad una logica, almeno non alla logica rassicurante cui vorremmo si attenessero. Ivi il male stesso è inscritto in un disegno che, se non lo giustifica, lo spiega ora come colpa ancestrale ora come malocchio o influsso demoniaco.

Di questa fede vernacolare nel senso è rimasta traccia anche nella nostra società secolarizzata, sotto forma di superstizione o di bisogno disperato di una risposta. Così, quando muore un adolescente, i suoi coetanei, la cui esistenza conosce per lo più l’effimero divertimento, scoprono improvvisamente la sfera spirituale: il ragazzo o la ragazza, la cui vita si è spezzata, è salito in cielo, come angelo, vegliando da lassù sui suoi amici e compagni di scuola. Il luogo del decesso diventa un piccolo sacrario con fotografie, souvenirs, fiori che presto appassiranno… E’ ovvio che è una religiosità estemporanea e consumistica, destinata a perdersi quasi sempre nel turbinio delle “cotte” e delle trasgressive serate in discoteca.

Qualcuno, fortunatamente, è sfiorato da domande abissali: perché si vive? Perché si soffre? Perché si muore? E’ qui che le risposte rischiano di essere più dannose degli strazianti interrogativi. Arriva subito il sacerdote che ciancia di peccato, di redenzione, di libero arbitrio, di mistero della fede o, al contrario, il razionalista che liquida ogni problema, chiamando in causa la natura che è così perché è così.

Si resta annichiliti: crolla il mondo e, come insegna Nietzsche, Dio muore. Ricordo che, qualche anno addietro, alcuni studenti all’esame di stato, illustrando il pensiero del filosofo tedesco, citavano “la morte di Dio”. Si affrettavano, però, come per timore di essere considerati sacrileghi, a precisare che la morte di Dio è l’eclissi dei valori tradizionali, quasi non fosse soprattutto la constatazione che l’universo è irrazionale. L’ateismo è ancora un tabù fra la last-lost generation.

In genere si vive (si vive?), ignorando le questioni capitali, salvo occuparsene, quando un macigno ci cade sulla zucca o ci sbarra la strada. Qualcuno allora si rifugia nella consolazione del dogmatismo: si prende un testo sacro (la Torah, la Bibbia, il Corano… ) e se ne cavano tutte le risoluzioni, persino le previsioni del tempo, come ironizzava tempo fa Samuele Bersani in una canzone.

Superstiti superstizioni

Nel mondo occidentale la fede “cristiana” offre tutti gli appigli: Dio crea il cosmo, le piante, gli animali, infine Adamo ed Eva, che sono il vertice della creazione, perché “fatti ad immagine e somiglianza” dell’Altissimo. E’ tutto idilliaco, quando arriva il serpente a rovinare tutto etc. etc. Per fortuna poi Dio s’incarna in Cristo, redime l’umanità, sconfigge il peccato, anche se per il vero happy end bisogna attendere il Giudizio universale, quando finalmente, dopo tutta questa faticaccia, si andrà a dormire: “All'urtimo uscirà 'na sonajera d'angioli e, come si ss'annassi a letto, smorzeranno li lumi e bona sera”.(Giuseppe Gioacchino Belli, Er giorno der giudizzio)

Ecco, Belli, pescando con arguzia nell'immaginario popolare, evidenzia un tratto tipico delle religioni escatologiche (in ciò simili a molte ideologie, come il marxismo), vale a dire il prospettivismo, la promessa di un tempo in cui trionferanno la verità, la giustizia e la gioia. Gli uomini sono malati: la loro malattia si chiama “sindrome del futuro”. Essi immaginano e pregustano un avvenire radioso che pare non arrivare mai, contemplano incantati un orizzonte seducente, ma inattingibile.

Ammettiamo pure che davvero ci aspetti un avvenire così luminoso: è qui in questo presente eterno ed eternato nell’assurdo che è necessario essere felici. I profeti (anche il Messia) rispondono: “presto” che, nel loro linguaggio nebuloso, significa “mai”. “Se non ora, quando?”

Ecco la fede, più che azzardo, scommessa (Pascal), è follia. E’ folle quel “credo quia absurdum” del fanatico e misogino Tertulliano, poiché, se è opportuno aprirsi con la mente ed il cuore all’inimmaginabile, al fantastico, è un delitto ripudiare l’intelletto, la capacità di discernimento. Sia chiaro: non si intende ridurre l’intera realtà ad un meccanismo che si muove solo per muovere sé stesso. Oltre i fenomeni, si slargano territori che neppure possiamo concepire, ma nego che le facili teodicee, le spiegazioni confortanti siano d’aiuto e che siano plausibili. Sono simili, infatti, a quei vissuti onirici che interpretati in modo semplice, di una semplicità infantile, perdono la loro aura, il loro afflato. Meglio il silenzio di tante parole vuote. Meglio restare nel guado che approdare al lido delle conclusioni rassicuranti ma false. Siamo simboli, ossia esseri dimezzati ed anche delle verità possediamo solo una parte: dobbiamo trovare l’altra che si incastri. La troveremo mai? Forse è più importante cercarla.

Non credo quia absurdum

Sempre a proposito di assurdo, che cosa è più illogico del Male? Per tentare di spiegarlo, si ricorre spesso alle teorie più assurde. Si dimentica inoltre che il mysterium iniquitatis, oltre ad essere sciaguratamente irragionevole e straripante, è anche stupido. Il Male è idiozia allo stato puro, spesso perpetrato da idioti: uno tortura un prigioniero, un altro viviseziona una cavia, uno incendia un bosco, un altro massacra un bambino, uno orina su un carcerato, un altro condanna un innocente… Attenzione! Questa non è letteratura macabra: questo e molto altro sta accadendo adesso, mentre leggete codeste righe. Da un punto di vista meramente quantitativo, nella storia, il bene è in netto svantaggio.

Di solito si giustifica Dio, asserendo che comunque le sofferenze umane (di quelle che patiscono animali e piante il Dio biblico non si interessa) sono limitate nella durata nonché eque punizioni dei suoi peccati (le torture infernali, invece, sono interminabili, ma questo è un altro discorso): il Creatore forse, abitando fuori dallo spazio-tempo, non ha una percezione netta di quanto siano incommensurabili gli istanti irrigiditi nel dolore. Quale sia la vera origine del peccato originale non si sa.

