L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

Ciao e grazie della visita.

Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:

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Thursday, October 29, 2015

Saturday, December 27, 2014

L'ora di religione

http://zret.blogspot.ch/2014/12/lora-di-religione.html

L'ora di religione


Viviamo in un’età in cui il consumismo e l’edonismo più biechi sono la regola. Nonostante ciò, a volte anche tra adolescenti e giovani, si accende una favilla di curiosità intellettuale, si manifesta il vagheggiamento di un orizzonte. Dunque è una iattura che l’ora di religione nelle scuole italiane sia spesso mortificata da dibattiti su temi di “attualità”, affrontati in modo superficiale o secondo un’etica dolciastra, allineata con il pensiero dominante.

Già da qualche bambino, costretto a frequentare il catechismo, proviene un interrogativo fondamentale (la presenza del male, il destino umano, il significato dell’universo, Dio...), immancabilmente ignorato ed anestetizzato mercé una spaventosa descrizione dell’Inferno o un allettante disegno del Paradiso. Così si cercano risposte e si ricevono solo santini, aride definizioni, precetti, quando la riflessione sul trascendente rifugge da un moralismo deamicisiano.

E’ inevitabile: i pre-adolescenti si allontanano da ogni forma di spiritualità che è ricerca di senso, trasfigurazione dell’esistenza in Vita. Si aggiunga l’ipocrisia che squalifica la maggior parte dei componenti il clero e si otterrà una definitiva disaffezione rispetto al sacro.

E’ il trionfo del materialismo e del numero: il numero nella nostra asociale società non è cifra e sigillo di armonia interiore e cosmica, ma sinonimo di accumulo, di scientismo. Guénon usa l’efficace espressione “regno della quantità”. Le nuove generazioni sono attratte dall’algida logica della “scienza”, dalla sua pretesa di assolutezza che esclude il dubbio, la fantasia, il mistero, il disorientamento. Eppure solo chi è disorientato cerca una direzione.

Il sistema ormai non si limita ad eludere e ad escludere le questioni fondamentali, ma le bolla come ridicole, inutili. Chi in tali condizioni avvertirà soltanto l’esigenza di varcare i confini fisici e di una ripetitiva, insensata quotidianità per provare ad avventurarsi nell’oltre?

Oggi non è più necessario inventarsi risposte per mettere a tacere obiezioni e fugare perplessità. Oggi le domande abissali non soffiano più nel vento.


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Tuesday, August 5, 2014

Collezionisti

http://zret.blogspot.ch/2014/07/collezionisti.html

Collezionisti


Quanti collezionano oggetti! Chi colleziona i classici francobolli, chi insulse schede telefoniche o figurine di calciatori, soldatini di piombo, orologi a cucù… Qualcuno raccoglie libri che non leggerà mai, un altro dischi che non ascolterà.

Che cosa li spinge ad accumulare cose su cose, a riempire mensole, scrigni e scatole di carabattole? E’ una sorta di horror vacui, un modo per tentare di riempire l’incolmabile vuoto della vita. E’ una coazione a ripetere: si aggiudicano un francobollo raro che mancava alla collezione ed un brivido di estasi li percorre. Già, però, dopo pochi giorni l’aura di quel prezioso cimelio è quasi del tutto svanita e ricomincia la queste per appropriarsi di qualcos’altro. E’ una ricerca interminabile.

A ben vedere, pochi sono immuni da questa mania. Qualcuno, come Casanova, colleziona amanti, un altro automobili e la differenza è sottile. L’impulso ad accumulare è anche nell’avido che simbolicamente impila monete su monete, ma pure nell’asceta. Costui allinea trionfi sulla carne e sulla concupiscenza.

Qualche cupido erede cercherà nella chincaglieria ammassata dal collezionista un oggetto di valore per rivenderlo. Si disferà, infastidito, di tutto il resto.

Che cos’è poi l’esistenza, se non una collezione di istanti, settimane, mesi, giorni, anni, spesso dolorosi?

Guardiamoci attorno: tutto è collezione. L’universo è una collezione di corpi celesti. Il collezionista annovera nel suo armamentario milioni di galassie, stelle, quasar, pulsar, buchi neri, miliardi di esseri viventi, dalle sembianze più disparate, dispersi su miliardi di pianeti. Ammucchia cadaveri nei cimiteri, neonati nelle nursery forse per pareggiare i conti e sembra non stancarsi mai: al momento seguitano a sbocciare astri e gli entomologi non hanno ancora finito di classificare gli insetti.

Che senso ha il collezionismo? Forse è un tentativo di durare oltre il tempo, oltre la morte. E’ la proiezione di parte del proprio essere nelle cose, consci che esse resteranno, quando la vita sarà svaporata.

E’ come se, attraverso tutto quel coacervo, il trapassato intendesse dire: “Io sono tuttora qui..." E non è così.
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Sunday, February 10, 2013

L'istmo di sticazzi


http://zret.blogspot.com/2013/02/listmo_9.html

L'istmo

Il varco è qui? (E. Montale)

Tutto è nel tutto, eppure ci appare diviso.

