L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

Ciao e grazie della visita.

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Friday, April 29, 2011

APPLE: I COSTI OCCULTI DEI VOSTRI IPAD E IPHONE

http://controcorrente83.blogspot.com/2011/04/apple-i-costi-occulti-dei-vostri-ipad-e.html

APPLE: I COSTI OCCULTI DEI VOSTRI IPAD E IPHONE




Nonostante profitti miliardari e generose lodi per le sue capacità di innovazione tecnologica, Apple è sempre più criticata per la sua politica per quanto riguarda la tutela dei lavoratori e la responsabilità ambientale. Un articolo di Elfion Rees su questa azienda non inappuntabile Sempre più sottile, più leggero, più veloce… Il nuovo iPad 2 è l’ultimo di una lunga lista di apparecchi touch-screen prodotti da questo gigante dell’informatica.Arriva sul mercato solo dodici anni dopo il primo iPad e dopo l’iPhone di quarta generazione. Dal lancio del primo iPhone nel 2007, gli smartphone e i minicomputer della Apple si sono massicciamente imposti sui mercati mondiali. Ma da qualche anno si sono moltiplicate anche le critiche alla Apple per la sua politica poco rispettosa tanto dei lavoratori quanto dell’ambiente: uso di sostanze chimiche tossiche, scarsa trasparenza nelle forniture e totale indifferenza all’ecologia.Contrariamente a ciò che fanno altre compagnie del ramo, Apple si rifiuta di formulare scadenze per limitare l’emissione di gas a effetto serra e di pubblicare i cosiddetti CSR, i rapporti di responsabilità sociale dell’azienda. Alle critiche ha risposto solo in parte e tardivamente, mentre da un pioniere del settore ci si aspetterebbe ben altro comportamento per quanto riguarda l’impatto sociale e ambientale dei suoi prodotti.

Enormi profitti

Nel mondo ci sono oggi oltre 41 milioni di iPhone, iPad e iPod Touch; queste vendite hanno fatto di Apple l’impresa tecnologica di maggior valore sul mercato planetario. Solo quattro anni or sono il sistema operativo sui cui si basano gli i-device semplicemente non esisteva; oggi rappresenta il 40% dei suoi introiti. L’azienda ha registrato, solo nel quarto trimestre 2010, profitti per 6 miliardi di dollari.Ma questo spettacolare risultato si fonda sulla costante creazione di nuovi prodotti con migliori prestazioni, il che provoca una certa frustrazione fra ambientalisti e consumatori.“Apple ha un ritmo eccezionalmente rapido di uscita di nuovi prodotti, gadget che inghiottono enormi risorse sia per produrli che per usarli – dice Tom Dowdall, di Greenpeace – e i consumatori vedono i loro acquisti superati in un solo anno. Questo sistema, ormai tipico del mercato dell’elettronica, è insostenibile. Apple cerca di battere la concorrenza accelerando ancora i ritmi e di certo nessun'azienda può rispettare i criteri della sostenibilità ambientale quando la sua politica di vendite punta su consumi in costante crescita.”Ma è certo che, con i prezzi delle azioni Apple saliti a 200 dollari l’una, gli azionisti non accetteranno alcun cambiamento nelle politiche di mercato. Anzi, nel febbraio dello scorso anno votarono per respingere ogni proposta volta a fornire un rapporto di sostenibilità ambientale e rifiutarono di creare un apposito comitato su questo tema.

I lavoratori cinesi intossicati

La Cina non è soltanto un immenso mercato potenziale (Apple progetta di aprirvi 25 grandi negozi nei prossimi due anni), ma è anche il luogo in cui si producono gran parte dei prodotti Apple e dei loro componenti. Un vero abisso separa le luci sfolgoranti di Pechino (dove il primo megastore fu aperto nel 2008) e le fabbriche in cui si producono iPad e iPhone. E la mancata trasaparenza dell’azienda sui propri fornitori non migliora la situazione.Parecchi sono gli incidenti registrati e documentati negli ultimi anni. Decine di lavoratori in una fabbrica di Suzhou gestita dall’azienda taiwanese Wintek sono stati intossicati nel 2010 dal n-esano, una sostanza nociva usata per pulire alcuni componenti fra cui i notissimi touch-screen della Apple. Due operaie di una fabbrica presso Shangai hanno fatto mesi di ospedale dallo scorso ottobre dopo aver usato lo stesso n-esano per incollare e lucidare il logo della Apple sui laptop e sugli iPhone. Sempre in ottobre un rapporto dell’associazione "Students and Researchers against Corporate Misbehavior" (SACOM) segnalava casi di abusi e maltrattamento ai danni dei lavoratori nelle fabbriche cinesi della Foxconn Electronics, fornitrice della Apple. Una serie di dipendenti della Foxconn si sono suicidati nel 2010: in agosto erano già 14.Secondo i portavoce dell’azienda, “controlli sistematici sono stati condotti fin dal 2006 sui comportamenti seguiti dai fornitori”, ma siccome i nomi di questi ultimi sono tenuti segreti è praticamente impossibile verificare.

