L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

Ciao e grazie della visita.

Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:

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Monday, June 16, 2014

Il Contattismo tra simboli e fini sinistri

http://zret.blogspot.ch/2014/06/il-contattismo-tra-simboli-e-sinistri.html

 Il Contattismo tra simboli e fini sinistri

Certi simboli sono simili a briciole che spazziamo via dalla mensa, finito di desinare.

Rivelatori sono le icone di gruppi che ruotano attorno a contattisti, channelers, “profeti” dei tempi finali.

L’Ordine francese di Melchisedec, confraternita che mira ad eliminare il denaro, le religioni tradizionali e la guerra, annovera esponenti che asseriscono di essere in contatto con extraterrestri. La setta usa come emblema un cosiddetto sigillo di Salomone. All’interno dell’esagono formato dall’intersezione dei due triangoli è effigiato un quadrangolo in cui sono inscritti dei cerchi concentrici. Nelle punte della stella sono istoriati glifi dalle forme per lo più irregolari. [1]

I latori dei messaggi pseudo-mistici propinati da Ashtar Sheran di solito si identificano attraverso l’iconografia dell’ufonauta: sul palmo della mano destra aperta in segno di saluto brilla un astro a sette punte. Sulla divisa di Ashtar Sheran, sedicente Comandante della flotta spaziale interplanetaria, fa bella mostra di sé il sigillo di Salomone, dall’aspetto di un cristallo rutilante in modo da suggerire tridimensionalità. Le rivelazioni del lungicrinito visitor risalgono al 1952, quando il tedesco Georg Van Tessel compì un tour su un disco volante. Tessel fondò a Berlino il Centro della pace: ne originarono conventicole confluite in gran parte nella famigerata Federazione galattica.

Il Centro studi fratellanza cosmica (C.S.F.C.), fondato da Eugenio Siragusa nel 1963, esibisce uno “stemma” in cui è rappresentato un ricognitore adamskiano, sotto il quale sono raffigurate due stelle a cinque punte da cui si dipartono due avambracci che si stringono fraternamente. Il Centro fu voluto dal cultista catanese che, secondo la sua testimonianza, il 30 aprile 1962, incontrò per la prima volta sul Monte Sona (massiccio dell’Etna), alcuni visitatori non terrestri, ricevendo il solito messaggio di amore e fratellanza. Il C.S.F.C., dopo la morte di Siragusa, è diventato punto di riferimento per i contattisti italiani, sebbene abbia poi patito divergenze e scissioni.

Il più importante discepolo di Siragusa è lo stigmatizzato e contattista Giorgio Bongiovanni, fondatore di “Nonsiamosoli”: il movimento usa come logo un sole su cui si staglia un’aquila al naturale. Il sole è circondato da sette stelle a cinque punte. In basso si leggono le lettere greche alfa ed omega, con la prima minuscola e l’altra maiuscola.

Il Movimento raeliano, creato dal giornalista francese Claude Vorilhon, che ha poi cambiato il proprio nome in Rael, ha adottato come “insegna” il sigillo di Salomone in cui è inscritto uno swastika. Rael afferma che il Dio della Bibbia è, in realtà, da identificare con gli Elohim, scienziati extraterrestri, esperti nell’ingegneria genetica. Vorilhon sostiene di ricevere i suoi messaggi da un ufonauta che ha descritto come alto circa un metro e venti, con lunghi capelli neri, occhi a mandorla, carnagione olivastra. L’ex cronista, che è riuscito con il suo credo materialista a radunare attorno a sé circa 60.000 proseliti, ritiene che gli uomini possano conseguire l’immortalità attraverso la clonazione. Dopo di che saranno degni di ricongiungersi ai Creatori.

Una frangia cultista, che afferma di essere in contatto con i Siriani, si fregia di una sfera contenente un tetraedro rotante decorato da tre volute. Di solito, però, i vari gruppi che si richiamano ai “maestri” di Sirio esibiscono il sigillo di Salomone (di nuovo!): al suo interno spicca l’occhio onniveggente, attorno è disegnato un circolo. Nella maggior parte dei casi gli emissari dei Siriani usano come contrassegno la Stella di David cui sono intrecciati una croce greca e due archi. (Immagine in testa all'articolo)

Come si vede da questa rapida ed incompleta rassegna, un fil rouge collega quasi tutte le organizzazioni di contattisti dagli anni ’50 del XX secolo ad oggi. E’ un simbolo che evoca, attraverso il significato assunto in questi ultimi secoli, un centro di potere.