Molti lo definiscono Padre: egli tempra la sua discendenza mediante le avversità, ma forse est modus in rebus. Un esempio: un genitore è con il figlio il piccolo in un parco, dove stanno passeggiando. All’improvviso un cane, divincolandosi dal guinzaglio del padrone, si avventa contro il bimbo e lo azzanna alla nuca. Come si comporta il padre? Resta indifferente, perché pensa A: se mio figlio soffre, è uno strazio temporaneo; B: se il pargolo muore dissanguato o per qualche infezione, è lo stesso, giacché vita e morte sono illusioni. Tutto è maya: la materia non esiste e ciò che non esiste non può patire. Con questa parabola che alcuni reputeranno blasfema, vorrei alludere a come mi pare, pur dalla mia angolazione limitatissima, si comporti a volte Dio.

Ricordo una scena di una pellicola ispirata ad una vicenda realmente accaduta. Alcuni naufraghi, uomini e donne, annaspano in mare aperto ormai da molte ore e non hanno né la possibilità di risalire sul natante né molte speranze che qualcuno li avvisti per soccorrerli. Una donna comincia a pregare Dio affinché li aiuti; un’altra la ammonisce, tuonando che solo ora ella implora il Signore, adesso che è in una situazione senza via d’uscita. La fulmina infine rammentandole che ogni giorno in tutto il pianeta milioni di persone si trovano in condizioni disperate, senza che Dio si degni di intervenire. E’ vero che esistono dei casi in cui sembra che un’azione soprannaturale sia stata decisiva per salvare delle vite, ma non sono la norma. E’ evidente che la vera fede, sempre che abbia un senso riferirsi alla fede, va fondata su basi più solide e non su accorate (ed inascoltate) invocazioni.

Pregare è dunque umano, peculiare degli uomini che sono attanagliati dallo sconforto. Se Dio è imperfetto, le sue creature lo sono ancora di più. Forse è questa la “somiglianza” biblica.

Friday, May 11, 2012

Lo Yoga del sogno e del sonno


http://scienzamarcia.blogspot.it/2012/05/lo-yoga-del-sogno-e-del-sonno.html

Lo Yoga del sogno e del sonno

Il libro "Lo Yoga tibetano del sogno e del sonno", scritto dal tibetano (residente negli USA) Tenzin Wangal Rinpoche, è, secondo quanto scritto in copertina: "Una guida agli yoga tibetani che promuovono la consapevolezza durante il sonno e il sogno per ottenere la liberazione dallo stato di illusione onirica in cui è immersa la vita da svegli".
In effetti non posso che concordare sul fatto che il tempo del sonno e del sogno sono cruciali per sondare l'inconoscibile; è noto infatti (e l'ho sperimentato di persona diverse volte), che durante il periodo in cui si sogna si è particolarmente in grado di ricevere comunicazioni telepatiche, di ricevere premonizioni (i famosi sogni premonitori) di sperimentare viaggi fuori dal corpo (OBE), di sperimentare sogni lucidi (quando si è coscienti di stare sognando e si può pilotare il proprio sogno). Ho già parlato di queste cose negli articoli il potere dei sogni il mondo dei sogni e i sogni lucidi.

Sul potere dei sogni e sull'arte del sognare Carlos Castaneda ha scritto diversi libri, e pare che in effetti abbia descritto qualcosa di pertinente alla tradizione degli sciamani toltechi. Purtroppo si tratta solo di testimonianze personali per le quali è praticamente dare conferma o smentita.

NB: il link precedente è a un sito completo ed interessante per approfondire la conoscenza di Castaneda, sebbene presenti un link esterno ad un sito di reiki, che secondo me ha ben poco a che vedere con l'opera di Castaneda, anche perché il reiki a mio giudizio è qualcosa di assolutamente negativo. Carlos Castaneda per altro descrive entità non umane (voladores) che vivono in un ambito non fisico e che si nutrono della nostra energia psichica; difficile dire se si riferisse esattamente a quelle entità predatrici/parassite che possono essere attirate/nutrite tramite la pratica del reiki, ma l'analogia è molto forte.

Ritornando la libro sullo Yoga del sonno, nel risvolto di copertina leggiamo le parole di Tenzin Wangal Rinpoche: "Se non sappiamo portare la nostra pratica nel sonno, se notte dopo notte perdiamo noi stessi, che opportunità avremo mai di essere consapevoli al momento della morte?".

Secondo questo maestro tibetano educato sia al buddhismo che alla tradizione Bon (la religione anticamente diffusa in Tibet prima del Buddhismo, il cui retaggio ha profondamento permeato il buddhismo stesso) il sonno ed il mondo dei sogni sono un confronto giornaliero con quel tipo di realtà che dovremo affrontare dopo la nostra morte prima di una successiva reincarnazione; abituarsi ad essere coscienti durante il sonno dovrebbe secondo lui portare ad essere coscienti in quella fase di vita della nostra anima che succede alla morte del corpo fisico.

Anche su queste questioni ho già scritto due articoli di indagine: congetture sulla vita oltre la morte e un'indagine sul mondo dello spirito ed i suoi tranelli cui rimando per maggiori approfondimenti. In tali scritti ho avanzato l'ipotesi che l'incoscienza durante l'eventuale fase di passaggio tra una incarnazione e l'altra sembra la regola: chi mai vorrebbe incarnarsi per finire in un mondo fisico dove esistono guerre, violenze gratuite, scie chimiche e tutto il resto?

Di conseguenza l'argomento del libro di cui stiamo qui trattando sollecita molto il mio interesse, e forse in tale libro troviamo degli insegnamenti che potrebbbero essere utili per arrivare a conquistare, col tempo e con la pratica, tale presenza cosciente, e magari spezzare questo ciclo di dolorose rinascite in un mondo ove il nostro corpo è schiavo di entità arcontiche.

Però, come ho già detto e ripeterò continuamente senza mai stancarmi, in questo ambito così difficile da studiare ed analizzare (l'anima, la vita dopo la morte) i tranelli e le insidie possono essere dietro ogni angolo.