Recenti indirizzi scientifici tendono a confermare alcuni assunti del pensiero tradizionale. Ci riferiamo al tema delle dimensioni: in verità non sappiamo “dove” questi mondi paralleli siano situati né come interagiscano con l’ordinaria sfera della cosiddetta “realtà” che è, a ben riflettere, una prigione con pareti di vetro infrangibile. Sono dei piani che si intersecano con il nostro in particolari circostanze? Sono livelli microscopici come arrotolati nel nostro quadridimensionale? Sono forse universi che, simili a specchi, riverberano gli eventi del cosmo ordinario? Che ruolo giocano in tutto ciò l’asimmetria, la massa oscura, l’antimateria? Perché scrivo così tante idiozie?

E’ evidente che gli interrogativi sono innumerevoli ed abissali. Sono domande per cui la fisica si protende nella metafisica, la cosmologia nella filosofia.

Abbiamo ogni giorno, anzi ogni notte, esperienza di una realtà ulteriore, la regione onirica dove lo spazio ed il tempo ora si dilatano ora si contraggono sino a concentrarsi quasi in un punto, ma l’istmo che congiunge la psiche conscia a quella inconscia è quasi sempre sommerso dal chiarore dell’alba.

I vissuti con cui ci addentriamo nel mondo impercettibile costellano la nostra vita. Alcuni riescono ad esplorare l’invisibile. Straordinarie capacità dimostrano che le “leggi” fisiche non sono valide sempre e comunque. La coscienza ubiqua può trascendere i confini…

Nondimeno manca non solo una teoria unificante, non autocontraddittoria, che spieghi quale sia la relazione tra la coscienza e la materia, quali i rapporti fra i diversi regni del reale, ma pure una traccia sommaria che delinei i termini del problema. Non sappiamo a quali condizioni lo spirito possa agire sull’hyle, ammesso e non concesso che il discorso sia così semplice, visto che il concetto di causa dovrà essere sostituito con quelli, non meno problematici, di sincronicità e di non-località.

Ignoriamo anche quale sia l’energia fondamentale che muove le onde dell’oceano infinito.

Resta la consapevolezza che in qualche parte di questa realtà dura (eppure evanescente), solida, simile al muro di recinzione di un penitenziario, si deve aprire una breccia tale da permetterci di vedere oltre e di evadere. Beati coloro che l’hanno trovata o la troveranno.


 

Tuesday, December 11, 2012

Minatori (ecco: va' a spaccar pietre con la testa in cava, parassita)


http://zret.blogspot.com/2012/12/minatori_11.html

Minatori

“Come andrà a finire?”. E’ la domanda che si pone John Polkinghorne, già docente di Fisica matematica ed ora teologo anglicano, nel libretto “Quark, caos e cristianesimo. Domande a scienza e fede”. Il quesito “Come andrà a finire?”, che può apparire accademico, ozioso, riguarda il destino ultimo dell’universo.

Scrive l’autore: “La storia dell’universo è il racconto di un gigantesco tiro alla fune. Da un lato c’è l’effetto del Big Bang che spinge alla separazione la materia dell’universo. Dall’altra parte c’è l’inesorabile forza di attrazione che cerca di ricongiungere le cose. Se prevale l’espansione, le galassie continueranno ad allontanarsi le une dalle altre per sempre. […] Si formeranno grandi buchi neri che decadranno infine in una radiazione di bassa frequenza. Non è una prospettiva molto allegra. Andranno meglio le cose, se vincerà la gravità? Temo di no. In questo caso, un giorno l’attuale espansione si arresterà e sarà rovesciata nel suo contrario. Quel che ebbe inizio con il Big Bang finirà nel Big Crunch, poiché tutta la materia precipiterà indietro in un crogiolo cosmico. […] In entrambi i casi, tutto è inutilità e vanità”.

Il duplice scenario delineato da Polkinghorne, nonostante appartenga ad un futuro lontanissimo, ci tocca da vicino, poiché il fato dell’universo dilata la sorte individuale. Si annida un senso dietro la spudorata incoerenza dei fenomeni? Che cosa ci attende? Il nulla o qualcosa di noi sopravvivvrà oltre la fine del percorso tereno e persino di tutte le cose? Lo scrittore solleva le questioni giuste, anche se le risposte che prova ad offrire sono talora di sconcertante banalità, con la solita spiegazione tappabuchi del libero arbitrio.

Tuttavia in modo opportuno il teologo evidenzia che non siamo in grado di comprendere come la sfera quantistica e la realtà di ogni giorno siano collegate tra loro: una profonda faglia spacca le due zolle tettoniche. Si intuisce che un senso nascosto trascende la concezione puramente meccanicista (e desolante) di un universo-orologio che un giorno remoto si incepperà per la ruggine che mangia gli ingranaggi. La coscienza non si riduce al cervello, la vita non è solo una chimica complessa. Anche l’assurdità si radica in un senso e l’abisso ha un fondo luminoso. Illusioni o indizi di un mondo vivo, pulsante, compenetrato da un soffio spirituale?

Si apre dunque una fessura oltre la quale si intravede il barlume della speranza: che sotto la crosta granitica e spessa del male, sia incastrata una ragione. Scaviamo proprio per tentare di portarla alla luce. Siamo minatori che cercano la vena d’oro ed è per questo che dobbiamo percorrere cunicoli freddi, umidi e bui.

Polkinghorne sdrucciola, quando si cimenta nella palestra dell’esegesi biblica per trovare un avallo alle sue ipotesi. Le traduzioni errate e la scarsa (o inesistente?) conoscenza del contesto storico in cui germinarono i Vangeli lo portano a conclusioni grossolane. Pure l’ingenuo realismo ed il convincimento che la natura è intelligibile sono limiti, a parere di chi scrive, di una Weltanschauung in fondo ancora non del tutto svecchiata, per cui la scienza e la fede diventano approdi rassicuranti, invece che porti donde salpare per navigazioni perigliose.