Credo che i corifei del cultismo (Adamski, Angelucci, Fry, Williamson…) fossero in buona fede, ma le loro esperienze, i loro abboccamenti con esseri delle stelle non sono, a differenza di quanto opina Roberto Malini, fantasie e leggende urbane, quanto i prodromi di un’acclimatazione allo sbarco di visitatori “saggi e benevoli”. Che dietro questa fenomenologia si nasconda un agente terrestre o allotrio, poco importa, giacché è indubbia un’intenzione sinistra, il fine di gettare le basi per un Nuovo ordine dove l’ecumenismo cosmico è la controparte del mondialismo, inteso come dittatura planetaria.

Certo, il contattismo è realtà tutto sommato marginale, il cui influsso sull’opinione pubblica è limitato, sebbene persistente da più di cinquant’anni. Tuttavia dipingendo un quadro edulcorato della questione aliena, esclude in toto non solo lo spinoso problema dei rapimenti, ma anche l’atroce scenario delle mutilazioni animali ed umane. D’altronde se chiediamo ad un ufologo ottimista o ad un canalizzatore che cosa pensi delle abductions e delle mutilazioni, ci risponde che non bisogna alimentare le energie negative, occupandosi di questi temi. E’ giusto non concentrarsi su aspetti foschi, ma ignorarli non significa che non esistono.

L’”ecologismo” a senso unico, la responsabilizzazione dell’uomo comune in cui è instillato il senso di colpa, l’abitudine a scagionare i governi, l’ingenua celebrazione della scienza e del progresso sono costanti che, presenti in nuce in Adamski, si sono poi ingigantite sino all’attuale contattismo del tutto indistinguibile per ideologia dalle più bieche correnti globalizzatrici.

Come è ovvio, lo scempio indicibile della geoingegneria clandestina che sfigura la Terra non trova neppure lo spazio di un millimetro quadrato nelle frange cultiste. Ciò dovrebbe indurre a riflettere.

[1] La Stella di David o sigillo di Salomone è un simbolo molto diffuso nelle culture del mondo antico. L’interpretazione tradizionale vi vede un triangolo “acqueo” (femminile, orientato verso l’alto) ed uno “igneo” (maschile, rivolto verso il basso) che, insieme, rappresentano un concluso sistema dualistico. La stella a sei punte è rintracciabile spesso nei graffiti della regione alpina ed in contesti culturali, come quello cinese, che non dipendono dalla tradizione ebraica.

[2] Lo swastika è simbolo cosmico, di movimento e di ciclicità, diffuso un po’ in tutto il mondo.


Fonti:

Enciclopedia dei simboli, a cura di H. Biedermann, Milano, 1991 s.v. stella di David e svastika
R. Malini, Dizionario enciclopedico degli U.F.O., s.v. Bongiovanni, Raeliani, Siragusa
J. Vallée, Messaggeri di illusioni, Milano, 1984, passim


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Tuesday, July 3, 2012

L'enigma di Göbekli Tepe

http://zret.blogspot.co.uk/2012/07/gobekli-tepe-e-il-piu-importante-sito.html

L'enigma di Göbekli Tepe


"Göbekli Tepe è il più importante sito archeologico del mondo" (David Lewis-Williams).

Göbekli Tepe (in turco, “la collina dal ventre gonfio”) è un sito archeologico presso la città di Şanlıurfa nell'odierna Turchia, presso il confine con la Siria, risalente all'inizio del Neolitico o alla fine del Mesolitico. Vi è stato rinvenuto il più antico complesso templare litico (11.500-8.000 a.C. circa), la cui edificazione si protrasse presumibilmente per tre o quattro secoli.

Il complesso è ubicato su una collina artificiale alta circa quindici metri e con un diametro di pressappoco trecento metri, situata sul punto più alto di un'elevazione di forma oblunga. Da lì si domina la regione circostante, tra la catena del Tauro e il Karaca Dağ e la valle dove sorge la città di Harran.

Il sito fu individuato nel 1963 da un gruppo di ricerca turco-statunitense, che notò diversi consistenti cumuli di frammenti di selce, segno di attività umana nell'età della pietra.