Rileggendo infatti per la seconda volta tale libro mi sono accorto che nell'introduzione l'autore confessa candidamente di avere vinto nel 1991 una borsa di studio della fondazione Rockefeller per effettuare delle ricerche alla Rice University. Sebbene non sia chiaro quali fossero le ricerche in questione (l'autore precisa in seguito di avere condotto presso quella università delle ricerche anche in un periodo successivo sugli aspetti logici e filosofici della tradizione Bon e non so se anche con la borsa di studio della fondazione Rockefeller abbia portato avanti delle ricerche similari) il sospetto viene immediato, ben sapendo quale sia il ruolo della famiglia Rockefeller nella gestione del Nuovo Ordine Mondiale, quanto meno dalla preparazione del secondo conflitto mondiale.

Per altro nel libro dello Yoga tibetano del sogno e del sonno ci sono dei passaggi alquanto dubbi, come quelli nei quali si invocano tutta una serie di entità (legate, da quanto ho capito, al retaggio della tradizione Bom). E mi viene il sospetto che queste evocazioni possano essere rivolte a entità negative, arcontiche, a quelle entità  descritte nel libro Sciamani di G. Hancock e che offrono potenza o sapienza in cambio della possibilità di interferire a loro piacimento nel mondo umano. Anche nei libri sui sogni lucidi si parla di questo affidarsi a guide, di questo evocare guide.

Se leggete l'articolo un'indagine sul mondo dello spirito ed i suoi tranelli capite perchè io poco mi fidi di queste tecniche.

Con questo non voglio negare che il libro in questione possa mostrare anche delle tecniche di controllo del proprio sogno che possano essere utilizzate a fin di bene, ma credo che occorrerebbe una grande saggezza e familiarità con certe dimensioni/stati di coscienza per sapere discernere il bene dal male.

Da notare poi che anche il Dalai Lama (fantoccio del Nuovo Ordine Mondiale, creatura legata alla CIA, che finge di essere amante di tutte le creature e non dice nemmeno mezza parola sulle scie chimiche che stanno avvelenando ed uccidendo tutte le specie viventi vegetali ed animali) ha scritto un libro su questione analoghe: Il sonno, il sogno, la morte. Un'esplorazione della consapevolezza con il Dalai Lama. Questo ovviamente di per sè non dimostra niente, però a me personalmente fa sorgere alcuni sospetti, sospetti già espressi anche nell'articolo congetture sulla vita oltre la morte; sospetti di sicuro, di certezze in questo capo, lo ripeto, ne ho poche da offrire.

Ad ogni modo se e appena potrò scriverò un seguito a questo articolo (magari quando finirò di rileggere il libro).

Nel frattempo vi lascia con una testimonianza da poco giuntami sul Reiki, sempre nell'attesa di scrivere un secondo articolo chiarificatore sulla questione:
Anni fa per non sapere dire di no feci con una Master Reiki il primo livello (mai praticato) … adesso che ci penso, fu anche la volta e il luogo (ci rimasi 6 settimane) in cui ebbi incontri veramente poco graditi di entità extraterrestri… che venne di notte attraversando le pareti come per curiosarmi intorno e che mi fece reagire con molta incazzatura per il sopruso…
 Pubblicato da corrado castaneda

Saturday, March 12, 2011

Trompe l'oeil

http://zret.blogspot.com/2011/02/trompe-loeil.html

Trompe l'oeil

Saremo mai risarciti per tutti i patimenti, le rinunce, le delusioni? Questa domanda (retorica?) è il sottofondo di giorni consumati tra incombenze insulse e dolori inutili. Così avvertiamo l’abissale differenza tra la vita com’è e la vita come sarebbe potuta essere. Se è vero che talvolta siamo responsabili noi, per malaccortezza, di questo spreco, spesso è l’esistenza, con le sue imboscate a sottrarci quanto di più prezioso abbiamo: il presente.

Vediamo scorrere le opportunità simili agli argentei filari di pioppi oltre il finestrino del treno. Vorremmo afferrare le occasioni, ma è come tentare di acchiappare veli di ombre.

Silenzio pietroso, invece di melodia; grigia solitudine, invece di condivisione; muta disperazione, invece della parola catartica che trasfigura…

Intanto, mentre svuotiamo giorni che sono vuoti a perdere, come in un’alchimia al contrario le gioie pregustate si tramutano in amarezza, le ore intense in vacui deserti. I primi a sfaldarsi sono i segni, poiché i glifi in cui avevamo creduto di leggere le promesse di un futuro magnifico o la giustificazione del buio che ci intride, si rivelano scarabocchi schizofrenici. I primi a sfaldarsi sono i segni, poi i sogni.

Qualcuno afferma che un dì riceveremo un indennizzo e quanto abbiamo perduto sarà reso con gli interessi. Il solito scorcio fantastico su un avvenire che è un trompe l’oeil. Ingannato l’occhio, ingannato il cuore, trasciniamo il carro per un’erta che conduce ad una vetta avvolta in nebbie perenni. Perdere è l’unico modo per ritrovare, ma questa prospettiva sembra una consolazione dialettica… una delle tante.

Il guidrigildo non è garantito da alcun editto.

Pur nel pleonasmo, anzi proprio grazie alla ridondanza, Franco Battiato, in una sua composizione musicale, “La stagione dell’amore”, chiosa con efficace mestizia: "Ne abbiamo avute di occasioni, perdendole".




Wednesday, June 9, 2010

Voce

http://zret.blogspot.com/2010/06/voce.html

Voce

"Verba volant, scripta manent": questo noto detto aveva in origine significato diverso da quello che gli attribuiamo oggi. Molti credono che si riferisca all'importanza di ancorare ad un testo scritto dichiarazioni e promesse, poiché quanto espresso a voce è fugace e destinato all'oblio. Si ritiene anche che questo proverbio suggerisca la prudenza nello scrivere, perché, se le parole facilmente si dimenticano, gli scritti possono formare, soprattutto nelle mani di malintenzionati, dei documenti talora nocivi, quando siano stati vergati in un momento di malumore o sotto l'impeto di infuocate emozioni.

In verità, verba volant è la propaggine delle "alate parole", formula con cui Omero definiva i discorsi intrecciati tra gli uomini e tra gli uomini e gli dei. I suoni aleggiavano nell'etere per recare con sé echi di sentimenti, pensieri, sogni. Il suono custodiva ancora in età omerica un afflato magico, un'ombra spirituale che con il tempo si è sbiadita sino a scomparire.

Qui non occorre ricordare il valore archetipale del Logos né come Platone giudicasse l'invenzione della scrittura, attribuita dagli antichi al dio egizio Thot, invenzione di cui il filosofo scorse i danni più che i benefici. Bisognerebbe, invece, tentare di comprendere come e perché affiorò nell'uomo l'esigenza di articolare suoni per comunicare il suo mondo interiore. Fu la solitudine del silenzio a generare tale impulso? Furono solo esigenze pratiche a riempire il nulla di voci?