Del breve saggio, vorremmo salvare soprattutto i titoli dei capitoli, simili a quei segni sugli alberi che nei boschi indicano il sentiero da percorrere: “Realtà o opinione?” “C’è qualcuno lì?” “Chi siamo noi?” “Che cosa sta accadendo?”... Siano stimoli per indagini personali, molto più aleatorie ed avventurose rispetto alle prudenti congetture ventilate dal Nostro.

Sono enigmi più che interrogativi, poiché invero tutto è un enigma. La realtà stessa è un enigma: essa è e resta inintelligibile. E' una Sfinge che risponde con una domanda a chi le pone una domanda [ha parlato il Marzullo degli straccioni]


Monday, November 19, 2012

Epos


http://zret.blogspot.it/2012/11/epos.html

Epos

Paradossi e scosse dell’affabulazione


Che cosa spinge quasi tutti noi a raccontare quanto ci è accaduto? Si noti: molti ci trattengono per snocciolare episodi insignificanti e, non paghi di avercene resi partecipi una volta, ripetono l’insulsa storia ogni qual volta trovano l’appiglio idoneo. [parola di esperto di storie insulse] Non sono soltanto gli anziani ad amare la rievocazione di vicende o aneddoti del “buon tempo andato”, sebbene con il passare degli anni l’inclinazione affabulatoria si intensifichi.

Che cosa significa allora raccontare? Anzi, qual è lo scopo recondito? Ognuno ha il suo épos personale, pallidissima ombra dell’épos antico dove la diegesi di eventi archetipici assurge a simbolo, si eterna nella regione intangibile del mito. Quale differenza rispetto alla squallida e noiosa cronaca in cui si è intorpidito l’istinto narrativo! L’esposizione esemplare è stata eclissata dalla chiacchiera (Heidegger) in cui l’intreccio si sfilaccia, si sfibra. Secoli fa l’eco solenne dell’aedo scivolava nel mégaron sulle calde onde di luce che si sprigionavano dal focolare, oggi il borborigmo della chat

“In principio era il Lògos”... che è anche racconto. Dio narra a sé stesso il suo sogno infinito, ne dipana i fili che ora si aggrovigliano ora strangolano le galassie, i sistemi solari, le creature. L’universo è un grandioso romanzo senza né capo né coda, il delirio mistico di un febbricitante.

Quando ci ritroviamo a ripercorrere un evento del passato, nel nostro piccolo, strappiamo al tempo inesorabile un brandello di significato. Ci illudiamo di averlo strappato all’esistenza che è diaspora, entropia. Essa corre a rompicollo verso il decadimento e la senescenza, verso la fine.

Dio stesso non sarà roso da una struggente nostalgia per la condizione primigenia, prima che Egli si immergesse nel sangue dello spazio, prima che Egli si incarnasse nel tempo?

Un racconto di sapore ancestrale: narra il mito ellenico che Crono (il Tempo?), [che cazzo d'interrogativo è, in greco chronos significa tempo] spodestando il genitore, Urano (il Cielo, lo Spazio?), [altro interrogativo del cazzo: ouranos vuol dire cielo] lo evirò con un falcetto. Il Tempo è lo strazio del Cielo, il supremo sacrificio compiuto dalla “fondazione del mondo”. Il sangue dell’evirazione si spande per tutto l’universo, sino nei suoi angoli più remoti, si addensa e si impasta alla sofferenza ed alla morte. Il sangue è simbolo dell’èros, della vita e dell’espiazione ed è inutile piangere sul sangue versato. [ma non era il latte?] Così solo da un nume mutilato può nascere la generazione successiva delle divinità, sorgere la creazione. Il seme deve spaccarsi e perire affinché germogli. Il cosmo può esistere solo come carneficina, anzi come fallito suicidio per opera di Dio. La morte abbraccia la vita che alla fine è strozzata in un amplesso fatale.

Sotto un portico al freddo, Dio, affamato, la barba incolta, batte i denti guasti: non ricorda chi fu né perché abbia deciso di lanciarsi nel vuoto senza paracadute. [eh?????]
Descrivere, riferire, esprimere, comunicare… per ognuno di noi viene il giorno in cui finalmente potremo raccontare non un caso rilevante, ma l’avvenimento per eccellenza.

Quel giorno, però, dalla bocca non uscirà neppure un suono. Smaniosi di raccontare a chicchessia l’unico accidente che davvero merita di essere raccontato, non troveremo nessuno che ci possa ascoltare. [allegria!]





Monday, October 22, 2012

L'incubo dell'universo-software

http://zret.blogspot.co.uk/2012/10/lincubo-delluniverso-software_5723.html

L'incubo dell'universo-software

Alcune esperienze visionarie (penso in special modo a certi raggelanti racconti di Phlip K. Dick ed all’ambiguo apologo “Matrix”) suggeriscono sfumature artificiali e tecnologiche del mondo. L’universo è descritto alla maniera di un programma informatico interattivo, come cablato all’interno di ciascuno di noi.

Gli oggetti sono bit. Le emozioni, i sentimenti ed i pensieri informazioni digitali; la percezione è generata da un software. Nell’officina aliena è tutto rigidamente organizzato e diretto. Gli automi controllano automi che si credono liberi: le loro azioni sono sequenze di un filmato. I gesti si spezzano, il movimento è una successione di fotogrammi bloccati.