Göbekli Tepe fu riscoperta trent'anni dopo da un pastore curdo: l’uomo notò alcune singolari pietre che affioravano dal suolo. La notizia del rinvenimento giunse al responsabile del museo della città di Şanlıurfa. Egli contattò il ministero preposto: a sua volta i funzionari del dicastero si rivolsero all’Istituto archeologico germanico con sede ad Istanbul. Nel 1995 cominciarono gli scavi per opera di una missione congiunta del museo di Şanlıurfa e dell'Istituto archeologico germanico, sotto la direzione di Klaus Schmidt. Nel 2006 le attività furono assegnate alle università tedesche di Heidelberg e di Karlsruhe.

Si portò così alla luce un monumentale santuario megalitico, costituito da una collina artificiale delimitata da muri di pietra grezza a secco. Furono anche reperiti quattro recinti circolari, delimitati da enormi pilastri in calcare pesanti oltre dieci tonnellate ciascuno. Secondo il direttore del dissotterramento, le pietre, drizzate in piedi e disposte in circolo, simboleggiano assemblee di uomini.

Sono stati poi dissotterrati circa quaranta blocchi a forma di Tau e che raggiungono i tre metri di altezza. Nella maggior parte dei casi vi sono effigiati in rilievo diversi animali (serpenti, anatre, gru, tori, volpi, leoni, gazzelle, cinghiali, gamberi, scorpioni, formiche…). Alcune sculture vennero volontariamente abrase. Altre pietre sono decorate con motivi geometrici. Certuni monoliti sono istoriati con forme falliche. Forse risalgono ad epoche successive e trovano similitudini nelle culture medio-orientali (siti di Byblos, Nemrik, Helwan e Aswad).

Indagini geomagnetiche hanno indicato la presenza di altri duecentocinquanta macigni ancora inumati.

Secondo gli archeologi ufficiali, l’esistenza di codesta struttura monumentale dimostra che anche precedentemente allo sviluppo dell'agricoltura e nell'ambito di un'economia di caccia e raccolta, gli uomini possedevano mezzi bastevoli per erigere poderosi complessi. Il direttore dello scavo ritiene che fu proprio l'organizzazione sociale necessaria alla creazione di Göbekli Tepe a promuovere uno sfruttamento pianificato delle risorse alimentari ed a favorire le prime pratiche agricole. Il sito si trova, infatti, nella regione della Mezzaluna fertile, dove cresceva il grano selvatico.

Nessuna traccia di piante o animali domestici è stata tuttavia recuperata negli scavi, inoltre mancano resti di abitazioni. A circa quattro metri di profondità, ossia ad un livello corrispondente a quello della costruzione del santuario, sono stati dissepolti frammenti di utensili litici (raschiatoi e punte per frecce), insieme con ossi di animali selvatici, semi di piante spontanee e legno carbonizzato. Sono vestigia che testimoniano la presenza in questo periodo di un insediamento stabile.

Intorno al IX millennio a.C. il centro fu deliberatamente abbandonato e sepolto sotto un colle artificiale.

Göbekli Tepe è un enigma archeologico, la tessera che mal si incastra nel mosaico della storia accademica: come coniugare la primitiva cultura di genti del Mesolitico, dedite alla caccia, alla raccolta e ad una rudimentale agricoltura con la costruzione di un sito megalitico di tale imponenza e complessità? In verità, alcune questioni meritano delle indagini che non si limitino alle analisi stratigrafiche ed alla catalogazione tipologica dei manufatti. Bisognerebbe in primo luogo tentare di comprendere il valore iconografico degli animali scolpiti sulle pietre a Tau: molti studiosi hanno ipotizzato un contenuto di tipo sciamanico; altri hanno sottolineato il valore simbolico delle raffigurazioni…. Spesso, quando si brancica nel buio, ci si appella alla valenza simbolica delle immagini, il che può significare tutto e niente. E’ evidente che molti animali non sono legati alla pastorizia ed alle attività venatorie: dunque qual è il retroterra culturale da cui emerse tale “bestiario”? Se non si pensa ad uno scenario totemico o archeoastronomico, è arduo formulare supposizioni plausibili. [1]