Ci piace pensare che la voce nacque come canto (ma fu forse un grido di fronte al riflesso della coscienza in un lago di tenebre?): il vocabolo latino "carmen" sembra confermare questo mito originario, visto che "carmen" è il componimento poetico, il canto, la formula magica. Il termine deriva da una radice “cammen” che è associata al canto rituale, al verso del gallo, nelle aree celtica ed italica, al suono in generale in ambito greco e germanico.

I confini sono labili: i rumori possono evolvere in ritmi, in partiture, voci e persino in rudimentali linee melodiche. Tutti conservano il fascino dell'invisibile: la voce è immaginifica, dipinge e plasma. La voce è il passato che permane, il tempo che non scorre, il sobbalzo di fronte ad un angolo di memoria rischiarato dal raggio di un accento.

Le voci nel buio inquietano, ma pure si librano come palpiti misteriosi di ali fra le volte e le navate di una cattedrale celeste.



Thursday, May 27, 2010

Eppure...

http://zret.blogspot.com/2010/05/eppure.html

Eppure...

L'eterno silenzio di questi spazi infiniti mi agghiaccia (B. Pascal).

Le ombre fatali degli eventi si allungano sulla vita. Siamo punti sperduti nell'immensità del tempo, attori che non ricordano la battuta proprio quando potrebbe venire a taglio.

Il cosmo è un giardino di meraviglie ed un'infinita, silente gratitudine si innalza come l'inno di un incenso verso gli astri. Eppure, a volte, ci pare di essere le ombre fluttuanti di un sogno sognato da un altro. Dove siamo? Perché questi gesti si perdono nel dedalo dei giorni? Immobili procediamo lungo il sentiero che serpeggia nella notte. Siamo riflessi sulla superficie del cielo, immagini che si dissolvono all'imbrunire.

Che cos'è la realtà? Dov'è? Nella nostra testa o nella coscienza di Dio? O esiste un pur labilissimo simulacro là fuori? Siamo idee che ora sgorgano nella mente, ora muoiono, come flutti che il vento suscita sul mare per spegnerli infine sulla riva. Agìti, quando crediamo di agire, ci aggiriamo in mondi immaginari. La concretezza, muro dilavato da una pioggia di sangue, si sgretola ai nostri piedi.

Tutto è perfetto ed un giorno forse non lontano l'orizzonte si svolgerà in un filo d'oro. Tutto è perfetto: il senso è ignoto, ma implicito. Tutto è perfetto, eppure...



Monday, April 12, 2010

Un abitante di Carcosa

http://zret.blogspot.com/2010/04/un-abitante-di-carcosa.html

Un abitante di Carcosa

Ambrose Bierce (1842-1914?), giornalista e scrittore statunitense, è uno fra i maestri del racconto noir in cui la crudeltà, il grottesco. l'assurdo diventano criteri estetici. La sua produzione letteraria, molto copiosa, comprende ricordi della guerra civile cui partecipò giovanissimo, scritti giornalistici (articoli, saggi, appunti di viaggio, pamphlets...), caustici aforismi confluiti nel volume The Devil's dictionary, racconti gotici e fantastici riuniti in alcune crestomazie. Spirito sempre inappagato ed irrequieto, Bierce partì ultrasettantenne per il Messico insanguinato dalla rivoluzione con l'intento di intervistare Pancho Villa, ma fu fagocitato dal deserto. Nessuno è mai riuscito a stabilire quale fu la sua fine.

La novella più nota di Bierce è “Accadde al ponte di Owl Creek” (1891), una storia il cui protagonista sfiora, in un'analessi onirico-surreale, il limitare tra la vita e la morte. Da "Accadde al ponte di Owl Creek" fu tratto un episodio della serie televisiva “Ai confini della realtà” e persino una storia a fumetti.

"Un abitante di Carcosa" (1886) è un breve racconto in cui un uomo della città di Carcosa, considerando le parole del filosofo 'Hali' sulla natura della morte, vaga attraverso un deserto sconosciuto. Egli non sa come sia giunto lì, ma ricorda che era infermo a letto. Comincia ad essere angustiato, pensando di aver vagato fuori di casa in uno stato di incoscienza. Quindi osserva il paesaggio circostante, mentre freddi brividi gli percorrono la pelle. Si imbatte poi in una lince, in un gufo ed in uno strano uomo vestito di pelli e che porta una torcia. Per la prima volta, il protagonista si rende conto che deve essere notte, anche se può vedere tutto intorno a sé, come se il paesaggio fosse rischiarato dalla luce diurna. Scorge un boschetto che nasconde un cimitero di molti secoli addietro. Guardando le lapidi che una volta si ergevano presso le tombe, vede il suo nome, la data della sua nascita e del suo decesso. Si accorge allora che egli è morto: in lontananza si stagliano le rovine della 'città antica e celebre di Carcosa'. Una nota in calce al testo ricorda: "Questi sono i fatti comunicati al medium Bayrolles dallo spirito di Hoseib Alar Robardin".

L'intreccio è sviluppato in un crescendo di tensione che rimanda in modo parossistico la sconcertante scoperta finale. Il breve flash back, con cui il narratore autodiegetico rammenta quando era malato ed in preda al delirio, si fonde nelle descrizioni di uno scenario autunnale, popolato di simboli arcani (il rapace notturno, la lince e l'uomo con la teda). I motivi della letteratura gotica (si pensi ad Edgar Allan Poe) si avvivano attraverso particolari incongrui: alla luce del giorno il protagonista può scorgere le stelle, il canto barbaro dello straniero, il tronco che non getta alcuna ombra, pur essendo l'alba, il senso di esaltazione fisica e mentale..., nonostante il silenzio gelido e lo spaventoso abbraccio di rami spogli tutto intorno.

Questi tratti proiettano le vicende in una dimensione liminare, in cui l'abbacinante buio della fine confonde la ragione ed i sensi. Il tempo lineare si sfilaccia e s'attorciglia sicché la morte precede l'esistenza e la nascita stessa. Siamo quel che non fummo. La vita pare il sogno di un febbricitante, una reverie che dirama i percorsi di un vissuto fatale. E' il paradosso di un'esperienza i cui confini sono sconfinati e dove la consequenzialità logica si impiglia nel dedalo di una contemplazione stranita. E' questa la morte o il suo romanzesco preludio?