Il cosmo è un gioco di ruolo, con piattaforme e livelli. Le leggi di natura (ma è una “natura” meccanica) sono le regole del gioco. L’applicativo viene di volta in volta aggiornato. Ogni tanto un virus penetra nel sistema. Nulla ha scopo né senso: sullo schermo dello spazio brulicano cifre fosforescenti, serie infinite di zero e di uno.

Il fulcro di tutto è un dispositivo generatore di numeri, un’intelligenza artificiale la cui anima è un microprocessore.


Tuesday, May 29, 2012

Oggetti impossibili (finalmente ha capito che cos'è il suo cervello)


http://zret.blogspot.it/2012/05/oggetti-impossibili.html

Oggetti impossibili

Alcuni oggetti sono impossibili, autocontraddittori. Lo sono i dizionari e le enciclopedie che mirano a raccogliere vasti o amplissimi settori dello scibile umano: sennonché è impensabile ed utopico riunire tutto il sapere, anche relativo ad una sola disciplina, in un libro, essendo il sapere illimitato. Inoltre nel gioco inesauribile di rimandi interni, questi libri manifestano la loro natura dedalica e perennemente estensibile. Ogni lemma, infatti, si può espandere ad infinitum ora con rinvii nell’ambito dello stesso testo ora con riferimenti ad opere esterne già compilate o da compilare. Le definizioni non definiscono; le voci si attorcigliano ad altre voci…

Anche alcune opere letterarie sono oggetti impossibili. L”Orlando furioso” è un poema senza un vero incipit, in quanto concepito come prosecuzione dell’Orlando innamorato”, e privo di un epilogo definitivo, poiché dalle ultime avventure, nella ramificazione dell’entrelacement, potrebbero rampollare ulteriori digressioni, enclaves narrative, mises en abyme…

Come intuisce Jorge Luis Borges nel racconto “La biblioteca di Babele”, è l’universo stesso ad essere un oggetto illogico. A differenza di altre narrazioni filosofiche dovute alla fantasia dello scrittore argentino, testi in cui l’enigma sfida le più sagaci interpretazioni, la storia in esame rivela, sin dalle prime righe, il significato delle allegorie. “L’universo (che altri chiama la biblioteca) si compone di un numero indefinito e forse infinito di gallerie esagonali, con vasti pozzi di ventilazione nel mezzo, bordati di basse ringhiere”. Così il nucleo d’apertura identifica il cosmo con la sterminata biblioteca, immagine di un mondo ambiguo dove finzione e realtà si sovrappongono e si confondono. Il mondo-biblioteca, la cui infinità può essere solo congetturata, è periodico e geometrico (gli esagoni e le ricorrenze numeriche), ma il suo ordine è caotico, la sua armonia è dissonante. E’ un luogo informe, insensato, babelico. In questo modo la perfetta regolarità coincide con la suprema irrazionalità.

Tuttavia Borges non si arresta a questa conclusione per avventurarsi in un’altra esegesi: al fondo del racconto – ha osservato lo scrittore – “giace l’idea di essere sperduti nell’universo, di non comprenderlo, il desiderio di trovare una risoluzione precisa, il sentimento di ignorare la vera risoluzione.” Perciò la biblioteca può essere metafora di Dio: l’Essere supremo garantisce, di là dalle apparenze mutevoli ed incongruenti, una legge intrinseca, combinatoria. Tuttavia, pare insinuare Borges, un’ombra di irrazionalità vela lo stesso volto di Dio.

Tra gli spazi vertiginosi del tempo, tra gli incavi delle pagine indecifrabili, si accumula la polvere.

Il male (STRACATALOL, guardate dove punta il link) stesso, sottrattigli lo scopo e la direzione, si staglia in tutta la sua gratuità e casualità più ferree. La vita, espressione incongrua del nulla in cui alberga Dio nel suo silenzio abissale, si svuota di ogni senso per essere aggiunta al catalogo degli oggetti assurdi, nel glossario dei termini di una lingua defunta, mai decifrata.

Attaccati all’esistenza come ostriche allo scoglio (ha parlato la cozza incollata agli scarichi delle fognature) e, nel contempo, consci nel nostro intimo del suo peso insostenibile, della sua radicale non-razionalità, viviamo scissi sapendo che la risposta potrebbe arrivare – se mai arriverà – quando il tempo (o il Tempo?) sarà scaduto.
 
Pubblicato da Zret e dai due suoi neuroni avariati in gita su Marte

Monday, March 12, 2012

Kòsmos

http://zret.blogspot.com/2012/03/kosmos.html

Kòsmos

“Cosmo” - dal greco kòsmos - significa “ordine”, eppure se contempliamo dalla terra un angolo di universo in una notte limpida, più che restare ammirati per l’armonia con cui le costellazioni trapuntano il firmamento, siamo presi dalla vertigine, quasi dall'angoscia.