Göbekli Tepe non fu una città, ma un gigantesco tempio eretto in una zona non distante da Harran, il centro che, nella tradizione è collegato, insieme con Ur, ad Abraham, il patriarca sumero. Non siamo lontani dalla Siria, dalla Fenicia e dalla Mesopotamia, regioni in cui si incontrarono e scontrarono popoli di diverse stirpi (Sumeri, Camiti, Semiti, Indoeuropei), dove furono fondate splendide ed opulente città (si ricordi almeno Ebla), crocevia di commerci, di fecondi scambi culturali, fucine di miti e di invenzioni (l’alfabeto, il vetro…). Gobekli Tepe è, però, più antica: dovrebbe avere grosso modo l’età di Catal Huyuk (nell’attuale Turchia) e della biblica Gerico.

Perché il luogo fu abbandonato e coperto con tonnellate di terra? Chi l’aveva creato volle forse occultare ai posteri un inconfessabile segreto? Chi decise di consacrare la vasta area? Quali dei adoravano i costruttori di Göbekli Tepe? Il complesso irradia un fascino che ha alcunché di sinistro. Saranno certi rilievi di animali rappresentati in modo rude con tratti a volte terrifici, saranno i pilastri a Tau, simili ad uomini pietrificati (le sculture della Lunigiana sono circonfuse da un’aura simile, sacrale ed enigmatica e, come certi idoli del santuario medio-orientale, hanno spesso braccia stilizzate). [2] Sono pilastri che non sorreggono nulla, inframezzati ad altri reperti, talora inquietanti: statue lapidee con teste prive di bocca, sculture itifalliche, blocchi con glifi indecifrabili…

Si ha l’impressione che questa specie di Stonehenge curda sia, in qualche modo, la sesquipedale impronta di una genia estinta (?), una razza di Giganti (i Nephilim? ), un’area in cui si installarono poi gruppi di cacciatori-raccoglitori che non padroneggiavano tecniche architettoniche e scultoree tanto raffinate.

Göbekli Tepe, per lo più sottovalutata in Italia, all’estero, invece, è oggetto di appassionate ricerche: ad esempio, Linda Moulton Howe le sta dedicando un dossier in costante aggiornamento, con interviste ad archeologi e geologi, fotografie, disamine di varia natura.

Il mistero più impenetrabile riguarda l’abbandono e l’esumazione del complesso templare: se delle modificazioni climatiche e pedologiche possono spiegare lo spopolamento, non motivano la sepoltura di un luogo dove furono praticati riti di cui non sappiamo nulla.

Abbiamo appena cominciato a riscrivere la storia umana e non solo umana, proprio ora che…

[1] E’ difficile negare che certe figure zoomofe, come gli avvoltoi, non si collochino in un contesto sciamanico.

[2] Uomini colpiti dal fulmine di una divinità adirata o esseri soprannaturali puniti per la loro empietà?

Fonti:

Dizionario di Archeologia, Milano, 2001
G. F. Ferri, Tutto il nostro mondo è cominciato lì, 12.000 anni fa?, 2009
T. Razo, Göbekli Tepe, World known oldest temple, 2011

Wednesday, December 1, 2010

Gli emissari di Sirio

http://zret.blogspot.com/2010/11/gli-emissari-di-sirio.html

Gli emissari di Sirio

Egli è il Signore di Sirio (Corano, sura 53, 49)

Federico Bellini nell’articolo “Alieni dal pianeta blu” ("X Times" n. 25), ritrae la razza aliena degli Umanoidi. L’autore, sulla base del suo vissuto di rapito, delinea un ritratto che, per molti versi, combacia con le descrizioni di contattati e contattisti, altresì non scevre di addentellati con la tradizione su Sirio.

Circa gli alieni provenienti dal sistema ternario di Sirio, l’autore scrive: “Luogo d’origine degli Umanoidi è l’unico pianeta roccioso di questo sistema a poco più di quattro unità astronomiche da Sirio A […] Non molto dissimile dalla Terra, anche se più grande di almeno tre volte, questa somiglianza è durata fino a qualche migliaio di anni fa, quando vi erano ancora terre emerse. Poi, a seguito di cambiamenti climatici e geologici, il pianeta è diventato completamente acquatico e gli Umanoidi sono intervenuti nel ripristinare intere zone asciutte. Data la sua posizione e la particolare luce emessa da Sirio A e da Sirio B, il pianeta è definito blu. Di questo colore intenso sono invasi l’atmosfera ed il mare che ricopre la superficie. […] Tutte le forme di vita del pianeta sono nate e si sono sviluppate all’interno degli oceani: la stessa razza umanoide è acquatica. […] Da quest’unico essere acquatico originario, una volta diventato terrestre, si sono formate ben cinque diverse stirpi. Tutte queste razze si sono poi evolute non solo per un processo naturale, ma anche per forti ingerenze artificiali e modificazioni genetiche”.