Con stupore, ma senza nostalgia per un mondo per sempre tramontato, il protagonista, in una sgomenta profondità di campo, mentre "un coro di lupi ulula, salutando l'aurora", fissa
"sulla sommità di irregolari colline che si estendono fino all'orizzonte, i ruderi dell'antica e celebre città di Carcosa".

Fonti:

Enciclopedia della Fantascienza, Milano, 1980, s.v. Bierce
F. Lamendola, La foresta insanguinata e il corpo senz'anima. Riflessioni sull'opera di A. Bierce, 2007



Tuesday, March 16, 2010

L'universo onirico, una finestra sulle dimensioni ulteriori

http://zret.blogspot.com/2010/03/luniverso-onirico-una-finestra-sulle.html

L'universo onirico, una finestra sulle dimensioni ulteriori

Esiste un mondo invisibile ed inconoscibile - il vero mondo senza dubbio - di cui il nostro è una frangia accessoria. (J. Cocteau)

Errano quanti asseriscono che l'uomo non può sperimentare, se non in condizioni eccezionali, l'abolizione dello spazio-tempo. I sogni, infatti, ci permettono di sospendere le coordinate della vita cosciente e di addentrarci in un territorio enigmatico. Non è mio intendimento riflettere sulla genesi delle visioni oniriche, poiché, a tutt'oggi, esse restano fondamentalmente inesplicabili, sia che si ricorra ad interpretazioni biologiche (funzioni fisiologiche di tipo cerebrale) sia che si propenda per spiegazioni metafisiche, con tutte le ipotesi intermedie. Mi pare tuttavia indubbio che il sogno sottenda sbalorditive possibilità e che apra la piccola finestra dell'io verso grandiosi orizzonti. L'attività onirica pare essere un indizio di una coscienza svincolata dalla materia: pensiamo ai pur rari sogni premonitori, ai sogni condivisi da due persone (una specie di entanglement), alle intuizioni notturne da cui dipesero le geniali creazioni di molti artisti e scienziati. Ancora pensiamo ai sogni rivelatori e fatidici. Siamo tentati di arguire che esista una dimensione in cui immagini, simboli ed eventi si intrecciano in un'ucronia atopica, per poi dipanarsi nelle esperienze oniriche. E' questo una traccia di una realtà non-fisica o per lo meno di una sfera superconscia (più che inconscia) in cui fluttuano i pensieri e le emozioni degli esseri viventi, quei pensieri che prendono forma nei sogni?

Se durante le nostre avventure oniriche siamo in grado di disintegrare il tempo e lo spazio, come di varcare i confini angusti dell'io empirico, ciò potrebbe significare che spazio, tempo ed identità personali sono illusioni o forme transeunti. Sarebbe acquisizione di non poco conto non solo perché confermerebbe che la dottrina tradizionale del mondo come maya, ma anche perché ci avvicineremmo a concepire una realtà metafisica, sottratta al dominio delle leggi naturali. Il pregiudizio materialista è difficile da estirpare ed ha allignato anche dove non ci si aspetterebbe di trovarlo. Tale pregiudizio alimenta paure ed angosce: vero è, ad esempio, che le
onde elettromagnetiche e soprattutto le radiazioni ionizzanti sono dannose, ma se esse nocciono all'organismo ed alla psiche, potendo causare persino la morte e gravi disturbi mentali, nulla possono contro l'anima. E' doveroso rispettare la vita in tutte le sue forme e vale sempre il motto di Giovenale "mens sana in corpore sano", ma ritenere che l'uomo sia soltanto un insieme per quanto complesso di organi o che la sua essenza più profonda coincida con un campo elettromagnetico (o qualcosa del genere) è riduttivo e senza meno avvilente. Se così fosse, (non nego che potrebbe essere così), allora non si spiegherebbero tutti quei fenomeni sporadici, ma stupefacenti che paiono dimostrare la natura non-locale dell'anima.

Correttamente, anche se con una terminologia a tratti discutibile, Henri Bergson suppone che la mente abbia possibilità illimitate di conoscenza non dipendenti dai sensi né subordinate alle categorie spazio-temporali e che il cervello esista per fungere da filtro di tali conoscenze potenzialmente sconfinate affinché si eviti che pervengano alla mente cosciente tutte quelle informazioni che intralcerebbero il normale corso della vita. E' un'idea notevole: in primo luogo il filosofo francese lumeggia il concetto di cervello come "centralina di smistamento" dei numerosissimi segnali da cui esso è bombardato. L'encefalo legge solo un segmento del reale, organizzandoli in schemi a priori di conoscenza. Inoltre Bergson mostra come lil nous sia non un semplice serbatoio di contenuti, ma un agente transpersonale. Certo non si può ipso facto identificare questo intelletto con una sostanza metafisica, ma le sue straordinarie capacità inducono a congetturare l'esistenza di una coscienza espansa in cui i limiti connaturati alla materia sono violati.

Alcune riflessioni vengono a taglio: nell'universo multidimensionale, potrebbero albergare esseri adatti a leggere ampie parti del reale ed anche a varcare la soglia del mondo sensibile per viaggiare nel tempo e nello spazio, poiché questi due enti possono essere manipolati o perché, di fatto, essi sono privi di reale consistenza. E' possibile apprendere le tecniche o l'arte per sconfinare dall'io ed inoltrarsi in piani ulteriori?

Un'altra osservazione: se non ci liberiamo della zavorra del materialismo, anche nelle sue forme più accattivanti e "leggere", non riusciremo a concepire un quid scevro dagli influssi biologici e tecnologici e resteremo ancorati a credenze scientiste. L'hyle ed il corpo, per quanto non siano da disprezzare, possono ereditare il futuro ed aspirare alla liberazione?


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Friday, October 23, 2009

Il potere dei sogni

http://scienzamarcia.blogspot.com/2009/10/potere-dei-sogni.html

Il potere dei sogni

Una donna si era fatta male al ginocchio, e la notte prima di andare all’ospedale per un esame medico, e quindi per una possibile operazione, aveva fatto un sogno. In questo sogno si trova all’ospedale. Le mettono un catetere nella vena di una gamba e la narcotizzano. Non le piace perdere conoscenza e va nel bagno dove orina il narcotico. Ritorna e siede sul lettino pronta per l’esame

Quando si era svegliata da questo sogno aveva sentito il ginocchio quasi completamente guarito, e aveva annullato l’esame e l’operazione. (…)

Questo problema non le si era più presentato.