Astri, galassie, nebulose, ammassi…: se potessimo veleggiare lungo i meandri intersiderali, il senso di stupefazione che proviamo dinanzi alla notte stellata si accentuerebbe sino a tramortirci. Si è che la bellezza dell’universo è spaventevole ed i fenomeni che occorrono negli "interminati spazi" hanno alcunché di terribile nella loro grandiosità: ora nasce una stella, ora un corpo celeste deflagra, ora un buco nero divora la luce; qui glauchi pianeti, là cadaveri di astri…

Si ha l’impressione che il cosmo sia un gigantesco diorama, un sogno rutilante sognato da chissà chi. Può apparire paradossale, ma questo spettacolo mirabile e sublime più che lasciare intuire una presenza divina, ci getta nella più abissale solitudine, ricordandoci la nostra piccolezza di esseri aggrappati ad un piccolo, insignificante atomo che ruota nell’infinito.

E’ il mare dove Leopardi “naufraga” dolcemente, la dimensione in cui Tommaseo scorge l’impronta della Provvidenza e, di converso, Pascoli avverte solo un glaciale silenzio.

L’infinito, però, è anche in un granello di sabbia o in una goccia d’acqua. L’infinito si espande nell’anima che inspira, con un brivido, l’eco del tempo e dell’eterno.

Saturday, August 6, 2011

Scettici e dogmatici (seconda parte)

http://zret.blogspot.com/2011/08/scettici-e-dogmatici-seconda-parte.html

Scettici e dogmatici (seconda parte)

Leggi qui la prima parte.

Di fronte a questo spettacolo di una bellezza terribile, Antonio si sente smarrito, teme di precipitare nell’abisso, ma soprattutto è turbato dalle parole dell’interlocutore: “Scopo non c’è! Come potrebbe avere uno scopo Dio? Quale esperienza ha potuto informarlo? Quale riflessione farlo decidere? Prima dell’inizio, non avrebbe agito; agire adesso sarebbe inutile… Come sulla terra, gli esseri che la popolano vi capitano successivamente, così in cielo sorgono astri nuovi – effetti differenti di varie cause. … L’ammettere in Dio parecchi atti di volontà, è come ammettere parecchie cause e distruggere la sua unità. La volontà in Lui non è separabile dall’essenza. Non ha potuto avere un’altra volontà, non potendo avere un’altra essenza e, poiché dall’eternità esiste, eternamente agisce. … Il nulla non esiste! Il vuoto non esiste! … Vi sono ovunque corpi che si muovono sul fondo inalterabile della distesa e se questa fosse in qualche modo limitata, non sarebbe più la distesa, ma un corpo. … La distesa è compresa in Dio il quale non è certo una porzione dello spazio, una tale o talaltra grandezza, ma l’immensità. … Tu gli parli, lo adorni persino di virtù, invece di riconoscere che possiede tutte le perfezioni. Concepire qualcosa al di là sarebbe concepire Dio al di là di Dio, l’essere sopra l’essere. Egli è dunque l’unico Essere, l’unica sostanza. Se la sostanza potesse dividersi, perderebbe la propria natura, non sarebbe più sé stessa, Dio non esisterebbe più. E’ indivisibile, come è infinito; se avesse un corpo, sarebbe composto di parti e non sarebbe più unico né infinito. Dunque non è una persona. … Tu vuoi che Dio non sia Dio: giacché, se provasse amore, collera e compassione, passerebbe dalla perfezione ad una perfezione maggiore o minore. Egli non può abbassarsi ad un sentimento né contenersi in una forma. … Non c’è dubbio che il male lascia indifferente Dio, dato che la terra ne è piena. Pensi che lo tolleri per impotenza o lo conservi per malvagità? … Se fu lui a creare l’universo, superflua è la sua Provvidenza. Se la Provvidenza esiste, la creazione è difettosa…. Non conoscerai mai l’universo nella sua completa estensione, di conseguenza non puoi farti un’idea della sua cagione né avere una giusta nozione di Dio… Tu, però, sei sicuro di vedere? Sei anche sicuro di vivere? Forse nulla esiste”.

Il Diavolo – si sa – è “loico”: la ragione sembra essere dalla sua parte. Ecco perché nessun argomento dialettico potrà mai instillare la fede che è paradosso, contraddizione, “scandalo”. Pascal e Kierkegaard l’avevano inteso. Fedeli, gettate le armi della dimostrazione: esse sono cedevoli, inservibili.

Ci si desta un giorno con il dubbio che tutto sia vano, tutto fortuito. E’ vero che personaggi come Hawking e la Hack riescono a conciliare l’ateismo con il convincimento che il cosmo ha una sua ratio, ma la loro è un’operazione accademica, una visione stiracchiata e piena di falle. Gli atei, persuasi che Dio non è, sono dogmatici: sui dogmi ci si adagia, come fossero soffici cuscini. Beati loro: una certezza, per quanto negativa, è sempre preferibile ad un groviglio di domande. O no? E’ una sfida incessante continuare ad esistere, tentando in ogni modo di arginare le ondate di assurdità che erompono dal caos. Qui l’attimo non è secolo, non è millennio: è eone. “Scopo non c’è”: è l’assenza di un fine che tortura le nostre ore piene-vuote. Se tutto è contingente, siamo in una lotteria cosmica, dove il dolore e la gioia, la morte e la vita sono distribuiti a vanvera. A volte ci pungola il dubbio che il senso che rintracciamo negli eventi sia una costruzione mentale a posteriori, come le figure che vediamo, a causa della pareidolia, nelle forme accidentali delle nuvole. Il significato è un’illusione ottica della coscienza: d’altronde di fronte a pochi densi sincronismi, quanti sono i lanci insensati!