Apple, la marca dello sfruttamento

Nel gennaio di quest’anno, l’Institute of Environmental and Public Affaire, una ONG con sede a Pechino, ha pubblicato un rapporto riguardante 29 multinazionali della tecnologia attive in Cina. Le trentasei ONG che hanno contribuito alla ricerca chiamata “L’altra faccia di Apple” l’hanno classificata all’ultimo posto per quanto riguarda “la responsabilità e la trasparenza della Apple verso la salute umana e l’ambiente”. Dopo una lunga ricerca in merito a sette dei suoi fornitori, il rapporto definì Apple “una marca dello sfruttamento, che basa la produzione sui subappalti, senza protezione adeguata per i lavoratori”. Il direttore dell’Istituto, Ma Jun, aggiunse che Apple aveva rifiutato di cooperare alla ricerca sul dubbio comportamento dei suoi fornitori e accusò l’azienda di mettere al primo posto il prezzo e la qualità dei prodotti, a scapito del rispetto verso l’ambiente e di ogni senso di responsabilità sociale. Le aziende in subappalto, precisò, sono spinte a prestazioni estreme per riuscire a aggiudicarsi i contratti di fornitura. Inoltre Apple ha dimostrato una spaventosa indifferenza ad ogni comportamento responsabile verso le ONG, verso la comunità, perfino verso i lavoratori intossicati.”Apple si è finalmente decisa a rispondere solo il mese scorso, pubblicando un rapporto sulle responsabilità dei suoi fornitori (Apple Supplier Responsibility: 2011 Progress Report), in cui si ammette che 137 operai hanno subito un’intossicazione da n-esano. Il rapporto segnala inoltre di aver scoperto 91 bambini lavoratori in 10 fabbriche dei suoi fornitori. L’anno precedente, in solo tre fabbriche, ne erano stati trovati undici.Tom Dowdall, di Greenpeace International, riconosce che Apple ha fatto progressi, ma che molto resta da migliorare, ad esempio nel mantenere la promessa di eliminare l’uso di sostanze tossiche. Maggiori informazioni in proposito si possono trovare sul sito della Apple, nella sezione dedicata alle politiche ambientali. Resta la netta impressione che se Apple saprà mettersi al primo posto in questo campo, ciò sarà unicamente dovuto all’insistenza delle campagne lanciate dall’esterno: il suo direttore generale, Steve Jobs, aveva affermato che Apple aveva un programma ambientale già nel 2007, ma le sue parole erano giunte solo in risposta a una vigorosa campagna promossa da Greenpeace sotto il nome di "Green My Apple". Jobs sostenne allora che l’azienda preferiva annunciare risultati piuttosto che programmi d’azione.

Tutta colpa di Steve Jobs?

Nella sua prima Guida all’Elettronica Verde pubblicata nel 2006, Greenpeace aveva messo Apple agli ultimi posti fra le aziende del settore e aveva auspicato una campagna d’azione specificamente mirata alla Apple, per indurre questo leader delle vendite a diventare anche un leader nella protezione dell’ambiente. Invece, quando la nuova Guida fu pubblicata nel 2010, Apple era arretrata dal quinto al nono posto a causa del suo scarso impegno nel riciclo delle materie plastiche, nell’uso delle energie rinnovabili e nella riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. Secondo Dowdall, un immediato miglioramento consisterebbe nell’adozione di un programma globale di riciclo, ricuperando e riusando i materiali provenienti dai suoi vecchi prodotti e facendo in modo che i servizi collegati al cloud computing siano alimentati da energie rinnovabili. Gideon Middleton, docente di business e cambiamento climatico all’Università dell’East Anglia, dice che la riluttanza di Apple ad assumere serie responsabilità sociali e ambientali è dovuta a un solo uomo: il suo fondatore, Steve Jobs. “Perfino un’azienda come Wal-Mart si sforza di indurre i suoi fornitori e subappaltatori in Estremo Oriente a rispettare le regole in materia di cambiamento climatico e di responsabilità sociale. E’ assurdo che Apple non faccia lo stesso. Per spiegare questo atteggiamento da parte di un’azienda che per altri versi è encomiabile occorre esaminare i principi che animano i suoi dirigenti. Potremmo ipotizzare che ad opporsi a queste scelte sia lo stesso Steve Jobs. Sarà interessante vedere chi sostituirà Jobs alla testa dell’azienda se gli accadrà di dimettersi a causa delle sue cattive condizioni di salute, aggiunge Middleton . “Se il posto non andrà a una persona con un approccio più responsabile, etico e sensibile alle questioni ambientali, Apple continuerà a cedere alle pressioni finanziarie immediate che spingono a sfornare sempre più in fretta prodotti sempre nuovi.