Questa testimonianza è tratta dal libro Il potere dei sogni, S. Kaplan-Williams, Xenia edizioni, Milano 2008, pag. 11.

Kaplan-Williams è uno psicologo che lavora sui sogni, e che quindi di storie di sogni ne raccoglie tantissime; non stupisce quindi trovare nel suo libro testimonianze di persone che prevedono nel sogno eventi futuri o che sperimentano una sorta di guarigione spirituale nel sogno. Nel caso in esame Kaplan-Williams considera il male che affliggeva la donna come un male simbolico, come tale affrontato nel sogno fino alla sua sparizione. Qualcosa di vagamente simile viene riportato nella testimonianza di guarigione spirituale con l’ibogaina di G. Hancock nel suo libro Sciamani.

Il libro Il potere dei sogni non è privo dei difetti tipici delle varie psicologie, come quello di creare schemi interpretativi del rapporto tra il sé profondo, la coscienza, il subcosciente, i sogni, gli archetipi. Da notare che l’autore biasima i tentativi di operare lucidamente nel sogno modificandone la trama, perché considera i sogni come un messaggio che proviene dal sé interiore, messaggio che non deve andare perduto a causa di una sua arbitraria modifica.

La sua obiezione alla pratica dei sogni lucidi non è priva di fondamento (benché i sognatori più esperti riescano a fare sogni lucidi con una frequenza relativamente bassa) ma è interessante a tale proposito riportare le esperienze riportate nel libro Sogni lucidi di Mark McElroy (Macro Edizioni, Diegaro di Cesena, 2009) dalle quali si evince che anche tramite un sogno lucido, per quanto modificato dal sognatore, può arrivare il messaggio.

A pagina 215 del libro si trova la testimonianza di un ragazzo (Chris, 22 anni) assillato da un incubo ricorrente (estranei che fanno irruzione in casa). Nel momento in cui (pur continuando a sognare) egli ha preso coscienza di trovarsi in un sogno si è rilassato ed ha sentito qualcosa in lui che si scioglieva; nel sogno si sono accese le luci ed il sognatore ha poi compreso che il significato del sogno era legato alla sua sensazione di solitudine, dato che, trasferitosi in una nuova città, sentiva la mancanza del suo vecchio compagno di stanza. Da all’ora l’incubo non si è presentato.

Interessante anche la testimonianza della 34enne Phylesha a pagina 211 del medesimo libro. La donna afferma di avere creato nei suoi sogni lucidi una stanza con vista sul mare dove nel sogno medita; a differenza delle meditazioni fatte da sveglia in quelle occasioni Philesha si sente sollevare da terra, lievitare, e sperimenta una incredibile sensazione di pace, svegliandosi poi estremamente rilassata. Anche grazie a questa tecnica la donna riferisce di riuscire a tenere sotto controllo la propria pressione alta.

La 57enne Janice (pag 212 del libro) afferma di praticare da tempo con successo la visualizzazione per combattere i dolori; ma se riesce a prendere le redini dei suoi sogni (facendo un sogno lucido) afferma di potere fare ancora di più, entrando direttamente nelle giunture doloranti e comandando all’infiammazione di andarsene. Secondo Janice tale metodo funziona meglio di certi antidolorifici.

A quanto pare i sogni sono una delle porte di comunicazione tramite le quali l'uomo accede a quei poteri della mente e dello spirito della cui esistenza nei tempi antichi nessuno dubitava. Ai nostri giorni invece le potenzialità umane di trascendere i 5 sensi e la fisicità del corpo sono negate a gran parte dell'umanità "civilizzata" dai negazionisti del Cicap e di enti consimili, che cercano di impedire alla gente di conoscere sé stessi e la struttura profonda del mondo in cui viviamo. In tal modo le persone, derubate della conoscenza della realtà, non possono sperimentare una vera libertà; esse vengono quindi irretite e nelle loro menti viene instillata una falsa visione della realtà che assomiglia molto alla matrix artificiale dell'omonimo famosissimo film.



NB: ovviamente K-Williams mette in guardia le persone dal considerare ogni forma di malessere come simbolico, e quindi risolvibile in maniera simile al caso di cui abbiamo letto la testimonianza in apertura di articolo.

Thursday, July 23, 2009

Il mondo del sogno e i sogni lucidi

http://scienzamarcia.blogspot.com/2009/07/sognilucidi.html

Il mondo del sogno e i sogni lucidi

Può capitare a volte che all'interno di un sogno ci si renda conto di stare sognando; non è un'esperienza comunissima ma nemmeno tanto rara, e può capitare a tutti almeno una volta nella vita. Si parla allora di sogno lucido.

Il primo in epoca moderna a fare un'indagine sui sogni lucidi sperimentandoli personalmente fu Marie Jean Léon Lecoq (Marchese di Hervey-Saint-Denys) che nel 1867 pubblicò anonimamente un voluminoso libro dal titolo “Les rêves et les moyens de les diriger; observations pratiques” (ovvero “I sogni ed i mezzi per dirigerli; osservazioni pratiche”). Potete approfondire la sua storia (e leggere alcuni consigli pratici su come indurre i sogni lucidi) consultando questo articolo.

Il termine sogno lucido (lucid dream) fu coniato da Frederik Van Eeden, psichiatra olandese (probabilmente dotatato di una mentalità più aperta di quella dei suoi colleghi) che tenne un diario dei suoi sogni 1898 al 1912. Egli utilizzò l'aggettivo lucido proprio nel senso di chiarezza mentale. La lucidità, generalmente viene acquisita quando il sognatore si rende conto del suo trovarsi in una dimensione onirica, ben diversa dalla realtà, una realtà che spesso si può piegare ai desideri del sognatore, che arriva così a controllare i propri sogni (lucidi). Ma attenzione, la lucidità del sogno (ovvero la coscienza di stare sognando) non implica un totale controllo del proprio sogno lucido , nè un totale controllo del proprio sogno implica necessariamente di essere pienamente coscienti di stare sognando.