Ci si chiede come sia possibile che ogni speranza, ogni richiesta si infrangano contro un muro di gelido silenzio. Ci si chiede come e perché un Dio degno di questo nome possa ignorare la sofferenza più indicibile. Ci inventiamo mille spiegazioni, elaboriamo mille elucubrazioni: Dio permette il male, ma siamo noi a sceglierlo, Dio non è perfetto, Dio ci vuole mettere alla prova, intende temprarci con i patimenti, Dio siamo noi, Dio è coscienza non del tutto consapevole, per evolvere (?) occorre il male, il male non esiste… Meglio stare zitti che balbettare: restiamocene con i nostri quesiti, taciti, muti, impassibili, come sfingi.

Così assistiamo impotenti e straniti al tramonto di Dio, mentre le tenebre si diffondono sulla Terra, simili a neri, appuntiti artigli.


Monday, January 10, 2011

Salvatori e carnefici

http://zret.blogspot.com/2010/12/salvatori-e-carnefici.html

Salvatori e carnefici

Chi avrebbe mai potuto immaginarlo in passato? L’ufologia ci ha portato sul limitare di una teologia dubitosa, interrogativa. Infatti, se è vero che l’universo è popolato di razze intelligenti, come pensano molti cosmologi ed esobiologi, ci chiediamo quale sia la relazione che intercorre tra le nazioni delle stelle ed il Creatore.

In verità, in questi ultimi anni il quadro delle ipotesi ufologiche si è spaccato: da un lato si disegna uno scenario di esseri benevoli in conflitto con la funesta Cabala del nostro pianeta. La Terra sarebbe uno dei pochi pianeti-prigione in un creato edenico. Altri ricercatori, invece, evocano insidiose interferenze aliene in un cosmo che pare “un accampamento di demoni”. E’ ovvio che questi due scenari sono rispettivamente due concezioni: nel primo caso un Dio amorevole e benigno attende solo che alcuni popoli evolvano per portare l’intera creazione al "punto omega" (Teillhard de Chardin); nel secondo, l’universo è un gigantesco teatro di guerra, dove razze bellicose si contendono l’egemonia di pianeti e sistemi solari. Un demiurgo pazzo gioca ad accendere ed a spegnere stelle, a plasmare ed a disintegrare mondi, mentre meteore ed asteroidi schizzano in uno spazio gelido, proiettati ai confini della notte. Questo universo entropico ed irrazionale, nato dal caso, corre verso la morte ed il silenzio. Civiltà sorgono, crescono, decadono, muoiono, mentre le orbite vuote dei buchi neri fissano il nulla, in una solitudine siderale.

Sebbene sia difficile aderire all’ipotesi monopolare che, tra l’altro, sancisce un antropocentrismo cosmico (terrestri con anima ed alieni brutti e cattivi), non mi sento di accogliere la versione edulcorata ed idealizzata degli extraterrestri angelici, chioma bionda e fluente, occhi cerulei. Sono ufonauti quanto mai pazienti e tolleranti: se avessero voluto, avrebbero potuto rovesciare, in un amen, la dittatura che schiaccia la popolazione di Gaia. Evidentemente sono buddhisti e poi - si sa - vige il principio della non-interferenza.

Probabilmente la verità sta nel mezzo, ma è una verità sfocata ed ammantata di perplessità.

Qual è il ruolo della specie umana in questo giuoco interplanetario? Siamo figli di Dio o schiavi di dei minori? Qualcuno ha agito da intermediario? Se l’interpretazione di Sitchin, Russo e altri ci vede come lavoratori alle dipendenze di signori poco o punto divini, la visione di Nigel Kerner ci trasforma in vittime di razze predatrici intente a cercare qualcosa la cui vera natura sfugge a noi come a loro. I Grigi descritti da Kerner sono androidi impegnati in una missione che non hanno neanche ben compreso e per conto di chi forse oggi è estinto. Questi Grigi sono simili a quei giocattoli meccanici che sbattono contro gli ostacoli, di qua e di là, finché non si esaurisce la carica.

Ha senso introdurre i concetti di caduta e redenzione per altre razze intelligenti? Questa domanda è ineludibile per i Cristiani. Alcuni di loro immaginano un percorso di colpa e salvezza anche su lontani pianeti; altri vedono nella Terra il centro del Tutto, poiché la vicenda dell’Incarnazione è una nostra prerogativa.

Echeggia la domanda iniziale sul rapporto tra queste stirpi e la Trascendenza: esuli che sperano, disperati, di tornare in patria, un po’ come noi… E’ l’universo ad essere stato bandito dal Paradiso e non l’Adam?

Se veramente la Terra è tra il martello di Arconti stranieri e l’incudine di potentati terreni, ci chiediamo quale sia il motivo di questo concorso di circostanze avverse. Fu solo sfortuna? Altrove che succede?

La via d’uscita non è il viaggio verso altri corpi celesti, ma verso altre dimensioni, scisse da questa.




Friday, August 27, 2010

Evoinvoluzione

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Evoinvoluzione

La visione di un universo che cresce ed evolve come un organismo vivente collide con la concezione di un cosmo che è, invece, di per sé un cedimento rispetto ad una perfezione originaria. Forse evoluzione ed involuzione coesistono, sintropia ed entropia si intersecano: la spinta evolutiva paradossalmente potrebbe essere un processo degenerativo o culminare in una cadaverizzazione della coscienza.