I Siriani sono, stando a Federico Bellini, esseri dalle sembianze simili a quelle dei Terrestri: la loro pelle è diafana, delicata, gli occhi chiari, le teste allungate sono incorniciate da capelli biondi, biondo-castani o rossi. All’aspetto efebico si abbina un temperamento equilibrato ai limiti della freddezza, la capacità di coniugare un’inclinazione per le scienze e la tecnologia con uno spirito mistico.

Il quadro delineato dal ricercatore è il frutto di un collage costruito, usando le informazioni degli ufologi e dei clipeologi o una convergenza indipendente, visto che le notizie su Sirio e sui suoi abitanti sovente collimano con quanto ipotizzato da vari studiosi e riferito da diversi testimoni e retaggi?

Da osservare che Bellini, pur all’interno di un orientamento malanghiano e comunque un po’ contraddittorio, se ne discosta per aver rilevato le qualità spirituali della progenie siriana, nonostante essa sia al centro di interferenze anche piuttosto importanti.

Sono notevoli e gravide di conseguenze alcune asserzioni del Nostro che scrive: “Gli Alieni umanoidi sono parenti lontani della razza umana nonché i responsabili della nostra creazione. Possiedono la mappatura genetica dettagliata dell’umanità, tanto che sanno distinguere gli esseri umani da scegliere per i rapimenti da quelli che vanno scartati”.

Queste rivelazioni si collegano, fra gli altri, ad alcuni resoconti dei Pueblo, tribù nativa americana conosciuta anche come Hopi.

“Negli ultimi anni alcuni nativi americani hanno iniziato a diffondere conoscenze ed eventi più recenti che li hanno visti protagonisti e che si collegano alla storia del loro popolo. Robert Morning Sky nel suo libro ‘The Terra Papers. The hidden history of Planet Earth’ ('I documenti della Terra. La storia segreta del pianeta Terra', inedito in Italia), ha suggerito una sua interpretazione della storia dell'uomo. Egli racconta di come sei giovani Hopi il 13 agosto 1947, un mese dopo il presunto crash di Roswell, furono testimoni del ritrovamento di un U.F.O. precipitato e di un alieno superstite. Essi recuperarono l'essere e lo curarono, dandogli il nome di "Stella Maggiore", in onore del suo pianeta d'origine. In cambio di questo, l'alieno raccontò agli Hopi la vera storia del pianeta Terra.

Il nonno di Robert Morning Sky sarebbe stato uno dei sei giovani testimoni dell'evento e riferì di come l'umanità non sarebbe nata in modo naturale, ma che fu creata per servire i Katchinas. L'uomo venne creato come schiavo e lavoratore, milioni di anni fa: era un animale che venne modificato geneticamente. Robert Morning Sky afferma che se oggi abbiamo coscienza ed esperienza lo dobbiamo proprio a questo intervento esterno. I concetti sin qui espressi si legano con quanto affermato da Zecharia Sitchin circa la Genesi sumera e gli Anunnaki. Un'ulteriore affinità tra le conoscenze pellerossa e le tradizioni sumere, studiate da Sitchin, è osservabile quanto gli Hopi asseriscono circa un particolare corpo celeste, Kachina Na-ga-shou. Tale stella dovrebbe apparire alla fine di questo ciclo (i Pueblo, come i Maya, dividono l'età della Terra in cicli: quello in cui viviamo è il quinto); si tratta di un astro molto luminoso dall'aspetto blu e con "una croce sul viso". Nibiru, secondo Zitchin il dodicesimo pianeta del Sistema solare, era rappresentato dai Sumeri con il simbolo della croce.