La possibilità della presa di coscienza all'interno del sogno non è certo una scoperta moderna, ma fa parte della tradizione sciamanica come della tradizione buddista; più in generale la dimensione del sogno è importantissima per tutte le culture native (indiani d'America, aborigeni australiani, società tribali africane ...) all'interno delle quali il sogno è considerato un mezzo per raggiungere un'altra dimensione, per avere accesso a facoltà extrasensoriali, per incontrare entità animiche, comunicare con gli spiriti degli antenati, ricevere messaggi da persone lontane, accedere a dimensioni parallele alla nostra realtà e che con essa interferiscono (vedi ad esempio i diversi libri scritti da Carlos Castaneda, ed in particolare il libro L'arte di sognare).

In Amazzonia vive la tribù degli indios Huaorani, i quali da tempo immemorabile si svegliano prima dell'alba per il rituale della condivisione dei sogni: ognuno di loro comunica i propri sogni al resto della tribù. Gli Huaorani infatti, così come gli Achuar, pensano che il sogno non appartenga al singolo sognatore ma alla collettività tribale; essi ritengono che il sogno porti messaggi relativi al futuro (pronostici e indicazioni) e che li metta in comunicazione con gli antenati e con resto dell'universo. Essi ritengono addirittura che la dimensione onirica corrisponda alla realtà, mentre considerano una sorta di menzognera illusione ciò viene sperimentato durante lo stato di veglia (1).

Per quanto mi riguarda posso confermare con la mia esperienza non solo l'esistenza di sogni premonitori, ma persino l'esistenza di una comunicazione interpersonale che ha luogo per mezzo del sogno. Nella mia piccola tribù familiare, già ricca di comunicazioni telepatiche e sincronicità, è fin troppo frequente il verificarsi di sogni comuni a due persone. Si va dai sogni molto simili, ai sogni in cui coincide uno dei particolari più importanti, ai sogni contemporanei sullo stesso soggetto. In particolare è accaduto nel giro di un mese che mia figlia nel sonno si mettesse a parlare, la prima volta intervenendo a proposito del sogno che in quel momento stavo facendo io, la seconda volta intervenendo a proposito del sogno che in quel momento stava facendo mia moglie [i soliti ridicoli detrattori o gli increduli incalliti sono pregati di leggere i link precedenti nonchè questo dossier prima di mettersi a ridere].

Nel frattempo esperimenti scientifici controllati hanno mostrato che si può trasmettere un'immagine ad una persona che sogna in modo tale che egli la incorpori nel proprio sogno (vedi questo link in inglese).

Difficile quindi non pensare che, come ritengono gli indios succitati, ci sia una realtà più profonda soggiacente a quella del mondo fisico, e della quale il mondo fisico percepibile coi 5 sensi potrebbe anche essere una mera manifestazione. Per altro le più moderne ricerche della fisica quantistica e gli studi sul campo di punto zero (vedi in particolare la teoria dell'ordine implicato di David Bohm) puntano in una direzione molto simile e mostrano che ciò che chiamiamo materia non è altro che un pacchetto di energia vibrante.

A proposito di buddismo e sogni lucidi riporto quanto segue da un articolo sul blog spiritusardo :

Nel Buddhismo tibetano c'è un tipo di letteratura chiamata milamgyi terdzod, letteralmente "tesori dei sogni". Secondo la tradizione tibetana dello Dzogchen, la chiave del lavoro sul sogno è lo sviluppo di una maggiore consapevolezza nello stato onirico (...) Questi versi buddhisti danno una idea di ciò:

Quando albeggia lo stato del sogno,
non giacere nell'ignoranza come un cadavere.
Entra nella sfera naturale della stabile presenza.
Riconosci i sogni e trasforma l'illusione in luminosità.
Non dormire come un animale.
Pratica in modo da unificare il sonno e la realtà
.
Al momento ho una scarsa esperienza di sogni lucidi, ma sto studiando la questione e sto cercando di approfondire le tecniche che permettono di ottenerli, grazie anche alla lettura del libro Sogni lucidi di Mark McElroy (Macro Edizioni, Diegaro di Cesena, 2009). La prima cosa che ho potuto sperimentare con assoluta certezza è che focalizzando l'attenzione sui sogni (per cercare di ricordarli il più possibile e possibilmente trascriverne il contenuto su un diario) si ottiene in pochi giorni una maggiore coscienza di quello che si sogna e i sogni vengono più frequentemente ricordati (questo è per altro un prerequisito essenziale per qualsiasi ulteriore esplorazione nel campo dei sogni lucidi).

L'acquisizione della consapevolezza di stare sognando è indotta dall'aver notato qualcosa di irreale, come orologi che segnano orari continuamente cangianti, scritte su libri, giornali o manifesti che anch'esse cambiano nel tempo o risultano illegibili, l'incontro con persone già morte da tempo o molto più giovani di quanto siano in realtà, la propria capacità di volare come un uccello. Un'attenta analisi dei resoconti trascritti dei propri sogni può aiutare a scoprire quali possano essere gli ulteriori segnali di irrealtà che si presentano con maggiore frequenza nei propri sogni. Può capitare a volte, però, che a volte la lucidità all'interno di un sogno, ovvero la coscienza di stare sognando, la si acquisti improvvisamente senza l'osservazione di simili segnali.

Da quanto detto prima deriva una semplice quanto curiosa tecnica per imparare ad acquisire la lucidità nel sogno, quella di controllare ripetutamente se nella dimensione della veglia certe stranezze si notino. Occorre quindi imparare a modificare le proprie abitudini incorporando nel proprio tran-tran quotidiano semplici osservazioni di testi, scritte, libri, manifesti, orologi ... per verificare che tutto sia (o non sia) corrispondente alla realtà quotidiana. Una volta acquisita questa abitudine sarà facile che essa si ripresenti anche nel sogno e quando nel sogno il controllo porterà a notare l'irrealtà della situazione automaticamente ci si ritroverà in una condizione di sogno lucido.

Una guida più completa che spiega come indurre sogni lucidi trovare a questo articolo della guida di supereva, e qualche altro trucco lo potete scoprire partendo dai link presenti su questa pagina.

Presso lo stesso sito potete trovare anche molte altre informazioni sui sogni e sogni lucidi; lo sapevate ad esempio che si esistono tecniche per indurre sogni di un determinato tipo? Ad esempio per esempio si può aumentare la frequenza di sogni di volo, non necessariamente lucidi.

Se vi interessa esiste sul web anche un forum sui sogni lucidi su un sito ad essi dedicato ove trovate pure una chat sui sogni lucidi.