In un pensoso articolo intitolato “Prima dell'abisso”, Whitley Strieber, lungi da approcci ingenui allo spinoso tema, considera le implicazioni di un eventuale contatto dell'umanità con esseri non terrestri. Scrive l'autore di Communion: "Quando domandai ad uno dei visitatori quale fosse la sua concezione dell'universo, rispose con la vivida immagine di una bara!". Strieber vede nella struttura biotecnologica degli Altri la conseguenza di un processo che, se da un lato, ha consentito loro di acquisire una formidabile conoscenza del creato sino al punto di manipolare la materia, dall'altro li ha condannati al tedio di chi ormai non ha più alcuno scopo da perseguire.

I visitatori hanno sovrapposto alla “prima natura” (per usare una distinzione che risale a Leopardi), ossia la condizione primigenia, non solo la “seconda natura” di esseri "sociali", ma un terzo strato di tipo tecnologico che ha per sempre assopito la spontaneità vitale. Cercano ora invano qualcosa di cui non serbano neppure il ricordo? In questo iter verso la nullificazione dell'anima pare adombrato il destino dell'umanità. Esistono probabilmente altri percorsi in cui il progresso spirituale prescinde da deviazioni scientifiche e tecniche. In verità, il vero progresso è la stabilità o, meglio, il ritorno ad una situazione primordiale. Il salto non è verso un traguardo più alto, ma il tentativo di risalire. Ogni processo di miglioramento è rimontare di qualche passo su una china che è comunque discendente, un rinviare il momento in cui si toccherà il fondo.

Il moto è la meta. Così, se si perde lo stimolo per l'innovazione, se non si avverte il pungolo della trasformazione (sia pure una chimera), l'esistenza ristagna ed il tutto si tramuta in un gelido sepolcro. Scrisse Samuel Johnson: "La condizione della vita è tale che si è felici, solo in attesa di un cambiamento". Per un motivo simile Leopardi percepiva in parole come "antico" e "lontano" l'incanto dell'indefinito, il fascino dell'indistinto. Vagheggiare l'antico, luogo di una perduta felicità, o immaginare suggestive lontananze nel tempo e nello spazio, sono le uniche consolazioni per un essere confinato nella monade di un presente inafferrabile ed illusorio.

Di fronte al mito positivista dell'avanzamento conoscitivo, ma anche al cospetto del nuovo credo basato sul pensiero che crea, dell'immaginazione che plasma la realtà (versione aggiornata e semplificata della filosofia idealistica, ignara sia della frattura sia dell'irrazionalità del mondo), resta l’attesa di una palingenesi che riporti al Principio. Tendere l'arco è già scoccare la freccia.




Monday, December 21, 2009

Intelligence

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Intelligence

Alcuni ufologi sostengono che i rapimenti alieni, gli impianti, i Grigi, le misteriose mutilazioni animali... sono invenzioni dei servizi atte ad instillare la paura e la repulsione nei confronti degli extraterrestri. E' un ambito in cui è difficile districarsi, ma è certo che in moltissime operazioni losche sono implicati i militari. Questo è dimostrato anche da documenti ufficiali in cui l'Intelligence definisce una precisa strategia per demonizzare gli extraterrestri: i sostenitori dell'ipotesi monopolare, in buona o in mala fede, appoggiano tale diabolico piano a suo tempo denunciato dalla Rosin, ex collaboratrice di Werner Von Braun. Non si può certo escludere che esistano delle razze malvagie provenienti da lontanissimi pianeti: queste genie potrebbero aver stipulato patti scellerati con il governo ombra mondiale, cedendo tecnologia, in cambio di una "mercanzia", l'umanità, venduta dagli infami collaborazionisti terrestri.

Secondo alcuni ricercatori, gli alieni non c'entrano, perché la Terra è, in realtà, da tempo immemorabile, dominata da esseri interdimensionali, da demoni: i carcerieri sono dunque extraterrestri o entità astrali? E' forse una questione di lana caprina. Tuttavia appurare che esistono civiltà stellari benevole o per lo meno innocue non è tema di poco momento: potrebbe significare non tanto che non siamo soli nell'universo, come si suole ripetere, ma che non siamo soli in un agone titanico contro i militari.

Alcuni studiosi, di fronte alle abductions, ai microprocessori sottocutanei contenenti leghe ignote, a strumenti ed oggetti volanti avveniristici, arguiscono ipso facto che siamo di fronte a malefici interventi alieni, poiché i terrestri non possiedono le conoscenze scientifiche e tecnologiche per mirabolanti e criminali operazioni. Si deve dissentire: la tecnologia terrestre in ambito strategico è talmente sofisticata da distanziare di decenni la tecnologia civile. Ci si deve chiedere che cosa o chi abbia propiziato questo balzo ed allora tornano in mente ipotetici accordi, sebbene sia possibile che certi ritrovati siano stati carpiti dai sistemi di Intelligence, attraverso lo spionaggio e la retroingegneria.

In fondo, non si tratta di illudersi né di favorire ingenui culti di presunti esseri superiori, ma di ampliare le nostre concezioni della vita nel cosmo, abbandonando un superbo ed arido antropocentrismo che vede nell'uomo l'unica creatura intelligente ed in grado di scegliere tra il bene ed il male, giacché gli alieni sarebbero TUTTI perfidi in modo irredimibile, essendo senz'anima. Che universo sarebbe quello in cui solo gli abitanti del pianeta Terra sono, pur tra mille difetti, gli unici degni di salvezza? Un cosmo siffatto, dominato da popoli crudeli, con l'unica eccezione dei terrestri, è ahrimanico.