Secondo Morning Sky, la razza dei Katchinas della stella blu, che milioni di anni fa avrebbero colonizzato l'intero Sistema solare, provenivano dalla Stella del Cane, ovvero Sirio. Prima di abbandonare il pianeta, "i maestri delle stelle" lasciarono tracce impresse nelle rocce del Grand Canyon sotto forma di impronte a sei dita, impronte che gli Hopi hanno sempre associato ai Katchinas della stella blu".

Future ricerche ed esperienze potranno confermare o smentire in tutto o in parte le rivelazioni sulla Stella del Cane e sui suoi presunti emissari.

Fonti:

Autore non indicato, Gli esseri stellari nei miti e nelle leggende, 2010
F. Bellini, Alieni dal pianeta blu, 2010




Tuesday, September 28, 2010

Johnny Saints ed i Siriani

http://zret.blogspot.com/2010/09/johnny-saints-ed-i-siriani.html

Johnny Saints ed i Siriani

Era il 1976. Johnny Saints, cantante country, stava viaggiando con la sua auto verso Las Vegas, quando vide nel cielo un raggio ed un oggetto a forma di sigaro. Di botto il motore della vettura si spense, mentre due figure (Saints nei suoi racconti li definì "alieni) si avvicinarono all’auto. Spaventato, l'uomo tentò di rimettere in moto la vettura per allontanarsi, ma invano. I due esseri, dagli occhi luminosi, la bocca rugosa, il naso grosso e con strane protuberanze ai lati del viso, comunicarono con Saints, ma senza muovere le labbra. Gli rivelarono di venire da lassù. Infine le creature sparirono in un bagliore.

Qualche giorno dopo, il testimone, in occasione di una conferenza al Sahara Hotel, ebbe l'opportunità di commissionare ad un artista il ritratto degli ufonauti scorti nel deserto attorno a Las Vegas: il disegnatore ritrasse, seguendo le indicazioni di Saints, un essere con il naso e le branchie. Il disegnatore chiese per quale motivo avesse dovuto fissare nella ricostruzione lo strano particolare delle branchie: in quella un individuo rispose che gli extraterrestri provenivano da un pianeta del sistema di Sirio. Su quel pianeta, infatti, vivevano essere "anfibi". Lo sconosciuto che aveva dato la spiegazione, in compagnia di un altro uomo vestito di nero come lui, era un tipo goffo nei movimenti, legnoso, con gli occhi strabici, il naso camuso ed il mento un po' sporgente. Era il classico man in black.

Il caso di Saints suscitò non poco scalpore: se ne occupò la stampa ed il testimone acconsentì a sottoporsi all'esame del poligrafo nonché all’analisi dello stress vocale. Entrambi i test dimostrarono che Saints era sincero.

L’incontro ravvicinato del terzo tipo, di cui fu protagonista Saints, manifesta molti aspetti notevoli: i cosmonauti dalle singolari sembianze, la visita dei Men in black che – affermò il cantante – continuarono a pedinarlo per molti anni dopo l’avvistamento. Il tratto più interessante riguarda la descrizione dei presunti alieni di Sirio, le cui caratteristiche anatomiche ricordano quelle riportate dai Dogon circa i Nommo.

I Dogon, popolazione africana del Mali, raccontano che i Nommo approdarono sulla Terra con un’arca accompagnata da un rumore di tuono. Dal veicolo uscirono strani esseri anfibi con tre occhi e chele da granchio.

I Dogon, riportando antiche tradizioni, asseriscono che i Nommo nel loro pianeta, ruotante attorno a Sirio, vivono nell’acqua. E’ inevitabile un collegamento con il mito precolombiano di Orejona, la creatura anfibia di origine celeste apparsa nel lago Titicaca e caratterizzata da mani palmate. Più recentemente in Giappone, nell’era Heian (IX –IX sec. d.C.) si manifestarono i misteriosi Kappa, gli “uomini dei canneti”: erano esseri anfibi usciti da mezzi “simili a grosse conchiglie, capaci di muoversi a grande velocità sia sulle acque sia in cielo.”

Forse non hanno torto gli studiosi di Paleoastronautica e quegli ufologi che individuano un legame tra Sirio e la Terra.

Fonti:

Investigazione condotta da Bill Birnes, Kevin Cook, Pat Uskert
R. Malini, U.F.O. il dizionario enciclopedico, Firenze, Milano, 2002, s.v. Men in black.
R. Temple, Il mistero di Sirio, Casale Monferrato, 2001