Molto interessanti e complete sono le FAQ del sito lucidity.com che potete leggere tradotte in italiano. Il sito lucidity.com è stato creato da Stephen LaBerge, il primo a dimostrare sperimentalmente l’esistenza del fenomeno dei sogni coscienti e a studiarli con metodo scientifico. La Berge si è laureato in matematica, ma ha poi studiato chimica, psicofarmacologia, psicofisiologia, fino a diventare professore associato del Dipartimento di Psicologia della Stanford University. Egli ha utilizzato i sogni lucidi per studiare le relazioni mente-corpo e ha dimostrato le notevoli potenzialità di tali sogni per risolvere problematiche psicologiche e psico-somatiche.

LaBerge
in passato ha anche costruito degli apparecchi per indurre i sogni lucidi (DreamLight), anche se poi ha abbondanato la tecnologia per concentarsi su tecniche di altro genere.

In italiano potete leggere il suo libro Sogni Coscienti (ed Armenia) e sul web potete leggere una sua intervista.



Segnalo ancora:

il libro di Celia Green Sogni Lucidi (Edizioni Mediterranee), del quale potete leggere ampi stralci cliccando sul link precedente;

un interessante e completo sito sui sogni lucidi;

l'interessante articolo Sogni Lucidi Il paradosso della coscienza, di Michele Cavallo e Flavio Leone (pubblicato in: "Informazione Psicologia Psicoterapia Psichiatria" n° 30);

un articolo sui sogni lucidi sul portale CoseNascoste;

alcune esperienze di sogni lucidi (apparse come commenti su un blog);

il libro Il sognatore lucido di Malcolm Godwin;

il libro di Fabrizio Speziale Sogni lucidi. Esplorazioni coscienti dell'esperienza onirica.



Note:

(1) Notizia tratta dallo studio di M. Schlitz “On consciusness, causation and evolution”, pubblicato sulla rivista Alternative Therapies, luglio 1998, pagg. 92-90c, citato in Lynne Mc Taggart Il campo di punto zero.

Tuesday, May 26, 2009

Avventura deserta

http://zret.blogspot.com/2009/05/avventura-deserta.html

Avventura deserta

"Avventura deserta" è un racconto di Massimo Bontempelli (Como, 1878- Roma, 1960). Tratto dalla raccolta "Miracoli", l'autore nel breve testo narra un'avventura prodigiosa. Il protagonista attraversa il deserto, allorquando scorge in lontananza un leone "dall'aria tranquilla e malinconica". Dopo alcuni minuti, l'io narrante si imbatte in un angelo: Era molto più alto di me: bellissimo e dritto, con le ali grandi piegate lungo il corpo e tutta la persona raggiava. Scambiate poche parole con la creatura, i due procedono verso il leone. L'angelo ed il felino, camminando l'uno a fianco dell'altro, parlano per lunga pezza. Dopodichè, mentre il leone si allontana, l'angelo sorride, apre le grandi ali, si solleva e, lasciando una scia lunga d'azzurro nell'aria, sparisce nel cielo. Il protagonista, infine, la cui "anima è piena di luce e di malinconia", si ritrova solo nel deserto.

E' questa l'esile trama di una storia che non racconta, di un miracolo pieno di meraviglia. Bontempelli descrive un'avventura magica, affidando l'evocazione del soprannaturale ai simboli, preziosi scrigni di sogni. Sono emblemi un po' prevedibili, ma avvivati dalla sapiente prosa del narratore che lumeggia con tocchi delicati ed eleganti lo spazio, le figure e le atmosfere sospese.

Così è dipinto il luogo in cui è ambientata la vicenda: “Tutta la superficie del piano era fasciata d'una vertigine luminosa, lo spazio fino al cielo era immoto rovente. La terra era una sterminata vegetazione di tremolii lucidi... Lentamente quella lucidità fluida, sotto l'afa sabbiosa dell'aria, si dissolveva ai miei occhi in una vivida nebbia di diamante". La riflessione è specchiata nelle seguenti parole: "Io non ho mai saputo che cosa il leone del deserto e l'arcangelo del cielo dicessero di me; non ho mai avuto curiosità di indovinarlo e nemmeno l'avevo in quel punto. Io non pensavo nulla, tra le solitudini ardenti del cielo e della terra, mentre lo sterminato mi circondava da ogni parte e le diafane vampe dell'aria e della sabbia mi avviluppavano".

Lo stile adamantino contrasta con l'indeterminatezza, il movimento centrifugo dei significati: il leone, che, per la solenne regalità, ricorda i quadri rinascimentali in cui è effigiato S. Girolamo nel suo studio, e l'arcangelo non sono personaggi, ma presenze. Paradossalmente il deserto da luogo della solitudine eremitica e del silenzio, diviene la dimensione dell'incontro con esseri di altre realtà. Il vuoto abbacinante si riempie della luce infinita che si scheggia, in miriadi di faville, dal diamante della Natura. Viene in mente la differenza che intercorre in inglese tra "loneliness" e "solitude": "loneliness" è l'isolamento, una condizione subìta e tormentosa di abbandono, di rescissione dal senso, dagli altri dal Sé; "solitude" è il quieto ritiro, la distanza dall'inautenticità, l'oasi del silenzio tramato di echi immateriali. L'avventura del protagonista è propiziata dal suo cammino solitario tra i colli di arena. Nella sua enigmaticità, il racconto di Bontempelli lascia intendere che non tutto può essere compreso (il dialogo fitto tra il leone e l'angelo di cui il protagonista non conosce il contenuto né vuole indovinarlo). Il mistero della propria anima è sacro sicché è bene che non si cerchi di accedere, se non si è puri, nei penetrali del Tempio.

Ancora Bontempelli immagina un'epifania che è uno strappo nel velo opaco delle cose: è evento rarissimo di cui ci pare a volte di intravedere l'ombra trasparente dietro il sipario dei fenomeni. Di solito accade quando camminiamo (prodigi ed intuizioni si donano all'uomo che è in cammino anche in senso letterale; Nietzsche l'aveva capito): allora per un istante avvertiamo che altri esseri camminano con noi, solleciti e silenziosi. Dissolto quell'istante, durante il quale avevamo rallentato un po' l'andatura, poiché sfiorati da un soffio di ali, studiamo il passo, ma il cuore è pervaso della luce malinconica del crepuscolo.