Ammesse pure queste congetture, non sono un buon motivo per dimenticare le immense responsabilità delle élites che soggiogano e stritolano l'umanità: se ciascuno di noi rifiutasse in toto di legittimare questi manigoldi, se ci si adoperasse (o ci si fosse adoperati, perché ora pare sia tardi) per esautorarle, per privarle di credibilità e potere, potrebbero i loro burattinai (demoni o alieni che siano) controllare il pianeta? Si può schiacciare l'umanità senza intermediari? Ogni mandante ha bisogno di uno o più esecutori: i mandanti sono dei vigliacchi. Lo stesso Satana senza adoratori potrebbe esercitare il suo funesto influsso nel nostro mondo straziato?

Senza cortigiani sempre pronti all'adulazione ed alla più servile obbedienza, l'imperatore è nudo.




Wednesday, December 16, 2009

Alle sorgenti del tempo

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Alle sorgenti del tempo

"Alle sorgenti del tempo" è la nuova fatica di Maurizio Cavallo, ideale seguito, eppure preludio di "Oltre il cielo". L'avventura abissale, di cui l'autore ci rende partecipi con questo suo diario di viaggio ai confini dell'indicibile, deluderà chi si attende curiosità sugli extraterrestri, ma emozionerà i cercatori del silenzio. Le sbalorditive esperienze narrate nel libro si animano in un caleidoscopio cosmico, tra "paesaggi di immane e maestosa grandezza": proprio nella magistrale descrizione di luoghi arcani ed arcaici è la maggiore qualità dell'opera. Tuttavia, questo itinerario fantastico alle fonti dell'universo non coincide con una fuga dalla realtà: infatti, quanto più Cavallo si allontana, in compagnia dei visitatori, dal nostro piccolo geoide, tanto più egli penetra negli abissi dell'interiorità, scavando nelle contraddizioni della storia e degli uomini, verso i quali nutre quell'ambivalenza che ci induce a sentirci esuli nella folla.

Il vissuto dello scrittore, radicato in un'infanzia magica ma tormentosa, si trasfigura nelle magnifiche pagine in cui si slargano scenari la cui terribile, sublime bellezza è resa da una prosa raffinata e vibrante. Così, passi evocativi di ere remote, di pianeti ed astri partoriti da primigenie catastrofi, sono intarsiati con intuizioni sul senso della creazione. Un unico brivido emotivo percorre la contemplazione di spazi incommensurabili e la pittura di intimi quadri della campagna piemontese. Animo abituato ad auscultare le voci quasi impercettibili della natura e gli echi delle emozioni più fuggevoli, Cavallo mostra un innato talento letterario che culmina nei capitoli intitolati Il canto di Venere e La locanda tra i due mondi. Qui la capacità di fondere il mistero delle cose più semplici con gli interrogativi radicali sull'origine del male tocca il diapason. Qui la riflessione si apre a dolenti conclusioni sul destino della Terra e sulle responsabilità di ciascuno di noi.

Provocatorie ed amare, sebbene resti una speranza, simile ad un esile filo di luce che penetra in una stanza attraverso una fessura dell'avvolgibile, sono molte parole su un'umanità invischiata nella ragnatela delle illusioni spazio-temporali e dell'egocentrismo.

Suggello del libro sono dunque gli "incandescenti lemmi di arcaica saggezza" affidati alla voce suadente di Suell: "Quando il tempo scorrerà più rapido ed i segni ovunque indicheranno l'inizio della dolorosa metamorfosi planetaria, gli uomini non capiranno ancora che nessun maestro potrà portarli in alto, se prima non troveranno le proprie ali; nessun demone potrà scaraventarli in basso, senza le tenebre dei propri errori".




Sunday, May 24, 2009

Abisso

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Abisso

A volte accade che gli eventi della mattina, già nelle prime ore del pomeriggio, paiono persi in un'abissale distanza. Chi eravamo solo poco tempo fa? Dove? Sembra che gli istanti siano risucchiati in un vortice spaventoso. In certi momenti, è come se la coscienza, alleggerita del peso dell’identità, si sfaldasse, come se l'io si dilatasse ad accogliere frammenti di universi e soffi di Luce.

La fiamma di un sogno ci lambisce, rischiarando dimensioni ulteriori. Ci accorgiamo che l'esistenza ordinaria è stretta nella corazza della logica, di una percezione bidimensionale, della caduta fatale nella vecchiezza e nella morte.

Intravisti certi orizzonti, non si possono più dimenticare, anche se sembrano dissolversi tra le nebbie dell'oblio. Uno scatto secco della chiave nella serratura e la porta si dischiude. In visioni ipnagogiche, mentre continua ad echeggiare un'insensata frase piena di sensi ignoti, si scivola in wormholes interiori: così un altro universo si squaderna, dove il tempo non esiste più e l'illusione si scioglie.

Come in certi sogni in cui vediamo allineati tanti usci che ci separano da eden ed inferni, non sappiamo quale sia il varco da oltrepassare per accedere all'infinito. L'anima è un'orbita cui si intersecano meteore di possibilità, comete di inimmaginabili immagini. Viviamo in limine e lo stridore è quello dei mondi che collidono. Nessuna conquista è indolore, nessuna verità quieta.

L'abisso può essere un vertiginoso precipizio, ma anche una corrente ascensionale.