“(Sul tema è stato richiesto un commento alla Apple che ha però rifiutato di rispondere a domande precise).

Fonte tratta dal sito .

Tuesday, May 11, 2010

Malum

http://zret.blogspot.com/2010/05/malum.html

Malum

In un antico sigillo sumerico sono raffigurate due divinità, una maschile ed una femminile. Entrambe sono assise. Dietro la divinità muliebre si insinua un serpente, mentre al centro del manufatto si innalza un albero con sette rami da cui pendono dei frutti oblunghi. Pare la rappresentazione dell'Eden: lo scenario del Paradiso biblico è simile. Sebbene il testo di "Genesi" non specifichi il frutto che Eva coglie dall'Albero della Conoscenza, nell'immaginario popolare il pomo è identificato con la mela. E' probabile che a tale erronea assimilazione abbia contribuito l'omofonia tra il latino malum, "male" e malum, "mela". Esiste un canale sotterraneo che collega i due termini? La parola "male" - ci ricorda Giacomo Devoto - "discende da una radice indogermanica 'mel', di valore religioso e largamente attestata, per esempio nelle aree iranica, armena, baltica, celtica, greca, sia pure con sensibili differenze di significato". Invero, si ignora la valenza originaria del morfema. Nietzsche pensò ad una correlazione tra il latino malus ed il greco melainos, scuro, nero, con implicazioni etniche più che etiche. La testimonianza di una sovrapposizione-confusione tra i due ambiti è nella voce "melancolia/malinconia", dove la tristezza si intinge nel nero dell'uggia. Parole e suoni congiurano in intrecci creativi, forse non scevri di una loro motivazione profonda.

Ha un senso cogliere nel frutto di quell'albero il male? Secondo il mito, il creatore della mela fu Dioniso: ne scaturisce un contenuto vitalistico ed erotico che, stando ad alcuni esegeti, è adombrato pure nel frutto biblico. Assume un significato funesto il pomo della discordia che la dea Eris gettò sulla mensa degli dei riuniti a convito durante le nozze di Peleo e Teti. L'Occidente è il luogo della Beatitudine e della Conoscenza (una Conoscenza sublimata nella Sapienza) e dell'Immortalità: per questo motivo Eracle si avventurò nelle Isole dei Beati per prendere le mele nel giardino delle Esperidi. Erano custodite da un drago che rammenta il serpente della Genesi. Nella cultura celtica, la mela era emblema del sapere iniziatico. Avalon, l'oltremondo dei Celti, è situato nella regione dell'occaso. Avalon è collegato ad apple, "mela". Una nota società informatica nel logo mostra una mela morsa. Una teoria, forse fantasiosa ma suggestiva, collega il logo al suicidio di Alan Turing, compiuto, secondo alcune versioni, per mezzo di una mela intrisa nel cianuro, ad imitazione della "letifera" mela di Biancaneve. L'informatica, un frutto avvelenato.

Tragressione, male e morte sono i significati che si rincorrono in questo simbolo, ma contraddetti o sfumati da altri valori solari: sia i pomi delle Esperidi sia il frutto biblico pendono da alberi che crescono in luoghi edenici.

I percorsi simbolici sono innumerevoli: ci portano, ad esempio, alle mele azzurre di Rennes le Chateau, in cui il colore evoca la dimensione spirituale. In totale antitesi è la mela d’oro all’interno del fangoso romanzo omonimo scritto da Robert Wilson e Robert Shea: è l’icona pop di una confraternita formata da depravati.

La mela è anche simbolo cosmico per via della sua forma quasi sferica. Non solo, se spacchiamo questo frutto vi scopriamo un microcosmo: al centro un astro di semi è attorniato da un piccolo cielo di polpa. Simile ad una ruota, ci mena nel mondo del divenire. Il divenire è il male?

La simbolica cinese si incentra sull'omofonia delle parole che significano mela e pace (p'ing), cui, però, assomiglia il nome che designa la malattia (ping). E' una sorta di omeopatia lessicale. Alla fine si resta confinati nel giardino della lingua: qui si erge l'albero mitico, il linguaggio come coscienza e come maledizione.

Fonti:

G. Devoto, Avviamento all'etimologia italiana, Firenze, 1968, sv. male
Enciclopedia della mitologia, Milano, 1990, s.v. Esperidi
Enciclopedia dei simboli, a cura di Hans Biedermann, Milano, 1991, s.v. mela